lunedì 23 gennaio 2017

Giorno della memoria, l'impegno di Venezia

Le nuove pietre d'inciampo in laguna © Iveser Venezia
Dediche imperiture alla Memoria e ai sopravvissuti. Dialogo col passato e un impegno all'azione. A Venezia si è svolta la commemorazione della Giornata della Memoria.

di Luca Ferrari

Quello che è accaduto non può essere cancellato ma si può impedire che succeda di nuovo. È proprio da qui che dobbiamo ripartire. È proprio con questo spirito che il mondo può far memoria del Male senza lasciare che esso ci travolga. Il ricordo non deve essere solo un doveroso tributo alle vittime innocenti ma anche una testimonianza dell'impegno ad agire perché quanto è accaduto non possa ripetersi”. A parlare così, sul palco del Teatro Goldoni di Venezia, il sindaco della città lagunare Luigi Brugnaro.

Venerdì 20 gennaio 2017, in occasione della cerimonia cittadina del prossimo Giorno della Memoria, è partita da Calle dei Sbianchesin la deposizione di 24 nuove pietre d'inciampo (Stolpersteine), tutte realizzate in in ottone dall’artista tedesco Guenter Demnig. Per la prima volta una di esse è stata dedicata a un internato militare, Romano Brussato, mentre in Calle del Ghetto Vecchio due pietre sono state posate in memoria di Amalia e Lina Navarro, entrambe sopravvissute ad Auschwitz.

Nuovi percorsi della Memoria in città dunque, voluti dalla collaborazione tra la Comunità Ebraica, il Comune di Venezia, il Centro tedesco di Studi Veneziani e l'Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser). Tra le pietre deposte fisicamente da Demnig nei sestieri di San Polo, San Marco e Cannaregio, c'erano anche quelle dedicate alle famiglie Dina Levi, entrambe duramente colpite dalle deportazioni naziste.

"Questa non è una semplice cerimonia commemorativa", ha sottolineato la presidente della Municipalità di Venezia, Ermelinda Damiano, "Siamo qui oggi per restituire identità e dignità ai bambini, alle donne e agli uomini che furono strappati alla vita e consegnati all'orrore. Nell'atto di inciampare su queste pietre, veniamo posti di fronte a persone reali con un nome, un volto, una voce e una storia. Le pietre ci permettono di dialogare con chi ha vissuto qui realmente".

A oggi, in Europa sono circa sessantamila gli Stolpersteine depositati. Come ha ricordato il presidente ad interim del Centro tedesco di Studi veneziani, Michael Matheus, "Le pietre d'inciampo formano il più grande museo decentralizzato della memoria del vecchio continente". Parole alle quali si è aggiunto Luca Volpato, rappresentante del Consiglio D'Europa – Ufficio di Venezia: "Le pietre d'inciampo sono rappresentazione concreta di quella lotta all'ideologia totalitaria che il Consiglio d'Europa ha posto come obiettivo fondamentale nel Trattato di Londra del 1949".

Chissà se quei gran mattacchioni del settimanale francese Charlie Hedbo, dopo l'offensiva vignetta sulla tragedia dell'hotel Rigopiano, in occasione del Giorno della Memoria si divertiranno con qualche nuova vignetta, magari una bella grigliata di carne sionista nel rinomato camping di Auschwitz? Tutto può essere, tanto la loro (stupida) risposta è sempre quella: è satira, voi non capite! Beh, preferisco continuare ad andare per la mia strada e dimostrare un minimo di rispetto per chi è morto e ha sofferto, invece di trincerarmi dietro un intellettualismo superficiale e grottesco.

Ebrei, ma non solo. Nella mattanza nazista finirono anche Rom, Armeni e omosessuali. “Alla responsabilità di chi compie il male si somma quella di chi non fa nulla per impedirlo" ha aggiunto il primo cittadino della Repubblica Marinara. Il panorama del terzo millennio non è troppo invitante. Politiche protezioniste e divisorie scaldano il cuore ignorante dentro e fuori l'Europa. Non basta un libro di storia e una celebrazione per impedire che il mostro torni a brutalizzare l'umanità. "La storia è scritta da ciascuno di noi, con piccoli gesti quotidiani, che uniti a quelli di altri uomini e donne, possono alimentare l'odio o l'indifferenza oppure contribuire a costruire un presente e un futuro di pace" ha infine concluso Luigi Brugnaro.

Venezia, cerimonia di deposizione pietre d'inciampo - (da sx),
Ermelinda Damiano e l'assessore Paola Mar

domenica 22 gennaio 2017

Charlie Hebdo, la satira è anche rispetto

Un po' di rispetto, grazie...
Fino a che punto si può spingere la satira quando in ballo ci sono tragedie mortali? Non tutti comprendono la "dotta" ironia, il settimanale francese Charlie Hebdo lo dovrebbe capire.

di Luca Ferrari 

Satira giusta. Satira sbagliata. Satira irrispettosa. Satira contro tutti e tutti. Il dibattito è aperto. Chi ha ragione e chi ha torto? Platea preferita, ovviamente Facebook. A finire sotto la graticola dell'ormai noto Charlie Hedbo, la tragedia dell'hotel Rigopiano. In molti non l'hanno capita. Molti si sono sentiti offesi. Alle volte allora sarebbe il caso di puntare la propria ironia verso altri bersagli (i responsabili magari? ndr) e lasciare quanto meno asciugare le lacrime di chi sta ancora piangendo i propri cari.

Morti, feriti, dispersi. La slavina che ha investito l'Hotel Rigopiano di Farindola (PE) ha sconvolto l'Italia e non solo. In un simile scenario il giornale satirico Charlie Hedbo è riuscito a trovare il tempo di farci la solita  tagliente ironia mettendo uno scheletro della morte con gli sci e due classiche falci al posto delle racchette aggiungendo: "Italia: la neve è arrivata. Non ce ne sarà per tutti". Dopo i morti del terremoto di Amatrice diventati strati di lasagne, ora è il turno dell'Abruzzo.

Nessuno vuole fare una caccia alle streghe, il diritto di parola è sacrosanto. Semplicemente si chiede di essere  più rispettosi verso chi sta soffrendo perché non ci si può sempre nascondere dietro risposte altezzose come  "voi non capite, non volevamo offendere le vittime" e altre scuse dell'acqua "stantia" come queste. Ci vuole rispetto, e il bravo sa come colpire senza insultare. I bravi, quelli capaci s'intende. E sono felice che oltre allo sdegno popolare, la stessa satira italiana abbia reagito con una vignetta alquanto emblematica grazie al vignettista Ghisberto.

Qualcuno mi ha fatto notare che anch'io talvolta prendo in giro questioni che meriterebbero più rispetto. “Certo”, vi rispondo “e infatti lo faccio in privato e con persone che so non offendersi per certe esternazioni e di sicuro non ci lucro sopra". Sempre il popolo illuminato ha sbraitato sostenendo che nessuno abbia davvero argomentato questo sentimento di repulsione verso la suddetta vignetta di Charlied Hebdo. Quindi devo dedurre che il dolore e la morte non lo siano? Ottimo! Vorrà  dire che nel 2017 per ancora troppa gente l'idea merita più rispetto dell'essere umano.

martedì 17 gennaio 2017

Migranti al gelo, nessuna vergogna

Belgrado, migranti in coda
Ma quale vergogna, i migranti sono solo un intralcio all'immagine "pacifica" della buona Europa. Non hanno nomi e non c'è nessuna remora a lasciarli morire al gelo.

di Luca Ferrari

"Migranti al gelo e sotto la neve in attesa di un pasto caldo distribuito in un deposito doganale abbandonato a Belgrado. Migliaia di migranti sono bloccati in Serbia a causa del gelo e non tutti sono attrezzati con abbigliamento invernale...". Inizia così un drammatico racconto del Corriere della Sera. Una storia di costante miseria dimenticata. Una storia che interessa giusto il tempo di un post con cui ottenere tanti like, dopodiché è il nulla. Il nulla che avvolge e inghiotte uomini, donne e bambini che ci permettiamo di etichettare senza distinzioni come "migranti".

Il nazismo ha inorridito il mondo ma non è stata l'unica tragedia e se l'Europa ce l'ha tanto a cuore è solo perché le ha rovinato la falsa facciata di terra illuminista a favore dei diritti umani. Brava a fare proseliti in casa propria (e neanche tanto bene), terribile nel massacrare le popolazioni autoctone di Sud America, Africa e Oceania. No, i migranti non troveranno spazio nei libri di storia occidentali. Non sono niente. Non ci riguardano. A noi superiori europei non c'interessano.

Il passato non ha insegnato nulla e non perché non sappia farlo ma banalmente perché non è conveniente. I giudici Falcone e Borsellino sono tanto amati dalle istituzioni solo perché non possono più fare male. Su Rai Storia continuano a mandare servizi sui due conflitti mondiali lasciando le briciole alla storia sanguinaria dal '45 in poi. Una scelta casuale? Complottista? Con le tesi e fate ciò che vi pare, io bado al sodo e quando mezzo mondo spara a zero sull'Islam ignorando perfino la differenza tra sunniti e sciiti, ecco, vuol dire che l'ignoranza domina incontrastata.

Di fronte alle immagini di esseri umani in fila per un piatto di minestra sotto il gelo della neve a Belgrado, una donna ha scritto: "La nuova Shoah. Questi sotto la neve e quelli sotto il mare. Aspetteremo ancora una volta che ne parlino i libri di storia per scandalizzarci?". No, lo scandalo dura oggigiorno il tempo di un post su Facebook e sui libri di storia continueranno a scrivere ciò che non può essere cambiato se no diventa insegnamento e nessuno Stato si può permettere il lusso di istruire una società a usare il cervello.

Nel corso degli ultimi mesi/anni ho visto manifestazioni di piazza capace di ottenere zero, eppure tutti a imbracciare bandiere e slogan pur di dare un senso alla propria coscienza. Già dimenticata l'Ucraina? Ma a quella gente chi ci pensa davvero? Come in Ruanda o nei Balcani nella guerra fratricida degli anni '90, le intenzioni nascono e muoiono in poche occhiate di sgomento. Almeno una volta (forse) non c'era l'odio verso i protagonisti di quei drammi, adesso si. Adesso la gente in fuga dalla guerra viene accusata perfino di essere la rovina del nostro sistema economico.

"Mi preoccupa il messaggio che stiamo dando agli altri, come stiamo facendo percepire loro la nostra civiltà" analizza Maria Letizia di Maglie (Le), "Come pensiamo che possano poi essere accoglienti quelli che sono rifiutati, ghettizzati, violati nella loro umanità e cultura? Da grandi questi bambini cercheranno di proteggersi da tutto e tutti.Non avranno mai uno sguardo sereno nel guardare il proprio vicino di casa. Costruiranno anche loro muri. Appena avranno soldi si armeranno fino ai denti e minacceranno chiunque e per qualsiasi motivo. Vedi Israele".

"I libri di storia li scriveranno i superstiti di questa tragedia inumana. E ci condanneranno" scrive ancora la signora pugliese. Mi spiace anche solo pensarlo ma la realtà sarà un'altra e ben peggiore. I libri li scrivono i vincitori e i migranti non lo sono. I libri di storia, quelli che si studiano nelle scuole e hanno il potere di formare e istruire le persone, li scrive chi detiene lo status quo e loro, i migranti, non lo sono. Noi non abbiamo bisogno che la Storia ci assolva banalmente perché nessuno davvero ci condannerà.

Il dramma dei migranti

Belgrado, migranti in coda

giovedì 13 ottobre 2016

Chianti, la dolce sosta del pellegrino

Il cuore arboreo del Chianti senese © Luca Ferrari
Viaggio nel Chianti senese, tra Monteriggioni e Castellina. Una terra gentile dove i pellegrini si ristorano coi sapori veraci e gli artisti del vivere quotidiano scrivono le pagine del proprio destino.

di Luca Ferrari

Natura. Sapori autentici. Vecchi e nuovi legami riuniti insieme. Coincidenze umane in capo al mondo germogliano novelle. Sono arrivato per la prima volta nel Chianti senese 15 anni or sono e ancora oggi, ogni volta che lo devo ri-abbandonare, è sempre più difficile. Nell’ultimo decennio poi è diventato un luogo dove sostare e riposarsi, lasciandomi ammirare il (quasi) sempre cielo stellato. Una terra sbocciata per i legami umani. Un luogo dove il recente passato non è che una piccola pagina di un futuro ancora lungo da vivere, e soprattutto condividere. 

Ormai è quasi un rito. Arrivare in Chianti il venerdì sera e l'indomani appena sveglio salire a bordo del mio destriero metallico a quattro ruote guidando con la musica rock fino a raggiungere Castellina Scalo per comprare il necessario per una degna colazione da consumare poi nella quiete domestica. Meta prediletta, l'alimentari "L’Antica bottega La sosta del pellegrino". Un posto dai sapori veraci. Un avamposto "bianconigliesco" dove l’instancabile signora Mariagrazia sforna dolcezze e piatti veraci utilizzando gli ingredienti più genuini. Una donna capace perfino, su richiesta, di preparare dolci davvero unici e originali. Per i successivi pasti, la Bottega de l'Abate sull'omonima strada, e la tavola del poeta-macellaio Dario Cecchini, sono senza alcun dubbio i miei posti prediletti.  

Castellina, Monteriggioni, Panzano. Un po' il triangolo d'oro del mio vivere il Chianti. Tra le note di Neil Young, la colonna sonora del film Into the Wild e i sempre adrenalinici accordi dei Van Halen, questa terra è molto di più di una semplice meta. È un passaggio temporale. Una rotonda senza incroci né bivi. Ci sono appena tornato e avrei bisogno di fermarmi per molto più tempo. Sono appena tornato nel Chianti senese e sento di avere ancora molto da confidargli. Non mi accade più così spesso o forse non sono in vena di fare troppi regali ai destini abusati. Oggi semplicemente voglio restare ad ammirare…


...IL BIANCO DELLE FOGLIE PIÙ SOFFICI

Prospettive d’acero, sentieri puntellati
di fermagli più aromaticamente oceanici
… vi hanno mai spiegato
il perché ce ne dobbiamo sempre andare?
Anche quando qualcuno
si sporgerà troppo per vedere
dentro il fragile e inflazionato steccato,
il mondo non entrerà mai
nei dettagli… ci penso
un momento, poi il sole si allontana… chi
non vorrebbe davvero fermare
il tempo e incanalare
le proprie ambizioni dentro
un semplice augurio in perfetta sintonia
con le viti ancora gravide
di futuro... non ci sono salite
sufficienti perché
il rimpianto di un minivan
possa lasciarmi
con la sensazione di aver percorso
meno strada
rispetto a quanto avrei anche solo mai
immaginato… siete testimoni
di quanto è accaduto lontano,
una temporanea tribù contadina
dalle imperiture fattezze umane
con l’anima ancora consegnata
a indicazioni invisibili… fare
marcia indietro
con la propria memoria
è un viaggio con lo stesso campo
di atterraggio … da qui non vedo
aquiloni, solo qualche ritardataria
stella cadente, e adesso non saprei
più trovare la via del mare
in questa inedita posizione
in mezzo a tutti voi… ho lasciato
le mani nascoste dentro la terra
per un tempo sufficiente
per ricordarmi
l’alba di ciascuno di noi… e
ora sotto ogni fitto scampolo
abbiamo iniziato a giocare
nei rovi… annaspando, si
mormorava… è certo che sia stanco
ma non smetterò proprio ora
                                  (Monteriggioni-Castellina in Chianti [Si], 8-9 Ottobre ’16)

Nel cuore del Chianti senese tra Monteriggioni e Castellina in Chianti © Luca Ferrari
Un melograno del Chianti © Luca Ferrari
Il verde panorama del Chianti senese © Luca Ferrari
Castellina Scalo (Si), l'ingresso de L’Antica bottega La sosta del pellegrino © Luca Ferrari
... è quasi ora di cena a Castellina in Chianti © Luca Ferrari
La verde generazione e campagna del Chianti senese © Luca Ferrari
Il sole tramonta nel cuore del Chianti senese © Luca Ferrari
Pici cacio e pepe, pappa al pomodoro: specialità della Bottega dell'Abate © Luca Ferrari
Al calar delle luci nel Chianti senese © Luca Ferrari

venerdì 12 agosto 2016

Malga Fane, la magia della Festa del Latte

La fresca magia della Festa del Latte
Viaggio nel mondo del latte, nell’omonima e celeberrima Festa altoatesina giunta quest’anno alla VI edizione. Appuntamento a Malga Fane (Bz) sabato 27 e domenica 28 agosto.


Montagne. I muggiti delle mucche. Il verde dei pascoli. Uno scenario che anche solo immaginarlo trasmette pace e spensieratezza con vista sulla propria infanzia. Dall'idea alla vita vera, quella della Festa del Latte che avrà luogo sabato 27 e domenica 28 agosto nell’incantevole cornice della Malga Fane, frazione di Rio di Pusteria, un villaggio alpino  idilliaco e unico nel suo genere che porta a perdersi tra montagne suggestive, baite, fienili, rifugi e la piccola chiesetta.

Con cadenza biennale, la Festa del Latte è ormai un appuntamento immancabile per l’estate altoatesina ma soprattutto è l’occasione per grandi e piccini di immergersi nei segreti di questo prezioso alimento e dei suoi derivati, quali burro, formaggio, yogurt e mozzarella. E così si scopre che quella che arriva sulle nostre tavole è la passione del lavoro di 5000 contadini che puntuali ogni giorno consegnano il latte fresco alle latterie cooperative per la lavorazione.

Una festa per tutti in cui si può imparare divertendosi a passeggiare lungo la Via Lattea - il sentiero informativo che racconta la lunga tradizione della lavorazione del latte, partecipando alle attività, ai laboratori e ai giochi organizzati. E per deliziare anche il palato, tanti piatti tipici a base di latte e un ‘milk bar’ specializzato in frullati e specialità allo yogurt per tutti i gusti.

Questo il programma.
Sabato 27.08.2016 | 10:00 – 18:00

10:00 Inizio festa: gruppi musicali e di ballo* e fiabe sul latte
10:00 - 17:00 Olimpiadi del latte per adulti e bambini
10:00 - 18:00 Giochi e lavoretti sul latte per bambini
13:00 Inaugurazione ufficiale

*Gruppi musicali e di ballo: “Tanzlmusig” Nova Ponente, “Volksmusikanten” di Fié, “I Du und Er” , “Die Haderkrainer” , “Tanzlmusig” San Genesio, Robert e Kurt,
“Garner Schuhplattler” , “Goaslschneller” di Castelrotto, “Alphornbläser” di Renon, ed altri.

Domenica 28.08.2016 | 10:00 – 18:00

10:00 Inizio festa: gruppi musicali e di ballo* e fiabe sul latte
10:30 Santa Messa
12:00 - 17:00 Olimpiadi del latte per adulti e bambini
10:00 - 18:00 Giochi e lavoretti sul latte per bambini

*Gruppi musicali e di ballo: il coro maschile Valles, la “Junge Böhmische” di San Paolo, i “Volksmusikanten” di Fié, “Die 3 luschtign 4”, “Junge Schuhplattler” Val di Funes, “Die Klausner”, ed altri.

Malga Fane (Bz) - la Festa del Latte

mercoledì 13 luglio 2016

Pancake, breakfast in Canada

La colazione coi pancake e sciroppo d'acero a Cheticamp (Nuova Scozia - Canada) © Luca Ferrari
Dal Quebec a Prince Edward Island passando per la Nuova Scozia. Lì nel (grande) mezzo del Canada, per la gioia del mio palato, le tante colazioni a base di pancake e sciroppo d’acero.


Soffici. Grandi. Maestosi. Accompagnati dal classico caffè lungo con aggiunta di latte. Loro sono i pancake, la colazione canadese per eccellenza. Qualcosa che ho saggiato a più riprese nel mio recente viaggio tra le province del Quebec, New Brunswick, Nuova Scozia e Prince Edward Island. È vero, in qualche occasione li ho traditi per i waffel e un po’ di sano pane tostato con l’onnipresente burro e marmellata, ma solo perché non erano presenti nei menù. Il mio viaggio in Canada non sarebbe mai potuto essere lo stesso senza il sapore dei pancake.

Li ho assaggiati la prima volta a Londra e fu amore a prima vista, esattamente come l’incontro (a distanza) con il Canada. Incamerata la mia prima breve esperienza in quella terra lontana, sponda occidentale (Vancouver), tornai a casa con una riserva considerevole di sciroppo d’acero. Da allora ho continuato a prepararli e quando dal continente una MaryPoppinsiana” ospite ci viene a trovare, lei sa bene che senza un’ampolla di quel magico liquido non varcherebbe mai la soglia di casa. Tutto ciò per celebrare a dovere i pancake, di recente gustati in più località nella propria terra natia, il Canada.

La mia avventura gastronomica canadese nel mondo degli orginal pancake è cominciata a Montreal, nell’ostello Le Gite du Plateau-Mont-Royal. Un posto davvero simpatico dove la mattina i giovani gestori li preparano al momento. A te chiedono solo di lavare i tuoi piatti una volta finito. Mi siedo, ed è subito una sorpresa. Sono diversi da quelli che preparo sui fornelli italiani. Sono più soffici e lo sciroppo d’acero viene assorbito dai suddetti.

Passa qualche giorno, e dopo centinaia di miglia eccomi sostare in un delizioso appartamentino a Parrsboro, in Nuova Scozia. L’indomani sono già elettrizzato all’idea di vedere lo spettacolo delle maree, ma prima di ciò mi dirigo spedito e parecchio affamato (i ristoranti alle 9 di sera sono già chiusi, ndr) a far colazione. Questa volta i pancake ci sono, eccome se ci sono. Arrivano soffici e caldi come sempre. Ancora più grandi. Molto più grandi. Sempre gustosi.

Altre miglia ancora. Mi spingo fino al faro di Peggys Cove per poi attraversare in tutto il suo costiero zigzagare Cape Breton Island. E dopo tanta guida sulle placide strade canadesi ci vuole il giusto ristoro. Così, prima d’imbarcarmi per la mia prima esperienza di whale-watching, faccio tappa al Restaurant Evangeline di Cheticamp (Nuova Scozia) a fare colazione. Ho bisogno di energie e non ho dubbi su cosa scegliere: i pancake. Ancora dimensioni mastodontiche. Ancora sciroppo d’acero a non finire. Ancora caffè nero lungo di cui ormai sono sempre più addicted.

La Nuova Scozia ha ancora molto da offrire e infatti, dopo una dormitina in mezzo al nulla, eccomi arrivare da Baddeck affamato come non mai. I pancake salgono ancora in cattedra. Questa volta però le dimensioni sono più contenute (comunque più grandicelli del normale) con una soffiata di zucchero a velo sopra, e un aroma davvero inaspettata. Poi ovviamente irrompe lo sciroppo anche se questa volta in particolare, così come in altre occasioni, lo alterno a qualche marmellatina, fragole e mirtilli in particolare.

Una delle mie ultime tappe canadesi è la placida cittadina di Desable, sull’isola di Prince Edward (la casa di Anna dai capelli rossi), poco lontana dalla romantica Argyle Beach, un posto dove lasciarci il cuore. E lì, nell’apparente innocuo Kwik-Way, un mix di tavola calda-supermercato, la sorpresa è nel menù della colazione dove oltre ai classici pancake c’è l’opzione Three Golden. Tre “bistecche” di pancake che avrebbero fatto impallidire anche una Fiorentina. Due divorate in dolce compagnia, l’ultima che mi è durata per l’ennesima abbuffata di chilometri canadesi.

Il cerchio si chiude. Il mio viaggio in Canada si conclude esattamente dov’era cominciato. Nel sopracitato ostello di Montreal con la mia ultima colazione canadese scandita da caffè nero e pancake. Questa volta li mangio più lentamente. Cerco invano un qualche sortilegio per fermare il tempo indugiando nel sapore. Invece inghiotto e mastico ancora. Boccone dopo boccone termino il mio pasto pancakiano nel Quebec. Giro un po’ per la città, poi salgo in aereo. Passato il checkin il mio bagaglio a mano si carica di un litro di puro sciroppo d’acero canadese. In attesa di tornare in Canada, nuovi pancake da preparare mi aspettano a cominciare da oggi.

Pancake all'ostello Le Gite du Plateau-Mont-Royal a Montreal (Quebec - Canada) © Luca Ferrari
La colazione coi pancake e sciroppo d'acero a Parrsboro (Nuova Scozia - Canada) © Luca Ferrari
La colazione coi pancake e sciroppo d'acero a Cheticamp (Nuova Scozia - Canada) © Luca Ferrari
Il caffè nero lungo a Baddeck (Nuova Scozia - Canada) © Luca Ferrari
I pancake a Baddeck (Nuova Scozia - Canada) © Luca Ferrari
La colazione coi pancake Three Gold a Desable (Prince Edward Island - Canada) © Luca Ferrari

martedì 24 maggio 2016

Canada, il mio viaggio è già iniziato

La "materia prima" per i prossimo viaggio in terra canadese © Luca Ferrari
Dalla cultura musicale, passando per arte, sogni e attese di una vita intera. Adesso sto per tornarci, "lassù". In realtà il mio viaggio in Canada cominciò più di vent’anni fa.



Un cantautore. Una spilla. Un libro. Una cartolina. Un racconto. Una prima breve incursione a Vancouver (British Columbia), e poi una nuova attesa tra non molto terminata. È finalmente arrivato il giorno di fare sul serio e sbarcare in quel Paese con cui mi sono sempre sentito in totale sintonia umana ed emotiva. Canada. Lui, il grande Nord. Libertà. Solitudine. Scrosci di pioggia. Arcobaleni ruggenti. Bagliori di cielo intinti di terra. Oceani. Sto arrivando, Canada. Questa volta sarò lì solo per te.

Le grandi terre scarsamente popolate e per la maggior parte concentrate attorno alle realtà urbane di Vancouver, Montreal e Toronto. La sua popolazione, metà di quella italiana, spalmata su di un'area 30 volte il Bel paese. A breve vi atterrerò. Il giorno preciso? Io non sono per la condivisione totale della vita privata, perciò a tempo debito. Non sarà la prima volta in Canada. Quattro anni fa il mio passaporto varcò la frontiera dagli Stati Uniti (Seattle) per raggiungere in autobus la città di Vancouver, dove ammirai il gigantesco Stanley Park, Chinatown e il poetico giardino Ming.

Un’incursione intensa ma breve. Troppo poco davvero per considerare l’esperienza canadese conclusa lì. Adesso la base è pronta. I biglietti sono stati fatti e pure il voucher di prenotazione di una macchina. Questa volta sarà l’Est la mia terra di conquista. Due settimane intensamente dedicate al Canada senza farmi tentare dalle non troppo lontane Cascate del Niagara o le succulente aragoste del Maine (che dovrei attraversare per risparmiare tempo). Atterrato a Montreal, il mio viaggio punterà diritto all’isola del Principe Edoardo passando per Quebec City e la Nuova Scozia. Lì nel mezzo, tappe tutte da scoprire.

Non so dirvi il giorno preciso che per la prima volta mi fece parlare di “terra de miei sogni” eppure ho sempre sentito di chiamarla così. Era il 1998 e il libro Canada - La scoperta di un continente mi colpì. All'epoca, fare il giornalista o il reporter di viaggi non era minimamente nei miei piani ma quell’immagine di un convoglio ferroviario che attraversava  un intero subcontinente da Est a Ovest in mezzo alla neve, mi rimase impressa. Il librone era scontato del 50 per cento e lo acquistai. Un segno. Una metafora di ciò che immaginai avrei passato nella mia vita. Un viaggio nelle intemperie facendomi bagnare le mani dalle acque di mondi lontani.

Il suo figlio musicale più illustre, Neil Young, mi aveva già sedotto l’anima. Fu amore a prima vista con lui grazie alla decisiva complicità dei Pearl Jam (Mirror Ball, 1995). Lui, The Loner, un uomo che a 70 anni compiuti è ancora su e giù per i palchi, e proprio quest’estate vedrò per la prima volta a Piazzola sul Brenta (Pd). 21 anni dopo quel mio primo ascolto (agosto 1995), vagherò per quella terra che mi ha sempre affascinato.

Quando la bussola punta a ovest, i primi nomi che vengono in mente alla gente sono città come New York, Los Angeles, San Francisco o magari il Messico e i Caraibi. Per me non è mai stato così. Sarà anche che sono del nord e il freddo per me ha un’atmosfera (e un fascino) che il caldo non avrà mai, per il sottoscritto guardare a Occidente significa sempre e solo due nomi: Seattle, la città più canadese d’America, e il Canada. Il verde e la quiete. 

Terrò un diario di questo nuovo e imminente viaggio? Twitterò di continuo quando troverò connessioni wifi o regalerò foto ai vari Instragram & co? Non lo so. Credo sia un'esperienza troppo privata per svenderla senza la minima remora. A qualche amico di sicuro manderò qualcosa da lì. Qualche fortunato/a riceverà di sicuro anche una cartolina. So solo che scriverò, o magari lo farò meno del previsto. Chi può dirlo. Certi viaggi iniziano molto prima dell’effettivo volo e per quanto mi riguarda io sono in viaggio dentro il Canada da almeno 20 anni.

Parafrasando Neil Young, Am I ready for the Country? Because It’s time to go Sono pronto per quella Nazione? È tempo di andare!

Neil Young & Crazy Horse - Big Time (live)

La mia prima ispirazione canadese
L'album solista Harvest di Neil Young in vinile
Vancouver, alla conquista del Canada 
Vancouver, Downtown © Antonietta Salvatore
Vancouver, Downtown © Antonietta Salvatore
Vancouver, Downtown © Antonietta Salvatore
Vancouver (BC), al trotto nello Stanley Park © Luca Ferrari
Nuovi reportage canadesi in arrivo © Luca Ferrari