Personalità, grinta e determinazione. Le sfide euro-spagnole con l’Avenida, la vigilia del pre-Mondiale con l'Italia. La capitana azzurraLaura Spreafico si racconta.
Instancabile, decisa e già focalizzata sui prossimi cruciali obiettivi della sua vita. Laura Spreafico, capitana della Nazionale di pallacanestro, è pronta per conquistare il pass per i Mondiali 2026 di Berlino. Mercoledì 11 marzo l’Italia farà il suo debutto a Porto Rico, proprio contro le padrone di casa, 13° nel ranking FIBA appena sopra l’Italia di una posizione. “La prima partita è sempre un po' un'incognita. Meglio affrontare La Isla del Encanto all'inizio, piuttosto che l’ultima di una gara in cui è in palio tutto giochi tutto e con, inevitabilmente, gran parte del pubblico contro. A prescindere dall’avversario, dovremo essere brave a ritrovare l'alchimia - europea - nel minor tempo possibile, concentrarci e giocare al meglio. Tutte le partite saranno fondamentali, quindi non bisogna fare calcoli” dice Laura.
Dopo una prima esperienza all’estero al Gernika (2022-23), Laura Spreafico è tornata in Spagna a partire dalla stagione attualmente in corso, accasandosi questa volta all’Avenida. Raggiunta via Zoom in terra iberica e dopo aver superato qualche imprevisto tecnologico (..), Laura si racconta, reduce da un tour de force cestistico che l’ha vista giocare e vincere 71-65 in terra ellenica, nella gara di andata dei quarti di finale di Eurocup contro l’Athinaikos. Neanche due giorni dopo, eccola di nuovo in campo nella sfida di campionato contro l’A.E. Sadis Basquet, anch’essa conclusa come meglio non si potrebbe, 70-69, attestandosi così in quinta posizione.
“È stato un periodo bello tosto. Due trasferte consecutive ti stancano fisicamente e mentalmente. Il campionato spagnolo è molto combattuto e competitivo. Di recente il Valencia ha perso a Estepona, terzultima in classifica. Nessuna sfida è mai troppo scontata perché il livello è mediamente alto; proprio questa è stata un po' la motivazione che mi ha spinto a tornare in Spagna. Siamo molto contente dei risultati ottenuti. L'ultima vittoria in campionato ci ha dato due punti molto importanti. Siamo state brave anche se la partita non è stata bellissima. Qui a Salamanca poi, ho ritrovato Anna Montañana, la stessa allenatrice che avevo al Guernica. La sua presenza alla guida dell’Avenida è stata sicuramente uno stimolo in più per tornare. Mi piacerebbe davvero alzare un trofeo con questa squadra a fine stagione”.
"Se continueremo a vincere, anche i prossimi saranno mesi molto impegnativi" prosegue la cestista comasca. "A marzo poi, subito dopo aver terminato le gare di qualificazione con l’Italia, dovremo affronteremo l'Uni Girona in Copa de la Reina. L’incrocio non è stato dei migliori ma la storia più recente della competizione ha dimostrato che anche le piccole possono vincere. Nell’ultima edizione la non favorita Jairis ha superato Valencia e Girona, per poi vincere la finale proprio contro l’Avenida. Stiamo ancora cercando un equilibrio definitivo ma siamo pronte a tutto. Lavoriamo ogni giorno e siamo ambiziose. Non ci spaventano le avversarie".
Marzo sarà davvero uno snodo cruciale nella vita professionale di Laura Spreafico e delle sue compagne "azzurre". Cinque partite per portare l’Italia ai FIBA Women’s Basketball World Cup 2026. Nel dettaglio:
11 marzo ore 20.00, Italia-Porto Rico (le 2.00 in Italia)
12 marzo ore 17.00, Nuova Zelanda-Italia (le 23.00 in Italia)
14 marzo ore 17.00, Stati Uniti-Italia (le 23.00 in Italia)
15 marzo ore 17.00, Italia-Spagna (le 23.00 in Italia)
17 marzo ore 14.00, Senegal-Italia (le 20.00 in Italia)
“Tra compagne di Nazionale ci sentiamo ogni tanto, purtroppo gli impegni con i club sono tanti e quando hai così tante partite all’interno della stagione, finché non arrivi al raduno, è difficile concentrare le energie mentali in quella specifica direzione" analizza Spreafico, "Ognuna di noi lavora duramente per essere pronta al 100% per il club e per la Nazionale. Senegal e Nuova Zelanda le conosco poco. Gli Stati Uniti li abbiamo incontrati l’ultima volta molti anni fa. L’unica squadra che conosciamo effettivamente è la Spagna. Anche se in amichevole (La Linea, 14–15 novembre), averla finalmente battuta dopo più di 24 anni, mi ha fatto molto piacere anche perché io giocavo un po' in casa, e gli occhi degli spagnoli erano puntati soprattutto su di me”. E chi sarà mai stata l’MVP azzurra nella partita contro la nazionale iberica? Ovviamente lei, Laura Spreafico, che ha messo a referto 18 punti (di cui 3 su 4 da tre).
Torneo "La Linea", Italia-Spagna 77-61: gli highlights
Già, l’Italia. Tutti gli appassionati di pallacanestro hanno ancora negli occhi (e nell'anima) la straordinaria medaglia di bronzo conquistata ai FIBA EuroBasket Women 2025. “Se ci ripenso, il primo pensiero/emozione che sento è la felicità” racconta con vivida sincerità Laura. “L'immagine che ho nella mente sono gli abbracci dopo la vittoria contro la Francia nella finale per il terzo e quarto posto. Fin dai primi giorni del raduno abbiamo lavorato molto, convinte di poter ottenere un risultato importante. Dopo la delusione all’Europeo 2023, c'era la consapevolezza che potevamo fare molto di più. Abbiamo raggiunto questo traguardo e non vogliamo certo fermarci qui".
Nella più recente edizione continentale l’Italia ha giocato un basket incredibile, perdendo l’appuntamento con i due gradini più alti del podio solo per una questione di “ferrei” centimetri. Un gruppo solido, come la stessa Spreafico ha giustamente rimarcato: “La nostra più grande qualità è il collettivo. Molte squadre si affidano a due o tre giocatrici, la nostra forza invece è la possibilità di affrontare ogni partita potendo contare su tutte le giocatrici del roster”. Ed è esattamente ciò che si è visto agli Europei 2025. André, Cubaj, Fassina, Keys, Madera, Pan, Pasa, Santucci, Trimboli, Verona Zandalasini e ovviamente Laura Spreafico, tutte sono state protagoniste. Quando sono state chiamate in campo, ciascuna ha dato il massimo, lasciando il segno.
“La partita con la Turchia è stata emblematica sotto tanti punti di vista, ma soprattutto ha messo in evidenza una volta per tutte che cosa significa essere una squadra. Negli anni questa squadra si era presa qualche batosta, quindi il fatto di essersi compattate ancora di più nel momento di maggiore difficoltà, ha dimostrato tutto il nostro carattere e la consapevolezza di poter contare l'una sull'altra. Quando scenderemo in campo a Porto Rico per giocarci le nostre chance di arrivare al Mondiale, lo faremo con la certezza che il nostro essere gruppo sia l’arma più potente”. Dopo il bronzo europeo, le Azzurre si sono ritrovate dal Presidente Mattarella per un appuntamento a dir poco speciale e poco tempo dopo, in occasione del torneo franco-spagnolo. “Non vediamo l’ora di ritrovarci. Più che gli USA però, già qualificati, attendo con ansia di incontrare la Spagna”.
Laura Spreafico e il Presidente Sergio Mattarella - ph. @quirinale.it
Laura Spreafico, una raminga della palla a spicchi. Classe 1991, Guardia/ Ala di 181 cm, ha esordito in A1 nella stagione 2006/2007 con la Comense, passando poi a Lucca e quindi a Schio dove ha vinto 2 edizioni del Campionato e altrettante della Supercoppa e della Coppa Italia. Nel 2016 ha giocato a Parma, poi a Ragusa e nel 2018 ha firmato per Broni, quindi una parentesi a Lucca e al Costa Masnaga. Nel 2022-2023 è passata al Gernika Bizkaia, in Spagna, quindi altre due stagioni in Italia al Passalacqua Ragusa prima e al Geas Sesto San Giovanni poi, infine, nell'estate 2025 il passaggio a Salamanca.
“Rispetto a quando ho iniziato, c’erano più squadre nel campionato italiano (16, ndr) e forse un maggiore equilibrio. Adesso c’è una spaccatura più netta tra le prime quattro-cinque squadre e il resto del gruppo. In Spagna, dove si continua a investire molto sullo sport femminile, ho trovato un basket molto più seguito. Ogni settimana abbiamo tra le 3.000 e le 3.500 persone sugli spalti a seguire le partite. Purtroppo non è lo stesso in Italia. Adesso forse siamo a un punto di svolta. La Federazione ha pianificato budget importanti per la promozione e lo sviluppo del basket femminile e la nostra medaglia ha contribuito a una maggior popolarità. Mi auguro che i risultati dei prossimi mesi possano dare una spinta decisiva al nostro movimento”.
Il tempo scorre inesorabile: online, sul parquet e nella vita. Quali sono i desideri di Laura Spreafico per il futuro? “A livello sportivo, mi piacerebbe affrontare la Cina ai Mondiali, il cui vice-allenatore è il papà del mio compagno. Sarebbe come un derby per me e oltre tutto non ci ho mai giocato contro. Quando smetterò di giocare a basket invece, mi piacerebbe lavorare con i bambini in ambiti diversi dallo sport. Durante la laurea triennale ho svolto un tirocinio in una casa mamma-bambino, scoprendo quanto mi piaccia lavorare con i più piccoli, in particolare durante la fase evolutiva, quando ancora non parlano perfettamente ma comunicano efficacemente attraverso il corpo. Attualmente immagino il mio percorso professionale futuro al di fuori del basket. Adesso sono iscritta a una laurea magistrale. Sono una persona curiosa e motivata. Mi entusiasma l’idea di approfondire nuovi ambiti della vita, valorizzando anche le esperienze accumulate nei miei 20 anni di carriera cestistica”.
Il presente chiama. Giovedì 12 febbraio Laura Spreafico sarà nuovamente in campo con l'Avenida per conquistare la semifinale di Eurocup. Viaggi del mondo/ Mondo BASKET sarà ovviamente in prima fila davanti al canale YouTube (gratuito) della FIBA per seguire il match e sostenere la "nostra" Capitana. Forza Laura, guida le Azzurre verso una storica prima medaglia mondiale a Berlino!
Laura Spreafico (Italia) in trionfo a Euro 2025 ph. @Italbasket
Laura Spreafico (Italia) in azione contro la Spagna ph. @Italbasket
Poco lontano da Kranjska gora, ci sono anche le più placide piste di Velika Dolina, incastonate nel cuore più naturale della Slovenia. E ora, via sugli sci...
Una pista blu con lo skilift per chi sta iniziando a prendere confidenza con la neve e sci. Una pista rossa che si ricongiunge con la prima per chi vuole provare più emozioni, godendosi un incredibile panorama boschivo mentre si fa portare su una comoda seggiovia dagli 810 m s.l.m. del "campo base" agli oltre i 1.000. Poco distante da Kranjska Gora, a ridosso dell'agglomerato di Podkoren, incastonato tra bosco e il piccolo centro di Ratece, ci sono anche le piste di Velika Dolina. Lì non ci sono le inevitabili code della rinomata meta sciistica slovena. Velika dolina è il luogo ideale per chi ha bisogno di sciare tanto senza dover sempre guardare chi sta arrivando. Ci sono le scuole ma è tutto molto placido e pratico. Un parcheggio piuttosto ampio si trova giusto davanti alla pista, separato da una porzione in salita da percorrere.
Una volta entrati in Slovenia dal Tarvisio, la statale passa in sequenza per Ratece, Podkoren e Kranjska Gora. Una volta arrivati alla rotonda che conduce alla gigantesca pista di salto con gli sci, c'è una stradina sulla sinistra (a senso unico) che conduce alle piste di Velika dolina, proprio di fronte alla riserva naturale di Zelenci, un'area protetta tra le più suggestive della zona, in particolare per il lago verde smeraldo e per essere la sorgente del fiume Sava Dolinka, uno dei principali affluenti del Danubio. A ridosso delle due piste, c'è un piccolo chiosco con tavolini anche interni dove ci si può rifocillare con pasti frugali (toast, hot dog) e bibite calde. Poco distante, 20 secondi sugli sci circa, una più ampia baita dove poter gustare calde pietanze slovene.
Rispetto ai ticket orari, giornalieri o più di Kranjska gora, che includono anche le piste di Velika dolina, si possono acquistare pass specifici solo per questo mini comprensorio a parte nel solo formato: 4 ore o giornaliero, rispettivamente ai prezzi:
bambini (2011-2019): quattro ore 23€, giornaliero 24€
piccolini (2020-): quattro ore 15€, giornaliero 17€
Gli ski pass per le piste di Velika dolina si possono acquistare solo e unicamente sul posto, a ridosso della seggiovia, fino a tarda mattinata. Pagamenti disponibili in contanti o carta di credito.
Si comincia a salire. La salita è molto piacevole. Alla propria sinistra c'è solo natura. Complici le nevicate degli ultimi giorni è tutto un manto bianco. Non è per niente ripida ma allo stesso tempo risulta quel minimo impegnativo. Una volta mollato il gancio, c'è un ampio spiazzo dove sistemarsi prima di cominciare la discesa. Spiazzo di confluenza con la pista rossa adiacente, che come specificato, si ricongiunge con la suddetta. A metà pista circa, c'è un grosso casolare in legno (per il fieno). Lo si può "circumnavigare" senza fare fuoripista. Il sentiero nevoso è tracciato e prima di rientrare, può capitare di qualche piccolo ed emozionante saltino.
A dispetto della semplicità della pista, il tracciato è molto piacevole anche per quegli sciatori più esperti. Un percorso comunque utile per togliersi la ruggine delle stagioni più calde, dando la possibilità di riprendere confidenza con la pratica dello sci nel modo più naturale possibile. Dopo una mezza giornata di sciate, arriva il momento di puntare più in alto. A una prima vista la seggiovia sembra piuttosto bassa, sensazione confermata anche sciando a ridosso della struttura meccanica. Per nulla affollata e realizzata per portare massimo due persone alla volta, bastano pochi secondi di salita per rendersi conto che sotto di noi c'è ben più di qualche singolo metro. Specifico questo dettaglio per tutti coloro che non sono molto a proprio agio con il vuoto, sottoscritto incluso.
La seggiovia sale molto dolcemente, passaggio sui piloni inclusi. Nel finale, in particolare, il dislivello sotto di sé aumenta e neanche poco. Finalmente riprendo contatto con la terra "innevata". Qualche secondo per rendermi conto di dove sia e ammirare un panorama mozzafiato. Solo natura. Fusti arborei e neve. La prima parte di discesa rossa è quasi nascosta. Ripida il giusto. Emozionante. Non si scorge la vallata da quassù. Una sensazione di andare piano mi pervade. Voglio indugiare lì. Pianto le racchette. Respiro. Qualcuno scambia la mia anima per esitazione o timore della performance sciistica. Non m'interessa. Mi prendo il mio tempo. Quando sento che è il momento, inizio la discesa. Una parte di me resterà qui ancora per molto, sulle piste di Velika dolina, a Zelenci (Slovenia), il mio piccolo paradiso nevoso.
La sfida di EuroLeague tra Reyer Venezia e Fenerbahce Opet ha avuto un solo e unico vincitore, il grande basket di qualità.
di Luca Ferrari
Adrenalina. Canestri chirurgici. Ripartenze e spirito di squadra. Da una parte, la squadra di casa desiderosa di consacrarsi nell’élite del grande basket europeo, dall’altra una corazzata per nulla intenzionata ad abdicare la sua posizione di “potere”. Giovedì 22 gennaio 2026 il Palasport Taliercio di Mestre (Ve) è stato teatro di una sfida cestistica di altissima qualità tra la Reyer Venezia e il Fenerbahce Opet. Le due squadre si sono affrontate a viso aperto, senza risparmiare fatica né muscoli. È stata una partita che ha davvero entusiasmato, facendo capire una volta per tutte e di più il livello raggiunto dal basket femminile.
Gabby Williams è stata divina. Veloce, letale e sempre al servizio della squadra. Nel corso di una recente intervista che prossimamente uscirà sulle pagine del magazine internazionale L’Italo-Americano, la cestista azzurra Sara Madera aveva evidenziato quanto fosse forte e d’ispirazione la belga Emma Meesseman. Detto fatto, è stata una delle indiscusse protagoniste della partita, portando qualità e strategia, insieme alla connazionale Julie Allemand. Per i primi due quarti la squadra turca ha martellato le avversarie senza dare segni di cedimento, chiudendo con un pesante 51-30 in proprio favore.
Difficile immaginare una reazione che potesse in qualche modo scalfire le certezze degli “angeli gialli”. Invece è accaduto l’inimmaginabile. Mai dare per chiusa una partita di pallacanestro con due quarti da giocare, anche se di fronte c'è un avversario fortissime. Le leonesse hanno cominciato a reagire, segnando e rubando palle. In gran spolvero la croata Ivana Dojkic, autrice di 17 punti. Insieme a lei, l’unica a chiudere in doppia cifra è stata Stephanie Mavunga, sempre più fondamentale nel meccanismo di gioco di coach Mazzon. Aldilà dei punti messi a referto (9), Francesca Pasa è stata una vera scossa che ha mandato in tilt i meccanismi (quasi) perfetti delle avversarie.
Giocata dopo giocata, l’impossibile si è quasi materializzato. Da un letale -21 si è passati a -4, con la Reyer capace di infliggere un inimmaginabile parziale di 15-0 e arrivando a scagliare un tiro da 3 che se fosse entrato, sarebbe arrivat a -1, il tutto sospinta da un pubblico che, in caso di "aggancio", avrebbe probabilmente eguagliato i decibel del rumorosissimo 12° uomo dei Seahawks di Seattle (football NFL). La rimonta però si è arenata lì, e le avversarie, dominatrici dell’EuroLeague nel biennio 2023-24 nonché detentori del titolo del Turkish Basketball Super League negli ultimi cinque anni, hanno poi ripreso la strada della vittoria.
È stata una serata di eccellente basket femminile che sono felice di aver condiviso con mio figlio (il cestista di famiglia, ndr). Insieme abbiamo assistito a una partita di altissimo spessore tecnico. Dagli spalti però, sarebbe auspicabile vedere un po’ più di fair play. Sostenere la propria squadra è sacrosanto, rispettare l’avversario con degni applausi lo è altrettanto, tanto alla presentazione quanto durante la realizzazione dei canestri più meritevoli, e ce ne sono stati parecchi. Nel 2026 sarebbe ora che lo sport avesse la meglio sul tifo monodirezionale. Inoltre non è certo un bell'esempio per quei piccoli appassionati venuti ad ammirare queste fantastiche atlete.
E a proposito di grande basket femminile, italiano ed europeo, la prima della classe Famila Schio, ancora imbattuta sui parquet nazionali nonché vincitrice della Coppa Italia 2026, oggi sfida la 3° della classe, Magnolia Campobasso, decisamente in gran spolvero. Dopo la vittoriosa trasferta in laguna, la squadra molisana farà il bis anche in terra vicentina? La domenica successiva poi, 1 febbraio, le campionesse d’Italia in carica se la vedranno proprio con la Reyer per un infuocato derby veneto che verrà trasmesso anche in chiaro in diretta su Rai Sport (ore 20.45). Una partita che entrambe le squadre giocheranno al massimo, tenendo anche conto anche dell’ultima e imminente sfida della 2° fase della massima competizione europea, entrambe mercoledì 4 febbraio, la Reyer contro il Valencia e Schio contro il Bourges.
Guarda gli highlight Reyer-Fenerbahce
La scuola a modulo è una risorsa preziosa per i bambini e le famiglie, offrendo un ambiente stimolante che favorisce l’apprendimento e la gioia di crescere insieme.
di Luca FerrariScuola a modulo, un’opportunità per imparare insieme e meglio. “La scuola a modulo è una scelta educativa che porta all’indipendenza del bambino e alla consapevolezza del genitore. Penso che non sia solo una questione di chi - può permettersi - il modulo per questioni di tempo libero, ma di chi lo SCEGLIE per mettersi in gioco assieme al proprio figlio”. Inizia così il racconto sincero di Nicole Vio, un figlio in 3° elementare alla Scuola Primaria Diedo di Venezia e una figlioletta a cui spera di far seguire le orme scolastico-fraterne tra qualche anno. Scuola a modulo, un modello che rende l’apprendimento più efficace tra condivisione, crescita collettiva e una progressiva autonomia nello svolgimento dei compiti. Scuola a modulo è anche tempo prezioso vissuto insieme. Genitori coi figli, ma anche tra compagni di classe al di fuori dell’edificio scolastico. La scuola a modulo è una tipologia sempre più rara nel sistema scolastico italiano: nel solo centro storico della città lagunare, per esempio, ci sono soltanto due plessi che la offrono: la già citata Diedo e la Bernardo Canal.
La scuola a modulo è una forma di organizzazione didattica della scuola primaria che prevede la permanenza degli scolari fino alle 16.00 con servizio di mensa incluso, distribuita su due o massimo tre pomeriggi settimanali. Una modalità certamente non per tutti, che deve inevitabilmente sposarsi con gli impegni lavorativi delle famiglie. A dispetto della sempre minore disponibilità e un trend ormai consolidato nelle 27 ore invece che 30, in molti continuano a sceglierla per più ragioni, prima fra tutte, il benessere dei diretti interessati. “Oggi sono venuta a prendere mio figlio dopo pranzo” racconta ancora Nicole “Ho respirato la - ricreazione lunga - per alcuni minuti. C’era un clima di gioco in un giardino meraviglioso, dove i bambini si divertivano: chi rincorrendosi e chi sull’altalena. Alcuni chiacchieravano, altri ridevano. Un’aura di spensieratezza che mi ha ricordato i miei anni migliori, proprio alle elementari.
Appena uscita, mia figlia di 4 anni mi ha detto: hai capito mamma perché voglio andare alla Diedo? Lì sono felici! Scelgo la scuola a modulo Diedo anche per mia figlia piccola perché è felicità e famiglia, oltre all’educazione e all’insegnamento”.
Venezia, anno scolastico 2025-26. È da poco passata l’ora di pranzo in un giorno infrasettimanale e dal salotto di alcune case veneziane si ode uno schiamazzo tanto gioioso quanto irrefrenabile. È la voce di bambini che stanno giocando. Sono compagni di classe. No, non hanno “marinato” la scuola. Oggi sono qui, la prossima settimana saranno altrove, a seconda della disponibilità dei “grandi”. La vita scorre così nella scuola a modulo. Per due giorni alla settimana ci si organizza per regalare l’esperienza del crescere insieme, gettando anche le radici di quelle che chissà, magari diventeranno amicizie per tutta la vita. Giocano insieme. Fanno i compiti insieme. Imparano a studiare insieme. Si confidano insieme. Maturano insieme. Fanno, ovviamente, chiasso insieme… se no, che bambini sarebbero? Alle volte è faticoso ma è sufficiente guardarli per capire quanto stiano bene. Vivono pomeriggi differenti dalla stragrande maggioranza dei loro coetanei. Gli alunni delle scuole a modulo imparano molto anche quando sono “semplicemente” a casa dei loro compagni di classe.
“Per la mia esperienza sono molto favorevole a scegliere il tempo a modulo per i nostri figli”, analizza Elena Benevento, professione logopedista e mamma di 11 bambini, la maggioranza dei quali iscritti a questa tipologia di scuola. “Non tutti i bambini sono pronti per rimanere 8 ore al giorno a scuola per l'intera settimana e può capitare che l'insegnante o la classe stessa non siano l’ambiente in cui il bimbo si trovi al meglio. Pertanto, avere 2 o 3 pomeriggi no-scuola, può fare la differenza. Inoltre ci sono quelli che hanno difficoltà di apprendimento (come la dislessia o difficoltà di attenzione) e in questi casi, avere la possibilità di pomeriggi in cui inserire interventi riabilitativi o poter lavorare ad hoc con il diretto interessato, può fare la differenza, senza fargli saltare delle ore in orario scolastico che poi vanno recuperate. Chiaramente ogni famiglia fa le proprie considerazioni e sceglie ciò che ritiene più confacente alle proprie necessità organizzative, ma, potendo scegliere, ci sono molte ragioni per scegliere la scuola a modulo”.
Venezia è una città molto particolare. Lo spopolamento continua inesorabile. Ci sono sempre meno famiglie e quindi anche meno bambini. Ogni anno gli open day diventano snodi cruciali per la sopravvivenza di molti istituti. A differenza delle ultime due annate che hanno potuto beneficiare del terzo pomeriggio, la nuova “numerosa” I elementare della Diedo avrà garantiti soltanto due pomeriggi, con il peso del terzo e fondamentale che è ricaduto sui genitori, costretti a organizzarsi con un doposcuola a proprie spese. Sebbene il modulo base sia ormai quello delle 27 ore, ci possono essere eccezioni purché si riescano a equilibrare le ore interne tra i plessi del medesimo istituto. Non è facile, ma garantire un terzo pomeriggio può fare davvero la differenza. Nel caso specifico, è bastato far sapere alle famiglie indecise che ci sarebbe stato il terzo pomeriggio (e pure a pagamento) perché la classe raddoppiasse gli iscritti in pochi giorni.
“La nostra è una scuola a misura di bambino, dove nessuno viene lasciato indietro e dove ogni giorno tutti entrano sereni” conclude Laura Aletti. “La scuola a modulo è una scelta che i bambini amano moltissimo, inclusi i miei due figli. Riescono ad avere più tempo per sport, musica o altre attività extrascolastiche. In parallelo si sviluppano anche i rapporti tra le famiglie. La nostra esperienza è quella di una rete fatta di persone che si aiutano reciprocamente, anche nel seguire i bambini nei compiti, un impegno che portano avanti fin dalla I elementare, durante la settimana e nei weekend. Dalla III, poi, la scuola li incentiva ulteriormente a organizzarsi con lo studio, uno stimolo che siamo sicuri sarà molto utile quando poi passeranno alla scuola media”. Quale futuro attende dunque la scuola a modulo? Verranno fagocitate in un inesorabile "dittatura a tempo pieno" o le dirigenze scolastiche e le amministrazioni comunali si attiveranno in sinergia e sempre meglio per sostenere e promuovere questa tipologia di scuola primaria che funziona alla grande ed è molto apprezzata dai diretti interessati?...
Mi sembra ieri quando io e mia moglie eravamo combattuti sulla scelta tra scuola a modulo e a tempo pieno. Sono passati già tre anni da quei giorni travagliati ma li ricordo come se li avessimo appena vissuti. Alla fine decidemmo per il modulo. A darci la spinta decisiva, una maestra di un altro istituto, con esperienza su entrambi i fronti. Mi parlò dei molti aspetti a favore della scuola a modulo ma fu uno in particolare a farmi capire che cosa dovevamo fare: il tempo in più che avremmo condiviso con nostro figlio, anche se ciò avrebbe significato fare qualche sacrificio. Ogni volta che mio figlio esce da scuola, siamo lì. O io o mia moglie. Rispetto alla scuola a tempo pieno, in cinque anni di elementari resterà più di 1.000 ore fuori dall’edificio scolastico, una parte delle quali insieme a noi. Magari giocherà. Magari farà compiti con i suoi amici e nelle loro case, ma noi ci saremo. So di essere molto fortunato a poter vivere molto più tempo insieme a mio figlio: vederlo di più, sorridergli, fargli una carezza semplicemente per fargli sentire che gli voglio bene. Tutto questo è stato possibile grazie alla scuola a modulo.
“Love is the answer,
and you know that for sure”
John Lennon (Mind Games)
La Reyer Venezia è pronta per una nuova epica sfida
Per raggiungere grandi traguardi, bisogna battere le migliori. Per la Reyer Venezia è arrivato quel 300esco momento. Appuntamento in EuroLeague contro il fortissimo Fenerbahce Opet.
Il destino è una sfida da guardare diritta nell'anima. La storia è un campo da calcare. Non esistono sfide impossibili, ma imprese che attendono di essere vissute e tramandate. La Reyer Venezia è arrivata a un punto critico della sua stagione. Deve alzare ancor di più l'asticella della sua indubbia qualità. La Reyer è pronta per lanciare un messaggio a tutte le sue avversarie, e quale miglior ostacolo del temibile Fenerbahce, trionfatore in EuroLeague solo due anni or sono e capace di raggiungere la semifinale nel 2024-25? All'andata fu una disfatta per la squadra veneziana, subendo un terribile parziale di 96-48. Questa sarà un'altra partita. Matilde Villa è ancora out. La capitana Francesca Pan si sta riprendendo da un infortunio ma è pronta a dare battaglia. Per ottenere i successi più grandi, bisogna confrontarsi con i più grandi e la Reyer Venezia è pronta.
Recente sconfitta a parte, la Reyer è finita KO contro gli "angeli gialli" (Sarı Melekler) anche negli altri due precedenti incontri. Un tabù da sfatare dunque e nulla come un Taliercio notturno con un "branco di leonesse" pronte alla battaglia, può scatenare la fame di una grande vittoria. "Ci presentiamo davanti al Fenerbahce con impressa nella mente la partita di andata" ha sottolineato Ivana Dojkic, indomabile croata arrivata quest'anno in laguna, e di sicuro una delle giocatrici più temibili. "L'orgoglio personale, unito allo spirito di squadra, dovranno guidarci davanti al nostro pubblico. Sappiamo il loro valore, ma penso e spero che anche loro dovranno confrontarsi con il nostro e con una squadra pronta a combattere su ogni pallone". La Reyer Venezia non ha avuto una stagione lineare come Schio. Un po' frenata da qualche infortunio, ha comunque dimostrato di avere grinta e presenza, vincento partite con un senso di indomabile caparbietà. Emblema di tutto ciò, l'ultima sfida di campionato contro Derthona. Proprio lei, dalla quale era stata sconfitta piuttosto nettamente nella semifinale di Coppa Italia. La Reyer era arrivata a questa rivincita dopo aver chiuso il 2025 con l'amaro in bocca causa sconfitta casalinga contro la terza forza del campionato, Magnolia Campobasso. Insomma, c'erano tutte le basi perché fosse una partita complessa e invece non è stato così. Non è mai stato così fin dal fischio dell'arbitro. La squadra veneziana ha dimostrato una concentrazione invidiabile e ha vinto meritatamente. "Nel corso di una stagione capitano inevitabili momenti di flessione. Ora affrontiamo quella che è, tra virgolette, la squadra più forte al mondo: sarà un grandissimo test" la precisa analisi di coach Mazzon. "Loro arrivano dalla sconfitta contro Landes, che ha disputato una grande gara tirando con il 50% da tre, quindi non potranno permettersi un secondo passo falso e arriveranno al Taliercio con enormi motivazioni. Per le nostre ragazze sarà una sfida contro le giocatrici più forti del pianeta: sono una squadra di livello assoluto, se giocassero in WNBA potrebbero competere per l'anello. Questo fa capire il livello della compagine che incontriamo. Speriamo di avere un buon seguito di pubblico perché per noi il supporto dei tifosi è molto importante". Dal basket al cinema, passando per il destino. Nell'ultima sfida di campionato, Giuditta Nicolodi ha tagliato il traguardo delle 300 partite disputate in A1. Ripensando al finale del cult cinematografico 300 di Zack Snyder, riesco a vedere la cestista trentina che spronando la squadra, riprende il discorso finale di Delio prima della decisiva battaglia a Platea, dicendo... "I numeri parlano chiaro e raccontano un passato difficile. Ma la storia, si sa, non scende mai in campo. Ora le avversarie varcano la soglia di questo palazzetto, fissando lo sguardo su un’arena che ribolle, su un pubblico pronto a spingere ogni azione, su una squadra più affamata e più determinata che mai. Le statistiche non contano più nulla. Adesso contano solo il cuore, il sudore e la voglia di ribaltare ogni pronostico. È il momento di lottare su ogni pallone, trasformando ogni difesa in un urlo e ogni canestro in una scintilla. Alla vittoria!".
Le vacanze non sono scontate. Stare insieme a chi ami non è mai scontato. Sono in viaggio insieme a mia moglie e a nostro figlio. Non potrei essere più felice!
Il giorno della partenza con quel "pizzico" di confusione e parecchia adrenalina. La meraviglia di un momento unico e insostituibile. Il 2026 inizia del segno del viaggio in uno dei posti che più amo al mondo, la Slovenia di Kranjska Gora. Ci rimarrò qualche giorno insieme a mia moglie e a nostro figlio. A differenza di quei patetici trend culturali che vedono nelle vacanze una coabitazione forzata di tensioni e quant'altro, anno dopo anno, in particolare da quando è nato mio figlio, ho sempre sentito il piacere di vivere al meglio questi momenti perché, lo so bene, a ben guardare non ce ne saranno così tanti e spensierati. L'adolescenza arriva sempre prima e in un amen ci sentiremo dire quanto vorrebbe andare in vacanza con i suoi amici invece che con i "vecchietti". È la vita. Succede a tutti e proprio per questa ragione voglio regalarmi questo articolo. Nel 2026 Viaggi del mondo continuerà il suo feeling con il mondo della pallacanestro ma oggi faccio tappa alla vecchia scuola. Quest'oggi ci si mette in viaggio col freddo che graffia le mani, lasciando trasparire un'immagine della serenità più rilassante. A dispetto di una certa dose di "esterofilia", viaggiare oltre confine ha sempre il suo fascino, a cominciare dalla lingua: la gente, i cartelli stradali, una cena fuori. È tutto diverso.
Venezia, 2 gennaio 2026. Un viaggio nel viaggio. Partire da Venezia ha sempre il suo carico di difficoltà e possibili imprevisti. Noi veneziani non abbiamo la macchina sotto casa e a dispetto di quanto si pensi, la maggior parte dei residenti non possiede una barca/ barchino ormeggiato nei pressi della propria abitazione. Qualunque mezzo si utilizzi, bisogna comunque raggiungere o la stazione dei treni o piazzale Roma, da dove partono gli autobus e di lì raggiungere un eventuale servizio di autonoleggio o direttamente l'aeroporto, quest'ultimo collegato anche via acqua non solo via taxi ma anche con i battelli di Alilaguna. Nel mio caso, l'iter prevede pochi passi (per fortuna) per raggiungere la fermata del vaporetto, quindi autobus con possibilità di scendere giusto davanti a un rental car e quindi finalmente ci si può mettere in marcia su quattro ruote. Un'oretta, forse anche di più, solo per schiacciare la frizione. Può sembrare semplice ma una giornata di nebbia come spesso avviene in questo periodo dell'anno, può "concedere l'onore" di doversi scarrozzare pesanti valigioni su e giù per i ponti, visto che alcune tratte saltano quando vien xo' il caigo!
"Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono... per questo si chiama presente" Maestro Oogway (Kung Fu Panda).
La forza unita del basket femminile italiano @italbasket
I successi del presente, un "layup" verso il futuro più prossimo. Il basket femminile italiano è pronto per vivere e conquistare nuovi traguardi. Una per tutte, tutti per una!
Qualità, successi e sfide indimenticabili. Una per tutte, tutte per una! Il 2025 è stato un anno straordinario per la pallacanestro femminile italiana. Terminati i campionati e le competizioni internazionali, le Azzurre hanno conquistato uno strepitoso bronzo europeo ai FIBA EuroBasket Women 2025, riuscendo a coinvolgere e galvanizzare sempre più pubblico. Un traguardo questo, bissato poche settimane dopo anche dalla Nazionale Under 20. Sarebbe riduttivo concentrare il basket femminile italiano in questi due importanti traguardi. Il risultato è il frutto di un lavoro collettivo e qualitativo sviluppatosi nel lungo periodo. Il 2026 sarà un anno fondamentale per l'intero movimento cestistico nostrano, non solo per conquistare altri importanti risultati sul campo ma anche per coinvolgere sempre più pubblico. Famila Schio e Reyer Venezia sono ancora in corsa nella massima competizione cestistica; a marzo invece, l'Italia cercherà di staccare il pass per i Mondiali di Berlino (4-13 settembre 2026). Un appuntamento questo che vedrà le Azzurre incrociare la palla arancione a San Juan contro Porto Rico, Nuova Zelanda, Stati Uniti (vincitrice delle ultime 4 competizioni), la Spagna bicampione europea in carica e Senegal.
L'Italia unita in casa ma con un occhio (deciso) anche oltreoceano. Sempre più giovani si stanno facendo notare nei vari college americani. Un'autentica armada di arrembanti cestiste corre, studia, salta, segna su e giù per gli States. Negli ultimi tempi poi, il regolamento è cambiato, consentendo anche alle giocatrici già professioniste di partecipare al campionato NCAA, aprendo così una nuova era per chi volesse vivere un'esperienza anche solo per un anno. Una "palestra", quella americana, che renderà le giocatrici italiane più forti. Basta pensare alla colonna portante della Reyer Venezia e della Nazionale: Francesca Pan, Lorela Cubaj e Mariella Santucci. Terminate le scuole superiori, le tre cestiste italiane fecero il grande salto, tuffandosi in una dimensione totalmente nuova, studiando e giocando rispettivamente per le Yellow Jacket del Georgia Institute of Technology (Atlanta), le prime due, e per le Toledo Rockets (Ohio), la cestista bolognese.
Sono attualmente iscritte/ impegnate nei college USA: Candy Edokpaigbe (Dons, University of San Francisco), Eleonora Villa (Washington Cougars), Emma Arcà (Stonehill Skyhawks), Emma Zuccon (Albany Great Danes), Fiamma Serra (Hawaii, Rainbow Wahine), Giorgia Gorini (Ball State Cardinals), Greta Ramon (North Alabama Lions), Laura Di Stefano (Tulsa Golden Hurricane), Laura Toffali (Morehead State Eagles), Martina Fantini (Arizona State Sun Devils), Ndack Mbengue (UTEP Miners), Promise Keshi (Stetson University Athletics), Sofia Ceppellotti (North Alabama Lions) e Vittoria Blasigh (Miami Hurricanes). Se torneranno in Italia, nel Vecchio Continente o magari troveranno un ingaggio nella prestigiosa lega WNBA, è presto per dirlo. Lo dirà il tempo. Lo dirà la loro caparbietà. Lo dirà il proprio talento. Lo diranno i risultati.
La strada è ancora lunga ma il movimento cestistico femminile gode di ottima salute, presente e futura. Grazie alla conquista della medaglia di bronzo Under 20 l'estate scorsa, le Selezioni Azzurre occupano la 7° posizione del ranking mondiale, attestandosi inoltre al 4° posto europeo dietro le sole Spagna, Francia e Slovenia. Complessivamente, negli ultimi 16 anni, le Azzurrine hanno conquistato 17 medaglie giovanili, così suddivise: 4 Ori, 5 Argenti e 8 Bronzi. Inoltre le Azzurre si sono qualificate per i Mondiali Under 17 o Under 19 otto volte grazie ai piazzamenti rispettivamente agli Europei Under 16 e Under 18. Quanto alle generazioni successive, la FIP sta già investendo da tre anni con i progetti Academy sul territorio, anche quest’anno conclusi con le “Finali” degli “Academy Games” di San Bonifacio. E proprio al riguardo di quest'ultima manifestazione, il responsabile tecnico dell’Academy Femminile, Giovanni Lucchesi, ha le idee molte chiare.
“Il progetto nel 2025 ha vissuto un consolidamento generale, aspetto questo su cui il Settore Femminile dovrebbe lavorare: consolidare i numeri e poi cercare di costruire le basi per il futuro" ha sottolineato il coach azzurro, "L’Academy è un esempio di questo, il consolidamento si è riscontrato anche nell’atmosfera e nel clima tecnico e di collaborazione che si è stabilito, rafforzando appunto quello dell’anno scorso. Allenatori e RTT presenti e molto partecipi, vicini alle ragazze e quindi pronti a inviare una - fornitura - di informazioni e di spunti estremamente utili. Queste Finali sono state una centrifuga di lavoro e di emozioni, un’esperienza utile dal punto di vista emotivo ma soprattutto da quello tecnico perché queste ragazze ora possono tornare in società con le informazioni che il Settore Squadre Nazionali desidera provare a condividere. Tre giorni di cui faremo tesoro, grazie alla grande ospitalità del Comitato Regionale Veneto che con professionalità e vicinanza emotiva ha soddisfatto ogni nostra esigenza. Una centrifuga che spero dalle prossime stagioni possa aggiungere qualche dettaglio che permetta di tenere al centro del nostro lavoro le atlete, il vero motivo di tutto questo”.
Il basket femminile è sempre più presente nella mia vita professionale. Dopo un paio d'anni di "avvicinamento-apprendistato", il 2025 è stato l'anno della consacrazione grazie anche al vicino Palasport Taliercio (Ve) dove sono sempre più di casa per "studiare" e ammirare le performance delle leonesse oro-granata insieme a tutte le squadre che passano a calcare il parquet veneziano. Basket femminile dal vivo ma anche e soprattutto online. Campionato LBF e Coppa Italia sono visibili a un prezzo decisamente economico in live streaming sulla piattaforma Flima.tv; per chi preferisse i soli highlight invece, eccoli sul canale Youtube della Lega Basket Femminile. Tutte le sfide di EuroLeague sono disponibili GRATUITAMENTE su Youtube, così come ogni partita di EuroCup viene trasmessa FREE sul canale della FIBA. Gli stessi Academy Games di San Bonifacio, hanno beneficiato della copertura digitale sul rispettivo canale Youtube.
È importante vedere la pallacanestro femminile perconoscerla e farla conoscere. I social media sono un ottimo strumento per guardare le azioni salienti e condividerle sui propri profili. Oltre alla costante attività con il mio specifico account Instagram badboy_venice, nel 2025 ho ampliato la mia azione giornalistica su Viaggio del mondo, ma soprattutto ho realizzato più reportage sul mondo del basket femminile per la testata internazionale L'Italo-Americano, a cominciare dall'epopea europea della Nazionale. Sono seguiti un'ampia e dettagliata recensione sulla serie Non me l'aspettavo incentrata sulla cestista Matilde Villa, quindi una robusta e appassionante intervista a Mariella Santucci. Sono in attesa di pubblicazione due nuovi grossi articoli sulle presenze italiane in NCAA e un'altra intervista, questa volta alla giovane Adele Maria Cancelli (GEAS Sesto San Giovanni). Sarà una lunga strada. Lo scoprirò io. Lo vivrà sempre di più il basket femminile italiano sul campo... E questo è solo l'inizio!
Gli highlight della sfida Magnolia-GEAS
Le Azzurrine di coach Giovanni Lucchesi @italbasket
Il basket femminile azzurro in trionfo @italbasket