sabato 28 febbraio 2026

Stefania Trimboli, il basket è famiglia

Stefania Trimboli in azione con Magnolia Campobasso © Maurizio Silla

Il viaggio umano-cestistico di Stefania Trimboli, capitana di Magnolia Campobasso. Dagli esordi triestini alla conquista azzurra del bronzo europeo e la recente maternità.

di Luca Ferrari

“Ci sono partite che non si giocano sul parquet. Per la prima volta mi fermo. Sta arrivando una nuova tifosa. Sto per iniziare una nuova avventura della mia vita. Mi prendo una piccola pausa. La famiglia Magnolia cresce” Stefania Trimboli. È questo il delicato video-messaggio che la società molisana ha postato su Instagram alla notizia della dolce attesa della loro capitana.

Stefania Trimboli, una vita passata sui campi da basket. Formatasi nella natia Trieste, ha iniziato la sua carriera nel mondo professionistico proprio con la Società Ginnastica Triestina, guadagnando la promozione in A1 nella stagione 2013-14. 

Per Stefania Trimboli, pallacanestro e famiglia sono due battiti di uno stesso universo. La passione per la palla a spicchi è nata fra le mura domestiche. "Siamo tre sorelle e siamo tutte cresciute col basket grazie a mio papà. Col tempo poi, anche la mamma si è appassionata. Mio padre avrebbe potuto puntare alla carriera professionistica ma fece una scelta d’amore, e devo dire che è andata molto bene. Papà è sempre stato un po' il mio idolo da seguire. Insieme a lui ho guardato le partite dell'NBA che registrava con i vari Jordan, Bird, Ray Allen. Io e le mie sorelle abbiamo giocato tutte e tre nella stessa società e spesso era lui ad allenarci perché seguiva più gruppi. La più grande aveva la maglia numero 7, la mia gemella l’8 e io il 9. Da allora, quando ho potuto, ho sempre preso il 9 a parte nella Nazionale, già occupato da Cecilia Zandalasini, così in Azzurro ho scelto il 99”.

Dopo quattro stagioni in Friuli, Stefania ha fatto il grande salto, spostandosi in Campania e accasandosi a PB63 Battipaglia (2015-19). Una stagione a Empoli, poi una a Schio dove vince la Coppa Italia, quindi nel 2021 diventa la playmaker della Magnolia Campobasso. A partire dalla stagione scorsa, Stefania ha ritrovato Maria Miccoli, triestina anch’essa. “È stato bellissimo" ricorda. "Non giocavamo insieme da dieci anni. Abbiamo condiviso moltissimo insieme, inclusa la promozione nella massima serie. Quegli anni vissuti fianco a fianco sono stati un periodo magico e sicuramente decisivo per il mio futuro cestistico, anche se la passione è cresciuta e si è alimentata giorno dopo giorno". In parallelo all’attività cestistica, Stefania si è laureata nel 2019 in Scienze Motorie. “Dal 2021 mi sono iscritta alla magistrale in Management dello sport e delle attività motorie. In un futuro mi piacerebbe entrare un po' nel mondo della scuola e insegnare ai bambini, comunque restando in ambito sportivo".

La storia di Stefania Trimboli s'intreccia con i valori della famiglia. Una scelta che l’ha guidata nel corso della sua vita professionale e umana. “Già il passaggio a Battipaglia non fu facile, specie per mia mamma che mi accompagnò a prendere il treno in lacrime. Due settimane dopo ricevetti una telefonata di un college americano per sondare la mia disponibilità. Ho pensato che non fosse il caso. Sono molto legata alla mia famiglia e alle mie sorelle e già questo lavoro ti porta lontano. Andare negli USA sarebbe stato troppo per me. Anche se non ho mai fatto questo passo (per ora), mi sarebbe piaciuto fare un anno all'estero, in particolare in Spagna. Hanno un modo di vivere più leggero e penso che potrei trovarmi bene. Vedremo in futuro".

Stefania Trimboli in campo nella Giornata contro la violenza sulle donne © Maurizio Silla

Il presente intanto guarda già alle imminenti sfide per la conquista del titolo di regina del campionato LBF 2025-26. A parte sorprese dell'ultim'ora, quasi sicuramente Magnolia incontrerà in semifinale la Reyer Venezia per il terzo anno consecutivo. Nell’annata scorsa la squadra orogranata vinse 3-1, perdendo una partita in casa, ma ogni vittoria lagunare fu molto sofferta. Quest’anno la Reyer ha vinto a Campobasso mentre Magnolia ha avuto la meglio a Venezia: “La Reyer è una squadra di altissimo livello e molto ostica da affrontare. A noi forse è mancata un po’ di esperienza, che abbiamo iniziato a farci con la partecipazione all’EruroCup. Quest'anno secondo me possiamo dare del filo da torcere a tutti”.

Il modo di giocare di Stefania rispecchia la sua anima più autentica. In campo sembra quasi non esserci ma c’è, eccome se c’è. Non è una giocatrice appariscente. Non cerca le luci della ribalta. Al contrario, è una regista silenziosa e instancabile che sa far brillare chi le sta accanto. Una forza trainante concentrata sull'obiettivo da raggiungere e da conquistare. Nella sfida natalizia contro la Reyer, ad esempio, Campobasso interruppe l'imbattibilità casalinga della squadra lagunare. A dirigere le operazioni c’era ovviamente lei, Stefania Trimboli, autrice anche di 5 punti. 

Reyer - Cambpobasso, Francesca Pan ostacola Stefania Trimboli a canestro © Maurizio Silla

“Conosco le caratteristiche delle mie compagne e cerco di mettermi al loro servizio. Cerco di fare ciò che serve per la squadra. Poi, certo, è bello fare canestro ma è importante anche avere un'ottima difesa” sottolinea la cestista friulana.

Stefania Trimboli è sinonimo anche delle più gloriose e recenti imprese della Nazionale Italiana. Classe 1996, il suo esordio in maglia azzurra è avvenuto nella vittoria casalinga a Faenza contro la Germania nel febbraio scorso, durante la gara di qualificazione per gli Europei. “Un’emozione fortissima. Quasi tremavo. Mi è solo dispiaciuto che i miei genitori non potessero venire perché fu una convocazione all'ultimo minuto”. Di lì in poi fu sempre presente, alle amichevoli pre-rassegna continentale e quindi la scelta di coach Andrea Capobianco di includerla nelle 12 che avrebbero giocato l’Europeo, conquistando poi una storica medaglia di bronzo. “Il coach mi ha detto: sei qui perché te lo meriti. Non pensare, vai e gioca! Ha una capacità incredibile di mettere le giocatrici in fiducia. Nel corso dell’Europeo è riuscito a valorizzarci tutte. Chi ha giocato di più e chi ha giocato di meno, si è sempre sentita molto utile e questo è un merito di Andrea Capobianco. Ci ha dato la giusta mentalità per puntare allo stesso obiettivo. Ogni giocatrice è sempre riuscita a dare il massimo".

Un successo non si costruisce solo con i grandi nomi. Deve scattare una speciale alchimia tra le giocatrici ed è quello che è avvenuto durante il ritiro pre-europeo. “Siamo state insieme 40 giorni” racconta Trimboli, “C’erano giocatrici come Francesca Pan che conoscevo solo da avversaria, e tutte abbiamo imparato a essere a disposizione l’una per l’altra. Giorno dopo giorno, il gruppo si è unito sempre di più, cosa resa possibile anche grazie all'incredibile lavoro dello staff azzurro: oltre a Capobianco, i vice-allenatori, i fisioterapisti, il preparatore fisici, tutti sempre molto disponibili e con grande professionalità. Sembrava come di stare in una famiglia allargata. Nel corso del raduno poi, oltre a Sara (Madera, sua compagna di squadra a Campobasso, ndr), ero sempre insieme a Martina Kacerik e la capitana Laura Spreafico.

Adesso c’è il pre-Mondiale e, inevitabilmente Stefania Trimboli non parteciperà alla missione azzurra a Porto Rico. In attesa che l’Italia torni a disputare la massima competizione cestistica per Nazioni dopo oltre trent’anni, è inevitabile una riflessione sul basket femminile italiano. "Sono tempi - strani - per la nostra pallacanestro. La popolarità avuta agli Europei è sicuramente di buon auspicio per una maggior visibilità dell'intero movimento. Anche le performance europee di Schio e Reyer stanno contribuendo a rilanciare l’immagine del basket femminile italiano". C’è ancora molta disparità rispetto al basket maschile. La serie A1 femminile infatti, è ancora considerata semiprofessionistica. Ricevono compensi ma non sono riconosciute dal CONI né dalla FIP - Federazione Italiana Pallacanestro con il ruolo giuridico di atlete professioniste con tutti gli onori e oneri (fiscali).

La sfida è ardua ma non impossibile. Per imporsi in una cultura popolare ancora troppo orientata agli uomini, il basket femminile italiano dovrà continuare a crescere su due binari: le società, a partire già dal minibasket, e i risultati. Un caso su tutti è quello dell'australiana Lauren Jackson, bi-campionessa WNBA con le Seattle Storm, nonché la prima straniera a vincere il premio di MVP della lega. La cestista originaria di Abury (1981, Nuovo Galles del Sud) ha letteralmente cambiato la percezione del basket australiano, aumentando l’interesse nei giovani, nei media e negli sponsor, vincendo infine il Campionato del Mondo con la propria nazionale nel 2006. Nei prossimi due anni il basket femminile italiano potrebbe essere a una svolta epocale. Se le società continueranno a crescere, le squadre italiane a farsi sempre più valere in Europa e l’Italia saprà lasciare il segno ai Mondiali di Berlino 2026 e alle prossime Olimpiadi di Los Angeles 2028, la percezione di questa disciplina potrebbe davvero cambiare per sempre.

Il tempo stringe. Il piccolo cestista di casa intanto, artefice della mia neonata passione per la palla a spicchi, è a scuola. Sapendo dell'imminente impegno giornalistico, non solo ha voluto omaggiare Trimboli con un disegno di tutta la sua squadra, ma mi ha anche chiesto di farle un paio di domande per suo conto. Procediamo...


 
La prima curiosità riguarda il basket triestino. “A Trieste c'è una cultura molto radicata nella pallacanestro” risponde gentilissima Stefania Trimboli, “è un basket che seguo molto volentieri perché un triestino in campo, dà tutto. Penso a Michele Ruzzier (triestino in forza alla Pallacanestro Trieste 2004, ndr). Anche lui è un giocatore molto silenzioso ma si butta su ogni pallone, è un combattente. Mi piace molto questo modo di giocare. Sono cresciuta così, col basket dove si lotta sempre”. Più volte spettatore di partite di EuroLeague e campionato, l’ultima domanda riguarda le rivalità, se senta più quella con la Reyer Venezia o con il Famila Schio. “Entrambe direi. A prescindere dai risultati, sono squadre contro cui vuoi giocare a tutti costi e speri di vincere. Da quando sono a Campobasso, ho vinto una sola volta contro Schio ai playoff".


Stefania si congeda, poi ecco la dolce notizia. Stefania è incinta. Per la prima volta nella sua vita si prenderà una pausa dal campo. Una gioia immensa. Inevitabilmente sull’aereo per Portorico non ci sarà. Alle sue compagne azzurre però, ha qualcosa da dire: “Ciao ragazze! Come avrete saputo, quest’anno non potrò essere dei vostri. Una nuova tifosa azzurra sta arrivando! Pensare alla Nazionale mi mette un po’ di malinconia, lo ammetto ma anche se mi toccherà fare il tifo dal divano, il mio cuore sarà lì in campo con voi! Forza azzurre, portateci al Mondiale ”. Mi permetto di aggiungere: Per Stefania Trimboli e la sua meravigliosa creatura in arrivo, con il cuore alla vittoria!

Stefania Trimboli in Azzurro durante gli Europei 2025 © Italbasket
Il giornalista Luca Ferrari intervista Stefania Trimboli
Stefania Trimboli in azione con Magnolia Campobasso © Maurizio Silla
Stefania Trimboli in azione con Magnolia Campobasso © Maurizio Silla
Stefania Trimboli e le Azzurre dopo la conquista della medaglia di bronzo
agli Europei 2025 © Italbasket

venerdì 27 febbraio 2026

L'assedio di Sarajevo è finito...

Sarajevo (Bosnia Erzegovina), funerale di civili - Ph. Mikhail Evstafiev

Ci avevate chiesto di non lasciarvi morire ma ci siamo girati tutti dall'altra parte e ovviamente vi hanno ammazzati. Il 29 febbraio 1996 intanto, finiva l'assedio di Sarajevo...

di Luca Ferrari

Sarajevo, la nostra "sorella" Sarajevo è sotto attacco. È stata assediata per più di tre anni. Sotto gli spari dei cecchini serbo-bosniaci, la gente comune è stata ammazzata. Uomini, donne, bambini. Gente uccisa lungo le strade. Il sangue rossastro finito nei tombini. Ambulanze improvvisate. Sarajevo ha provato a difendersi. Sarajevo ha provato a urlare il suo dolore. Sarajevo ha provato a dire al mondo che non sarebbe stata divisa. Prima che la guerra di Balcani imboccasse la strada del non ritorno, un cordone di pace attraversò i luoghi simbolo delle quattro principali comunità religiose: la moschea di Gazi Husrev-beg (Islam bosgnacco), la Vecchia Chiesa Ortodossa (Sveti Arhanđeli Mihailo i Gavrilo), la Cattedrale del Sacro Cuore, sede dell'arcidiocesi di Vrhbosna e la sinagoga ebraica. L'appello di Sarajevo rimase inascoltato. L'appello di Sarajevo venne soffocato nella pozza del suo sangue per più di tre anni e mezzo. L'assedio di Sarajevo è il più lungo di una capitale della storia bellica moderna del XX secolo. Cosa è rimasto di quel mondo? Una data, la ricorrenza di una tragedia. Poi un giorno, il 29 febbraio 1996 gli spari s'interruppero...

Il 14 dicembre 1995 a Parigi vennero siglati gli accordi di Dayton, firmati dagli allora presidenti della Bosnia Erzegovina, Alija Izetbegović, della Croazia, Franjo Tuđman e della Serbia, Slobodan Milošević. Il documento fu ratificato alla presenza dell'inquilino della Casa Bianca, Bill Clinton, e di altri 50 leader mondiali, sancendo così l’inizio della fine del conflitto nell'ex-repubblica jugoslava durato tre anni e mezzo. Una catastrofe umanitaria che lasciò un'eredità di 100mila morti e 2 milioni di profughi. L'inizio, sì, perché a Sarajevo, e non solo, la scia di morte continuò implacabile. Ci sarebbero voluti ancora due mesi e più perché la polvere da sparo smettesse definitivamente di echeggiare tra gli edifici sventrati della capitale bosniaca. Una città, Sarajevo, che durante l'assedio divenne meta turistica di squallidi mercenari, italiani inclusi, che pagavano per uccidere i civili assediati. Un fatto su cui sta attualmente indagando la procura di Milano grazie (anche) al contributo del documentario Sarajevo Safari, 2025, del regista sloveno Miran Zupanič, disponibile in streaming sulla piattaforma OpenDDB.

Ciao Sarajevo, ti immagino come un'amica di penna che non ho mai potuto incontrare di persona. Ci sono tante che vorrei sapere di te. Fino a oggi ne ho solo lette, molte delle quali superficiali e senza anima. Ciao Sarajevo, trent'anni or sono finalmente qualcuno poteva scrivere nei libri di storia che l'assedio era finito l'assedio. Adesso i burocrati e la comunità internazionale si potevano rilassare e congratularsi l'un l'altro. Tu invece, come ti sei sentita? Come stai oggi? Quanti ci hai messo a "ricominciare" a prendere confidenza con la quotidianità? A cosa pensavi nel rivedere i tuoi impianti sciistici delle Olimpiadi invernali (1984), utilizzate dagli aguzzini per addestrarsi a uccidere? Ciao amica Sarajevo, la tua gente chiese all'Europa di non lasciarvi morire e a nessuno è importato, tanto voi eravate quelli là, gli zingari, gli slavi, i comunisti di Tito, ecc. A trent'anni dalla fine dell'assedio di Sarajevo sei ancora il paese più ignorato d'Europa.

Sarajevo, l'assedio è finito. In questi trent'anni un muro di silenzio ha circondato il cuore dei Balcani. Giusto qualche news bosniaca per rievocare il neo-ponte di Mostar e poco altro. Per il resto, una morsa politico-burocratica ha indebolito sempre di più una Nazione allo stremo e abbandonata a se stessa. A differenza di Slovenia e Croazia che fecero il loro ingresso nell'Unione Europea, rispettivamente nel 2004 e nel 2013, "quella lì" è rimasta alla periferia del vecchio continente, sfiancata da un recente e dolorosissimo passato, per di più alle prese con sferzanti venti secessionisti della Repubblica Srpska, una delle due entità amministrative in cui è stata divisa la Bosnia Erzegovina in virtù degli accordi di pace (...), il tutto con un appoggio dell'ingombrante vicino serbo. Una divisione, per assurdo, non così lontana dall'idea di un certo Radovan Karadžić, criminale di guerra condannato all'ergastolo per crimini contro l'umanità. Ma tutto questo non ha importanza.

Nei libri di storia si legge che il 29 febbraio 1996 finiva l'assedio di Sarajevo. Rallegramenti! Potete studiarlo. Tutto quello che è successo nei trent'anni successivi non conta. Oggi, 27 febbraio 2026, la Bosnia-Erzegovina e Sarajevo sono ancora sotto assedio... Un assedio fatto di indifferenza e silenzio.

Passengers Miss Sarajevo

Sarajevo sotto assedio (1992-1996)

martedì 10 febbraio 2026

Laura Spreafico, leadership e cuore azzurro

La capitana della Nazionale, Laura Spreafico © Italbasket 

Personalità, grinta e determinazione. Le sfide euro-spagnole con l’Avenida, la vigilia del pre-Mondiale con l'Italia. La capitana azzurra Laura Spreafico si racconta.

di Luca Ferrari

Instancabile, decisa e già focalizzata sui prossimi cruciali obiettivi della sua vita. Laura Spreafico, capitana della Nazionale di pallacanestro, è pronta per conquistare il pass per i Mondiali 2026 di Berlino. Mercoledì 11 marzo l’Italia farà il suo debutto a Porto Rico, proprio contro le padrone di casa, 13° nel ranking FIBA appena sopra l’Italia di una posizione. “La prima partita è sempre un po' un'incognita. Meglio affrontare La Isla del Encanto all'inizio, piuttosto che l’ultima di una gara in cui è in palio tutto giochi tutto e con, inevitabilmente, gran parte del pubblico contro. A prescindere dall’avversario, dovremo essere brave a ritrovare l'alchimia - europea - nel minor tempo possibile, concentrarci e giocare al meglio. Tutte le partite saranno fondamentali, quindi non bisogna fare calcoli” dice Laura.

Dopo una prima esperienza all’estero al Gernika (2022-23), Laura Spreafico è tornata in Spagna a partire dalla stagione attualmente in corso, accasandosi questa volta all’Avenida. Raggiunta via Zoom in terra iberica e dopo aver superato qualche imprevisto tecnologico (..), Laura si racconta, reduce da un tour de force cestistico che l’ha vista giocare e vincere 71-65 in terra ellenica, nella gara di andata dei quarti di finale di Eurocup contro l’Athinaikos. Neanche due giorni dopo, eccola di nuovo in campo nella sfida di campionato contro l’A.E. Sadis Basquet, anch’essa conclusa come meglio non si potrebbe, 70-69, attestandosi così in quinta posizione.

“È stato un periodo bello tosto. Due trasferte consecutive ti stancano fisicamente e mentalmente. Il campionato spagnolo è molto combattuto e competitivo. Di recente il Valencia ha perso a Estepona, terzultima in classifica. Nessuna sfida è mai troppo scontata perché il livello è mediamente alto; proprio questa è stata un po' la motivazione che mi ha spinto a tornare in Spagna. Siamo molto contente dei risultati ottenuti. L'ultima vittoria in campionato ci ha dato due punti molto importanti. Siamo state brave anche se la partita non è stata bellissima. Qui a Salamanca poi, ho ritrovato Anna Montañana, la stessa allenatrice che avevo al Guernica. La sua presenza alla guida dell’Avenida è stata sicuramente uno stimolo in più per tornare. Mi piacerebbe davvero alzare un trofeo con questa squadra a fine stagione”.

 Laura Spreafico in allenamento con l'Alvenida © Club Baloncesto Perfumerías Avenida

"Se continueremo a vincere, anche i prossimi saranno mesi molto impegnativi" prosegue la cestista comasca. "A marzo poi, subito dopo aver terminato le gare di qualificazione con l’Italia, dovremo affronteremo l'Uni Girona in Copa de la Reina. L’incrocio non è stato dei migliori ma la storia più recente della competizione ha dimostrato che anche le piccole possono vincere. Nell’ultima edizione la non favorita Jairis ha superato Valencia e Girona, per poi vincere la finale proprio contro l’Avenida. Stiamo ancora cercando un equilibrio definitivo ma siamo pronte a tutto. Lavoriamo ogni giorno e siamo ambiziose. Non ci spaventano le avversarie".

Marzo sarà davvero uno snodo cruciale nella vita professionale di Laura Spreafico e delle sue compagne "azzurre". Cinque partite per portare l’Italia ai FIBA Women’s Basketball World Cup 2026. Nel dettaglio:

  • 11 marzo ore 20.00, Italia-Porto Rico (le 2.00 in Italia)
  • 12 marzo ore 17.00, Nuova Zelanda-Italia (le 23.00 in Italia)
  • 14 marzo ore 17.00, Stati Uniti-Italia (le 23.00 in Italia) 
  • 15 marzo ore 17.00, Italia-Spagna (le 23.00 in Italia) 
  • 17 marzo ore 14.00, Senegal-Italia (le 20.00 in Italia)
“Tra compagne di Nazionale ci sentiamo ogni tanto, purtroppo gli impegni con i club sono tanti e quando hai così tante partite all’interno della stagione, finché non arrivi al raduno, è difficile concentrare le energie mentali in quella specifica direzione" analizza Spreafico, "Ognuna di noi lavora duramente per essere pronta al 100% per il club e per la Nazionale. Senegal e Nuova Zelanda le conosco poco. Gli Stati Uniti li abbiamo incontrati l’ultima volta molti anni fa. L’unica squadra che conosciamo effettivamente è la Spagna. Anche se in amichevole (La Linea, 14–15 novembre), averla finalmente battuta dopo più di 24 anni, mi ha fatto molto piacere anche perché io giocavo un po' in casa, e gli occhi degli spagnoli erano puntati soprattutto su di me”. E chi sarà mai stata l’MVP azzurra nella partita contro la nazionale iberica? Ovviamente lei, Laura Spreafico, che ha messo a referto 18 punti (di cui 3 su 4 da tre).

                                                           
Torneo "La Linea", Italia-Spagna 77-61: gli highlights

Già, l’Italia. Tutti gli appassionati di pallacanestro hanno ancora negli occhi (e nell'anima) la straordinaria medaglia di bronzo conquistata ai FIBA EuroBasket Women 2025. “Se ci ripenso, il primo pensiero/emozione che sento è la felicità” racconta con vivida sincerità Laura. “L'immagine che ho nella mente sono gli abbracci dopo la vittoria contro la Francia nella finale per il terzo e quarto posto. Fin dai primi giorni del raduno abbiamo lavorato molto, convinte di poter ottenere un risultato importante. Dopo la delusione all’Europeo 2023, c'era la consapevolezza che potevamo fare molto di più. Abbiamo raggiunto questo traguardo e non vogliamo certo fermarci qui".

Nella più recente edizione continentale l’Italia ha giocato un basket incredibile, perdendo l’appuntamento con i due gradini più alti del podio solo per una questione di “ferrei” centimetri. Un gruppo solido, come la stessa Spreafico ha giustamente rimarcato: “La nostra più grande qualità è il collettivo. Molte squadre si affidano a due o tre giocatrici, la nostra forza invece è la possibilità di affrontare ogni partita potendo contare su tutte le giocatrici del roster”. Ed è esattamente ciò che si è visto agli Europei 2025. André, Cubaj, Fassina, Keys, Madera, Pan, Pasa, Santucci, Trimboli, Verona Zandalasini e ovviamente Laura Spreafico, tutte sono state protagoniste. Quando sono state chiamate in campo, ciascuna ha dato il massimo, lasciando il segno.

“La partita con la Turchia è stata emblematica sotto tanti punti di vista, ma soprattutto ha messo in evidenza una volta per tutte che cosa significa essere una squadra. Negli anni questa squadra si era presa qualche batosta, quindi il fatto di essersi compattate ancora di più nel momento di maggiore difficoltà, ha dimostrato tutto il nostro carattere e la consapevolezza di poter contare l'una sull'altra. Quando scenderemo in campo a Porto Rico per giocarci le nostre chance di arrivare al Mondiale, lo faremo con la certezza che il nostro essere gruppo sia l’arma più potente”. Dopo il bronzo europeo, le Azzurre si sono ritrovate dal Presidente Mattarella per un appuntamento a dir poco speciale e poco tempo dopo, in occasione del torneo franco-spagnolo. “Non vediamo l’ora di ritrovarci. Più che gli USA però, già qualificati, attendo con ansia di incontrare la Spagna”.

Laura Spreafico e il Presidente Sergio Mattarella - ph. @quirinale.it
Laura Spreafico, una raminga della palla a spicchi. Classe 1991, Guardia/ Ala di 181 cm, ha esordito in A1 nella stagione 2006/2007 con la Comense, passando poi a Lucca e quindi a Schio dove ha vinto 2  edizioni del Campionato e altrettante della Supercoppa e della Coppa Italia. Nel 2016 ha giocato a Parma, poi a Ragusa e nel 2018 ha firmato per Broni, quindi una parentesi a Lucca e al Costa Masnaga. Nel 2022-2023 è passata al Gernika Bizkaia, in Spagna, quindi altre due stagioni in Italia al Passalacqua Ragusa prima e al Geas Sesto San Giovanni poi, infine, nell'estate 2025 il passaggio a Salamanca.

“Rispetto a quando ho iniziato, c’erano più squadre nel campionato italiano (16, ndr) e forse un maggiore equilibrio. Adesso c’è una spaccatura più netta tra le prime quattro-cinque squadre e il resto del gruppo. In Spagna, dove si continua a investire molto sullo sport femminile, ho trovato un basket molto più seguito. Ogni settimana abbiamo tra le 3.000 e le 3.500 persone sugli spalti a seguire le partite. Purtroppo non è lo stesso in Italia. Adesso forse siamo a un punto di svolta. La Federazione ha pianificato budget importanti per la promozione e lo sviluppo del basket femminile e la nostra medaglia ha contribuito a una maggior popolarità. Mi auguro che i risultati dei prossimi mesi possano dare una spinta decisiva al nostro movimento”. 

Il tempo scorre inesorabile: online, sul parquet e nella vita. Quali sono i desideri di Laura Spreafico per il futuro? “A livello sportivo, mi piacerebbe affrontare la Cina ai Mondiali, il cui vice-allenatore è il papà del mio compagno. Sarebbe come un derby per me e oltre tutto non ci ho mai giocato contro.  Quando smetterò di giocare a basket invece, mi piacerebbe lavorare con i bambini in ambiti diversi dallo sport. Durante la laurea triennale ho svolto un tirocinio in una casa mamma-bambino, scoprendo quanto mi piaccia lavorare con i più piccoli, in particolare durante la fase evolutiva, quando ancora non parlano perfettamente ma comunicano efficacemente attraverso il corpo. Attualmente immagino il mio percorso professionale futuro al di fuori del basket. Adesso sono iscritta a una laurea magistrale. Sono una persona curiosa e motivata. Mi entusiasma l’idea di approfondire nuovi ambiti della vita, valorizzando anche le esperienze accumulate nei miei 20 anni di carriera cestistica”.

Il presente chiama. Giovedì 12 febbraio Laura Spreafico sarà nuovamente in campo con l'Avenida per conquistare la semifinale di Eurocup. Viaggi del mondoMondo BASKET sarà ovviamente in prima fila davanti al canale YouTube (gratuito) della FIBA per seguire il match e sostenere la "nostra" Capitana. Forza Laura, guida le Azzurre verso una storica prima medaglia mondiale a Berlino!

  Laura Spreafico (Italia) in trionfo a Euro 2025 ph. @Italbasket
  Laura Spreafico (Italia) in azione contro la Spagna ph. @Italbasket
 Laura Spreafico in allenameno con l'Alvenida © Club Baloncesto Perfumerías Avenida
 Laura Spreafico in allenamento con l'Alvenida © Club Baloncesto Perfumerías Avenida
 Laura Spreafico in azione con l'Alvenida © Club Baloncesto Perfumerías Avenida
Il giornalista Luca Ferrari e la cestista Laura Spreafico durante l'intervista 

domenica 8 febbraio 2026

Zelenci - Velika dolina, paradiso nevoso

Zelenci (Slovenia), le piste di Velika Dolina  © Luca Ferrari

Poco lontano da Kranjska gora, ci sono anche le più placide piste di Velika Dolina, incastonate nel cuore più naturale della SloveniaE ora, via sugli sci...

di Luca Ferrari

Una pista blu con lo skilift per chi sta iniziando a prendere confidenza con la neve e sci. Una pista rossa che si ricongiunge con la prima per chi vuole provare più emozioni, godendosi un incredibile panorama boschivo mentre si fa portare su una comoda seggiovia dagli 810 m s.l.m. del "campo base" agli oltre i 1.000. Poco distante da Kranjska Gora, a ridosso dell'agglomerato di Podkoren, incastonato tra bosco e il piccolo centro di Ratece, ci sono anche le piste di Velika Dolina. Lì non ci sono le inevitabili code della rinomata meta sciistica slovena. Velika dolina è il luogo ideale per chi ha bisogno di sciare tanto senza dover sempre guardare chi sta arrivando. Ci sono le scuole ma è tutto molto placido e pratico. Un parcheggio piuttosto ampio si trova giusto davanti alla pista, separato da una porzione in salita da percorrere. 

Una volta entrati in Slovenia dal Tarvisio, la statale passa in sequenza per RatecePodkoren e Kranjska Gora. Una volta arrivati alla rotonda che conduce alla gigantesca pista di salto con gli sci, c'è una stradina sulla sinistra (a senso unico) che conduce alle piste di Velika dolina, proprio di fronte alla riserva naturale di Zelenci, un'area protetta tra le più suggestive della zona, in particolare per il lago verde smeraldo e per essere la sorgente del fiume Sava Dolinka, uno dei principali affluenti del Danubio. A ridosso delle due piste, c'è un piccolo chiosco con tavolini anche interni dove ci si può rifocillare con pasti frugali (toast, hot dog) e bibite calde. Poco distante, 20 secondi sugli sci circa, una più ampia baita dove poter gustare calde pietanze slovene.

Rispetto ai ticket orari, giornalieri o più di Kranjska gora, che includono anche le piste di Velika dolina, si possono acquistare pass specifici solo per questo mini comprensorio a parte nel solo formato: 4 ore o giornaliero, rispettivamente ai prezzi:

  • adulti: quattro ore 28€, giornaliero 34€
  • ragazzini (2002-2010): quatto ore 27€, giornaliero 30€
  • bambini (2011-2019): quattro ore 23€, giornaliero 24€
  • piccolini (2020-): quattro ore 15€, giornaliero 17€
Gli ski pass per le piste di Velika dolina si possono acquistare solo e unicamente sul posto, a ridosso della seggiovia, fino a tarda mattinata. Pagamenti disponibili in contanti o carta di credito.

Si comincia a salire. La salita è molto piacevole. Alla propria sinistra c'è solo natura. Complici le nevicate degli ultimi giorni è tutto un manto bianco. Non è per niente ripida ma allo stesso tempo risulta quel minimo impegnativo. Una volta mollato il gancio, c'è un ampio spiazzo dove sistemarsi prima di cominciare la discesa. Spiazzo di confluenza con la pista rossa adiacente, che come specificato, si ricongiunge con la suddetta. A metà pista circa, c'è un grosso casolare in legno (per il fieno). Lo si può "circumnavigare" senza fare fuoripista. Il sentiero nevoso è tracciato e prima di rientrare, può capitare di qualche piccolo ed emozionante saltino. 

A dispetto della semplicità della pista, il tracciato è molto piacevole anche per quegli sciatori più esperti. Un percorso comunque utile per togliersi la ruggine delle stagioni più calde, dando la possibilità di riprendere confidenza con la pratica dello sci nel modo più naturale possibile. Dopo una mezza giornata di sciate, arriva il momento di puntare più in alto. A una prima vista la seggiovia sembra piuttosto bassa, sensazione confermata anche sciando a ridosso della struttura meccanica. Per nulla affollata e realizzata per portare massimo due persone alla volta, bastano pochi secondi di salita per rendersi conto che sotto di noi c'è ben più di qualche singolo metro. Specifico questo dettaglio per tutti coloro che non sono molto a proprio agio con il vuoto, sottoscritto incluso.

La seggiovia sale molto dolcemente, passaggio sui piloni inclusi. Nel finale, in particolare, il dislivello sotto di sé aumenta e neanche poco. Finalmente riprendo contatto con la terra "innevata". Qualche secondo per rendermi conto di dove sia e ammirare un panorama mozzafiato. Solo natura. Fusti arborei e neve. La prima parte di discesa rossa è quasi nascosta. Ripida il giusto. Emozionante. Non si scorge la vallata da quassù. Una sensazione di andare piano mi pervade. Voglio indugiare lì. Pianto le racchette. Respiro. Qualcuno scambia la mia anima per esitazione o timore della performance sciistica. Non m'interessa. Mi prendo il mio tempo. Quando sento che è il momento, inizio la discesa. Una parte di me resterà qui ancora per molto, sulle piste di Velika dolina, a Zelenci (Slovenia), il mio piccolo paradiso nevoso. 

Zelenci (Slovenia), verso le piste di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), la stazione sciistica di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), la pista blu di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), le piste di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), le piste di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), le piste di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), le piste di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), le piste di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), le piste di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), le piste di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), le piste di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), le piste di Velika Dolina © Luca Ferrari
Zelenci (Slovenia), le piste di Velika Dolina © Luca Ferrari

domenica 25 gennaio 2026

EuroLeague Women, il grande basket

Francesca Pan (Reyer) e Gabby Williams (Fenerbahce) © Luca Ferrari
La sfida di EuroLeague tra Reyer Venezia e Fenerbahce Opet ha avuto un solo e unico vincitore, il grande basket di qualità. di Luca Ferrari Adrenalina. Canestri chirurgici. Ripartenze e spirito di squadra. Da una parte, la squadra di casa desiderosa di consacrarsi nell’élite del grande basket europeo, dall’altra una corazzata per nulla intenzionata ad abdicare la sua posizione di “potere”. Giovedì 22 gennaio 2026 il Palasport Taliercio di Mestre (Ve) è stato teatro di una sfida cestistica di altissima qualità tra la Reyer Venezia e il Fenerbahce Opet. Le due squadre si sono affrontate a viso aperto, senza risparmiare fatica né muscoli. È stata una partita che ha davvero entusiasmato, facendo capire una volta per tutte e di più il livello raggiunto dal basket femminile. Gabby Williams è stata divina. Veloce, letale e sempre al servizio della squadra. Nel corso di una recente intervista che prossimamente uscirà sulle pagine del magazine internazionale L’Italo-Americano, la cestista azzurra Sara Madera aveva evidenziato quanto fosse forte e d’ispirazione la belga Emma Meesseman. Detto fatto, è stata una delle indiscusse protagoniste della partita, portando qualità e strategia, insieme alla connazionale Julie Allemand. Per i primi due quarti la squadra turca ha martellato le avversarie senza dare segni di cedimento, chiudendo con un pesante 51-30 in proprio favore. Difficile immaginare una reazione che potesse in qualche modo scalfire le certezze degli “angeli gialli”. Invece è accaduto l’inimmaginabile. Mai dare per chiusa una partita di pallacanestro con due quarti da giocare, anche se di fronte c'è un avversario fortissime. Le leonesse hanno cominciato a reagire, segnando e rubando palle. In gran spolvero la croata Ivana Dojkic, autrice di 17 punti. Insieme a lei, l’unica a chiudere in doppia cifra è stata Stephanie Mavunga, sempre più fondamentale nel meccanismo di gioco di coach Mazzon. Aldilà dei punti messi a referto (9), Francesca Pasa è stata una vera scossa che ha mandato in tilt i meccanismi (quasi) perfetti delle avversarie.  Giocata dopo giocata, l’impossibile si è quasi materializzato. Da un letale -21 si è passati a -4, con la Reyer capace di infliggere un inimmaginabile parziale di 15-0 e arrivando a scagliare un tiro da 3 che se fosse entrato, sarebbe arrivat a -1, il tutto sospinta da un pubblico che, in caso di "aggancio", avrebbe probabilmente eguagliato i decibel del rumorosissimo 12° uomo dei Seahawks di Seattle (football NFL). La rimonta però si è arenata lì, e le avversarie, dominatrici dell’EuroLeague nel biennio 2023-24 nonché detentori del titolo del Turkish Basketball Super League negli ultimi cinque anni, hanno poi ripreso la strada della vittoria. È stata una serata di eccellente basket femminile che sono felice di aver condiviso con mio figlio (il cestista di famiglia, ndr). Insieme abbiamo assistito a una partita di altissimo spessore tecnico. Dagli spalti però, sarebbe auspicabile vedere un po’ più di fair play. Sostenere la propria squadra è sacrosanto, rispettare l’avversario con degni applausi lo è altrettanto, tanto alla presentazione quanto durante la realizzazione dei canestri più meritevoli, e ce ne sono stati parecchi. Nel 2026 sarebbe ora che lo sport avesse la meglio sul tifo monodirezionale. Inoltre non è certo un bell'esempio per quei piccoli appassionati venuti ad ammirare queste fantastiche atlete. E a proposito di grande basket femminile, italiano ed europeo, la prima della classe Famila Schio, ancora imbattuta sui parquet nazionali nonché vincitrice della Coppa Italia 2026, oggi sfida la 3° della classe, Magnolia Campobasso, decisamente in gran spolvero. Dopo la vittoriosa trasferta in laguna, la squadra molisana farà il bis anche in terra vicentina? La domenica successiva poi, 1 febbraio,  le campionesse d’Italia in carica se la vedranno proprio con la Reyer per un infuocato derby veneto che verrà trasmesso anche in chiaro in diretta su Rai Sport (ore 20.45). Una partita che entrambe le squadre giocheranno al massimo, tenendo anche conto anche dell’ultima e imminente sfida della 2° fase della massima competizione europea, entrambe mercoledì 4 febbraio, la Reyer contro il Valencia e Schio contro il Bourges.
Guarda gli highlight Reyer-Fenerbahce
EuroLeague Women - Reyer & Fenerbahce © Luca Ferrari

giovedì 22 gennaio 2026

Scuola a modulo, insieme e meglio

Venezia - compagni di classe di scuola a modulo © Luca Ferrari
La scuola a modulo è una risorsa preziosa per i bambini e le famiglie, offrendo un ambiente stimolante che favorisce l’apprendimento e la gioia di crescere insieme.
di Luca Ferrari Scuola a modulo, un’opportunità per imparare insieme e meglio. “La scuola a modulo è una scelta educativa che porta all’indipendenza del bambino e alla consapevolezza del genitore. Penso che non sia solo una questione di chi - può permettersi - il modulo per questioni di tempo libero, ma di chi lo SCEGLIE per mettersi in gioco assieme al proprio figlio”. Inizia così il racconto sincero di Nicole Vio, un figlio in 3° elementare alla Scuola Primaria Diedo di Venezia e una figlioletta a cui spera di far seguire le orme scolastico-fraterne tra qualche anno. Scuola a modulo, un modello che rende l’apprendimento più efficace tra condivisione, crescita collettiva e una progressiva autonomia nello svolgimento dei compiti. Scuola a modulo è anche tempo prezioso vissuto insieme. Genitori coi figli, ma anche tra compagni di classe al di fuori dell’edificio scolastico. La scuola a modulo è una tipologia sempre più rara nel sistema scolastico italiano: nel solo centro storico della città lagunare, per esempio, ci sono soltanto due plessi che la offrono: la già citata Diedo e la Bernardo Canal. La scuola a modulo è una forma di organizzazione didattica della scuola primaria che prevede la permanenza degli scolari fino alle 16.00 con servizio di mensa incluso, distribuita su due o massimo tre pomeriggi settimanali. Una modalità certamente non per tutti, che deve inevitabilmente sposarsi con gli impegni lavorativi delle famiglie. A dispetto della sempre minore disponibilità e un trend ormai consolidato nelle 27 ore invece che 30, in molti continuano a sceglierla per più ragioni, prima fra tutte, il benessere dei diretti interessati. “Oggi sono venuta a prendere mio figlio dopo pranzo” racconta ancora Nicole “Ho respirato la - ricreazione lunga - per alcuni minuti. C’era un clima di gioco in un giardino meraviglioso, dove i bambini si divertivano: chi rincorrendosi e chi sull’altalena. Alcuni chiacchieravano, altri ridevano. Un’aura di spensieratezza che mi ha ricordato i miei anni migliori, proprio alle elementari.  Appena uscita, mia figlia di 4 anni mi ha detto: hai capito mamma perché voglio andare alla Diedo? Lì sono felici! Scelgo la scuola a modulo Diedo anche per mia figlia piccola perché è felicità e famiglia, oltre all’educazione e all’insegnamento”. Venezia, anno scolastico 2025-26. È da poco passata l’ora di pranzo in un giorno infrasettimanale e dal salotto di alcune case veneziane si ode uno schiamazzo tanto gioioso quanto irrefrenabile. È la voce di bambini che stanno giocando. Sono compagni di classe. No, non hanno “marinato” la scuola. Oggi sono qui, la prossima settimana saranno altrove, a seconda della disponibilità dei “grandi”. La vita scorre così nella scuola a modulo. Per due giorni alla settimana ci si organizza per regalare l’esperienza del crescere insieme, gettando anche le radici di quelle che chissà, magari diventeranno amicizie per tutta la vita. Giocano insieme. Fanno i compiti insieme. Imparano a studiare insieme. Si confidano insieme. Maturano insieme. Fanno, ovviamente, chiasso insieme… se no, che bambini sarebbero? Alle volte è faticoso ma è sufficiente guardarli per capire quanto stiano bene. Vivono pomeriggi differenti dalla stragrande maggioranza dei loro coetanei. Gli alunni delle scuole a modulo imparano molto anche quando sono “semplicemente” a casa dei loro compagni di classe. “Per la mia esperienza sono molto favorevole a scegliere il tempo a modulo per i nostri figli”, analizza Elena Benevento, professione logopedista e mamma di 11 bambini, la maggioranza dei quali iscritti a questa tipologia di scuola. “Non tutti i bambini sono pronti per rimanere 8 ore al giorno a scuola per l'intera settimana e può capitare che l'insegnante o la classe stessa non siano l’ambiente in cui il bimbo si trovi al meglio. Pertanto, avere 2 o 3 pomeriggi no-scuola, può fare la differenza. Inoltre ci sono quelli che hanno difficoltà di apprendimento (come la dislessia o difficoltà di attenzione) e in questi casi, avere la possibilità di pomeriggi in cui inserire interventi riabilitativi o poter lavorare ad hoc con il diretto interessato, può fare la differenza, senza fargli saltare delle ore in orario scolastico che poi vanno recuperate. Chiaramente ogni famiglia fa le proprie considerazioni e sceglie ciò che ritiene più confacente alle proprie necessità organizzative, ma, potendo scegliere, ci sono molte ragioni per scegliere la scuola a modulo”. Venezia è una città molto particolare. Lo spopolamento continua inesorabile. Ci sono sempre meno famiglie e quindi anche meno bambini. Ogni anno gli open day diventano snodi cruciali per la sopravvivenza di molti istituti. A differenza delle ultime due annate che hanno potuto beneficiare del terzo pomeriggio, la nuova “numerosa” I elementare della Diedo avrà garantiti soltanto due pomeriggi, con il peso del terzo e fondamentale che è ricaduto sui genitori, costretti a organizzarsi con un doposcuola a proprie spese. Sebbene il modulo base sia ormai quello delle 27 ore, ci possono essere eccezioni purché si riescano a equilibrare le ore interne tra i plessi del medesimo istituto. Non è facile, ma garantire un terzo pomeriggio può fare davvero la differenza. Nel caso specifico, è bastato far sapere alle famiglie indecise che ci sarebbe stato il terzo pomeriggio (e pure a pagamento) perché la classe raddoppiasse gli iscritti in pochi giorni.  “La nostra è una scuola a misura di bambino, dove nessuno viene lasciato indietro e dove ogni giorno tutti entrano sereni” conclude Laura Aletti. “La scuola a modulo è una scelta che i bambini amano moltissimo, inclusi i miei due figli. Riescono ad avere più tempo per sport, musica o altre attività extrascolastiche. In parallelo si sviluppano anche i rapporti tra le famiglie. La nostra esperienza è quella di una rete fatta di persone che si aiutano reciprocamente, anche nel seguire i bambini nei compiti, un impegno che portano avanti fin dalla I elementare, durante la settimana e nei weekend. Dalla III, poi, la scuola li incentiva ulteriormente a organizzarsi con lo studio, uno stimolo che siamo sicuri sarà molto utile quando poi passeranno alla scuola media”. Quale futuro attende dunque la scuola a modulo? Verranno fagocitate in un inesorabile "dittatura a tempo pieno" o le dirigenze scolastiche e le amministrazioni comunali si attiveranno in sinergia e sempre meglio per sostenere e promuovere questa tipologia di scuola primaria che funziona alla grande ed è molto apprezzata dai diretti interessati?... Mi sembra ieri quando io e mia moglie eravamo combattuti sulla scelta tra scuola a modulo e a tempo pieno. Sono passati già tre anni da quei giorni travagliati ma li ricordo come se li avessimo appena vissuti. Alla fine decidemmo per il modulo. A darci la spinta decisiva, una maestra di un altro istituto, con esperienza su entrambi i fronti. Mi parlò dei molti aspetti a favore della scuola a modulo ma fu uno in particolare a farmi capire che cosa dovevamo fare: il tempo in più che avremmo condiviso con nostro figlio, anche se ciò avrebbe significato fare qualche sacrificio. Ogni volta che mio figlio esce da scuola, siamo lì. O io o mia moglie. Rispetto alla scuola a tempo pieno, in cinque anni di elementari resterà più di 1.000 ore fuori dall’edificio scolastico, una parte delle quali insieme a noi. Magari giocherà. Magari farà compiti con i suoi amici e nelle loro case, ma noi ci saremo. So di essere molto fortunato a poter vivere molto più tempo insieme a mio figlio: vederlo di più, sorridergli, fargli una carezza semplicemente per fargli sentire che gli voglio bene. Tutto questo è stato possibile grazie alla scuola a modulo. 

“Love is the answer, 

and you know that for sureJohn Lennon (Mind Games)

Compagne/i di classe corrono spensierati verso un nuovo pomeriggio "a modulo" © Luca Ferrari
Si pranza in compagnia "a modulo" © Luca Ferrari
Pomeriggio "a modulo" - compiti insieme © Luca Ferrari
Pomeriggio "a modulo" - popcorn casalingo © Luca Ferrari
Si studia e ci si diverte nei pomeriggi a modulo con Paxi © Luca Ferrari