mercoledì 1 luglio 2020

Canada Day, la festa del Canada

Lunenbrug (Nuova Scozia) - cupcake per il Canada Day del 1 luglio © Luca Ferrari
1 luglio, buon compleanno Canada! In attesa di tornare a trovarti, ecco i miei reportage su di te. Happy Canada Day. Now I tell you all my reportage about you, cheers!

di Luca Ferrari

Bandiere con la foglia d'acero sventolano ovunque. Una serena atmosfera di gioia condivisa. Dalla British Columbia al New Foundland & Labrador, il 1 luglio ricorre la festività del Canada Day, un tempo chiamato Dominion Day. Le province si unirono il 1 luglio 1867. L'inchiostro fu impresso sul British North America Act, redatto il 1° luglio 1867 da John Alexander Macdonald, Primo Ministro Canadese. In questa data, si sancì l’unificazione delle colonie britanniche del nord America (New Brunswick, Nova Scotia con le Province dell'Ontario e Quebec.

  • Vancouver, il giardino Ming - Viaggio nel primo giardino cinese Ming realizzato fuori dalla Cina. Il Dr. Sun Yat-Sen Classical Chinese Garden di Vancouver, in Canada.
  • Canada, il mio viaggio è già iniziato - Da Neil Young a Vancouver, passando per arte, sogni e attese di una vita intera. Adesso sto per tornarci. In realtà il mio viaggio in Canada è cominciato più di vent’anni fa.
  • Canada nel cuore, Canada dell'anima -  Luogo dell'anima. Meta per anime semplici, innamorate dei mondi e dai cuori tonanti. Viaggio nel Canada orientale, da Montreal alla Prince Edward Island.
  • Pancake, breakfast in Canada - Dal Quebec a Prince Edward Island passando per la Nuova Scozia. Lì nel (grande) mezzo del Canada, per la gioia del mio palato, le tante colazioni a base di pancake e sciroppo d’acero.
  • PEI, pura meraviglia di Canada - Viaggio nel mondo fiabescamente naturale del Greenwich Dunes National Park sulla Prince Edward Island (PEI). Sii paziente  mio amato Canada, tornerò ancora.
  • Le aragoste del PEI Lobster Festival - Al burro, zuppa o simil hamburger. L'aragosta è una delle indiscusse specialità del Canada. Il 28 giugno a Souris, sulla Prince Edward Island, si svolgerà il PEI Lobster Festival.
  • Canada, lo splendore di Madre Natura - Più di cinquemila chilometri separano Venezia dal Canada. Il mio cuore continua a battere imperterrito grazie anche all'aiuto dei social network.
  • Canada, il viaggio infinito - Nel segno del viaggio, on the road e l'amore. Nel nome di tutto ciò che conta davvero per un essere umano. Tre anni fa partivo per il Canada e ancora oggi non me ne sono mai andato.
  • Nuova Scozia, la fiabesca Parrsboro - Viaggio "nell'Acadiana" Parrsboro, in Nuova Scozia (Canada orientale) tra storia geologica, verde e un soggiorno degno delle fiabe più autentiche.
  • Canada infinito - Le strade infinite. Piccoli caseggiati immersi nelle natura. L'oceano, i laghi. Qualche grande città. Viaggiare on the road in Canada è un'esperienza totale.
Last but not least...
  • Attention, Canada employers - My name is Luca Ferrari. I live in Venice, Italy and I’m a freelance Italian journalist and copywriter with a lot of experience in English translation, social networking and text editing with international companies. If you want to know more about me, please, visit my Linkedin profile: https://www.linkedin.com/in/ferraril/
Vi aspetto lunedì 6 luglio ore 15.00 per un nuovo imperdibile servizio sull'isola del Principe Edoardo

Sventola la bandiera nel Canada Day del 1 luglio © Luca Ferrari

giovedì 25 giugno 2020

Seattle, il Woodland Park Zoo

Un orso nel Woodland Park Zoo di Seattle © Luca Ferrari
Alla scoperta del Woodland Park Zoo, l'imponente giardino zoologico di Seattle. Oltre novanta ettari nella zona nord-occidentale della capitale dello stato di Washington.

di Luca Ferrari

Continua il viaggio nella città smeraldo (Emerald City) dello stato di Washington (USA), Seattle. A poca distanza dal placido Green Lake c’è il Woodland Park Zoo, al cui interno si trova il celebre giardino zoologico situato attorno a Phinney Ridge, quartiere nord. A seguire le indicazioni non è un’impresa impossibile anche facendola a piedi. Non sono troppo di questo avviso per cui mi avventuro un po’ alla cieca finendo per chiedere indicazione a ogni possibile abitante della zona anche se in realtà incontro più scolaresche per un sano picnic all’aperto. Prima ancora di vedere il parcheggio a ridosso dell’ingresso, capisco di essere arrivato da un vociare bambinesco sempre più fragoroso.

Sono dentro. Un’area di 92 acri (37 ettari) dove hanno trovato casa 300 specie circa, per un numero complessivo di oltre mille esemplari animali, settemila alberi e oltre cinquantamila tra piante e simili. Ognuno come sempre può girarselo come gli pare, seguendo a proprio piacimento gli itinerari.A darmi il benvenuto è il rosa dei fenicotteri, passando poi alle ampie vasche con i pinguini che inevitabilmente riportano alla memoria alcuni dei protagonisti animati della saga del lungometraggio Madagascar. Leopardi, elefanti, il drago di Komodo, civette e aquile, lupi bianchi e anche un gigantesco orso, che per la gioia dei presenti si concede un bagno proprio davanti al vetro della vasca.

Dal cinema poetico di La mia vita è uno zoo (2012, di Cameron Crowe con Matt Damon, Elle Fanning e Scarlet Johansson) alla vita autentica dentro e fuori i recinti. In una sorta di passaggio di testimone, chiudo gli occhi per indovinare a quale ospite dello Woodland Park Zoo mi stia avvicinando, dal verso che sento. Una costante carezza familiare di aromi naturali mi accompagna delicatamente all’uscita, ma non è ancora tempo di rientrare al cospetto dello Space Needle, lì, sul Puget Sound. La visita al giardino botanico mi aspetta. E l’immagine di una corolla rossa come il fuoco più dolce, si fa sempre più vicino ai miei occhi. Direi quasi, a portata di battito incessante.

L'ingresso nel Woodland Park Zoo di Seattle © Luca Ferrari
Un pinguino nel Woodland Park Zoo di Seattle © Luca Ferrari
Un orso nel Woodland Park Zoo di Seattle © Luca Ferrari
Un drago di Komodo nel Woodland Park Zoo di Seattle © Luca Ferrari
Un elefante nel Woodland Park Zoo di Seattle © Luca Ferrari
Dei lupi nel Woodland Park Zoo di Seattle © Luca Ferrari
Il giardino botanico nel Woodland Park Zoo di Seattle © Luca Ferrari

mercoledì 10 giugno 2020

Canada infinito

Canada, on the road nel New Brunswick © Luca Ferrari 
Le strade infinite. Piccoli caseggiati immersi nelle natura. L'oceano, i laghi. Qualche grande città. Viaggiare on the road in Canada è un'esperienza totale.

di Luca Ferrari

Da tempo immemore ormai, le mie domeniche mattina iniziano tutte allo stesso modo. Pancake, sciroppo d'acero e brocca di caffè nero. La colazione canadese per eccellenza. Un viaggio Proustiano che mi riporta dentro e lungo le mie scorribande su e giù nel gigante nordamericano. Un viaggio che ancora oggi mi attraversa la mente e i pensieri. Canada, un viaggio che continuo a percorrere nel cuore e nell'anima, sognando un giorno di riuscire a trovare una collaborazione lavorativa che mi porti a essere sempre più vicino e presente a quella terra tanto grande quanto ospitale.

Nel post-pandemia, dove è ancora necessario mantenere una certa distanza, gli immensi spazi del Canada sono la meta ideale. Io lo so bene. Io ci sono stato. Io l'ho attraversato.

Canada, la vegetazione del Fundy National Park (New Brunswick) © Luca Ferrari 
Canada, la vegetazione ad Alma (New Brunswick) © Luca Ferrari 
Canada, l'incredibile paesaggio di Hopewell Rocks (New Brunswick) © Luca Ferrari 
Canada, da qualche parte in Nuova Scozia © Luca Ferrari 
Canada, l'arrivo a Mahoon Bay (Nuova Scozia) © Luca Ferrari 
Canada, la potenza oceanica di Peggy's Cove (Nuova Scozia) © Luca Ferrari 
Canada, on the road lungo la Cape Breton Island (Nuova Scozia) © Luca Ferrari 
Canada, in traghetto verso la Prince Edward Island © Luca Ferrari
Canada,whale-watching sulla Prince Edward Island © Luca Ferrari
Canada, alla scoperta del Greenwich Park (Prince Edward Island) © Luca Ferrari
Canada, il paesaggio del Greenwich Park (Prince Edward Island) © Luca Ferrari
Canada, il verde di Green Gables (Prince Edward Island) © Luca Ferrari
Canada, il paesaggio frastagliato di Argyle Shore (Prince Edward Island) © Luca Ferrari

lunedì 1 giugno 2020

Il dolce privilegio della quarantena

Padre e figlio in quarantena 
Sono un privilegiato. Durante la quarantena da covid-19 il mio lavoro è continuato. Tutti i miei cari e amici hanno goduto di buona salute e sono sempre stato accanto a mio figlio.

di Luca Ferrari

Italia, 1 giugno 2020. A parte qualche inevitabile limitazione, si può ricominciare a camminare senza mascherina. Le attività sono riaperte. Il mondo ha ripreso a uscire. Tutti felici per la fine delle tante limitazioni? Non proprio. A livello puramente personale a me la quarantena non è dispiaciuta, anzi, ma solo perché sono un privilegiato. La mia professione da anni ormai è quasi esclusivamente in smart working e durante questo periodo non si è mai interrotta. Gli anni di cronaca giornalistica al Corriere del Veneto mi hanno insegnato a essere veloce e operativo in qualsiasi situazione. Tutto ciò mi è tornato utilissimo da quando sono diventato padre.

Sono passati tre mesi ormai dall'inizio della quarantena e ne mancano altrettanti prima della ripresa delle scuole. Così, mentre la stragrande maggioranza dei genitori non vede l'ora che ciò avvenga (ovviamente) per ragioni pratico-lavorative, auspicando inoltre che in questi giorni riaprano anche i nidi/materne, il sottoscritto da oggi si sente un po' più triste perché sa già che tra novanta giorni il suo pulcino lo dovrà lasciare e questa casa sembrerà così vuota senza di lui. In questi mesi di quarantena siamo esistiti solo noi tre: io, mia moglie e nostro figlio.

No, non mi è proprio pesato l'isolamento. Forse la mancanza del grande schermo e qualche corsetta mattutina, ma neanche così tanto. Aldilà di questo, la solitudine mi è sempre stata abbastanza congeniale. Certo ormai non posso più parlare di codesta da quando incontrai una persona straordinaria e ancor di più da quando, pochi anni fa, una creaturina è entrata nelle nostre vite. In questi mesi la mia dolce metà ha sempre continuato ad andare al lavoro uscendo la mattina, così è toccato a me stare vicino al piccolo e in parallelo lavorare. Nulla di nuovo, ma comunque molto differente rispetto a quando aveva un anno scarso.

La mia quarantena da coronavirus non ha limitato la mia operatività. La sola differenza è stata una presenza costante in casa. Il lavoro da remoto ha preso in contropiede migliaia di lavoratori, non il sottoscritto. Ci sono momenti in cui si può fare tutto e altri in cui necessitano di specifica attenzione. Ho appena vissuto tre intensi mesi durante i quali ho potuto insegnare a mio figlio cose che avrebbe imparato altrove. Tre mesi durante i quali ho potuto meravigliarmi ogni giorno di quante nuove parole abbia imparato a pronunciare. Tre mesi durante i quali mi sono sempre disteso accanto a lui prima che si abbandonasse alla "nanna" pomeridiana.

So benissimo che in questo periodo il mondo è stato messo sottosopra, non ho certo vissuto nel regno delle fiabe (semmai gliene ho lette parecchie). Tanta gente è morta e sta continuando a morire. Le conseguenze sul piano economico a livello familiare non sono ancora del tutto calcolabili nella loro drammaticità. Non mi beo certo di tutto questo. Io sono stato fortunato. Ho passato tre mesi sempre accanto a mio figlio. Un tempo che pensavo non avrei più avuto la fortuna di trascorrere in età così piccola. È stato un lusso. Un privilegio. E ora sono già un po' triste all'idea che fra tre mesi lo dovrò lasciare andare alla scuola materna ma questa è la vita. Questa è la sua vita che lo reclama.

Tra 15 anni circa mio figlio si starà avviando (presumo) all'esame di maturità. Chissà quante sfide avrà e avremo già dovuto affrontare insieme. Chissà se il mondo avrà davvero fatto qualche passo in avanti. Chissà se una parola come “diritti” sarà uscita da slogan e post, prendendo in modo deciso il sentiero della concretezza. Presto mio figlio sceglierà la sua strada e ci dovremo separare. La mia speranza e ambizione di padre è che dovunque voglia andare, ci sia tanta felicità ad attenderlo. Ci saranno tanti momenti duri, lo so, e forse è (anche) per questo che la quarantena da covid-19 io la ricorderò sempre con un periodo di tanto e ricambiato amore.

martedì 26 maggio 2020

Riaprono i cantieri dell'Uia di Venezia

Fondazione Cini (Venezia) - gli studenti dell'Uia pronti a ricominciare il cantiere didattico
Dopo una pausa forzata di tre mesi, oggi, martedì 26 maggio l'Università Internazionale dell'Arte di Venezia ha ricominciato l'attività dei cantieri didattici di restauro.

di Luca Ferrari

Riaprono i cantieri didattici dell'Uia di Venezia. In virtù del decreto della Regione Veneto del 24 aprile 2020, anche l'Università Internazionale dell'Arte di Venezia è  pronta a riaprire i suoi cantieri didattici. Primi a riprendere i lavori, gli studenti del secondo anno che saranno impegnati sul portale di Giovanni Buora nei chiostri della Fondazione Giorgio Cini, istituzione con la quale Uia ha avviato da un paio d’anni una collaborazione prestigiosa. Un progetto questo, per il cui restauro l'Uia ha ricevuto un contributo da parte dell'associazione Un Amico a Venezia che l'ha premiato come Eccellenza Veneziana.

Diretto dall'Ufficio Tecnico della Fondazione Giorgio Cini e guidati dall'esperta restauratrice e docente Anna Keller, gli studenti saranno impegnati in un cantiere didattico sulla conservazione dei materiali lapidei. Il lavoro sarà in particolare incentrato su operazioni di eliminazione delle stuccature cementizie incongrue, e soprattutto di pulitura e desalinizzazione della facciata lapidea che mostra i segni del degrado connessi all'acqua alta del Novembre 2019.

La settimana prossima sarà invece la volta del laboratorio ligneo a Villa Hériot (1° anno), sede dell'Uia, e del cantiere nella chiesa di San Nicola da Tolentino (dei Tolentini) dove gli studenti del terzo e ultimo anno potranno ricominciare a operare sul transetto. Una chiesa questa dove da anni l'Istituto veneziano sta portando avanti importanti lavori in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. In totale oltre quaranta studenti riprenderanno l’attività in presenza, mentre la formazione a distanza (FaD) non si è mai interrotta.

L’Università Internazionale dell’Arte organizza ogni anno un corso superiore triennale professionale di Tecnico del Restauro di Beni Culturali, completamente gratuito poiché finanziato da Regione Veneto e Fondo Sociale Europeo, articolato in tre settori (uno per anno): restauro delle sculture lignee policrome, conservazione dei materiali lapidei e conservazione delle superfici decorate dell’Architettura. In questi giorni si sono aperte le preiscrizioni per l'anno 2020-21. Per informazioni: tel. 041-5287090, email: uiave@tin.it.

Un cantiere didattico lapideo dell'Uia di Venezia

Venezia, chiesa dei Tolentini - studenti UIA pronti per iniziare il cantiere didattico

domenica 24 maggio 2020

Finlandia, il pianeta delle renne

Renne a spasso nel bosco tra Oulu Rovaniemi (Finlandia) © Luca Ferrari
Andare alla scoperta della Finlandia significa anche fare la conoscenza di placide renne che si possono incontrare tra i boschi o mentre attraversano in branco la strada.

di Luca Ferrari

Alla scoperta del grande Nord d'Europa. Da Helsinki a Rovaniemi, in Lapponia, lì nel mezzo è facile incontrare uno degli animali simbolo della Finlandia, la renna. Un'esperienza capace di toccare le migliori corde della propria sensibilità. Vedere dal vivo veri e propri branchi, molti dei quali addomesticati con tanto di campanacci, può accadere in qualsiasi momento lungo le ampie carreggiate. Si potranno ammirare, anche fotografare, rallentando il proprio automezzo in assoluta tranquillità sia perché le strade non sono poi così trafficate sia perché i limiti di velocità sono bassi (80 km/h) e vanno (sono) rispettati da tutti.

Dei tanti viaggi e reportage realizzati in giro per il mondo, nulla mi da più soddisfazione del prendere a noleggio un auto e con piantina alla mano insieme a Google Maps, andare in lungo e in largo alla scoperta di territori a me sconosciuti. Così ho fatto anche in Finlandia dove a dispetto di una fama di popolo freddo, al contrario ho trovato una nazione socievole, cordiale e sempre pronta ad aiutarti. Fatto una breve ma intensa sosta nell'incantevole città di Oulu, mi stavo dirigendo verso Rovaniemi, la casa di Babbo Natale, quando mi dovetti fermare sul ciglio della strada per un piccolo problemino. Il tempo di essere visti da una coppia locale, ed eccoli parcheggiare dietro di noi per chiedere se fosse tutto a posto.

Una meraviglia dopo l'altra, ecco il primo branco di renne. Inaspettato. D'improvviso escono dalla ricca selva al lato destro della strada. Placidi la attraversano. Dall'altro verso della carreggiata intanto, ecco arrivare qualche altro veicolo. Nessuno ha fretta. Nessun rumoroso clacson si ode nell'ampio spazio finnico. Il viaggio prosegue. dopo aver abbandonato anche i magnifici boschi dell'Oulanka National Park, sto andando verso Kuusamo quand'ecco altri e tanti magnifici esemplari, più chiari dei precedenti. Fermo il mezzo. Li guardo da lontano. Mi avvicino. Li vedo entrare nella fitta vegetazione fino a scomparire.

"[...] il torrente non parla la mia lingua
ma ti sento comunque vicino
... flirta la pioggia, il grande tappeto
davanti al caminetto
tramanda ghirlande e cantastorie

vorrei iniziasse a nevicare
e magari potessimo solo parlare...
[...] estraniato... da un boato
a un piccolo sussulto, sono qui ad arrampicarmi
dentro l’anima della vita..."
(Finlandia on the road, 6-7 Agosto ’17)

Le renne in Finlandia

Renne attraversano la strada tra Oulu Rovaniemi (Finlandia) © Luca Ferrari
Renne attraversano la strada tra Oulu Rovaniemi (Finlandia) © Luca Ferrari
Renne a spasso nel bosco tra Oulanka Kuusamo (Finlandia) © Luca Ferrari
Renne a spasso nel bosco tra Oulanka Kuusamo (Finlandia) © Luca Ferrari
Renne attraversano la strada tra Oulanka Kuusamo (Finlandia) © Luca Ferrari
Renne attraversano la strada tra Oulanka Kuusamo (Finlandia) © Luca Ferrari
Renne a spasso tra Oulanka Kuusamo (Finlandia) © Luca Ferrari
Renne a spasso nel bosco tra Oulanka Kuusamo (Finlandia) © Luca Ferrari

mercoledì 13 maggio 2020

Galles, il cuore agreste del Regno Unito

Corwen (Galles), la placida Rug Chapel © Luca Ferrari
Viaggio nel nord-ovest britannico. Dalle le atmosfere agresti di Hawarden al fascino delle ferrovie d’epoca di Llangollen, passando per la quiete cittadina di Corwen.

di Luca Ferrari

Il fumo caldo del treno d’epoca di Llangollen. L’atmosfera Halloweeniana nella campagna di Hawarden. Lo sguardo ferreo e ribelle dell’ultimo autoctono principe di Galles, Owain Glyndwr. Il silenzio agreste poco fuori Corwen, nel Denbigshire, assaporando la spiritualità quasi monastica della Rug Chapel. Sono da poche ore nell’ovest britannico, e vorrei che questo viaggio, vissuto insieme a Il Reporter - raccontare oltre confine, non dovesse finire mai.

Con una guida sotto mano le strade del Galles sono alla portata di mano, anche se noto una certa difficoltà nel leggere i cartelli, molto spesso coperti dalla fitta vegetazione. Sbarcato all’aeroporto John Lennon di Liverpool, indicazioni e piantina non coincidono, e finisce che attraverso tutta la città dei Beatles, per poi trovare la direttrice (Manchester) per il nord-ovest della piccola nazione britannica.

Miglio dopo miglio, il panorama si fa sempre più verde. Ad Hawarden, nel Flintshire, l’atmosfera è già rurale. Una breve sosta alla all’Estate Farm Shop mi dà la possibilità di scoprire un mondo coltivato a zucche e mele, con la vendita di prodotti naturali, mentre poco dietro la fattoria, pecore, pollame e maiali, razzolano e grufolano beati, protetti dalla presenza di un imponente castello nel vicino panorama.

Riprendo l’autoveicolo dove ammetto, la guida col volante a destra si rivela più semplice del previsto, direzione Llangollen (nome che viene dal suo fondatore, il monaco Collen, vissuto nel VII secolo), piccola cittadina del nord-est, nel Denbigshire, attraversata dal fiume Dee e sorta sul bordo delle Berwyn mountains, ma celebre soprattutto per il treno d’epoca che parte dalla stazione. Un Orient Express in miniatura tra boschi e pascoli ovini.

Un breve tour per la città, con tappa davanti ai due adiacenti monumenti per i caduti dei due conflitti mondiali, mi conduce al museo di storia cittadina. Un tuffo nel passato tra foto in bianco e nero delle vecchie locomotive, interessanti ed esplicative schede sugli edifici religiosi della città e nei dintorni, reperti geologici, e perfino un vecchio arcolaio.

Abbandonato Llangollen, continuo sulla strada statale. Sempre più verso ovest, fino ad assaporare l’aria di Corwen, ad appena undici miglia dall’altra cittadina. A troneggiare, la statua in ferro dell’ultimo discendente della casa reale dei Powys, Owain Glyndwr (1359 – 1416), nonché l’ultimo nativo gallese a ricoprire il ruolo di Principe del Galles.

La spada rivolta verso il cielo. La visiera dell’elmo aperta. Uomo e cavallo, entrambi con la bocca aperta. È un grido di rivolta. Fu Owain a guidare alla carica il proprio popolo contro il potere inglese di Enrico IV prima, ed Enrico V poi. Fu questa l’ultima volta che il Galles si ribellò contro la Corona Britannica. A guardarlo troppo, si ha come l’impressione che potrebbe tornare in vita da un momento all’altro una nuova carica.

Imbocco ancora la strada fino a raggiungere, poco fuori Corwen, prima la Llangar Church, e poi la Rug Chapel, quest’ultima costruita nel 1637 dal Colonnello William Salusbury (1580-1660). Il poco traffico gallese è ancora più evanescente in questa zona, tutta alberata. Apro lentamente il cancelletto e le mie scarpe paiono quasi affondare tanto è soffice l’erba. Poi è silenzio. La piccola cappella in pietra con la campana in cima domina il contenuto quadro floreale. Il resto, è quiete di campagna gallese.

Galles, la cittadina di Llangollen © Luca Ferrari
Galles, la cittadina di Llangollen © Luca Ferrari
Galles, il museo di Llangollen © Luca Ferrari
Galles, il museo di Llangollen © Luca Ferrari
Galles, il treno d'epoca di Llangollen © Luca Ferrari
Galles, il treno d'epoca di Llangollen © Luca Ferrari
Corwen, la statua equestre di Owain Glyndwr © Luca Ferrari
Corwen (Galles), attorno alla Rug Chapel © Luca Ferrari
Corwen (Galles), il panorama rurale-ovino attorno la Rug Chapel © Luca Ferrari