![]() |
| Sarajevo (Bosnia Erzegovina), funerale di civili - Ph. Mikhail Evstafiev |
Ci avevate chiesto di non lasciarvi morire ma ci siamo girati tutti dall'altra parte e ovviamente vi hanno ammazzati. Il 29 febbraio 1996 intanto, finiva l'assedio di Sarajevo...
di Luca Ferrari
Sarajevo, la nostra "sorella" Sarajevo è sotto attacco. È stata assediata per più di tre anni. Sotto gli spari dei cecchini serbo-bosniaci, la gente comune è stata ammazzata. Uomini, donne, bambini. Gente uccisa lungo le strade. Il sangue rossastro finito nei tombini. Ambulanze improvvisate. Sarajevo ha provato a difendersi. Sarajevo ha provato a urlare il suo dolore. Sarajevo ha provato a dire al mondo che non sarebbe stata divisa. Prima che la guerra di Balcani imboccasse la strada del non ritorno, un cordone di pace attraversò i luoghi simbolo delle quattro principali comunità religiose: la moschea di Gazi Husrev-beg (Islam bosgnacco), la Vecchia Chiesa Ortodossa (Sveti Arhanđeli Mihailo i Gavrilo), la Cattedrale del Sacro Cuore, sede dell'arcidiocesi di Vrhbosna e la sinagoga ebraica L'appello di Sarajevo rimase inascoltato. L'appello di Sarajevo venne soffocato nella pozza del suo sangue per più di tre anni e mezzo. L'assedio di Sarajevo è il più lungo di una capitale e della storia bellica moderna del XX secolo. Cosa è rimasto di quel mondo? Niente. Una data. La ricorrenza di una tragedia. Famiglie che continueranno a portarsi dentro un dolore straziante. Poi un giorno, il 29 febbraio 1996 gli spari s'interruppero...
Il 14 dicembre 1995 a Parigi vennero siglati gli accordi di Dayton, firmati dagli allora presidenti della Bosnia Erzegovina, Alija Izetbegović, della Croazia, Franjo Tuđman e della Serbia, Slobodan Milošević. Il documento fu ratificato alla presenza dell’allora inquilino della Casa Bianca, Bill Clinton, e di altri 50 leader mondiali, sancendo l’inizio della fine del conflitto nell'ex-repubblica jugoslava durato tre anni e mezzo. Una catastrofe umanitaria che lasciò un'eredità di 100mila morti e 2 milioni di profughi. L'inizio, sì, perché a Sarajevo, e non solo, la scia di morte non si fermò. Ci sarebbero voluti ancora due mesi e mezzo perché la polvere da sparo smettesse definitivamente di echeggiare tra gli edifici sventrati. Una città, Sarajevo, che durante l'assedio divenne meta turistica di squallidi mercenari, italiani inclusi, che pagavano per uccidere i civili assediati. Un fatto su cui sta attualmente indagando la procura di Milano grazie al contributo del documentario Sarajevo Safari (2025) del regista sloveno Miran Zupanič, disponibile in streaming sulla piattaforma OpenDDB.
Ciao Sarajevo, ti immagino come un'amica di penna che non ho mai potuto incontrare di persona. Ci sono tante che vorrei sapere di te. Fino a oggi ne ho solo lette, molte delle quali superficiali e senza anima. Ciao Sarajevo, trent'anni or sono finalmente qualcuno poteva scrivere nei libri di storia che l'assedio era finito l'assedio. Adesso i burocrati e la comunità internazionale si potevano rilassare e congratularsi l'un l'altro. Tu invece, come ti sei sentita? Come stai oggi? Quanti ci hai messo a "ricominciare" a prendere confidenza con la quotidianità? A cosa pensavi nel rivedere i tuoi impianti sciistici delle Olimpiadi invernali (1984), utilizzate dagli aguzzini per addestrarsi a uccidere? Ciao amica Sarajevo, la tua gente chiese all'Europa di non lasciarvi morire e a nessuno è importato, tanto voi eravate quelli là, gli zingari, gli slavi, i comunisti di Tito, ecc. A trent'anni dalla fine dell'assedio di Sarajevo sei ancora il paese più ignorato d'Europa.
Sarajevo, l'assedio è finito. In questi trent'anni un muro di silenzio ha circondato il cuore dei Balcani. Giusto qualche news bosniaca per rievocare il neo-ponte di Mostar e poco altro. Per il resto, una morsa politico-burocratica ha indebolito sempre di più una Nazione allo stremo e abbandonata a se stessa. A differenza di Slovenia e Croazia che fecero il loro ingresso nell'Unione Europea, rispettivamente nel 2004 e nel 2013, "quella lì" è rimasta alla periferia del vecchio continente, sfiancata da un recente e dolorosissimo passato, per di più alle prese con sferzanti venti secessionisti della Repubblica Srpska, una delle due entità amministrative in cui è stata divisa la Bosnia Erzegovina in virtù degli accordi di pace (...), il tutto con un appoggio dell'ingombrante vicino serbo. Una divisione, per assurdo, non così lontana dall'idea di un certo Radovan Karadžić, criminale di guerra condannato all'ergastolo per crimini contro l'umanità. Ma tutto questo non ha importanza.
Nei libri di storia si legge che il 29 febbraio 1996 finiva l'assedio di Sarajevo. Rallegramenti! Potete studiarlo. Tutto quello che è successo nei trent'anni successivi non conta. Oggi, 27 febbraio 2026, la Bosnia-Erzegovina e Sarajevo sono ancora sotto assedio... Un assedio fatto di indifferenza e silenzio.
Passengers - Miss Sarajevo
![]() |
| Sarajevo sotto assedio (1992-1996) |


Nessun commento:
Posta un commento