martedì 21 aprile 2026

Mubit, la casa del basket italiano

Mubit, medaglie vinte dalla Nazionale Italiana di basket © Luca Ferrari

Al PalaDozza di Bologna è stato inaugurato il Museo del Basket Italiano (Mubit): un viaggio dalle origini al futuro tra azioni, maglie ed emozioni.

di Luca Ferrari

Il 18 aprile 2026 è stato inaugurato al PalaDozza di Bologna il Museo del Basket Italiano. Non poteva esserci "teatro migliore". Un tempo sede della Virtus e ancora oggi della Fortitudo, questo palazzetto si trova nel cuore della Città delle Due Torri. Un luogo della gente in mezzo alla gente. Da oggi questo luogo è diventato ancora più speciale, stringendo legami con gli amanti della pallacanestro di tutte le generazioni, facendo scoprire la storia. Per cominciare l'avventura infatti, è stata realizzata la mostra - Italbasket, oltre 100 anni di un infinito azzurro - che ripercorre i grandi trionfi e le sfide della Nazionale maschile e femminile, dal 1921, anno di fondazione della Federazione Italiana Pallacanestro, fino ai giorni nostri, il tutto corredato da una sezione Hall of Fame e un'ulteriore "sala aperta" (rooftop), naturale estensione del percorso museale, dove il racconto del basket continua in una dimensione più libera e contemporanea". Il Mubit è visitabile dal giovedì al lunedì (ore 11.00 – 18.00).

Il Mubit si sviluppa su 400 metri quadrati in un percorso immersivo nella storia della pallacanestro italiana. Ci sono cimeli storici come maglie, palloni e oggetti appartenuti a grandi giocatori e squadre. Ci sono sale dedicate alle vittorie della Nazionale e ai protagonisti del basket, con racconti di atleti, allenatori e tifosi. Il museo include anche trofei, medaglie e una Hall of Fame che celebrano i momenti più importanti. L’esperienza è arricchita da video, audio e installazioni multimediali che rendono la visita dinamica. Infine, c’è uno spazio interattivo dove si possono provare movimenti e tecnica di gioco, rendendo il museo coinvolgente anche dal vivo. Un museo dunque che farà la gioia di chi conosce la storia del basket azzurro ma anche di chi la sta "studiando" o è appena agli inizi, diventando così il punto di partenza per scoprire le radici di questa disciplina sportiva. Basta vedere un'azione o sentire una telecronaca per essere pervasi da una fame di conoscenza e immaginare di essere lì, a bordo campo se non direttamente dentro. 

“Il Sindaco Lepore deve essere orgoglioso. Anni fa abbiamo avviato una collaborazione straordinaria e oggi consegna alla città un Museo che ha poco da invidiare ai luoghi che celebrano le squadre più forti del mondo" ha detto entusiasta il presidente federale Gianni Petrucci, "Mi basta dare un’occhiata al parterre del PalaDozza oggi. Ci sono personaggi incredibili della nostra pallacanestro, del passato e del presente, e ritrovarli tutti qui mi rende particolarmente felice”. Dire solamente - personaggi incredibili - è quasi sminuirli . All'inaugurazione del Mubit sono intervenuti autentiche leggende del basket azzurro, a cominciare dal "grande vecchio" Achille Canna (1932). Presenti, tra gli altri, i cestisti Carlton Myers, Giacomo Galanda, il "Mago" Andrea Bargnani e ancora il presente e il futuro "Virtusiano" di Alessandro Pajola e Francesco Ferrari. Tra le donne, Chicca Macchi e Raffaella Masciadri.

Nel museo sono esposte anche le lavagnette di alcuni dei più noti allenatori, alcuni dei quali sono anche intervenuti all'inaugurazione: Ettore Messina, il neo-commissario della Nazionale maschile Luca Banchi e Andrea Cabobianco, quest'ultimo alla guida della Nazionale femminile fresca di qualificazione ai Mondiali di Berlino 2026. Le Azzurre stanno entusiasmando sempre di più e gran parte del merito è proprio di coach Capobianco che ha saputo valorizzare oltremodo un gruppo già coeso, non solo a livello cestistico, ma a anche a livello umano. Nel 2025, dopo un'attesa di più di 30 anni, l'Italia è findalmente tornata a vincere una medaglia, di bronzo, agli Europei. La sua cavalcata iniziò proprio qui, al PalaDozza, vincendo tutte e tre le sfide del propri girone contro Serbia, Slovenia e Lituania, tutti paesi con una consolidata tradizione cestistica. Il resto è storia. Una storia che d'ora in avanti sarà visitabile al Museo del Basket Italiano di Bologna. 

Sala dopo sala, ogni cimelio ha la propria storia significativa. Qualcosa di speciale mi attira. Non è una maglia. Non è una foto. Non è un canestro vincente da vedere in video. È un borsone bianca della Sergio Tacchini. C'è il tricolore e i cinque cerchi olimpici, ma soprattutto c'è la scritta: montreal '76...

Mubit © Luca Ferrari
A quel tempo (18-27 luglio 1976) l'Italia stava partecipando alla XXI edizione delle Olimpiadi. Fu una edizione molto avvincente con le migliori squadre a giocarsi le medaglie. A vincere, manco a dirlo, furono gli Stati Uniti, seguiti dalla fortissima Jugoslavia e sull'ultimo gradino del podio, l'Unione Sovietica che superò i padroni di casa nella sfida per il bronzo. L'Italia disputò una grande Olimpiade, perdendo unicamente con le vincitrici dell'oro e dell'argento, contro quest'ultima di appena un punto. Per il sottoscritto, nato nel 1976 e con un legame profondo con il Canada e la città di Montreal, un simile cimelio è molto più di un viaggio nelle imprese cestistiche degli Azzurri.

Una partita non è solo una mera sfida sportiva. Ci sono match che raccontano storie. Il 29 giugno 1991 l'Italia vinse a Roma la medaglia d'argento ai Campionati Europei. Quella Nazionale poteva annoverare gente del calibro di Antonello Riva, Walter Magnifico, Roberto Brunamonti, Ferdinando Gentile. L'Italia era arrivata in finale vincendo tutte le sue partite: Grecia (82-72),  Francia (75-72), Cecoslovacchia (102-80) e in semifinale la Spagna (93-90). Ad attenderla nell'ultimo atto, la Jugoslavia in quella che sarebbe stata la sua ultima partita ufficiale...

Mubit
Venti di guerra e di secessionismo stavano già soffiando sempre più minacciosi. Proprio durante il torneo, Slovenia e Croazia dichiararono l'indipendenza dalla morente Federazione jugoslava. Nonostante ciò, la squadra riuscì a rimanere unita e poté schierare un'ultima grande formazione "mista" con giocatori serbi e croati uniti: Toni Kukoč e Dino Rađa (Croazia), Vlade Divac, Aleksandar Đorđević, Predrag Danilović (Serbia). L'altra grandissima stella, il croato Drazen Petrovic, non vi prese parte proprio per l'aggravarsi del contesto politico, facendo poi faville con la neonata Croazia nella sfida olimpica contro il Dream Team americano alle Olimpiadi 1992.

Un nuovo giro della mostra ed ecco le casacche ben piegate di quattro leggende recenti della nostra pallacanestro: Marco Belinelli, unico giocatore a oggi ad aver vinto un titolo NBA con i San Antonio Spurs, Danilo Gallinari, il già citato Bargnani e Gigi Datome, quest'ultimo ritiratosi nel 2023 e oggi Capo Delegazione della Nazionale Maschile. Sul fronte femminile, invece è una scarica di brividi lacrimoni  l'abbraccio tra Jasmine Keys e Lorela Cubaj nel corso degli Europei. In quel contatto c'è tutta la forza e la fragilità di un atleta. In quel gesto risolutivo c'è la fatica che si trasforma in gioia infinita. In quel gesto c'è tutta la forza di due atlete che hanno appena scritto una nuova pagina da tramandare ai posteri e su cui giovani e giovanissime cestiste potranno trovare l'ispirazione per seguire le loro orme, superando ogni avversità e lottando l'una/o al fianco dell'altra/o. Potrà sembrare banale ma la pallacanestro è uno sport di squadra e il Museo del Basket Italiano non racconta storie personali, restituisce storie collettive.

Ripasso le sale del Mubit un'ultima volta. Ci ritornerò ancora, ne sono certo, magari insieme al mio piccolo cestista e la sua carovana del minibasket. Sapevo poco o nulla di questo sport poi un giorno, una creatura di 5 anni ha iniziato a farmi appassionare e da allora siamo cresciuti insieme. Torno dentro il Paladozza. Non c'è più nessuno. Solo io. Mi sento un personaggio Collodiano nel ventre di una balena. Guardo le due maglie della Fortitudo appese in alto, ai due estremi del palazzetto: la 13 del "barone" Gary Schull e la 20 di Rubén Douglas. C'è silenzio assoluto. Per un attimo vedo/immagino volti, azioni, lacrime di gioia e amarezza. Vedo la vita. Sento la vita. Un flusso costante che come un'entità SpaceJammiana mi penetra in circolo. La palla rimbalza da un angolo all'altro. Una processione di giocatrici e giocatori. Movimenti e canestri. Lì fuori, il mondo si sta preparando a entrare. Dentro di me devo ancora mettere qualcosa a fuoco. Vedo un canestro lì fuori. Le dita toccano la retina. L'alba si fa nuova apoteosi. L'energia non chiede indicazioni. Tutto è pronto per ricominciare insieme. 

Mubit, inaugurazione © Agenzia Ciamillo-Castoria 
Mubit, inaugurazione © Agenzia Ciamillo-Castoria 
Mubit - l'ex-cestista azzurro Achille Canna © Agenzia Ciamillo-Castoria
Mubit - l'ex-cestista azzurro Giacolo Galanda © Agenzia Ciamillo-Castoria
Mubit - l'ex-cestista azzurro Carlton Myers © Agenzia Ciamillo-Castoria
Mubit - l'ex-coach azzurro Ettore Messina © Agenzia Ciamillo-Castoria
Mubit - l'ex-cestista azzurro Andrea Bargnani © Agenzia Ciamillo-Castoria
Mubit - gigantografia delle azzurre Lorela Cubaj e Jasmine Keys © Luca Ferrari
Mubit - Museo del Basket Italiano © Luca Ferrari
Mubit - Museo del Basket Italiano © Luca Ferrari

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