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mercoledì 6 maggio 2026

Monteriggioni, fascino di Toscana

Panoramica d Monteriggioni ph. WikiRomaWiki 
Viaggio in Toscana, a Monteriggioni (Si), dentro l’antico borgo fortificato senese che domina la via Franchigena e le valli dell'Elsa e dello Staggia.

di Luca Ferrari

Rumore di sandali sulla pietra. Il cielo confinato in uno spazio preciso. Toscana rurale fra le mura di un set cinematografico naturale. Sono dentro il borgo di Monteriggioni fra arte, giardini e orti. antico bastione difensivo. Dal monte Ala, nel senese, oltre ogni punto cardinale. Lì dentro, nel borgo di Monteriggioni, 

Vado a piano sulla Chiantigiana. Il verde sovrasta. Creo un po’ di coda. Tutte le autovetture mi superano senza problemi. Ho volutamente allungato il mio tragitto. Una sosta al mercato di Greve in Chianti, quindi a Panzano e infine giù, fino a Castellina, nel cuore della fertile campagna senese. Seguo le indicazioni un po' a casaccio fino a raggiungere il Castello di Monteriggioni. Avevo letto qualcosa. Non abbastanza per essere preparato a ciò che mi si staglia davanti. Una cinta muraria in cima al Monte Ala. Abbandono il veicolo e finalmente procedo.

La mezza salita è impegnativa. Sarà il sole che batte o l’emozione di entrare in un simile luogo. Molto turistico, sia chiaro (l’ampiezza del parcheggio lo dimostra), ma non per questo meno incantato. Entro nella città per una delle due porte e subito la piazza mi dà il benvenuto. Qualche goccia di sangue guerriero si risveglia dentro di me. Invece che dall’architettura della chiesa di Santa Maria Assunta, vengo attirato da un’armatura-souvenir.

Sembra di stare in un’isoletta dove tutti si conoscono e gli anziani passano le giornate con la porta sempre aperta, scrutandoti in un mix di curiosità e diffidenza. Qualcuno ti saluta. A pagamento si può fare il giro sulla cinta muraria.

Passeggio per le stradine di questo antico borgo fortificato fino a quando una di esse mi conduce fuori dalla cinta muraria. Guardo la valle dall’alto. È una strana sensazione di atmosfere passate. Nell’infinita guerra fra Fiorentini e Senesi, questi ultimi costruirono il Castello di Monteriggioni tra il 1214 e il 1219 per ordinanza del podestà Guelfo da Porcari, proprio per scopi difensivi. La posizione privilegiata infatti, consentiva di sorvegliare la via Francigena e le valli dell'Elsa e dello Staggia.

Visito altri luoghi, poi riprendo la strada che mi conduce all’uscita.

Rivedo stemmi, gonfaloni. Sbandieratori e trombe che annunciano l’arrivo di una personalità dopo un lungo viaggio. Il miagolio di un gatto in cerca di coccole mi riporta al presente. Esco dalle mura, inghiottito dalla campagna senese.

sabato 16 ottobre 2021

La placida Radda in Chianti

Radda in Chianti (Si), Palazzo del Podestà © Luca Ferrari

Tra le colline del Chianti senese, nel tratto iniziale della valli dell'Arbia e della Pesai, si adagia la placida Radda, un universo artistico-culturale tutto da scoprire.

di Luca Ferrari

Il dolce scenario della campagna toscana è tutt'intorno a me. Valli che s’incontrano. Fiumi che nuotano. E lì, da più di quattromila anni, Radda in Chianti si sveglia sotto la benevola quiescenza di raggi solari. Per raggiungere la mia meta, Castellina in Chianti e la sua necropoli etrusca è già alle mie spalle. Uscito dal centro abitato, la deviazione è poco dopo sulla destra, mentre la  strada principale prosegue verso Panzano, Greve, quest'ultima città natale dell'esploratore Giovanni da Verrazzano e il caratteristico borgo di Montefioralle.

La statale SSR49 che collega Castellina e Radda è semplicemente meravigliosa. 11 km circa di curve e curvette che si adattano a Madre Natura. Una volta arrivato, prima di ancora di perdermi nelle viuzze laterali dell’antico capoluogo della Lega del Chianti, un monumento attira subito la mia attenzione. Trattasi di opera dedicata ai Caduti. Tre differenti lapidi ricordano. Al centro, la targa alle vittime della II Guerra Mondiale, “che hanno servito in armi sotto ogni bandiera”.

In tempi recenti sono state aggiunte altre due targhe commemorative. La prima, il 3 novembre 2002, alle vittime degli attentati terroristici dell’11 Settembre, “unite idealmente a tutti i caduti in tempo di pace, tempo di speranza in una giustizia universale che porti la concordia fra tutti i popoli”. Sei anni dopo, nel 2008, nell’anniversario della Liberazione, un’altra targa dedicata al partigiano Gino Fabbri detto Lampo, “ucciso dal fuoco nazista il 17 luglio 1944 nei pressi di Albola”

Lasciato qualche pensiero, inizio a salire lungo via Roma. Una scalinata conduce alla Propositura di San Nicolò, chiesa a croce latina in facciata neogotica, risalente alla seconda metà del XIII secolo. Al centro, sopra la porta d’ingresso, una scultura raffigurante la Madonna col Bambino realizzata in terracotta ai lati, due angeli in terracotta smaltata in bianco.

In origine la facciata era diversa, ma i bombardamenti della II Guerra Mondiale non risparmiarono nemmeno Radda, così iniziarono le opere di restauro che portarono anche alla riqualificazione della piazzetta fronte edificio, e la realizzazione di una caratteristica fontana dove l’acqua sgorga da un “innocuo” muso leonino.

E proprio di fronte, il Palazzo di Podestà. Come due amici che si guardano l’un l’altro, la sede del potere comunale, con tanto di bandiera tricolore e dell’Unione Europea a sventolare di fuori.  Edificio 400esco, per quattro secoli ha avuto sede il Capitano della Lega del Chianti. Ricostruzione e ampliamenti a parte, l’aspetto che colpisce di più sono gli stemmi dei vari Podestà che si sono avvicendati nel corso del tempo, situati sulla facciata d’ingresso, e alcuni risalenti anche al XV secolo. E lì in cima, sopra l’orologio e lo stesso tetto, una piccola campana

Fatta indigestione di architettura, proseguo nella passeggiata. Edifici in pietra. Addobbi floreali un po’ dappertutto trasmettono un’indistruttibile sensazione di serenità. Uscito dall’abitato, arrivo giusto in tempo per godermi il sole calante, mentre si mimetizza nel verde delle colline del Chianti. In attesa di riprendere la strada il giorno dopo, verso il cielo e le stelle invisibili e regalare a questa terra un nuovo momento di memoria umana.

Radda in Chianti (Si) © Luca Ferrari
Radda in Chianti (Si) © Luca Ferrari
Radda in Chianti (Si) © Luca Ferrari
Radda in Chianti (Si) © Luca Ferrari
Radda in Chianti (Si) © Luca Ferrari
Radda in Chianti (Si) © Luca Ferrari

giovedì 16 agosto 2018

Girasoli di Toscana

Toscana, campo di girasoli © Luca Ferrari
Prima due chiacchiere equine dalle parti di Castellina in Chianti nel cuore collinare senese, poi l'ascesa in un paradiso toscano fatto di soli girasoli

di Luca Ferrari 

Un giro dal fascino eterno nella rocca di Monteriggioni, quindi ancora in viaggio con destinazione le torri di San Gimignano. Lì nel mezzo, un mare profumato firmato Madre Natura. Una distesa gialla capace d’impressionare anche Vincent Van Gogh. Campi di girasole. Corolle talmente pesanti da farli “ingobbire”. Campi talmente traboccanti da buttarsi a terra e rimanere lì. Senza scopo né domande. Parte integrante dell’universo più visivamente splendente.

Toscana, campo di girasoli © Antonietta Salvatore
Toscana, campo di girasoli © Antonietta Salvatore
Toscana, campo di girasoli © Luca Ferrari
Toscana, campo di girasoli © Antonietta Salvatore
Toscana, campo di girasoli © Luca Ferrari
Toscana, campo di girasoli © Antonietta Salvatore
Toscana, campo di girasoli © Antonietta Salvatore
Toscana, campo di girasoli © Luca Ferrari

giovedì 13 ottobre 2016

Chianti, la dolce sosta del pellegrino

Il cuore arboreo del Chianti senese © Luca Ferrari
Viaggio nel Chianti senese, tra Monteriggioni e Castellina. Una terra gentile dove i pellegrini si ristorano coi sapori veraci e gli artisti del vivere quotidiano scrivono le pagine del proprio destino.

di Luca Ferrari

Natura. Sapori autentici. Vecchi e nuovi legami riuniti insieme. Coincidenze umane in capo al mondo germogliano novelle. Sono arrivato per la prima volta nel Chianti senese 15 anni or sono e ancora oggi, ogni volta che lo devo ri-abbandonare, è sempre più difficile. Nell’ultimo decennio poi è diventato un luogo dove sostare e riposarsi, lasciandomi ammirare il (quasi) sempre cielo stellato. Una terra sbocciata per i legami umani. Un luogo dove il recente passato non è che una piccola pagina di un futuro ancora lungo da vivere, e soprattutto condividere. 

Ormai è quasi un rito. Arrivare in Chianti il venerdì sera e l'indomani appena sveglio salire a bordo del mio destriero metallico a quattro ruote guidando con la musica rock fino a raggiungere Castellina Scalo per comprare il necessario per una degna colazione da consumare poi nella quiete domestica. Meta prediletta, l'alimentari "L’Antica bottega La sosta del pellegrino". Un posto dai sapori veraci. Un avamposto "bianconigliesco" dove l’instancabile signora Mariagrazia sforna dolcezze e piatti veraci utilizzando gli ingredienti più genuini. Una donna capace perfino, su richiesta, di preparare dolci davvero unici e originali. Per i successivi pasti, la Bottega de l'Abate sull'omonima strada, e la tavola del poeta-macellaio Dario Cecchini, sono senza alcun dubbio i miei posti prediletti.  

Castellina, Monteriggioni, Panzano. Un po' il triangolo d'oro del mio vivere il Chianti. Tra le note di Neil Young, la colonna sonora del film Into the Wild e i sempre adrenalinici accordi dei Van Halen, questa terra è molto di più di una semplice meta. È un passaggio temporale. Una rotonda senza incroci né bivi. Ci sono appena tornato e avrei bisogno di fermarmi per molto più tempo. Sono appena tornato nel Chianti senese e sento di avere ancora molto da confidargli. Non mi accade più così spesso o forse non sono in vena di fare troppi regali ai destini abusati. Oggi semplicemente voglio restare ad ammirare…


...IL BIANCO DELLE FOGLIE PIÙ SOFFICI

Prospettive d’acero, sentieri puntellati
di fermagli più aromaticamente oceanici
… vi hanno mai spiegato
il perché ce ne dobbiamo sempre andare?
Anche quando qualcuno
si sporgerà troppo per vedere
dentro il fragile e inflazionato steccato,
il mondo non entrerà mai
nei dettagli… ci penso
un momento, poi il sole si allontana… chi
non vorrebbe davvero fermare
il tempo e incanalare
le proprie ambizioni dentro
un semplice augurio in perfetta sintonia
con le viti ancora gravide
di futuro... non ci sono salite
sufficienti perché
il rimpianto di un minivan
possa lasciarmi
con la sensazione di aver percorso
meno strada
rispetto a quanto avrei anche solo mai
immaginato… siete testimoni
di quanto è accaduto lontano,
una temporanea tribù contadina
dalle imperiture fattezze umane
con l’anima ancora consegnata
a indicazioni invisibili… fare
marcia indietro
con la propria memoria
è un viaggio con lo stesso campo
di atterraggio … da qui non vedo
aquiloni, solo qualche ritardataria
stella cadente, e adesso non saprei
più trovare la via del mare
in questa inedita posizione
in mezzo a tutti voi… ho lasciato
le mani nascoste dentro la terra
per un tempo sufficiente
per ricordarmi
l’alba di ciascuno di noi… e
ora sotto ogni fitto scampolo
abbiamo iniziato a giocare
nei rovi… annaspando, si
mormorava… è certo che sia stanco
ma non smetterò proprio ora
                                  (Monteriggioni-Castellina in Chianti [Si], 8-9 Ottobre ’16)

Nel cuore del Chianti senese tra Monteriggioni e Castellina in Chianti © Luca Ferrari
Un melograno del Chianti © Luca Ferrari
Il verde panorama del Chianti senese © Luca Ferrari
Castellina Scalo (Si), l'ingresso de L’Antica bottega La sosta del pellegrino © Luca Ferrari
... è quasi ora di cena a Castellina in Chianti © Luca Ferrari
La verde generazione e campagna del Chianti senese © Luca Ferrari
Il sole tramonta nel cuore del Chianti senese © Luca Ferrari
Pici cacio e pepe, pappa al pomodoro: specialità della Bottega dell'Abate © Luca Ferrari
Al calar delle luci nel Chianti senese © Luca Ferrari

giovedì 29 ottobre 2015

L'immensità della poesia umana

(da sx) Luca Ferrari, il vice-sindaco di San Miniato Chiara Rossi e Don Backy
Viaggio nella poesia della vita. Dalle canzoni di Don Backy all’incontro con il cantautore toscano durante una premiazione letteraria a San Miniato (Pi). 

di Luca Ferrari

Dal lontano panorama del Comelico bellunese alla recente campagna toscana. Lì nel mezzo, un’ampia e sbilenca porzione di vita. Lì nel mezzo, l'espressione artistica senza confini. Lì, agli antipodi (...), le parole musicali di Don Backy e Kurt Cobain. Un lungo e impensabile viaggio tra i cerchi dell’esistenza dove a emergere è sempre e solo lei, l'immensità della poesia umana.  

Estate 1989. Senza il benché minimo straccio di cultura musicale, assisto in televisione al programma Una rotonda sul mare, sfida canora dove gli storici protagonisti della musica leggera italiana duellano con i loro epici cavalli di battaglia. Nella puntata finale si presentano in 11 e all’ultimissima sfida ci sono il modenese Maurizio Vandelli (leader dell’Equipe 84), in gara con la canzone 29 settembre e il toscano Don Backy con Poesia. Allora non potevo certo immaginare che quest'ultimo si sarebbe ripresentato lungo il mio cammino.

Passano cinque anni e la mia penna per la prima volta trafigge la carta. Aldilà delle mie personali emozioni, è la musica il grande motore. Non quella italiana ma il rock contemporaneo e arrabbiato di Nirvana e Pearl Jam, in particolare. Con queste due band e i rispettivi cantanti-compositori dei testi, Kurt Cobain ed Eddie Vedder, si crea un legame fortissimo. Ancora oggi, oltre ad ascoltarli, la mera forma di ciò che scrivo spesso si richiama a quel primo imprinting. 

Ottobre 2015. Sono già 21 anni che scrivo poesie. Non sono mai riuscito a cambiare genere. Non mi è mai interessato. Ho sempre voluto rimanere lì. A sputare fuori parole senza metrica. Senza alcun ordine se non quello del mio istinto. Magari senza neppure un senso logico. Non importa, va bene così. 

A livello artistico però il 2015 è stato un anno complesso. Inaspettato. Per la prima volta in vita mia non ho sentito l'urgenza di scrivere. Avrei potuto farlo (l'ispirazione non è mai stata in discussione) ma non l'ho fatto, se non in sporadiche occasioni. In questi primi 10 mesi del 2015 ho scritto appena 91 poesie. Una miseria. Per farvi capire, nel 2009 ne buttai giù 776, nel 2002 addirittura 1154 mentre il massimo lo raggiunsi dieci anni esatti fa, nel 2005 con 1847 (una media di più di cinque al giorno). 

Nella scrittura sono sempre stato spartano: o lo sento o mi dedico ad altro. Un giuramento di sangue a prova di menzogne. Mi fa male prendere atto di come stiano andando le cose quest’anno ma lo devo accettare. D’estate però mi è un po' tornata la voglia e pure quella di mettermi in gioco, così ho raccolto cinque poesie e le ho mandate alla L.A.P.S. - Libera Associazione Poeti e Scrittori per partecipare alla XXIII edizione del Concorso Internazionale La Rocca – Città di San Miniato (Pi).

Il risultato è stato il 1° premio nella sezione silloge. C'è di più. A pochi giorni dalla premiazione mi viene comunicato che alla premiazione interverrà una mia “vecchia conoscenza”. Proprio lui, quel Don Backy che in un lontano passato vidi alla tv, ancora ignaro di quanto la musica avrebbe influenzato la mia vita. Così, anche se non mi è stato possibile dirglielo, lo faccio ora. Lo voglio ringraziare come esponente di tutti quei cantautori per quello che l’arte musicale ha saputo regalarmi.

San Miniato, 24 ottobre '15. Nel corso della premiazione, per omaggiare il prestigioso ospite, vengono cantate due sue canzoni: Poesia e Immensità. Già, proprio Poesia. La canzone con la quale Don Backy si presentò alla finalissima di "Una rotonda sul mare" nel 1989. Già, proprio Poesia. Quel genere cui sarò sempre legato e per il quale ancora molta gente si ricorda di me chiedendomi come prima cosa se le scriva ancora.

Dagli artisti si pretende troppo: cambiare il mondo. No, loro non possono farlo. Possono ispirarlo però (e dunque cambiarlo? ndr). A me è successo, proprio con la musica. Anche su questioni in apparenza lontane anni luce. Fino ai 17 anni ero un convinto sostenitore della pena di morte. Fu l'incontro/scontro con il rock dei Nirvana che mi portò a pormi tante domande. Rivedere molte cose, iniziare a camminare per sentieri meno battuti.

Tutto questo mi è di recente tornato in mente proprio mentre mi trovavo nella sala municipale del comune di San Miniato, in attesa della premiazione. Un caso? Non esattamente. Nel 1786 il Granducato di Toscana fu il primo regno europeo ad abolire la pena capitale in seguito all'emanazione del Codice Leopoldino

Musica. Poesia. Musica. Poesia. Un altro cerchio (personale) di vita che mi ha fatto ulteriormente riflettere e continuare a scrivere.

“… sarebbe fin troppo facile passare 
il resto della giornata ad aspettare che i germogli
diventino farfalle, credo
pertanto che non potrò rimanere in disparte
dalle colline… alleggerirò il peso specifico
della mia  prudenza, poi andrò avanti…” l.f

Rape me, performance live by Nirvana

A bordo del ferry boat al Lido d Venezia verso la Toscana © Luca Ferrari
I riconoscimenti/premi conseguiti al Concorso La Rocca - Città di San Miniato 
Il trofeo del 1° premio nel cuore del Chianti senese © Luca Ferrari
L'ispirazione poetica live in Toscana © Luca Ferrari

mercoledì 14 ottobre 2015

Venezia, con permesso... e poesia

Carta, penna e mare: si può scrivere © Luca Ferrari
Viaggio nel mondo poetico di Vita, con permesso..., silloge veneziana vincitrice del 1° premio al concorso Letterario Internazionale La Rocca – Città di San Miniato.

di Luca Ferrari


Scendete a fine articolo. Non leggete subito. Schiacciate play nel video di Youtube. Anche se non è il vostro genere, mettetela comunque di sottofondo. C'è bisogno della giusta atmosfera. Benvenuti nel mio mondo. Non quello dei classici reportage giornalistici di viaggio. Quello del principio. Quello che ha dato origine a tutto. Poesie. Testi. Lyrics. Chiamatele come vi pare. “… e allora facciamo in modo di lasciare i pennarelli ai nostri figli e noi a guardare altre direzioni nella varietà di un mondo precocemente abbandonato”. Scrivevo così lo scorso 23 luglio ne Il falò del nostro singolare, poesia diventata un paio di mesi dopo parte della raccolta Vita, con permesso... con cui mi sono aggiudicato il 1° premio (sez. silloge) al concorso Letterario Internazionale La Rocca – Città di San Miniato (Pi). Un veneziano che vince in Toscana, nel mio caso connubio al limite della perfezione vista l'estrema vicinanza con quella regione. “Io mi considererò sempre americano ma comincio a pensare da inglese”, diceva nel commovente finale di Sua maestà viene da Las Vegas il buon Ralph Jones (John Goodman). Alla comunicazione del premio vinto, quelle parole mi sono tornate subito in mente come a dire: “Profeta in patria? Ma quando mai. In Toscana, semmai. Ecco appunto!". È dal 1999 che partecipo a concorsi di scrittura e qualche soddisfazione me la sono tolta in termini di pubblicazioni (sei libri editi di poesia e uno di narrativa giornalistica). Anche in fatto di riconoscimenti non sono proprio rimasto a mani vuote. So bene che la poesia non rende e non vende ma che volete che vi dica? Ci sono forze al mondo che è inutile combattere, puoi solo assecondarle e diventare una cosa unica. “Non ti dirò quello che sono stato perché l’oscurità non è mai stata un nascondiglio, e quando ero felice al massimo una lettera sconsolata faceva da calco al mio scheletro senza recapito” l.f Raramente ho scelto di partecipare a concorsi a tema. Al contrario sono sempre stato attirato dall'espressività totale senza condizionamenti di ispirazione. Così, quando si tratta di scegliere una categoria prediligo sempre la silloge. Ci posso mettere un titolo (che adoro a livello narrativo) e ci può essere un filo conduttore. Se non hai niente da fare e sai scrivere, scrivere è la cosa più bella del mondo suggeriva Ezio (Fabio de Luigi) nella brillante commedia Happy Family (2010, di Gabriele Salvatores). I greci (se non erro) sostenevano che una volta scaraventato dentro la carta il daimon, lo s'imprigionasse. Si, il demone sarà anche “in gabbia” ma è altrettanto vero che ce l'hai davanti. Lo avrai sempre. Non potrai più tornare indietro. Sarà sempre lì. Anche se brucerai il foglio o cancellerai il file, saprai sempre quello che hai scritto. “Se a fine giornata potessi ancora specchiarmi in qualche biscottata tazza di latte, potrebbe anche essere che ci potremmo fare una risata senza scomodare nemmeno un giorno del domani/... ai nostri sogni infranti non ho molto da dire … non ho voluto fare nulla per ambire a una spiegazione differente” l.f Siamo arrivati ai quasi saluti. Se avrete la pazienza di leggerle tutte le cinque poesie (sono 25 versi ciascuna spazi inclusi) vi troverete catapultati in un mondo dove le carezze hanno più le fattezze di ombre, e la realtà non è tanto diversa da una dittatura verso cui il mondo ha deciso di dare spensierata e condivisa obbedienza. E dinnanzi a tutto questo, è inevitabile che la penna assorba e reagisca. Tutto qui? Non esattamente. Le cinque poesie scelte mostrano un mondo da cui mi sento deluso, incapace di arrivare a un autentico punto zero e ripartire. Un mondo che si crogiola nei propri errori senza alcuna intenzione di cambiare. Eppure, da qualche parte il sole splende. Anche davanti a noi. Semplicemente è sepolto dal troppo carbone. Sepolto da troppe bugie. Ma la scrittura non è un bluff, soprattutto quando lasci sguinzagliare i tuoi demoni senza alcuna volontà di metterli sotto chiave.
Nothing As It Seems, by Pearl Jam

La 1° poesia della silloge "Vita, con permesso..." © Luca Ferrari
La 2° poesia della silloge "Vita, con permesso..." © Luca Ferrari
La 3° poesia della silloge "Vita, con permesso..." © Luca Ferrari
La 4° poesia della silloge "Vita, con permesso..." © Luca Ferrari
La 5° poesia della silloge "Vita, con permesso..." © Luca Ferrari
Avamposti di scrittura al Lido di Venezia © Luca Ferrari
Al calar delle luci, nel cuore del Chianti toscano © Luca Ferrari 

martedì 9 settembre 2014

Chianti Classico, la vendemmia

Poggio Regini (Si), vendemmia © Luca Ferrari
Viaggio nella campagne senese di Castellina in Chianti per la millenaria festa della vendemmia. Armato di forbice, si sale e scende tra grappoli e vigne.

di Luca Ferrari

Su e giù per le viti a "mietere" vino di prima qualità. Fra le vene veraci e pulsanti del Chianti. Nella tenuta Poggio Regini. Attorno a succosi grappoli d’uva. Accanto alla quarantennale storia agreste di una famiglia. La terra inzuppa le scarpe. Il sole ritocca le gote. La geometria naturale di delicati acini verdi e bluastri scatta istantanee di passione immortale.

Abbandonata le sempre troppo affollate autostrade del nord, la superstrada Firenze – Siena mi appare come un ponte verso il paradiso. So che dovrò avere ancora un po’ di pazienza prima della mia uscita a Monteriggioni (Si). Lì potrò fermare il veicolo e farmi inghiottire dai verdi declivi. Nel territorio di Castellina in Chianti, in provincia di Siena, i proprietari della casa vinicola Poggio Regini mi stanno aspettando per un indimenticabile viaggio nel mondo della vendemmia.

Entrare nella campagna toscana, è come ricevere un abbraccio che ti carezza. Ti vizia, e non vorrebbe più lasciarti andare via.

L’incontro è cordiale. Maurizio, il più giovane della famiglia, m’introduce nella loro tenuta. Diciotto ettari di cui dodici coltivati a viti che produrranno poco meno di ottocento ettolitri di vino e daranno vita a Chianti Classico e Vin Santo. Per arrivare a ciò, in una settimana una parte sarà vendemmiata manualmente, un’altra con la macchina. Otto ore al giorno. 

“Nella vendemmia prima si stacca il grappolo, poi c’è la raspatura che consiste nel separare l’acino dal raspo”, mi spiega, “quindi, la pigiatura del chicco in modo da schiacciare e favorire l’estrazione di tannini e prendere tutto quello che c’è nella polpa e nella buccia. Una volta messa l’uva nel timo (vasca), si aggiungono lieviti in modo favorire una buona fermentazione”.

Terminata la raccolta dei grappoli, la vigna inizia il suo riposo vegetativo. Con l’arrivo dei freddi, fra novembre e dicembre, comincia la potatura. “È  una zona fortunata questa dal punto di vista climatico”, spiega il titolare, “l’unico grande nemico è la grandine. Per il resto, con un’attenta cura antiparassitaria non si corrono rischi”.

I giovani vendemmiatori intanto, sotto l’esperta guida dell’anziano della famiglia, tagliano e raccolgono. Ogni tanto si sente un tonante “No, quella vite”, e subito scatta la risata. Qualche dea della fertilità se ne sta in disparte. A osservare. A sorridere soddisfatta mentre gli esseri umani lavorano e celebrano una delle sue più apprezzate creature.

Verso mezzogiorno, tutti a tavola. A condividere un sontuoso pranzo (pasticcio di verdure, cinghiale arrostito cacciato dal nonno pochi giorni prima) ci sono, oltre ai vendemmiatori, tre generazioni di cultura contadina. Per un momento esco dal quadro a tinte calde e sbircio nel tangibile orizzonte. E quel fiore, che si sporge verso la brezza chiantigiana, sembra riassumere tutte queste vite. Un germoglio che continua a sbocciare.

Poggio Regini, la vendemmia © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si) © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si), viti © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si) © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si), grappolo d'uva © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si), grappolo d'uva © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si), vendemmiatori in azione © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si), il frutto del raccolto © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si), il frutto del raccolto © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si), vendemmia © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si), vendemmia © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si), vendemmia © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si), uve © Luca Ferrari
Poggio Regini (Si), campagna senese © Luca Ferrari