Visualizzazione post con etichetta Venezia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Venezia. Mostra tutti i post

mercoledì 20 maggio 2026

Sto con i bambini della Diedo di Venezia

La comunità della Diedo è in fermento. Dopo le proteste, la mostra fotografica. "Continueremo a lottare e a far crescere questa scuola per il futuro dei nostri figli".

di Luca Ferrari

Scuola, una parola semplice ma che per tutti noi significa molto di più: crescita, amicizia, futuro, comunità. E proprio per questo non possiamo restare in silenzio davanti all’idea che tutto questo possa scomparire. Non possiamo lasciare che una realtà costruita negli anni venga cancellata senza far sentire la nostra voce. Oggi siamo qui, uniti dal desiderio comune di difendere un luogo che appartiene ai nostri figli, alle famiglie, al quartiere, ai ricordi di intere generazioni. Questi giorni non saranno ricordati come quelli in cui abbiamo passivamente assistito alla chiusura della Scuola Elementare Diedo, ma come un tempo in cui genitori, insegnanti e bambini hanno deciso di reagire, lottando, perché questa non è solo una scuola. È un punto di riferimento. È vita quotidiana. È il posto in cui s'impara a studiare ma anche a diventare gli adulti del domani". La voce unanime della Diedo si è levata.

La Diedo è l'unica scuola a modulo di Cannaregio, una realtà cioè che prevede 2 o al massimo 3 giorni a tempo pieno. Una delle pochissime realtà di tutta l'area lagunare con questa struttura didattica. A pochi giorni dalla fine dell'anno scolastico, il destino del plesso è ancora incerto. Tutto può accadere. Le proprietarie dell’immobile, le Suore della Riparazione di Milano, rivogliono l'edificio per venderlo, e a tal proposito hanno già provveduto a notificare lo sfratto. Di diverso avviso il Comune di Venezia che starebbe valutando anche l’ipotesi dell’esproprio per pubblica utilità, lo strumento cioè con cui un ente pubblico può acquisire un immobile privato ritenuto di interesse collettivo (e riconoscendo un indennizzo ai proprietari, ndr). Al fianco delle famiglie è sceso pubblicamente anche il Patriarcato di Venezia, che ha giudicato la vendita incompatibile con il lascito testamentario ottocentesco.

E nel frattempo, come si stanno muovendo le famiglie degli alunni della Diedo? Da quando hanno cominciato a serpeggiare notizie poco rassicuranti sul destino della scuola, è iniziata una grossa mobilitazione, ricollegandosi idealmente alle proteste del 1989, quando anche allora la scuola rischiò di chiudere. Ultima azione in ordine temporale, la mostra fotografica - Sto con i bambini della Diedo di Venezia (18-19 maggio 2026) -, allestita nel Circolo virtuoso Ca' Rapace, uno spazio non casuale, nato proprio dall'impegno di quella cittadinanza attiva che non si rassegna a una "Venezia mordi-e-fuggi turistica". In poco tempo Ca' Rapace, adiacente l'ampio parco Groggia, è diventato un luogo fondamentale per le famiglie del sestiere di Cannaregio per organizzare feste di compleanno, attività di doposcuola e anche eventi pubblici, come appunto la suddetta mostra alla cui inaugurazione zione hanno partecipato numerosi cittadini, associazioni e anche esponenti politici.

L’esposizione racconta visivamente una scuola che è molto più di un edificio: è un luogo di crescita, identità e comunità. Il percorso prende avvio dal giorno dell’inaugurazione della Diedo a Palazzo Marovich, un momento carico di entusiasmo e aspettative, in cui tutto sembrava possibile e il futuro prendeva forma tra nuove aule, corridoi pieni di vita e un grande giardino, spazio aperto di incontro, gioco e scoperta. Le fotografie raccolte restituiscono frammenti della vita della scuola nel corso degli anni, segnati dal passaggio di generazioni di studenti, ciascuna con le proprie storie, sogni e trasformazioni. Tra sorrisi, attività quotidiane e momenti di vita scolastica - dentro le aule come all'aperto, tra alberi, stagioni e ricreazioni condivise - emerge il legame profondo tra le persone e questo luogo, che negli anni è diventato punto di riferimento per intere generazioni.

Tra le foto più recenti e significative, il gigantesco striscione fuori dall'edificio scolastico appeso (ormai) da mesi e un pannello realizzato sul momento dai piccoli inquilini della scuola Diedo, che con matite e pennarelli hanno voluto lanciare il proprio messaggio-appello perché nessuno gli porti via la loro amata scuola, scrivendo con la semplicità della loro infanzia. "Forza, la Diedo è dei bambini di Cannaregio. Non molliamo" hanno anche scritto.

La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"

A sostegno della scuola sono scesi anche numerosi personaggi della cultura e del mondo sportivo che hanno messo la loro fama e la loro faccia, a cominciare dal duo comico Carlo & Giorgio. Insieme a loro anche il cantante Sir Oliver Skardy, il giornalista Luca Serafini, gli attori Francesco Arca e Mattia Berto, l'ex-calciatore Fabio Galante, gli scrittori Alberto Toso Fei, Luigi Garlando, Alberto Fiorin, Carlo Montanaro, la storica Tiziana Plebani, il dj veneziano Spiller e la campionessa mondiale di karate Sara Cardin.

La scuola primaria Antonio Diedo si trova al n. 2385 di Fondamenta Grimani. Venendo dalla stazione/piazzale Roma, la strada più "romantica" per raggiungerla è camminare lungo Fondamenta della Misericordia, costeggiando l'omonimo canale. Superato il ponte dell'Aseo, la "via veneziana" si fa più larga. Dopo pochi metri, ecco un non ben definito edificio lasciare spazio a un'imponente muratura, come se fosse un piccolo castello. La cinta muraria prosegue fino a "girare a destra", arrivando in Fondamenta Grimani. Nessuno potrebbe immaginare che oltre quel muro si trovi una scuola e un immenso giardino. Lì dentro c'è la Diedo.

Venezia, fondamenta Grimani.. lì dietro c'è la scuola elementare Diedo!

Se vi troverete a passeggiare lì, nei paraggi, a ridosso dell'orario di ricreazione e/o di fine lezioni, provate a tendere l'orecchio: sentirete un inequivocabile e intenso vociare fanciullesco. Una vera pioggia di contagiosa allegria. Quanto sarebbe triste se passando non si udisse più nulla...

Il futuro della scuola elementare Diedo è incerto ma la speranza è ben lungi dal cedere il passo alla rassegnazione. E allora oggi, con una sola voce, la comunità della Diedo ha un messaggio forte e chiaro: "Non ce ne andremo in silenzio.
Non accetteremo tutto questo senza lottare.
Noi continueremo a difendere questa scuola, il suo valore e il futuro dei nostri figli."

La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
Ca' Rapace, l'inaugurazione della mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
Ca' Rapace, l'inaugurazione della mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"/ scorci della scuola Diedo (giardino e giochi)
Ca' Rapace, l'inaugurazione della mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"

giovedì 22 gennaio 2026

Scuola a modulo, insieme e meglio

Venezia - compagni di classe di scuola a modulo © Luca Ferrari
La scuola a modulo è una risorsa preziosa per i bambini e le famiglie, offrendo un ambiente stimolante che favorisce l’apprendimento e la gioia di crescere insieme.
di Luca Ferrari Scuola a modulo, un’opportunità per imparare insieme e meglio. “La scuola a modulo è una scelta educativa che porta all’indipendenza del bambino e alla consapevolezza del genitore. Penso che non sia solo una questione di chi - può permettersi - il modulo per questioni di tempo libero, ma di chi lo SCEGLIE per mettersi in gioco assieme al proprio figlio”. Inizia così il racconto sincero di Nicole Vio, un figlio in 3° elementare alla Scuola Primaria Diedo di Venezia e una figlioletta a cui spera di far seguire le orme scolastico-fraterne tra qualche anno. Scuola a modulo, un modello che rende l’apprendimento più efficace tra condivisione, crescita collettiva e una progressiva autonomia nello svolgimento dei compiti. Scuola a modulo è anche tempo prezioso vissuto insieme. Genitori coi figli, ma anche tra compagni di classe al di fuori dell’edificio scolastico. La scuola a modulo è una tipologia sempre più rara nel sistema scolastico italiano: nel solo centro storico della città lagunare, per esempio, ci sono soltanto due plessi che la offrono: la già citata Diedo e la Bernardo Canal. La scuola a modulo è una forma di organizzazione didattica della scuola primaria che prevede la permanenza degli scolari fino alle 16.00 con servizio di mensa incluso, distribuita su due o massimo tre pomeriggi settimanali. Una modalità certamente non per tutti, che deve inevitabilmente sposarsi con gli impegni lavorativi delle famiglie. A dispetto della sempre minore disponibilità e un trend ormai consolidato nelle 27 ore invece che 30, in molti continuano a sceglierla per più ragioni, prima fra tutte, il benessere dei diretti interessati. “Oggi sono venuta a prendere mio figlio dopo pranzo” racconta ancora Nicole “Ho respirato la - ricreazione lunga - per alcuni minuti. C’era un clima di gioco in un giardino meraviglioso, dove i bambini si divertivano: chi rincorrendosi e chi sull’altalena. Alcuni chiacchieravano, altri ridevano. Un’aura di spensieratezza che mi ha ricordato i miei anni migliori, proprio alle elementari.  Appena uscita, mia figlia di 4 anni mi ha detto: hai capito mamma perché voglio andare alla Diedo? Lì sono felici! Scelgo la scuola a modulo Diedo anche per mia figlia piccola perché è felicità e famiglia, oltre all’educazione e all’insegnamento”. Venezia, anno scolastico 2025-26. È da poco passata l’ora di pranzo in un giorno infrasettimanale e dal salotto di alcune case veneziane si ode uno schiamazzo tanto gioioso quanto irrefrenabile. È la voce di bambini che stanno giocando. Sono compagni di classe. No, non hanno “marinato” la scuola. Oggi sono qui, la prossima settimana saranno altrove, a seconda della disponibilità dei “grandi”. La vita scorre così nella scuola a modulo. Per due giorni alla settimana ci si organizza per regalare l’esperienza del crescere insieme, gettando anche le radici di quelle che chissà, magari diventeranno amicizie per tutta la vita. Giocano insieme. Fanno i compiti insieme. Imparano a studiare insieme. Si confidano insieme. Maturano insieme. Fanno, ovviamente, chiasso insieme… se no, che bambini sarebbero? Alle volte è faticoso ma è sufficiente guardarli per capire quanto stiano bene. Vivono pomeriggi differenti dalla stragrande maggioranza dei loro coetanei. Gli alunni delle scuole a modulo imparano molto anche quando sono “semplicemente” a casa dei loro compagni di classe. “Per la mia esperienza sono molto favorevole a scegliere il tempo a modulo per i nostri figli”, analizza Elena Benevento, professione logopedista e mamma di 11 bambini, la maggioranza dei quali iscritti a questa tipologia di scuola. “Non tutti i bambini sono pronti per rimanere 8 ore al giorno a scuola per l'intera settimana e può capitare che l'insegnante o la classe stessa non siano l’ambiente in cui il bimbo si trovi al meglio. Pertanto, avere 2 o 3 pomeriggi no-scuola, può fare la differenza. Inoltre ci sono quelli che hanno difficoltà di apprendimento (come la dislessia o difficoltà di attenzione) e in questi casi, avere la possibilità di pomeriggi in cui inserire interventi riabilitativi o poter lavorare ad hoc con il diretto interessato, può fare la differenza, senza fargli saltare delle ore in orario scolastico che poi vanno recuperate. Chiaramente ogni famiglia fa le proprie considerazioni e sceglie ciò che ritiene più confacente alle proprie necessità organizzative, ma, potendo scegliere, ci sono molte ragioni per scegliere la scuola a modulo”. Venezia è una città molto particolare. Lo spopolamento continua inesorabile. Ci sono sempre meno famiglie e quindi anche meno bambini. Ogni anno gli open day diventano snodi cruciali per la sopravvivenza di molti istituti. A differenza delle ultime due annate che hanno potuto beneficiare del terzo pomeriggio, la nuova “numerosa” I elementare della Diedo avrà garantiti soltanto due pomeriggi, con il peso del terzo e fondamentale che è ricaduto sui genitori, costretti a organizzarsi con un doposcuola a proprie spese. Sebbene il modulo base sia ormai quello delle 27 ore, ci possono essere eccezioni purché si riescano a equilibrare le ore interne tra i plessi del medesimo istituto. Non è facile, ma garantire un terzo pomeriggio può fare davvero la differenza. Nel caso specifico, è bastato far sapere alle famiglie indecise che ci sarebbe stato il terzo pomeriggio (e pure a pagamento) perché la classe raddoppiasse gli iscritti in pochi giorni.  “La nostra è una scuola a misura di bambino, dove nessuno viene lasciato indietro e dove ogni giorno tutti entrano sereni” conclude Laura Aletti. “La scuola a modulo è una scelta che i bambini amano moltissimo, inclusi i miei due figli. Riescono ad avere più tempo per sport, musica o altre attività extrascolastiche. In parallelo si sviluppano anche i rapporti tra le famiglie. La nostra esperienza è quella di una rete fatta di persone che si aiutano reciprocamente, anche nel seguire i bambini nei compiti, un impegno che portano avanti fin dalla I elementare, durante la settimana e nei weekend. Dalla III, poi, la scuola li incentiva ulteriormente a organizzarsi con lo studio, uno stimolo che siamo sicuri sarà molto utile quando poi passeranno alla scuola media”. Quale futuro attende dunque la scuola a modulo? Verranno fagocitate in un inesorabile "dittatura a tempo pieno" o le dirigenze scolastiche e le amministrazioni comunali si attiveranno in sinergia e sempre meglio per sostenere e promuovere questa tipologia di scuola primaria che funziona alla grande ed è molto apprezzata dai diretti interessati?... Mi sembra ieri quando io e mia moglie eravamo combattuti sulla scelta tra scuola a modulo e a tempo pieno. Sono passati già tre anni da quei giorni travagliati ma li ricordo come se li avessimo appena vissuti. Alla fine decidemmo per il modulo. A darci la spinta decisiva, una maestra di un altro istituto, con esperienza su entrambi i fronti. Mi parlò dei molti aspetti a favore della scuola a modulo ma fu uno in particolare a farmi capire che cosa dovevamo fare: il tempo in più che avremmo condiviso con nostro figlio, anche se ciò avrebbe significato fare qualche sacrificio. Ogni volta che mio figlio esce da scuola, siamo lì. O io o mia moglie. Rispetto alla scuola a tempo pieno, in cinque anni di elementari resterà più di 1.000 ore fuori dall’edificio scolastico, una parte delle quali insieme a noi. Magari giocherà. Magari farà compiti con i suoi amici e nelle loro case, ma noi ci saremo. So di essere molto fortunato a poter vivere molto più tempo insieme a mio figlio: vederlo di più, sorridergli, fargli una carezza semplicemente per fargli sentire che gli voglio bene. Tutto questo è stato possibile grazie alla scuola a modulo. 

“Love is the answer, 

and you know that for sureJohn Lennon (Mind Games)

Compagne/i di classe corrono spensierati verso un nuovo pomeriggio "a modulo" © Luca Ferrari
Si pranza in compagnia "a modulo" © Luca Ferrari
Pomeriggio "a modulo" - compiti insieme © Luca Ferrari
Pomeriggio "a modulo" - popcorn casalingo © Luca Ferrari
Si studia e ci si diverte nei pomeriggi a modulo con Paxi © Luca Ferrari

lunedì 15 dicembre 2025

Venezia, la corsa dei Babbi Natale

Venezia, 10° Corsa dei Babbi Natale © Comune di Venezia

Oltre 400 "creature vestite di rosso" hanno magicamente attraversato l'antica Serenissima: è la 10° edizione della Corsa-camminata dei Babbi Natali a Venezia!

di Luca Ferrari

Una marea natalizia sfreccia indomita per fondamenta, campielli, piazze, su e giù per i ponti. È la 10° edizione della Corsa/ camminata dei Babbi Natali a Venezia, manifestazione nata con lo scopo di incentivare lo stare insieme all’insegna dello sport e del divertimento nello splendido scenario della città lagunare durante il periodo natalizio. Una corsa che anticipa l'ancor più celebre cavalcata notturna tra il 24 e il 25 dicembre in tutto il mondo, questa volta però frequentata da un'unica persona e dalla sua fedele renna. La corsa veneziana invece, organizzata da Running Club Venezia Asd, prevedva un percorso di "appena" 5 km a passo libero, adatto sia a runner esperti sia alle famiglie. Parte del ricavato raccolto dalle iscrizioni poi, è stato generosamente devoluto alle associazioni locali Avapo Venezia e all'Istituto Casa Famiglia San Pio X.

Venezia, 14 dicembre 2025. Dopo alcune giornate di nebbia fissa (caigo in dialetto), la Repubblica Marinara si è risvegliata con un cielo limpido, il sole alto e temperature più tipiche da fine febbraio-inizio marzo che non da inizio inverno. Quando mancava ancora un'ora e più alla partenza, sagome rosse con cappello d'ordinanza e barba bianca iniziavano a tappezzare la città lagunare. Molti passanti, incuriositi, vedendo grandi e piccini vestiti da Babbo Natale, chiedono il perché di questo travestimento. Non solo veneziani, la manifestazione ha attirato molti turisti giunti in Italia per una vacanza in famiglia. In mezzo a dialetti e raccomandazioni materne, si odono slang anglofoni e spagnoli. Dopo una prima e speciale premiazione per i partecipanti più piccoli, scatta il via. Jingle Runs... Jingle Runs... Jinge's runnig all the "fondamenta"...

Il percorso scelto è davvero meraviglioso. Complice anche la radiosa giornata e l'ora d'inizio (9.30 del mattino, ndr), tutti i partecipanti, autoctoni e non, hanno avuto la possibilità di godersi Venezia senza la minima confusione. Con la partenza fissata in campo S. Margherita, uno dei rari teatri a cielo aperto della movida veneziana, il primo km ha visto i partecipanti percorrere la lunghissima fondamenta/ riva delle Zattere fino a raggiungere Punta della Dogana, con l'isola della Giudecca e l'omonimo ampio canale alla propria destra. Giro di boa e alé, un rapido passaggio nei pressi della vicina Basilica della Salute e del museo Guggenheim, quindi un primo attraversamento del Canal Grande via ponte dell'Accademia, "sfrecciando" (anche) per l'atipica Calle Larga XXII Marzo e così entrando "gloriosamente" in piazza San Marco.

Un po' si corre. Un po' si cammina. Un po' si fatica. Un po' ci si ferma per immortalarsi nell'impresa. Dal sestiere di Dorsoduro a San Marco e poi nuovamente il Canal Grande, questa volta con il decisivo contributo del ponte di Rialto per raggiungere il sestiere di San Polo e l'omonimo campo, chiudendo la mini-maratona nuovamente in quel di Dorsoduro e sempre in campo Santa Margherita. Ad attendere i valorosi corridori, un caldo e tonificante rinfresco a base di panettone, pandoro, tè caldo e, immancabile, qualche melodia natalizia, dalla MariahCareyiana All I Want for Christma is You alla commovente e poetica Merry Xmas (War is Over) di John Lennon, e via via le altre. Un'oretta nel complesso, chi più e chi meno, e tutti sono arrivati. Adesso è il momento del relax più meritato, grazie al sole caldo e alle tante panchine disponibili, uno dei rarissimi spazi veneziani che ancora mette a disposizione questi "strani" arredi urbani (...). Da Venezia, augurio spensierato per un felicissimo Natale!

La partenza della Corsa dei Babbi Natale

Venezia, 10° Corsa dei Babbi Natale © Luca Ferrari
Venezia, 10° Corsa dei Babbi Natale © Luca Ferrari
Venezia, 10° Corsa dei Babbi Natale © Luca Ferrari
Venezia, 10° Corsa dei Babbi Natale © Luca Ferrari
Venezia, le medaglie della 10° Corsa dei Babbi Natale © Luca Ferrari

mercoledì 10 settembre 2025

FestArt Cannaregio, Venezia autentica

FestArt Cannaregio 2025 - Attraverso sentieri autentici 

Musica live, danze del mondo. Arte, attività per bambini e libri. Cortometraggi, teatro. Energie umane. La II edizione del FestArt Cannaregio (20-28 settembre 2025) accende Venezia.

di Luca Ferrari

Cultura, resilienza e lo sconfinato amore per una città. Venezia alza il volume della sua anima più profonda. Entra in campo il FestArt Cannaregio, festival popolare e gratuito, nato nel 2024 e organizzato dall'associazione Zero Quattro Uno. FestArt è la Venezia dei lavoratori, dei papà e delle mamme, dei regatanti, degli studenti, di chi va a fare la spesa e di chi porta i figli a scuola. FestArt Cannaregio è la Venezia più autentica, melting pot umano dove le arti sgorgano dal dialogo e dal desiderio di creare, raccontando nuovi sentieri collettivi. La nove giorni di eventi si svolgerà interamente a Cannaregio, uno dei pochi sestieri veneziani a essere ancora molto abitato e frequentato dai locali grazie (anche) alla contemporanea presenza di parchi, attività sportive e scuole, non esattamente la norma in laguna. La II edizione del FestArt Cannaregio propone una ricca offerta di eventi, inclusi spettacoli teatrali e proiezione di cortometraggi, attività per bambini, concerti con gruppi solisti e duetti, presentazioni editoriali, incursioni acquee, danze popolari, arti marziali e ancora molto, moltissimo altro.

"Volevo creare qualcosa che in un certo senso potesse prendere il testimone lasciato dal Festival delle Arti della Giudecca che da circa due anni non veniva più organizzato" racconta l'ideatore del FestArt, Michele Lenzini, toscano trasferitosi in laguna nonché responsabile della didattica nella scuola Easy Italian Language & Art di Venezia. "Ero molto legato a quel festival a cui avevo partecipato più volte, anche con il mio gruppo musicale (Onda d’urto Venezia, ndr), e mi dispiaceva molto che una simile esperienza fosse finita così, e che non ci potesse essere una continuazione. Vedevo tutto questo come una sconfitta per Venezia, per la - cultura per tutti - e in genere per noi che viviamo in questa città. Molte persone, poi, dicevano che a Cannaregio sarebbe stato impossibile organizzare qualcosa del genere e che nessuno sarebbe venuto a titolo gratuito. Allora, come spesso mi succede, questo pessimismo diffuso mi ha caricato tantissimo, dandomi l’energia per creare un Festival fatto dai residenti per i cittadini e per tutti gli amanti della cultura. Ho cercato il primo anno di coinvolgere registi, associazioni, musicisti, attori, fumettisti, esperti in attività per bambini e devo dire che è stato una bella esperienza per tutti".

La nove giorni si sviluppa (praticamente) su tutto il sestiere, dal nuovo spazio espositivo ImagoArs in Baia del Re, all'estremità settentrionale del sestiere fino alla chiesa Luterana, in Strada Nova, passando per altre celebri aree come l'antico ghetto ebraico, il Centro Scalzi - Centro Mistico, senza dimenticare le attività all'aperto nei campi (Madonna de l'Orto, de l'Abbazia della Misericordia), il teatrino Groggia con il suo immenso e adiacente spazio verde. L'inaugurazione/presentazione del festival si svolgerà sabato 20 settembre (ore 18.00) alla Fondazione Rinascita 2007, a cui seguirà lo spettacolo di improvvisazione teatrale Due allora, con Riccardo Bidoia e Alessandro Corrà, quindi in serata, concerto live di musica rock ironica con i Sellotape (21.00). La domenica invece, una doppia inaugurazione artistica (Double vue - Doppia vista, presso SMAG e zolforosso presso ImagoArs Lab. del Ghetto). In serata, in sala San Leonardo, prima il rock di Jack Moody (20.00), poi l'afro funk sperimentale/cosmic disco del gruppo Disco Zenith Laguna (21.30) e via via poi, nei giorni successivi, tutti gli altri eventi come si può appurare nel ricco ed eterogeneo programma.

Grazie a una distribuzione degli eventi quasi capillare nel sestiere veneziano, chiunque avrà la possibilità di (ri)scoprire le bellezze naturali, artistiche e culturali di Cannaregio. "Questa seconda edizione è il frutto dell’incontro con numerose associazioni, enti (anche ecclesiastici), la Municipalità, sponsor, sostenitori, artisti, grafici. "È stato un lavoro notevole, ma credo di aver creato alla fine un programma molto interessante" spiega il vulcanico Michele. "Ho voluto fortemente inserire anche la musica classica e quella jazz, dando spazio anche a due gruppi che verranno dall’estero. Ho inserito la serata brasiliana e quella dedicata a Hugo Pratt e a Corto Maltese. Sono felice della collaborazione con i ragazzi di Venice on boardche ringrazio per la disponibilità – per la giornata della poesia in barca. Ci sono stati momenti critici durante l'organizzazione. In particolare la serata danzante è stata quasi un flipper di contrattempi, sedi che non si trovavano, rinunce, etc. Questa edizione è stata un po’ come giocare a Tetris: spostamenti di gruppi e attività da un luogo a un altro, cambiamenti in corsa. Sono sicuro che il risultato finale vi piacerà".

Ho visto un instancabile gruppo di sconosciuti lavorare con impegno senza guadagnare nulla, solo per l'amore di regalarsi e regalare a chiunque, ciò che loro stessi avrebbero voluto vedere realizzato nel proprio microcosmo sociale. Ho visto ragazze colorare i visi dei più piccoli. Ho ascoltato storie che affondano nell'esperienza della "chitarra" accanto. Ho preso appunti da quella fiamma umana grondante futuro, facendomi contagiare dall'ispirazione di chiunque si fermasse, anche solo per un applauso o un sorriso. FestArt Cannaregio è nato dalla semplicità delle idee e dalla spontanea partecipazione di volenterosi uomini e donne. Come gran parte di Venezia, anche a Cannaregio ci sono molti anziani ma la sua dimensione popolana e meno turistica, riesce ancora a coniugare e ad avvicinare le tante generazioni presenti. Quelle stesse che guardano e partecipano/parteciperanno al FestArt Cannaregio 2025. "Sono convinto che Venezia sia ancora viva e che con l’aiuto di tutte le persone e le varie realtà associative, si possa andare avanti sviluppando in modo concreto una serie di progetti utili per tutta la città, e non solo" Michele Lenzerini.

FestArt Cannaregio 2025 - Attraverso sentieri autentici null

giovedì 5 giugno 2025

Alvisiana Venezia, a tutto minibasket

Gli scoiattoli dell'Alvisiana Venezia al termine di una trasferta vittoriosa © Luca Ferrari

Allenamenti, spirito di squadra e tanta allegra partecipazione degli Scoiattoli. È stata una nuova intensa stagione di minibasket all'Alvisiana Basket Venezia.

di Luca Ferrari

Sport, condivisione e tante nuove esperienze. Per il terzo anno consecutivo mio figlio ha vissuto una nuova intensa stagione di minibasket con l'Alvisiana Venezia, passando di categoria dai pulcini agli Scoiattoli. Grande novità dell'anno per lui e i suoi compagni di squadra, le prime partite di un torneo ufficiale organizzato dalla FIP - Federazione Italiana Pallacanestro Comitato Regionale Veneto. Dall'autunno fino alla fine di maggio si sono confrontanti con tanti altri coetanei della terraferma veneziana, incrociando il parquet anche con i colleghi lagunari. Mese dopo mese, allenamento dopo allenamento, sempre il massimo impegno e tanto sano divertimento per le giovanissime leve della palla a spicchi veneziana, guidati e spronati dai due (pazienti) coach. Dietro le quinte, noi (fortunati) genitori. Ogni sessione, un momento per stare insieme. Ogni sfida, un'occasione per vivere qualcosa di mai provato prima. Ogni partita, un'emozione indelebile.

Papà, vieni a vedermi allenare? Me lo sono sentito chiedere da mio figlio ogni volta che giocava a basket il martedì e il giovedì pomeriggio. Così è stato, passando ore e ore seduto a bordo campo insieme ad altri genitori. Sono piccoli gli Scoiattoli, annate 2016-17, e sono tanti, così quando c'era da riportare l'ordine, i coach sapevano farsi sentire senza fare sconti. Sono giovanissimi ma il rispetto e la disciplina s'imparano a questa età. Ogni sessione, un mix di entrate, tiri a canestro, passaggi e partitine. Emblema di questa annata 2024-25, il mese di maggio, iniziato con la maratona sportiva "12 ore di basket" a Marghera, proseguito con altre due sfide nel medesimo comune (e palestra), quindi un ulteriore e ultimo incontro disputato a Spinea. Ogni trasferta, una festa per i piccoli giocatori. Se l'entusiasmo dei cestisti veneziani a "sconfinare" è stato una costante, non si può dire ci sia stato il medesimo sentimento da parte di alcune società dell'entroterra, poco propense a varcare il "misterioso" ponte della Libertà, impedendo così ai piccoli roditori veneziani l'opportunità di giocare le rispettive partite davanti ai propri amici e familiari.

Nel corso dell'anno, poi si sono sviluppati piccoli rituali e momenti, tanto incredibili quanto importanti, a cominciare dalla puntuale riunione post partita che i coach hanno sempre tenuto al primo allenamento dopo le sfide. Tutti i giocatori seduti a centrocampo, chiedendo ai diretti interessati cosa avesse funzionato e cosa no secondo loro, e facendo poi la propria analisi in un clima di serena condivisione. Altro momento topico, il finale post partita, quando a turno veniva scelto un giocatore per lavare tutte le casacche. Cosa ambitissima, e puntuali i rispettivi genitori condividevano il bucato steso tra calli e fondamenta. Tra gli aneddoti più curiosi di questa annata, non possono non menzionare la casualità delle divise extra Alvisiana. Solitamente anche in allenamento si è sempre in verde e bianco, talvolta con qualche eccezione. Durante un paio di sessioni, la memoria è tornata addirittura alle Finals NBA del 1991 tra Chicago Bulls e Los Angeles Lakers grazie alle canotte di Michael Jordan e Vlade Divac.

La grande novità della stagione 2024-25 dunque, è stato l'agonismo. Ogni partita, sei tempi da 6 minuti ciascuno e tutti i convocati a giocare almeno due partite a testa. Non si faceva tempo a finire l'allenamento il giovedì pomeriggio che si cominciava col sondaggio della disponibilità e quindi la febbrile attesa della convocazione, con i coach sempre attenti a non trascurare nessuno. Ci sono state vittorie (molte) e alcune inesorabili sconfitte. Lo sport è questo. Alle volte si vince e alle volte si perde, anche quando si gioca bene. Bisogna sempre riconoscere il merito agli avversari, rilanciando la sfida alla partita successiva. Lo imparano i piccoli. Lo fanno i grandi. Anthony Edwards, stella dei Minnesota Timberwolves, dopo essersi visto negare la gioia di raggiungere le finali NBA per il secondo anno consecutivo, ha subito dichiarato: "Quest'estate mi allenerò come un pazzo!".

Basket in campo ma non solo. Avere un figlio che gioca e vive la pallacanestro ha significato iniziare a interessarsi a questo sport e così, in parallelo alla sua attività cestistica, è cresciuto anche l'interesse verso questa disciplina nel nostro nucleo familiare e ormai non c'è colazione che non inizi con gli highlight dell'NBA. Alla prima occasione poi, via al Taliercio, ad applaudire in particolare le imprese della Reyer femminile. Adesso la stagione si è conclusa. Neanche il tempo di finire la scuola e saranno già in campo per un esaltante tour de force di due settimane col basket camp dell'Alvisiana. Una full immersion di pallacanestro (ma non solo) dove oltre a imparare ancora, si confronteranno con giocatori più grandi e chissà, magari faranno la conoscenza di qualche ospite speciale come accadde l'anno passato quando la responsabile Serena Bebetto presentò loro un'autentica leggenda dell'arbitraggio internazionale, il veneziano Stefano Cazzaro, colui che diresse anche due partite del leggendario Dream Team nel 1992.

Cosa riserverà il futuro a tutti loro? Che in mezzo alla "mandria" di Scoiattoli, pulcini, aquilotti, etc. ci sia qualche futuro campione, è (molto) presto per dirlo. Le sole fondamentali certezze al momento sono la passione e i valori che le giovanissime leve della pallacanestro veneziana stanno assimilando. Di una cosa sono certo, sotto la guida dell'Alvisiana saranno persone leali e capaci di affrontare ogni avversità. "Se c'è una cosa che i tuoi avversari non possono e non devono fare, è toglierti il coraggio di provare [...]. E se ti buttano a terra tu rialzati e continua a giocare come se non fosse successo nulla" disse coach Holger Geschwinder all'allora ventenne Dirk Nowitzki durante il Nike Hoop Summit 1998. Chi sia diventato poi, quella è un'altra storia (che potete scoprire sul bellissimo volume Il grande Dirk Nowitzki alla conquista dell'NBA, di Claudio Pellecchia - 66thand2nd edizioni, 2025). La vostra storia cestistica invece, cari Scoiattoli dell'Alvisiana Basket Venezia, è appena meravigliosamente cominciata e continuerà giorno dopo giorno.

Scoiattoli Alvisiana - partita all'ex-Umberto I (Venezia) © Luca Ferrari
Scoiattoli Alvisiana in allenamento © Luca Ferrari
Passato e presente sulle canotte degli scoiattoli dell'Alvisiana © Luca Ferrari
Venezia, scoiattoli dell'Alvisiana insieme agli scoiattoli dei Carmini © Luca Ferrari
Maratona di basket
Marghera, "12 ore di basket" ediz. 2025
Marghera, tutte le squadre della "12 ore di basket" ediz. 2025 © Luca Ferrari
Marghera, "12 ore di basket" ediz. 2025 - gli scoiattoli dell'Alvisiana 
Mestre, gli scoiattoli dell'Alvisiana sul campo della Reyer © Luca Ferrari
Le divise dell'Alvisiana "fresche" di bucato © Luca Ferrari
Scoiattoli Alvisiana in riunione pre-allenamento © Luca Ferrari
Scoiattoli Alvisiana in allenamento © Luca Ferrari
Spinea, l'ultima partita della stagione dell'Alvisiana Venezia © Luca Ferrari
La vittoriosa trasferta dell'Alvisiana Venezia a Spinea © Luca Ferrari

mercoledì 26 febbraio 2025

Insieme, storie di basket e vita

Alvisiana Basket Venezia in azione contro la Fulgor Mira © Luca Ferrari

La pallacanestro sta regalando a mio figlio momenti indimenticabili di condivisione e crescita. Nostro privilegio di genitori, restargli sempre accanto e sostenerlo.

di Luca Ferrari

Il viaggio con gli amici e i compagni di squadra, uno più scatenato dell'altro, per raggiungere la meta prefissata. L'euforia. Una nuova sfida di basket li attende. È un gioco. È un torneo. È un impegno. Sono tutti lì, appassionati e coinvolti. Iniziano le partite. Si vince. Si perde. Un cinque ai coach e agli avversari. La foto finale di rito sul parquet. Sono affamati e ancora più divertiti. Un pomeriggio come tanti si è trasformato in un'entusiasmante pagina di vita e di sport. Sugli spalti e sempre vicino a loro, noi genitori. Ciò che sta vivendo mio figlio in questa fase della sua vita insieme all'Alvisiana Basket Venezia, è qualcosa di davvero speciale. Magari un giorno smetterà con la pallacanestro o continuerà per tutta la sua vita, chi lo sa. Sarà lui e solo lui a doverlo decidere e scoprire. Qualunque scelta compia, il nostro grandissimo privilegio sarà quello di stargli sempre accanto... e null'altro importa.

Venezia, 23 febbraio 2025. Mentre l'antica Repubblica Marinara viene invasa dalla marea carnevalesca, come tanti residenti ne approfitto per godermi un po' di sano relax senza troppi impegni. In teoria, almeno. Chi ha uno o più figli, lo sa bene. Non ci sono pause. Più crescono e più sono impegnativi. Se c'è di mezzo lo sport più amato poi, apriti... canale! Niente "placida branda" dunque, ma una bella trasferta. Per i terricoli è ordinaria amministrazione. Anche nella stragrande maggioranza dei casi infatti, prendono la macchina sotto casa e via. Per i veneziani è un'altra storia, quasi un'avventura. Neanche il tempo di fare il ponte di Calatrava ed ecco che dalla massa si staglia un'altra sciarpa bianco-verde dell'Alvisiana Basket Venezia. Il pargolo scatta in avanti per ricongiungersi con gli amici e noi genitori, lì dietro, ad assistere (e ammirare) questi piccoli miracoli-bipedi che ogni giorno ci riempiono di gioia e pensieri.

L'autobus si mette in moto e la piccola armada si fa subito sentire, costante e incessante. Decibel perennemente alti. 40 minuti abbondanti di strada e finalmente si scende. I giovanissimi cestisti sono più impazienti che mai. Corrono e saltano come una palla da basket senza controllo. I "grandi", da dietro, sempre pronti a scandire il tipico ammonimento veneziano: "attenti alle macchine!", poi finalmente si sgiunge alla palestra. I padroni di casa sono già in campo. Gli "stranieri lagunari" iniziano il riscaldamento. Sotto l'attenta guida dei due coach, provano ogni fase del gioco. Tiri sotto canestro. Passaggi. Tiri da più lontano. Due intense sessioni e si può cominciare. Sei partite da sei minuti ciascuna. Prima del fischio d'inizio, i coach salutano i rispettivi piccoli avversari.

Inserita nel Girone Viola del campionato degli Scoiattoli (Fase Venezia), l'Alvisiana Venezia, la cui società ha di recente ottenuto il Certificato di Qualità del Settore Minibasket FIP per l'anno sportivo 2024-25, è opposta alla squadra locale del Fulgor Mira. I piccoli "roditori" della palla a spicchi ci mettono l'anima. Giocano. Fanno canestro. Sbagliano. Esultano. Si rammaricano. In ogni partita c'è sempre qualcosa da imparare, per chi è in campo ma anche per chi è seduto sugli spalti. Al primo time-out, ecco i coach far alzare chi non è ancora entrato per far riposare i giocatori (più stanchi) della sfida in corso. Nel "reparto tifosi" prevale una certa sportività da una parte e dall'altra fazione, con applausi anche per i canestri avversari, come per altro dovrebbe sempre avvenire e a qualsiasi livello. Quando la partita finisce, è tutto un abbraccio. Sono sudati e felici. Hanno quell'espressione tipica della spensieratezza più coinvolgente e ispirante.

Il basket è una passione e riempie le nostre giornate, non solo sul campo. Nel vivere quotidiano, la pallacanestro scandisce gran parte della vita extrascolastica di mio figlio. La giornata odierna è cominciata, come sempre, con la visione degli highlight dell'NBA, riuscendo in extremis a vedere anche quelli tra i Lakers di Luka Doncic e la sua ex-squadra, i Dallas Mavericks, finita con il successo del team californiano. Più tardi, poco prima della pubblicazione di questo articolo, abbiamo visto insieme la sfida femminile di Euroleague, Schio-Fenerbahce. Domani intanto, è tempo di indossare nuovamente la casacca dell'Alvisiana per una nuova e intensa sessione di allenamento. Il basket gli piace ed è contento. Fa molte esperienze. Non è solo sport fine a se stesso. Lo sport, come hanno ribadito anche i suoi coach, viatico per imparare e crescere. Noi genitori, da dietro le quinte, lo appoggiamo e lo incoraggiamo. La strada della vita è ancora lunghissima e in questo momento è più felice che mai.

Alvisiana Basket Venezia © Luca Ferrari/ il riconoscimento alla società veneziana

lunedì 23 dicembre 2024

Babbi Natale, festa e voga sul Canal Grande

Corteo dei Babbi Natale - ph. Comune di Venezia

Santa Claus e la sua flotta a Venezia. Domenica 22 dicembre si è svolta la 10° edizione del Corteo Acqueo dei Babbi Natale e la 12° Regata alla Valesana dei Babbi Natale.

di Luca Ferrari

Canal Grande in festa. A Venezia si è svolta la 10. edizione del Corteo Acqueo dei Babbi Natale e la 12. Regata alla Valesana dei Babbi Natale. Una domenica di sport in pieno spirito natalizio, con barche addobbate. Centinaia di Babbi Natale, a bordo delle tipiche imbarcazioni veneziane, hanno inforcato il remo, dando vita a un colorato corteo organizzato dal Coordinamento delle Associazioni Remiere di Voga alla Veneta, con partenza all’altezza di Punta della Dogana, all’ingresso del Canal Grande, arrivando fino a Rialto. In contemporanea si è svolto anche il tradizionale appuntamento con la Regata alla Valesana dei Babbi Natale, organizzata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia. Entrambe le manifestazioni, hanno confluito in campo dell’Erbaria, a ridosso dello storico mercato di Rialto,  dove ci sono state le premiazioni (nelle categorie amatori uomini, campioni donne e uomini).

I festeggiamenti sono poi proseguiti con le premiazioni delle barche meglio addobbate al ritmo di canti natalizi, cioccolata calda, panettoni, vino e spumante. “Questa mattina abbiamo annunciato il Natale dall’acqua attraverso la più forte e viva tradizione veneziana, quella remiera", ha raccontato Giovanni Giusto, consigliere delegato alla Tutela delle tradizioni del Comune di Venezia, Babbo Natale da noi arriva vogando e approda a Rialto, il cuore della nostra storia. Siamo felici di vedere così tante persone qui a festeggiare insieme, ballando, divertendoci e scambiandoci gli auguri”. Appuntamento il 6 gennaio 2025 con un altro appuntamenti molto atteso, la 45° edizione della Regata delle Befane su mascarete, che si svolgerà, come sempre, sul Canal Grande, e Organizzata dalla Reale Società Canottieri Bucintoro.

Da Venezia, auguri di buone feste e felice natale a tutti.

Venezia, il corteo acqueo dei Babbi Natale

Corteo dei Babbi Natale - ph. Comune di Venezia
Corteo dei Babbi Natale - ph. Comune di Venezia
Corteo dei Babbi Natale - ph. Comune di Venezia
Venezia augura a tutti un felice Natale - ph. Comune di Venezia

mercoledì 6 novembre 2024

Reyer Venezia, sorelle nella notte

Palasport Taliercio, Reyer © Luca Ferrari - giocatrici © Umana Reyer

Il cielo buio. La nebbia. La navetta verso il palasport Taliercio. Prima e dopo una nuova sfida di basket della Reyer Venezia femminile, c'è un grande mondo da vivere dentro l'anima.

di Luca Ferrari

Storie di legami, passioni e ispirazione. È una serata speciale. È un momento che non pensavo sarebbe mai arrivato, semplicemente perché... non lo conoscevo. Poi un giorno, una vocina tornò dalla scuola materna, dicendo: "vorrei giocare a basket". Un po' di tempo dopo, sabato 2 novembre 2024, per la prima volta ho assistito a una partita di basket in solitaria. In un post pubblico di poco tempo fa su Instagram, dove si chiedeva quale giocatore/giocatrice avesse acceso la passione per la pallacanestro, dalla mia pagina badboy_venice, risposi semplicemente, "mio figlio". Da allora sono passati già tre anni e da un interesse sussurrato, sono arrivato a una cultura personalizzata fatta di highlight, libri e serate live. Complice l'orario serale, questa volta ho preferito evitare l'impegno al mio figlioletto e così, un po' titubante (quasi intimorito), mi sono avventurato per assistere alla sfida Reyer Venezia - Brixia Basket.

La nebbia non ha allentato la sua morsa per gran parte della giornata. Dopo un po' di attesa, finalmente arriva la navetta. Riesco a sedermi sul primo posto alla destra dell'autista, avendo così visuale perfetta della strada notturna. Per chi abita in laguna, un viaggio su quattro (o più) ruote ha sempre un sapore diverso. Guardo il ponte della Libertà scivolarmi alle spalle senza poi distinguere più nulla del panorama "terricolo", parco San Giuliano a parte. Se per gli sportivi amanti del basket, "Taliercio" è sinonimo delle più recenti imprese della pallacanestro veneziana, quel nome evoca anche alcune delle pagine più tragiche della storia locale. Il palazzetto infatti è stato dedicato all’ingegnere Giuseppe Taliercio, storico dirigente dello stabilimento petrolchimico della Montedison a Marghera, assassinato dalle Brigate Rosse il 5 luglio 1981. Quelli erano anni dove il terrorismo di destra e di sinistra insanguinavano l'Italia nei cosiddetti Anni di piombo, e anche Venezia non fu risparmiata. Oggi questo luogo è teatro di sogni, sudore e felicità condivisa. 

Ho imparato a conoscere la squadra femminile della Reyer sul web e con qualche incursione dal vivo. Sarà stato questo, ma una volta entrato nel palazzetto, non ho provato una sensazione di solitudine, tutt'altro. Mi sono sentito al mio posto. Un panorama che oramai fa parte della mia esistenza. E così, fin dal riscaldamento all'inizio della partita, ero lì, da solo ma allo stesso tempo in compagnia. Il tempo di adattarmi e cercare il posto ideale ed eccomi a ridosso del campo, seguendo i primi due quarti di gara proprio sotto il canestro dove le "leonesse oro-granata" hanno messo a segno i tanti punti, a cominciare dalla giovane Matilde Villa e la finlandese, Awak Kuier, entrambe con due tiri vincenti da 3. E a proposito di nuove generazioni del basket, anzi giovanissime, posso dire di aver assistito a quello che sarà il primo di moltissimi canestri di Isabell Hassan (classe 2009), al suo debutto ufficiale in prima squadra.

La Reyer ha dominato dall'inizio alla fine. Assente la forte ala-centro Giuditta Nicolodi, la squadra ha giocato come meglio non si potrebbe, a cominciare dalla capitana Francesca Pan, autrice di numerose giocate vincenti da 3. In un'epoca molto individualista, la Reyer femminile è espressione del collettivo più sinceramente qualitativo. I polmoni a tutto campo della playmaker Mariella Santucci. La costanza dell'ala Martina Fassina. I contributi della guardia Caterina Logoh. L'imprevedibilità della play/guardia Lisa Berkani. I canestri "pesanti" di Dragana Stankovic, Lorela Cubaj e Maria Miccoli. La qualità della guardia Kamiah Smalls, eletta MVP della partita a pari merito con Awak. La squadra veneziana gioca alla grande, non molla fino alla fine e conclude vincendo nettamente 90-56. Ogni canestro viene sempre salutato da un'ovazione.

Finisce la partita. Vorrei rimanere un po' di più ad assaporare l'atmosfera. Davanti a me c'è un gruppo di donne che ispira con la genuinità dello sport. La navetta per Venezia però, non aspetta (troppo) così mi fiondo subito a bordo dell'automezzo, allo stesso posto dell'andata. Quasi tutti sono venuti in compagnia. Si scambiano commenti sulla partita, parlando anche dei progressi della squadra maschile. Mi sento un po' uno straniero in trasferta. Mi piacerebbe tornare più spesso ma non è sempre fattibile, complici le difficoltà logistiche per chi abita in laguna. Comprensibile che il pubblico dalla terraferma sia superiore a quello veneziano ma è un gran peccato che non ci siano navette anche per le sfide di Euroleague. L'autobus intanto è già arrivato a piazzale Roma. Pochi minuti di camminata e vedo già il ponte dei Tre Archi (Cannaregio), nel mio più immediato orizzonte umano. È stata una grande serata di pallacanestro. A presto, Reyer Venezia, continuate a giocare così bene e soprattutto unite. Buona notte, Venezia. 

Reyer-Brixia, gli highlights

Sulla navetta, di ritorno dal Palasport Taliercio © Luca Ferrari
Palasport Taliercio, l'ingresso © Luca Ferrari
Il palasport Taliercio prima del riscaldamento © Luca Ferrari
Le giocatrici della Reyer Venezia durante il riscaldamento © Luca Ferrari
Le giocatrici della Reyer Venezia durante il riscaldamento © Luca Ferrari
Reyer vs Brixia, le squadre © Luca Ferrari
Time out durante la partita Reyer Venezia - Brixia Basket © Luca Ferrari
Martina Fassina, Isabel Hassan e Mirella Santucci durante la partita
Reyer Venezia - Brixia Basket © Umana Reyer
Reyer Venezia - Brixia Basket © Umana Reyer