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lunedì 15 dicembre 2025

Venezia, la corsa dei Babbi Natale

Venezia, 10° Corsa dei Babbi Natale © Comune di Venezia

Oltre 400 "creature vestite di rosso" hanno magicamente attraversato l'antica Serenissima: è la 10° edizione della Corsa-camminata dei Babbi Natali a Venezia!

di Luca Ferrari

Una marea natalizia sfreccia indomita per fondamenta, campielli, piazze, su e giù per i ponti. È la 10° edizione della Corsa/ camminata dei Babbi Natali a Venezia, manifestazione nata con lo scopo di incentivare lo stare insieme all’insegna dello sport e del divertimento nello splendido scenario della città lagunare durante il periodo natalizio. Una corsa che anticipa l'ancor più celebre cavalcata notturna tra il 24 e il 25 dicembre in tutto il mondo, questa volta però frequentata da un'unica persona e dalla sua fedele renna. La corsa veneziana invece, organizzata da Running Club Venezia Asd, prevedva un percorso di "appena" 5 km a passo libero, adatto sia a runner esperti sia alle famiglie. Parte del ricavato raccolto dalle iscrizioni poi, è stato generosamente devoluto alle associazioni locali Avapo Venezia e all'Istituto Casa Famiglia San Pio X.

Venezia, 14 dicembre 2025. Dopo alcune giornate di nebbia fissa (caigo in dialetto), la Repubblica Marinara si è risvegliata con un cielo limpido, il sole alto e temperature più tipiche da fine febbraio-inizio marzo che non da inizio inverno. Quando mancava ancora un'ora e più alla partenza, sagome rosse con cappello d'ordinanza e barba bianca iniziavano a tappezzare la città lagunare. Molti passanti, incuriositi, vedendo grandi e piccini vestiti da Babbo Natale, chiedono il perché di questo travestimento. Non solo veneziani, la manifestazione ha attirato molti turisti giunti in Italia per una vacanza in famiglia. In mezzo a dialetti e raccomandazioni materne, si odono slang anglofoni e spagnoli. Dopo una prima e speciale premiazione per i partecipanti più piccoli, scatta il via. Jingle Runs... Jingle Runs... Jinge's runnig all the "fondamenta"...

Il percorso scelto è davvero meraviglioso. Complice anche la radiosa giornata e l'ora d'inizio (9.30 del mattino, ndr), tutti i partecipanti, autoctoni e non, hanno avuto la possibilità di godersi Venezia senza la minima confusione. Con la partenza fissata in campo S. Margherita, uno dei rari teatri a cielo aperto della movida veneziana, il primo km ha visto i partecipanti percorrere la lunghissima fondamenta/ riva delle Zattere fino a raggiungere Punta della Dogana, con l'isola della Giudecca e l'omonimo ampio canale alla propria destra. Giro di boa e alé, un rapido passaggio nei pressi della vicina Basilica della Salute e del museo Guggenheim, quindi un primo attraversamento del Canal Grande via ponte dell'Accademia, "sfrecciando" (anche) per l'atipica Calle Larga XXII Marzo e così entrando "gloriosamente" in piazza San Marco.

Un po' si corre. Un po' si cammina. Un po' si fatica. Un po' ci si ferma per immortalarsi nell'impresa. Dal sestiere di Dorsoduro a San Marco e poi nuovamente il Canal Grande, questa volta con il decisivo contributo del ponte di Rialto per raggiungere il sestiere di San Polo e l'omonimo campo, chiudendo la mini-maratona nuovamente in quel di Dorsoduro e sempre in campo Santa Margherita. Ad attendere i valorosi corridori, un caldo e tonificante rinfresco a base di panettone, pandoro, tè caldo e, immancabile, qualche melodia natalizia, dalla MariahCareyiana All I Want for Christma is You alla commovente e poetica Merry Xmas (War is Over) di John Lennon, e via via le altre. Un'oretta nel complesso, chi più e chi meno, e tutti sono arrivati. Adesso è il momento del relax più meritato, grazie al sole caldo e alle tante panchine disponibili, uno dei rarissimi spazi veneziani che ancora mette a disposizione questi "strani" arredi urbani (...). Da Venezia, augurio spensierato per un felicissimo Natale!

La partenza della Corsa dei Babbi Natale

Venezia, 10° Corsa dei Babbi Natale © Luca Ferrari
Venezia, 10° Corsa dei Babbi Natale © Luca Ferrari
Venezia, 10° Corsa dei Babbi Natale © Luca Ferrari
Venezia, 10° Corsa dei Babbi Natale © Luca Ferrari
Venezia, le medaglie della 10° Corsa dei Babbi Natale © Luca Ferrari

mercoledì 18 novembre 2020

Natale è sempre o non è natale

La magia del Natale sta anche nelle semplici cose © Luca Ferrari

Il Natale tradizionale non si farà quest'anno, accettatelo. Ma invece di piagnucolare, perché non pensare a formule alternative (del cuore)? Adattarsi o soccombere, feste incluse.

di Luca Ferrari

Manca un mese o poco più al natale 2020 e le polemiche montano (ribollono) già in tutto il Bel paese. Credere che i tipici cenoni del 24, 25 e 26 dicembre si possano fare come sempre è stato (si fa per dire, ndr), è mera utopia, se non con drastiche limitazioni, incluse le maschere sempre indosso ed evitando contatti, in un clima comunque di grave rischio per la salute, in primis degli anziani. Ma invece di confrontarsi seriamente con la realtà del covid19 e pensare a soluzioni alternative, che cosa facciamo in Italia? Piagnucoliamo isterici, volendo a tutti qualcosa che non potremo avere. Una pessima figura e un ancor peggiore insegnamento, per noi stessi e i nostri figli.

Natale è sempre o non è natale mai, cantavano Luca Carboni e Jovanotti sulle note di "More Than Words" degli Extreme. Natale non è diverso dal mondo del lavoro e le novità, per quanto possano ridefinire in modo anche improvviso e complicato il nostro spazio, non devono essere viste come qualcosa di sempre e comunque negativo, anche perché a cosa ci porterebbe tutto questo? Rabbia, sconforto e frustrazione. Il natale 2020 sarà una festa diversa. I cenoni caciaroni andranno evitati. Farli è da irresponsabili, e proprio di fronte a questa inesorabile realtà, bisogna trovare strade alternative per stare comunque vicino ai nostri cari, soprattutto a quelle persone che vivono in casa sole. E se il natale è davvero quella festa che troppo spesso, solo a parole ci piace pensare che sia, allora è il momento di aguzzare l'ingegno e dimostrare davvero quanto sia speciale.

La tecnologia al giorno d'oggi ci consente di vederci in tempo reale e continuativo: le stanze di Facebook così come l'applicazione Zoom sono solo due delle tante modalità e più utilizzate. Ma ciò che i tablet e gli smartphone ci consentono di fare, non potrà mai eguagliare la gioia di un abbraccio e questo lo sappiamo bene. Ma questi "cari", quanto spesso li vediamo? Quanto spesso gli diciamo che gli vogliamo bene? Che cos'è natale, un sedersi a tavola facendo finta di essere felici come i meno "fantasiosi" accusano ogni anno, o è davvero qualcosa di più? La risposta è dentro ciascuno di noi e mai come quest'anno saremo costretti a dimostrarlo a noi stessi e a quelle persone che a parole diciamo di tenerci.

Ho sempre pensato che sia sufficiente anche un minuto insieme per sentirsi la persona più speciale del mondo. Ma oggi, plagiati dalla super-velocità della comunicazione, così come del ricevere tutto ciò che vogliamo in pochissimo tempo, siamo in difficoltà. Ci dovremo confrontare con qualcosa cui siamo sempre meno abituati: la pazienza. Ho scritto lettere per tanto tempo e quando ne ricevevo una, era qualcosa di unico. Eppure la persona non la vedevo. Non avevo sue foto recenti. Non potevo guardarla negli occhi né abbracciarla. Qualcosa di analogo sta accadendo adesso. Dovremo trasmettere il nostro sentimento a qualcuno cui non ci potremo sedere accanto in un giorno speciale. Magari passeremo sotto la finestra e leggeremo una storia. Magari il 25 dicembre faremo una breve passeggiata all'aria aperta. Magari potremo rendere questo natale così difficile, un'indimenticabile storia da tramandare.

domenica 22 dicembre 2019

A natale mi hanno "regalato" il Servizio Civile

Venezia, l'ingresso sotto le Procuratie Nuove della Soprintendenza © Luca Ferrari
A ridosso del natale 1997 iniziai il Servizio Civile alla Soprintendenza del Veneto Orientale. Un'esperienza formativa cruciale vissuta insieme a persone straordinarie.

di Luca Ferrari

Venezia, lunedì 22 dicembre 1997. Dopo una lunga attesa di quindici mesi sono atteso in Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici del Veneto Orientale, a Venezia, per il mio primo giorno da obiettore di coscienza e dunque impegnato nel Servizio Civile (era la prassi “punitiva” del distretto militare farti attendere fino all’ultimo, ndr). All’epoca non era un diritto, e tutti coloro che facevamo questa scelta, erano visti un po’ come i rinnegati della Patria. Aldilà di qualche esperienza precedente, adesso sarei stato impegnato per la prima volta per 10 mesi consecutivi nel mondo del lavoro.

“A Natale, tutti a lavorare.” Era questo il titolo polemico che in principio avrei dovuto dare a un nuovo articolo contro il mondo dello sfruttamento lavorativo. Dopo le "tante parole" che si beccano le ferie estive, mi chiedevo come mai non sentissi i medesimi strali per il periodo natalizio. Il pensiero resta ma invece di esprimerlo in toni acidi e guerrafondai, mi comporterò bene e voglio fare un regalo. Vi racconterò una fiaba. Una fiaba autentica. La storia del mio primo impiego di lavoro a tempo determinato. Quanto sia stato importante per la mia crescita persone grazie soprattutto alle persone con cui ho lavorato.

C'era una volta un giovane veneziano di 21 anni senza alcuna idea di cosa fare della sua vita. Allo Stato questo però non importava granché e gli imponeva una scelta: servizio militare o, se fossi stato accettato, Servizio Civile. Contrario in modo totale alle armi e per nulla incline ai loro rigidi protocolli, scelsi la seconda via. All'epoca una scelta del genere rendeva difficile trovare lavoro poiché veniva quasi sempre richiesto il “milite esente.” Poi finalmente, a ridosso del natale 1997, arrivò la fatidica chiamata e il 22 dicembre mi presentai per il mio primo giorno alla Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici del Veneto Orientale, i cui uffici si trovavano a pochi passi dal Museo Correr, sotto le Procuratie Nuove in Piazza San Marco (oggi ha cambiato sede ma il nome scritto sul campanello è rimasto).

Fui subito scherzosamente etichettato come il "disertore". Caso curioso, nonostante avessi cambiato casa già da due anni abbondanti, la lettera della chiamata era arrivata al vecchio indirizzo e dunque non mi presentai il giorno effettivo ma solo tre lune dopo ricevetti una telefonata dal Distretto Militare che mi fece presente l’accaduto. Chiarito l'equivoco, mi presentai. Paure? Certamente. Dubbi? Tantissimi. Pensieri? Pure troppi. Fin dal primo giorno però rovai un ambiente inimmaginabile a cominciare dalla presenza dei miei simili. La Soprintendenza infatti pullulava di obiettori, oltre 15.

Io venni assegnato all’ufficio Vincoli dove erano presenti un capoufficio e due signore con mansioni rispettivamente di segretaria ed elaborazione varia di pratiche/accoglienza-vigilanza). Insieme a loro, un altro obiettore con cui condivisi la scrivania per poco tempo e nel frattempo m’insegnò il mestiere prima del suo ritorno alla libertà. Quell’ufficio e quelle due donne in particolare furono emblematiche. Non farò certo uno scoop dicendo che molti obiettori in tutta Italia lamentassero talvolta un certo sfruttamento del loro impiego (specie per quello che venivamo pagati). Loro no. Mai. Mi assegnavano i compiti da fare ma mai si approfittarono della mia condizione. La dimostrazione di come si possa lavorare, anche tanto e bene, senza sfruttare il prossimo.

Archivi. Termini tecnici. Il giorno del pubblico, il più divertente poiché venivano studenti (e soprattutto studentesse, ndr ) a chiedere informazioni. Fotocopie di tonnellate di documenti facendo la massima attenzione a farle veloci e in modo impeccabile. Le prime pause pranzo con la "pappa" preparata e portata da casa (anche questo fa parte del mondo del lavoro). Le riunioni di noi obiettori. L'imparare a comportarsi anche quando la luna era proprio storta. Quattro stagioni intere vissute lì dentro. Inverno, primavera, estate e autunno. Un percorso di lavoro e vita intenso. Cinque giorni la settimana dal lunedì al venerdì. Io solitamente arrivavo sempre sul presto, verso le 8 del mattino per poi sbaraccare poco dopo le ore 15. Insomma, una giornata lavorativa completa.

I legami con alcuni dei colleghi obiettori crebbero. Mese dopo mese si formarono “vincoli” di amicizia continuati anche una volta usciti. Lo stesso anche con persone più grandi, a cominciare proprio dalle mie due colleghe di ufficio che in certi momenti furono a dir poco materne. Non fu un’annata semplice quella per il sottoscritto, ma proprio per niente, eppure giorno dopo giorno il mio ufficio Vincoli divenne un porto sicuro dove imparare qualcosa, riflettere su me stesso e gettare le fondamenta per un domani che reclamava spazio su di un passato troppo opprimente. Senza rendermene conto, quella prima lunga esperienza avrebbe incarnato molti dei miei ideali che ancora oggi definiscono la mia persona e il mio approccio al mondo del lavoro: onestà, impegno e collaborazione.

1997-98, i miei dieci mesi di Servizio Civile all’ufficio Vincoli della Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici del Veneto Orientale a Venezia furono una bella fetta di vita. Arrivato nel periodo natalizio, in uno dei primissimi giorni, non appena uscito, sentii propagarsi attraverso gli altoparlanti disposti nella piazza la commovente Happy Xmas (War is Over) di John Lennon. Rimasi lì ad ascoltarla, in piazza San Marco. A very Merry Christmas/ And a happy new year/ Let's hope it's a good one/ Without any fear cantava il musicista di Liverpool a cui la sua città natale gli ha dedicato l’aeroporto. Oggi ci sono nuovamente passato e quelle parole ancora risuonano nei miei ricordi e nel mio cuore di obiettore.

Merry Christmas by John Lennon

Venezia, l'ingresso sotto le Procuratie Nuove della Soprintendenza © Luca Ferrari
Venezia, il campanello della Soprintendenza © Luca Ferrari
Venezia, le Procuratie Nuove a fianco di Piazza San Marco © Luca Ferrari
Souvenir dall'ufficio Vincoli della Soprintendenza con post-it e date d'inizio/fine servizio © Luca Ferrari
Venezia, piazza San Marco e  Procuratie Nuove (sx) © Luca Ferrari
Venezia, Procuratie Nuove piazza e campanile S. Marco nella nebbia © Luca Ferrari
Venezia, basilica e campanile S. Marco da sotto i portici © Luca Ferrari
Gli affettuosi messaggi di fine servizio per l'obiettore di coscienza... Luca Ferrari

lunedì 22 dicembre 2014

Belly Christmas, auguri di buon natale

 

da sx - le danzatrici Alice PattiJenny MinisiniSilvia ScottiAntonella Rubino,
Manuela Minardi, Monia Allocchio e Virginia Danese 

Per gli auguri più danzanti si è fatto avanti un neo-gruppo di Belly-Babbe Natale, tra pensieririflessioni e speranzeBelly Christmas a tutte/i.

di Luca Ferrari

“Ho iniziato a praticare danza del ventre quest'anno, per ritagliarmi un momento tutto mio al di fuori della routine lavorativo-familiare e i tanti stress quotidiani” si confessa Manuela Minardi, “la danza mi ha dato un motivo in più per sorridere e conoscere nuove amiche. Spero che nel 2015 continui a farmi star bene e mi dia più sicurezza in me stessa: riuscire in movimenti e coreografie lontani dalla mia tradizione mi dà molta soddisfazione. Spero che sempre più persone possano avvicinarsi alla cultura araba, anche solo attraverso la danza, per abbattere preconcetti e barriere infondate”.

InterioritàScoperta di nuovi linguaggiAccettazioneRinascita. Anche a natale la danza orientale fa ciò che ha sempre fatto. Accoglie nuove adepte che subito rispondono con entusiasmo e curiosità. Sotto la guida dell'esperta danzatrice Virginia Danese (membro dell'ensemble Tribal Troubles), un nuovo gruppo di danza del ventre si è formato. Registratore aperto dunque ai perché/percome di queste nuove allieve della grande famiglia bellydance.

“Ho incontrato la danza per caso e sono bastate poche lezioni per farmi sentire meglio” racconta Monia Allocchio, “auguro alla danza di entrare nella vita di tante donne e farle sentire un po' più belle e felici”. Sulla stessa lunghezza d'onda, la collega Jenny Minisini, che con estrema sincerità spiega: “Dopo momenti di malattia e tristezza, la danza del ventre mi sta aiutando ad accettarmi per quella che sono ora, Mi aiuta a sentirmi viva e il ritmo coinvolgente riesce a catapultarti in etnie completamente diverse dalla nostra. Mi auguro che la danza aiuti tutti e soprattutto che unisca popoli di tutto il mondo”.

“Ho deciso di sperimentare la danza del ventre perché ero incuriosita da questa realtà così diversa dai miei percorsi intrapresi negli anni precedenti (ho praticato kung fu per 14 anni)” racconta la giovane Silvia  Scotti, “per la prima volta ho dovuto usare il mio corpo cercando di essere femminile e aggraziata. Con mia grande sorpresa la cosa si è rivelata divertente e in un certo senso stimolante. Credo che questa danza sia molto utile per ogni donna per incrementare la sensualità e l'autostima di ognuna di noi”.

“Questo tipo di danza e musica mi ha sempre affascinato. Appena ho raggiunto l'età per poterla apprendere, ho fatto una giornata di prova e anche se ero abbastanza impacciata, me ne sono subito innamorata perché mi sentivo a mio agio: un benessere sia fisico ma soprattutto mentale” si analizza nel profondo Alice Patti, “grazie a essa mi sento già più sicura di me stessa. Un buon proposito per il 2015, per me è diventare sempre più capace come la mia bravissima maestra. Virginia infatti non si limita a insegnarci la pratica in sé, ma ci rende partecipi delle curiosità sulle origini e tradizioni usate in questo ballo (Virginia è anche mediatrice culturalendr). Alla danza auguro di essere sempre di più conosciuta per come è nata”.

Infine Antonella Rubino, per la quale l'aver iniziato a imparare la danza del ventre ha equivalso al realizzare un autentico sogno nel cassetto, definendo la suddetta pratica “un momento per se stessi dove si ritrova serenità,  gioia e ti fa apprezzare il tuo corpo”. “Per l'anno prossimo” ha poi concluso, “mi auguro continui a regalarmi questo benessere e ancora altri bellissimi momenti condivisi con il gruppo che si è creato”.

Last but not least, lei. Virginia Danese, da dieci anni in prima linea sul fronte bellydance. Pensieri alla mano, fa molto di più che augurare altri 365 giorni di danze a tutte, guardando al rapporto di chi viene da lei per imparare, “Per quanto lavorare con una passione sia molto bello, non significa automaticamente che sia facile. Al contrario lavorare con le persone è tanto bello quanto impegnativo".

“Le allieve sono tante e diverse, ognuna con i propri tempi, i propri punti di forza e le proprie fragilità. Ognuna con aspettative differenti” prosegue poi la danzatrice milanese, "Tu sei lì e hai il dovere di rispondere ai loro diversi bisogni e non sempre è facile. Quindi ringrazio la danza perché ogni giorno mi fa lavorare su me stessa  richiedendomi un grande lavoro in termini di metodo, capacità di comunicazione e, perché no, anche di pazienza.

Allo stesso tempo mi rende spettatrice dei cambiamenti di chi la pratica e ti ripaga di tutte le fatiche. Io vedo le allieve che iniziano come boccioli che piano piano si rinforzano per poi sbocciare e trasformarsi in bellissimi fiori. Ogni donna ha tutte le potenzialità per farlo e la danza aiuta in questo senso, basta accoglierla e accettare di impararla con i propri tempi.

È una danza per donne di tutte le età e sono contenta che anche ragazze molto giovani decidano di avvicinarvisi. Non è mai troppo presto per imparare ad apprezzarsi e a sentirsi più sicure di sé, così come non è mai troppo tardi per regalare un po' di tempo a se stesse. In una società che ci vuole perfette mi auguro che la danza orientale riesca a rompere queste costrizioni e a insegnare a sempre più donne che siamo belle anche con la pancetta e anzi, come dico sempre, che la pancetta è necessaria e – va coltivata – per fare lo shimmy”.

le belly Babbe Natale
(da sx in alto) - Jenny MinisiniAntonella RubinoMonia AllocchioSilvia Scotti,
(da sx in basso) - Alice Patti, Virginia Danese e Manuela Minardi