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| Venezia - compagni di classe di scuola a modulo © Luca Ferrari |
di Luca Ferrari
Scuola a modulo, un’opportunità per imparare insieme e meglio. “La scuola a modulo è una scelta educativa che porta all’indipendenza del bambino e alla consapevolezza del genitore. Penso che non sia solo una questione di chi - può permettersi - il modulo per questioni di tempo libero, ma di chi lo SCEGLIE per mettersi in gioco assieme al proprio figlio”. Inizia così il racconto sincero di Nicole Vio, un figlio in 3° elementare alla Scuola Primaria Diedo di Venezia e una figlioletta a cui spera di far seguire le orme scolastico-fraterne tra qualche anno. Scuola a modulo, un modello che rende l’apprendimento più efficace tra condivisione, crescita collettiva e una progressiva autonomia nello svolgimento dei compiti. Scuola a modulo è anche tempo prezioso vissuto insieme. Genitori coi figli, ma anche tra compagni di classe al di fuori dell’edificio scolastico. La scuola a modulo è una tipologia sempre più rara nel sistema scolastico italiano: nel solo centro storico della città lagunare, per esempio, ci sono soltanto due plessi che la offrono: la già citata Diedo e la Bernardo Canal.
La scuola a modulo è una forma di organizzazione didattica della scuola primaria che prevede la permanenza degli scolari fino alle 16.00 con servizio di mensa incluso, distribuita su due o massimo tre pomeriggi settimanali. Una modalità certamente non per tutti, che deve inevitabilmente sposarsi con gli impegni lavorativi delle famiglie. A dispetto della sempre minore disponibilità e un trend ormai consolidato nelle 27 ore invece che 30, in molti continuano a sceglierla per più ragioni, prima fra tutte, il benessere dei diretti interessati. “Oggi sono venuta a prendere mio figlio dopo pranzo” racconta ancora Nicole “Ho respirato la - ricreazione lunga - per alcuni minuti. C’era un clima di gioco in un giardino meraviglioso, dove i bambini si divertivano: chi rincorrendosi e chi sull’altalena. Alcuni chiacchieravano, altri ridevano. Un’aura di spensieratezza che mi ha ricordato i miei anni migliori, proprio alle elementari.
Appena uscita, mia figlia di 4 anni mi ha detto: hai capito mamma perché voglio andare alla Diedo? Lì sono felici! Scelgo la scuola a modulo Diedo anche per mia figlia piccola perché è felicità e famiglia, oltre all’educazione e all’insegnamento”.
Venezia, anno scolastico 2025-26. È da poco passata l’ora di pranzo in un giorno infrasettimanale e dal salotto di alcune case veneziane si ode uno schiamazzo tanto gioioso quanto irrefrenabile. È la voce di bambini che stanno giocando. Sono compagni di classe. No, non hanno “marinato” la scuola. Oggi sono qui, la prossima settimana saranno altrove, a seconda della disponibilità dei “grandi”. La vita scorre così nella scuola a modulo. Per due giorni alla settimana ci si organizza per regalare l’esperienza del crescere insieme, gettando anche le radici di quelle che chissà, magari diventeranno amicizie per tutta la vita. Giocano insieme. Fanno i compiti insieme. Imparano a studiare insieme. Si confidano insieme. Maturano insieme. Fanno, ovviamente, chiasso insieme… se no, che bambini sarebbero? Alle volte è faticoso ma è sufficiente guardarli per capire quanto stiano bene. Vivono pomeriggi differenti dalla stragrande maggioranza dei loro coetanei. Gli alunni delle scuole a modulo imparano molto anche quando sono “semplicemente” a casa dei loro compagni di classe.
“Per la mia esperienza sono molto favorevole a scegliere il tempo a modulo per i nostri figli”, analizza Elena Benevento, professione logopedista e mamma di 11 bambini, la maggioranza dei quali iscritti a questa tipologia di scuola. “Non tutti i bambini sono pronti per rimanere 8 ore al giorno a scuola per l'intera settimana e può capitare che l'insegnante o la classe stessa non siano l’ambiente in cui il bimbo si trovi al meglio. Pertanto, avere 2 o 3 pomeriggi no-scuola, può fare la differenza. Inoltre ci sono quelli che hanno difficoltà di apprendimento (come la dislessia o difficoltà di attenzione) e in questi casi, avere la possibilità di pomeriggi in cui inserire interventi riabilitativi o poter lavorare ad hoc con il diretto interessato, può fare la differenza, senza fargli saltare delle ore in orario scolastico che poi vanno recuperate. Chiaramente ogni famiglia fa le proprie considerazioni e sceglie ciò che ritiene più confacente alle proprie necessità organizzative, ma, potendo scegliere, ci sono molte ragioni per scegliere la scuola a modulo”.
Venezia è una città molto particolare. Lo spopolamento continua inesorabile. Ci sono sempre meno famiglie e quindi anche meno bambini. Ogni anno gli open day diventano snodi cruciali per la sopravvivenza di molti istituti. A differenza delle ultime due annate che hanno potuto beneficiare del terzo pomeriggio, la nuova “numerosa” I elementare della Diedo avrà garantiti soltanto due pomeriggi, con il peso del terzo e fondamentale che è ricaduto sui genitori, costretti a organizzarsi con un doposcuola a proprie spese. Sebbene il modulo base sia ormai quello delle 27 ore, ci possono essere eccezioni purché si riescano a equilibrare le ore interne tra i plessi del medesimo istituto. Non è facile, ma garantire un terzo pomeriggio può fare davvero la differenza. Nel caso specifico, è bastato far sapere alle famiglie indecise che ci sarebbe stato il terzo pomeriggio (e pure a pagamento) perché la classe raddoppiasse gli iscritti in pochi giorni.
“La nostra è una scuola a misura di bambino, dove nessuno viene lasciato indietro e dove ogni giorno tutti entrano sereni” conclude Laura Aletti. “La scuola a modulo è una scelta che i bambini amano moltissimo, inclusi i miei due figli. Riescono ad avere più tempo per sport, musica o altre attività extrascolastiche. In parallelo si sviluppano anche i rapporti tra le famiglie. La nostra esperienza è quella di una rete fatta di persone che si aiutano reciprocamente, anche nel seguire i bambini nei compiti, un impegno che portano avanti fin dalla I elementare, durante la settimana e nei weekend. Dalla III, poi, la scuola li incentiva ulteriormente a organizzarsi con lo studio, uno stimolo che siamo sicuri sarà molto utile quando poi passeranno alla scuola media”. Quale futuro attende dunque la scuola a modulo? Verranno fagocitate in un inesorabile "dittatura a tempo pieno" o le dirigenze scolastiche e le amministrazioni comunali si attiveranno in sinergia e sempre meglio per sostenere e promuovere questa tipologia di scuola primaria che funziona alla grande ed è molto apprezzata dai diretti interessati?...
Mi sembra ieri quando io e mia moglie eravamo combattuti sulla scelta tra scuola a modulo e a tempo pieno. Sono passati già tre anni da quei giorni travagliati ma li ricordo come se li avessimo appena vissuti. Alla fine decidemmo per il modulo. A darci la spinta decisiva, una maestra di un altro istituto, con esperienza su entrambi i fronti. Mi parlò dei molti aspetti a favore della scuola a modulo ma fu uno in particolare a farmi capire che cosa dovevamo fare: il tempo in più che avremmo condiviso con nostro figlio, anche se ciò avrebbe significato fare qualche sacrificio. Ogni volta che mio figlio esce da scuola, siamo lì. O io o mia moglie. Rispetto alla scuola a tempo pieno, in cinque anni di elementari resterà più di 1.000 ore fuori dall’edificio scolastico, una parte delle quali insieme a noi. Magari giocherà. Magari farà compiti con i suoi amici e nelle loro case, ma noi ci saremo. So di essere molto fortunato a poter vivere molto più tempo insieme a mio figlio: vederlo di più, sorridergli, fargli una carezza semplicemente per fargli sentire che gli voglio bene. Tutto questo è stato possibile grazie alla scuola a modulo.
“Love is the answer,
and you know that for sure” John Lennon (Mind Games)
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| Compagne/i di classe corrono spensierati verso un nuovo pomeriggio "a modulo" © Luca Ferrari |
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| Si pranza in compagnia "a modulo" © Luca Ferrari |
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| Pomeriggio "a modulo" - compiti insieme © Luca Ferrari |
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| Pomeriggio "a modulo" - popcorn casalingo © Luca Ferrari |
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| Si studia e ci si diverte nei pomeriggi a modulo con Paxi © Luca Ferrari |






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