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martedì 10 agosto 2021

Settimana della salute mentale per tutti

Il rilassante mare di Schiavonea (Cs) © Luca Ferrari

Nel corso della loro stressante attività, gli operatori umanitari delle Peace Brigades si dovevano prendere la Settimana della salute mentale. La estendiamo anche a (tutti) noi?

di Luca Ferrari

Umanità sempre più sull'orlo di una crisi nervosa (isterica). Dietro il passeggero senso di unità dettato dalle imprese sportive, calcistiche e olimpioniche, si nascondo i contrasti più beceri, alimentati nel quotidiano dai social network, ultimo in ordine temporale: il "famigerato" green pass. Da sempre un sostenitore delle vacanze, quale momento fondamentale nella propria vita, importante anche nel lavoro, sono sempre più convinto che il nuovo Governo dovrebbe adottare una formula conosciuta ai tempi dei miei reportage umanitari, quando un operatore di Peace Bridages International mi parlò della Settimana della salute mentale.

Fino a due anni fa, ogni estate significava andare all'estero. Al momento è tutto ancora un po' complicato e dopo tanti mesi di clausura, andare in vacanza sta diventando sempre più vitale, anche se fosse solo una scampagnata vicino a casa. Uno stacco che spesso risulta insufficiente per ricaricare davvero le batterie, aspetto questo che non sembra interessare nessuno, a parte i diretti interessati. Ed è proprio elucubrando su queste tematiche, che mi è tornata in mente una delle mie prime interviste, quando conobbi un operatore umanitario di Peace Brigades International, rientrato dalla Colombia, che tra i tanti aneddoti mi parlò anche della Settimana della salute mentale.

Lavoro molto duro quello degli operatori delle Peace Brigades, impegnati all'epoca (primi anni Duemila) a presenziare al fianco dei difensori dei diritti umani e i campesinos, spesso tra l'incudine e il martello delle FARC e i paramilitari, all'epoca del conflitto interno colombiano. Complice l'elevato stress a cui erano sottoposti, il personale veniva "invitato" a vivere la cosiddetta "settimana della salute mentale". Non voglio neanche lontanamente paragonare gli stress della vita metropolitana con certe situazioni, ma che sempre di più l'umanità stia ribollendo per mille fattori, è un triste e sconsolante dato di fatto.

Da qualche giorno sono arrivato a Schiavonea (Cs). Il mare è bellissimo in Calabria. Ogni giorno mi risveglio e in pochi minuti di camminata sono sotto l'ombrellone davanti al Mar Ionio. Almeno 2-3 volte al giorno controllo email varie di lavoro e se ho richieste via social, rispondo subito; ieri mi è successo alle sette di sera su Messenger mentre ero ancora in spiaggia. Questo non è stress, è semplicemente il lavoro di chi, come avrebbe detto il Checco Zalone di Quo vado?, è stato condannato alla partita IVA. Col mio lavoro non si stacca mai davvero (reporter, comunicazione, social media editor), ma in questi e nei prossimi giorni, è indubbio che respirerò un'aria diversa e più rilassata. Mi basterà fino alla prossima estate?

Forse una settimana di break ogni due mesi è troppo per chi non vive sotto le bombe, ma siamo proprio sicuri che sia così? Quanto si lavora meglio quando la mente è più rilassata e nell'immediato futuro non si vede solo l'ennesima cavalcata tra impegni, scadenze e obblighi quotidiani? E' indubbio che i prossimi mesi saranno ancora segnati dagli effetti collaterali del covid, e non sappiamo ancora se dovremo affrontare ulteriori limitazioni. Pandemia o meno, prenderci più tempo da dedicare alla nostra salute psicofisica è, e resterà sempre, il più grande investimento che possiamo fare per il benessere nostro, di chi ci sta intorno e anche per una resa ottimale nell'ambito lavorativo.

venerdì 2 aprile 2021

Le cullure di Pasqua

Cullure calabresi appena sfornate © Luca Ferrari
Dall'infinito ricettario italiano, eccoci in Calabria, alla scoperta dei tipici dolci pasquali: cullure. Una sorta di ciambelloni (donut), con cui saziarsi di dolcezza.

di Luca Ferrari

Indiscussa delizia della cucina calabrese, le cullure si preparano nel periodo pasquale. Ottime per la colazione, merenda e dessert. Soffici e con l'uvetta. Una ricetta all'insegna della semplicità a base di farina, uova, zucchero, olio e anice. La notte a lievitare in "fanciullesca" in attesa dell'indomani per infornare. C'è chi li da più piccini, e chi belli corposi. La fantasia non conosce regole. E, in perfetto clima pasquale, lì, nel buco, anche un uovo, cucinato anch'esso nel forno.

Buona Pasqua a tutti!

sabato 24 ottobre 2020

San Nicola Arcella, splendore di Calabria

La costa calabrese presso San Nicola Arcella © Luca Ferrari
Calabria selvaggia. In una delle tante insenature nei pressi di San Nicola Arcella (Cs), la magia del mare si fonde con i pensieri più puri ed evocativi. 

di Luca Ferrari

C’è l’odore di un sentiero. Come se la Dodicesima Notte Shakespeariana potesse replicarsi all’infinito. E di continuo. Si cammina sotto il sole per poi scendere fra le insenature. Lì di fronte, un colore ancora mai visto. Poco lontano da San Nicola Arcella (Cs), in Calabria, la natura prende il sopravvento. La roccia scivola nell’acqua come un essere umano metamorfico mutato in pietra da chissà quale antica divinità. C’è qualche piccola grotta,  dove il mare provoca la sua azione. Il perimetro del cielo viene scolpito da curve tanto ripide quanto ammalianti. Basterebbe un pedalò e potremmo anche raggiungere l'isola di Dino.

Mi siedo sulla ghiaia marina trasportata dalla corrente. Ne vengo quasi sbeffeggiato e sballottato da tutte le parti. Sento l’acqua invadere ogni poro del mio corpo. Mi offre lo spunto. Le pagine. Ogni onda è un nuovo diario di bordo da assaporare e tramandare. In ogni flutto ci sono alfabeti e messaggi da custodire e interpretare. Tutta l’acqua che si è messa di mezzo fra me e il mio cuore è sempre stata una scelta che feci in piena libertà dallo sciopero di qualche  malcapitato ciabattino. Pulsante caricamento di pensieri costellati da sorrisi  e mondi folgorati dal medesimo ossequio ritmato.

Il gesto di qualcosa irrompe nel diamante liquido. È stato un tuffo o sono le vertigini dell’amore che si sono fatte sipario alzato per godersi ogni meglio e resto della vita? Bastano pochi minuti e si passa dagli ombrelloni super-affollati allo sguardo solitario di una cresta che sbuca dal fondale. Ogni coppia che si riversa in questo angolo costiero, ha guardato tutto dall’alto della loro più tenera stretta di mano. Paiono potersi addormentare sognando un ponte che non sappia più allontanare il dono che hanno deciso di concedersi. E già da allora, la magia d’ogni nuovo giorno dopo è stata all’altezza del primo ricordo che ognuno ebbe del cuore dell’altro/a.

La fitta macchia intanto, ci scruta tutti quanti. C’è molta flora selvaggia che cresce spontanea. Tentare di salire su uno scoglio è un’impresa non da poco che può costare qualche graffio se non si sta attenti. Quasi non credo ai miei occhi da quanto il mare sia limpido. È come se avesse un sapore diverso (ce l’ha, ndr). Prima di scrivere ho pensato a che reazione avrebbero potuto avere i vostri occhi. Non è vero. Non l’ho pensato, ma l’ho voluto comunicare. Capire in che direzione vada la propria ombra, con il sole sopra di noi, è un effetto che non tutti siamo in grado di spiegare. Separare le onde dal mare è un incantesimo ancora ben celato.

La costa calabrese presso San Nicola Arcella © Luca Ferrari
La costa calabrese presso San Nicola Arcella © Luca Ferrari
La costa calabrese presso San Nicola Arcella © Luca Ferrari
La costa calabrese presso San Nicola Arcella © Luca Ferrari

venerdì 4 marzo 2016

Sila, i colori del Lago Cecita

Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Viaggio nel Parco Nazionale della Sila, in Calabria. A 1143 m s.l.m. dove il sole si riflette e rimbalza nelle acque del lago Cecita.

di Luca Ferrari

Dal mare alla montagna, in Calabria si sale rapidamente. Dalle coste selvagge ai boschi in quota. Lassù, sull’immenso Altopiano della Sila Grande, in provincia di Cosenza. Un’area di 150mila ettari.

Dopo una primo errare nei boschi del Parco Nazionale della Sila e qualche incontro caprino e bovino on the road nel raggiungere la meta, la Calabria più naturale rivela un altro dei suoi inestimabili tesori. Neanche ci fosse dietro il disegno di un qualche geniaccio creatore impressionista, il panorama cosentino si apre dinnanzi alle acque blu del lago di Cecita, chiamato anche Mucone.

Per sfruttare l’energia idroelettrica dei numerosi corsi d’acqua, a partire dal 1920 in Sila furono creati laghi artificiali. Fra i più importanti: l’Ariamacina, il Votturino, l’Alto Savuto, il lago Arvo, l’Ampollino e il Cecita, tutti situati a un’altitudine compresa fra i 1100 e 1500 m s.l.m.

Il lago di Cecita venne creato nel 1951 con una diga alta 55 metri e lunga 1270. Situato fra Camigliatello Silano e Longobucco (Cs), a un’altitudine di  1143 metri sul livello del mare  una capacità di oltre 120 milioni di metri cubi d'acqua arrivati direttamente da più corsi d’acqua fra cui il Mucone, il Vaccarizzi e il Cecita. Grazie a un condotto (la cui lunghezza supera il chilometro), sono alimentate le centrali elettriche di Acri e Bisignano, sempre nel cosentino.

Sulla sponda orientale del lago, il cui perimetro complessivo misura 46 km e ha una lunghezza di 7,5 km, in località Cupone (Cs) è stato creato il “Centro visitatori” con museo naturale annesso. Da qui si diramano sentieri numerati che permettono si esplorare gran parte del Parco Naturale della Sila dove è facile incontrare cervi e daini che vivono nella riserva.

Si agita la corrente. La brezza pettina l’acqua. Il sole vi splende sopra e lancia i suoi emissari luminosi a scaldare il “suolo” bagnato. Lì tutt’attorno, una ricca vegetazione di faggi e larici in particolare. C’è perfino un piccolo melo. Vien voglia di arrampicarvisi sopra e guardare di nascosto tutto il mondo umano che si avvicina.

C’è curiosità. La gente si avvicina. Da queste parti è molto praticata la pesca soprattutto in primavera e d’estate. Il lago è infatti ricco di trote (anche di dimensioni ragguardevoli), carpe, altri ciprinidi e i lesti coregoni, di non facile cattura e molto ricercati per la bontà della loro polpa.

Punto lo sguardo silenzioso tra le acque. Perso in un pensiero, e poi di nuovo mano nella mano d'una porzione d'universo. In Calabria, sulla Sila. Tra i colori del lago di Cecita.

I boschi della Sila © Luca Ferrari
Capre on the road verso la Sila © Luca Ferrari
Muccheon the road verso la Sila © Luca Ferrari

Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari

lunedì 27 luglio 2015

Le grotte dell’isola di Dino

Le grotte dell'isola di Dino © Luca Ferrari
Acque cristalline, grotte con coralli, specie arboree e marine di rara bellezza. Viaggio nelle acque di Calabria. Dentro e fuori l'isola di Dino, la perla del Mar Tirreno.

di Luca Ferrari

Pedalata dopo pedalata, schizzo dopo schizzo, il pedalò si allontana sempre di più dalla costa nord occidentale cosentina. Uno sguardo all'indietro verso il centro abitato di Praia a Mare (Cs) e poi sempre più deciso nel cuore dell’isola di Dino, la più grande realtà insulare della Calabria. Un mondo incantato fatto di coralli, vegetazione e specie naturali.

Percorribile a piedi dalle pendici fino alla sommità, l'isola di Dino  ha un perimetro di 4 km e un'altitudine di 65 m. Il suo fiore all’occhiello sono le grotte. Quella del Frontone, delle Cascate, delle Sardine, del Leone (provvista di stalagmiti) e la più gettonata, la Grotta Azzurra. Angoli di terra acquea nascosti dove poter entrare e uscire senza poteri magici.

Sembra che il nome derivi dall'etimo greco dina: vortice, tempesta. Un tempo infatti, quando il mare s’ingrossava, la corrente poteva giocare brutti e pericolosi scherzi alle imbarcazioni in avvicinamento.

Una volta arrivato a Praia a Mare, quale miglior modo di partire alla scoperta dell’isola se non quello di noleggiare un'imbarcazione (pedalò) e circumnavigarla? Il sole batte ancora forte e mi aspetta un bel po’ di movimento alle gambe. Finalmente si parte. Basta poco ed eccomi alla prima grotta.

Da lassù intanto c’è più di qualcuno che a turno si lancia per un tuffo da un bel po’ di metri di altezza. Al momento ho il timore che mi possano cadere in testa. Il servizio è invece perfetto. Chi è in acqua avvisa del possibile tuffatore o meno, e viceversa.

Sono nella grotta. Nella mia mente risuona l'immortale colonna sonora del celebre esploratore Indiana Jones. Pur non essendo inseguito da tribù o qualche nemico mortale, riesco ugualmente a sentirmi alla ricerca di qualche inestimabile tesoro. E così è in effetti. La vista dei coralli è una “pugnalata” di rara bellezza. Li vedo in superficie. Li vedo dentro l’acqua.

Una volta uscito, il mare sale in pole position. Lui è il re. Il padrone incontrastato. La terra? Un buon servitore. Più mi allontano dalla costa, più provo questa sensazione. Si fatica intanto. L’acqua è talmente azzurro-limpida da assomigliare a quella clorata che si trova in piscina.

Da un punto di vista naturalistico l’isola di Dino è una vera gemma. Oltre ad essere sito di Interesse Comunitario (SIC), è in corso l'iter di istituzione di una Riserva Naturale. La ragione si spiega facilmente vista la presenza di varie specie quali la palma nana, il talittro calabro, il garofano delle rupi (Dianthus rupicola) e in particolare l'endemica Primula di Palinuro (Primula Palinuri).

È proprio grazie a questo esemplare che Dino ha suscitato così tanto successo da un punto di visto botanico. Questo tipo di primula infatti è inserita nell'elenco dello IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) come specie minacciata. Di ospiti volatili invece, qui vengono a nidificare gabbiani, rapaci e svariate specie di uccelli migratori. Nel mondo subacqueo dominano crostacei: cavallucci marini, le temibili murene, polpi, castagnole, e più in profondità, tra i venti e i trenta metri, nuotano cernie e ricciolo, ma soprattutto gli octocoralli Gorgonie.

Abbandonato provvisoriamente il timone e affidato alle attenzioni di un temporaneo compagno di viaggio, scelgo una nuova postazione. Con una mano attaccata all’imbarcazione e con l’altra stretta sulla fotocamera, m'immergo nelle acque calabresi per un ultimo sguardo all'ecosistema dell'isola di Dino. Tempo di risalire a bordo e le sirene di Praia a Mare sono giù a richiamarmi.

L'isola di Dino © Luca Ferrari
In pedalò ci si allontana da Praia a Mare © Luca Ferrari
In pedalò verso le grotte dell'isola di Dino © Luca Ferrari
In pedalò verso le grotte dell'isola di Dino © Luca Ferrari
Dentro le grotte dell'isola di Dino © Luca Ferrari
I coralli nelle grotte dell'isola di Dino © Luca Ferrari
L'isola di Dino © Luca Ferrari
La costa cosentina davanti all'isola di Dino © Luca Ferrari
Il mare al largo dell'isola di Dino © Luca Ferrari
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mercoledì 16 aprile 2014

L'antica via dei mulini di Corigliano Calabro

Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Luca Ferrari
Viaggio in Calabria lungo l'antica “via dei mulini” di Corigliano Calabro, di cui oggi rimangono ancora tracce della passata attività molitoria della zona.

di Luca Ferrari

“In lontananza, una città sulle colline/ Estesa fino al punto del non ritorno/ Un volo di realtà su di una terra spazzata dal vento/ Mentre ero solo, i miei sensi hanno vacillato/ Un'attrazione fatale mi sta trattenendo con forza/... Non riesco a distogliere i miei occhi dai cieli che girano in tondo/ Muto per lo stupore e agitato/ Sono uno lunatico essere terreno, io”. Sono le parole “riadattate" di Learning to Fly (Pink Floyd), accompagnamento ideale per attraversare l'antica “via dei mulini” a Corigliano Calabro (Cs).

Storia e territorio. Riscoperta e valorizzazione. A nord come a sud d'Italia, la società civile non si piega alle regole del cemento e rilancia la (grande) bellezza della propria terra con escursioni ecologiche. Nell'entroterra cosentino, da anni ormai la Pro Loco Città di Corigliano Calabro, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Sinergie e l'Associazione Onlus Coriglianesi nel Mondo, organizza la Passeggiata Ecologica nel Parco del Coriglianeto con annessa Festa della Pizza.

Corigliano paese, piazza del Popolo. Si comincia da qui. Il sole è caldo. Una brezza dalle generalità multietniche si bilancia tra brusii verbali e l'invisibile avanzare di nuvole mutanti. La stragrande maggioranza dei presenti è gente del posto, con le sue eccezioni. Inizia la camminata in direzione Sila, ed è subito una piacevole discesa dai tratti "danteschi". Passo dopo passo i caseggiati si fanno sempre più radi. La natura selvaggia e in parte coltivata dirige spazio, germogli e riflessioni.

Steccati di legno proteggono la strada sul lato opposto al sotto-monte. Giù da basso, una cascina prosegue la vita rurale tra prodotti agricoli e l'acqua del torrente Coriglianeto. Da ciottoloso-compatto il percorso si fa sentiero, inoltrandosi nel ventre di Madre Natura. Solo alberi, terra, acqua e piante. L'essere umano qui è un ospite. Nell'assidua presenza di fichi d'India, irrompe un delicato viola floreale.

Tra le specie arboree più presenti, il lime. Onnipresente in più varietà di cocktail, qui è solo un frutto dalla scorza verde scuro. A toglierci la buccia dà l'idea di spruzzarti diritto in faccia il liquido. L'immagine di una brezza che li fa dondolare nel silenzio della vallata coriglianese si traduce in un linguaggio ancestrale dai vocaboli comprensibili in modo differente.

Se nella prima parte della passeggiata, un paio di sandali chiusi sono più che sufficienti, con l'inoltrarsi nel verde, la pelle potrebbe risentirne. Vista anche la presenza di una minima salita, meglio calzare scarpe più resistenti (vanno bene anche semplici All star e snickers varie). Corigliano è sempre lì dietro, a guardarti le spalle. L'antica via dei mulini consente di mirarne panoramiche mozzafiato che faranno (di sicuro) la gioia della condivisione sui vari Instagram o Facebook che sia. 

Misteriosa. Cruda. Intensa. Prosaica. L'antica “via dei mulini” di Corigliano Calabro potrebbe essere la scenografia naturale di un film di fantascienza con i presenti a mo' di sopravvissuti alla ricerca di una qualche medicina naturale per salvare l'umanità. Si potrebbe immaginare anche una serie più oscura alla I segreti di Twin Peaks (1990-91, di David Lynch) o al contrario, più leggiadramente inforcare pennello e telecamera ricreando una vita bucolica in stile Il profumo del mosto selvatico (1995, di Alfonso Arau). Non c'è limite a cosa una terra possa trasmettere.

Sull'antica “via dei mulini” di Corigliano Calabro siamo in rotta tra le recenti radici di un città. E quando da una struttura ormai diroccata e senza più traccia di presenza umana, appare inequivocabile il segno lasciato da un forno per il pane, è naturale lasciarsi coinvolgere. E commuovere. Rivedendo nella propria mente l'esistenza fornaia quaggiù, dove i raggi gialli paiono distendersi in modo più fertile. 

Sopra un piccolo ponticello si cammina a ridosso di una cascata, anch'essa di piccole dimensioni. La sua acqua è fresca. Giusto quello che ci vuole per rigenerarsi. L'atmosfera, i colori, tutto fa venire voglia di fare un tuffo ma il suo letto ha poca profondità e ci si farebbe male. Si riprende il sentiero, alternandosi tra un assaggio di more e lamponi dei numerosi rovi tutt'intorno.

La luce si va diradando e ad attendere i passeggiatori c'è un gustoso rinfresco con prodotti locali, inclusa pizza in quantità cotta nel forno a legna. Molto soffice e di ampio spessore. Poco sotto, un nitrito di un magnifico esemplare equino ha qualcosa da aggiungere. È solo questione di tempo (poco), e l'infinito prato celeste vira in tonalità sempre più scuro-bluastre da cui emerge una quasi luna piena.

Parafrasando ancora la "pinkfloydiana" Learning to fly, “Esseri del mondo, mi resta solo un saluto... Sotto le nuvole vedo la mia ombra arrampicarsi con la coda del mio occhio bagnato di pianto/ Un sogno non più minacciato dalla luce del giorno potrebbe far volare via quest'anima ben oltre il tetto della notte/… Non c'è sensazione che si possa confrontare con questa/ Animazione sospesa, uno stato d'estasi”.

 Guarda il video Learning to fly dei Pink Floyd

Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Luca Ferrari
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Luca Ferrari
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Luca Ferrari
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Antonietta Salvatore
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Antonietta Salvatore
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Antonietta Salvatore
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini - piante di lime © Luca Ferrari
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Luca Ferrari
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Antonietta Salvatore
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini - forno © Luca Ferrari
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini - forno © Luca Ferrari
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Antonietta Salvatore
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Luca Ferrari
Corigliano Calabro, la Festa della pizza sull'antica via dei mulini  © Antonietta Salvatore
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Antonietta Salvatore
Corigliano Calabro, l'antica via dei mulini © Antonietta Salvatore
Corigliano Calabro, cielo e nuvole sopra l'antica via dei mulini © Luca Ferrari
Corigliano Calabro, la luna quasi piena sopra l'antica via dei mulini © Antonietta Salvatore

sabato 31 agosto 2013

Il profumo della Calabria selvatica

Costa (Cs) - lamponi e more © Luca Ferrari
Viaggio nella campagna cosentina, a Costa (Cs), sopra Corigliano Calabro. All’ombra degli ulivi. Pungendosi tra i rovi. Gustando qualche pera.


Da lassù si può quasi guardare il mare. L’azzurro dello Ionio è a un tiro d'orizzonte, mentre la terra nasconde abitazioni e piccoli episodi di vita contadina. O più romanticamente, umana. Sulle colline cosentine l’aria è un continuo inseguirsi di aromi fruttati e la possanza di certi ulivi ti concede una panchina improvvisata da cui guardare il mondo. Dove nessuno ti può scoprire.

Ci vuole poco per uscire dal traffico cittadino di Corigliano Calabro e appartarsi nel mondo rurale delle varie frazioni sulle colline poco distanti. Una geografia molto particolare e quasi inesistente nel resto della penisola italiana.

E lassù, a Costa, provincia di Cosenza, c’è qualche casolare dove le famiglie spesso si ritrovano per qualche evento un po’ speciale, mentre altri vivono di terra e pastorizia. Inizio la mia esplorazione lungo i pendii abitati da fichi e le lunghe piante di more selvatiche. Prima di prenderne una di queste ultime, mi avvicino loro a pochi centimetri di distanza. Scorgo le molte spine arcuate. Il frutto è composto da piccole drupe.

Ce ne sono di vari colori. Da quelle verdi ancora asprigne, alle rosse e infine al tipico colore nero che indica la sua maturità e il gusto dolce. Tocca poi al fico. Le ampie foglie nascondono e fanno vedere il dolce frutto. Pianta femmina che produce, a differenza del maschio,  frutti commestibili. Pago di una passata esperienza, mi cibo solo della polpa lasciando la buccia esterna a un futuro secchio dell’immondizia, poiché irritante alla bocca dopo qualche assaggio.

L’aria salmastra delle sponde rocciose è già un ricordo lontano. Scendo ancora di qualche metro mentre la folta vegetazione non smette di graffiare i miei piedi poco protettui. Qualche spiazzo pianeggiante assomiglia a radure di boschi. Qui, delicate felci di un acceso verde pisello suggeriscono qualche minuto a tu per tu, tra nespoli e cespugli vari.

Prendo una manciata di terra. Bruna come un ricordo da immedesimare. Vorrei poter dire di voler far parte di questo azzurro sopra di me mentre le coltivazioni si alternano con delicata perizia nel racconto di storie generazionali. La consistenza di certi alberi mi fa trovare una sedia come se qualcuno si fosse preso la briga di aspettarmi.

Costa (Cs) © Luca Ferrari
D’improvviso scorgo un piccolo camino. Una piccola casetta. Lì. Nel mezzo del verde. C’è un secchio appeso a un albero. Trascorro un po' di tempo così. Mangiucchiando frutta. Senza avvertire alcuna necessità di guardare le stelle. Poi un nuovo suono. Un’invogliante apertura nella roccia poco lontana da cui scaturisce l’acqua di fonte.

Con la brina ancora umida ancora a farmi da coperta su braccia e gambe, guardo quella casetta, continuando a rinascere in ogni illusione. Riesco a vedere una famiglia. Forse basterebbe scavare qualche centimetro sotto terra per trovare una lettera lontana. O qualche giuramento. Chissà di cosa parlano i sogni degli abitanti di questo posto.

Costa (Cs) © Luca Ferrari
panoramica cosentina (Cs) © Luca Ferrari
Costa (Cs), ulivo  © Luca Ferrari
Costa (Cs) ©, more e lamponi Luca Ferrari
Costa (Cs), olive © Luca Ferrari
Costa (Cs), pera © Luca Ferrari
Costa (Cs), tra il bosco e le colline © Luca Ferrari