giovedì 17 settembre 2026

Brioni, le isole dei Non Allineati

Isole Brioni, museo di Tito: nasce il Movimento dei Non Allineati © Luca Ferrari

Né con gli USA né con l'URSS. Durante la Guerra Fredda, nel 1956 sulle isole BrioniJugoslavia, Egitto e India fondarono il Movimento dei Paesi Non Allineati.

di Luca Ferrari

Un arcipelago paradisiaco di pochi km tra storia, architettura e qualche animale esotico. Un breve tragitto in battello da Fažana (Fasana), sulla quasi estremità meridionale dell'Istria, in Croazia, e si può già sbarcare nel Parco Nazionale Brijuni, cuore delle omonime isole (Brioni). Questo angolo di natura e mare cristallino vide una delle pagine più importanti della seconda metà del '900. Settant'anni fa, il 19 luglio 1956, Josip Broz Tito, Gamal Abdel Nasser e Jawaharlal Nehru, rispettivamente premier di Jugoslavia, Egitto e India fondarono il Movimento dei Paesi Non Allineati con la Dichiarazione delle Brioni, le quali diventarono note come “le isole della pace”, spezzando la dittatura della Guerra Fredda che vedeva due unici poli contrapposti, Stati Uniti e Unione Sovietica. Al contrario i Non Allineati decisero per un'azione attiva. Una vera forza alternativa basata sul dialogo e la cooperazione che aveva come principi base la fine della corsa agli armamenti nucleari, la decolonizzazione, lo sviluppo del terzo mondo e la lotta contro le discriminazioni. Ed è proprio alle Brioni che delle semplici parole divennero il seme fondante di una terza via mondiale.

Croazia, agosto 2026. Fasana è una località molto affollata. Fin dalle prime ore del mattino i turisti si affollano sul molo per acquistare un biglietto e raggiungere le isole Brioni. Ci sono svariate tipologie di imbarcazioni, incluso un simpatico sommergibile rosso con pochi posti disponibili tutti "sopra coperta". Niente ferry. Sulle isole Brioni non c'è posto per le automobili. Una volta sbarcati si può solo camminare, noleggiare una bicicletta o approfittare di un trenino su gomma, quest'ultima opzione collegata all'acquisto (conveniente) del pacchetto con guida che consente di visitare tutte le mete dell'isola principale, a cominciare dalla lapide dedicata al premio Nobel per la medicina Robert Kock, che debellò la malaria nell'intero arcipelago. Fanno parte del tour completo anche una gita al Safari Park dove è possibile salutare anche un esemplare di elefante femmina, Laika, i resti della fortezza austro-ungarica Tegetthoff, la casetta delle barche con sopra il centro multimediale interpretativo-educativo, un giardino botanico nonché i resti di un'antica villa romana risalenti al I secolo a.C. le cui leggende dicono soggiornò l'imperatore Ottaviano.

Non ci sono dubbi invece su un altro inquilino, il simbolo stesso della Jugoslavia unita: Josip Broz Tito, presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia che la scelse come sua residenza ufficiale, nella sede di Villa Bianca (Lovorka). Alle Brioni Tito svolse una parte importante della sua attività politica e statale. Incontrò presidenti, re e imperatori di numerosi Paesi di tutto il mondo. Ricevette oltre 250 delegazioni statali, parlamentari, politiche, sindacali, militari e scientifiche. Alle Brioni ebbe anche contatti con più di 300 rappresentanti diplomatici e ambasciatori. A Tito è dedicato un museo permanente. L'esposizione inizia con una gigantografia del Maresciallo e la scritta in croato - Živjeti znači stvaralački se ugraditi u vrijeme i prostor u kojem živiš. O tebi govore tvoja djela i ostaneš - che dovrebbe significare: "Vivere significa integrarsi creativamente nel tempo e nello spazio in cui vivi".

Più che a Tito, il museo è dedicato al Movimento dei Paesi Non Allineati. La parte principale infatti sono le foto dei tanti capi di stato venuti in visita alle Brioni. Oltre ai già citati Nasser e Neru, si spinse fino alle coste istriane anche Fidel Castro, ma non solo. Ho Chi Min, presidente del Vietnam, Urho Kekkonen, presidente della Finlandia e Yasser Arafat, futuro Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese. A dispetto di rapporti complessi, vennero in visita anche capi di stato dei paesi dell'est Europa e della stessa Unione Sovietica del dopo-Stalin, come Nikita Chruščëv, Leonid Brežnev Nikolaj Podgornyj. Politici ma non solo, molti reali vennero in visita alle Brioni tra cui Giuliana, regina dei Paesi Bassi, Elisabetta, regina del Regno Unito e Margherita, regina di Danimarca. Illustri ospiti anche dal jet set cinematografico, su tutte Sophia Loren, la diva italiana venne più volte anche insieme al marito Carlo Ponti. Furono ospiti Orson Welles, Gina Lollobrigida e la coppia d'oro Elizabeth Taylor e Richard Burton, quest'ultimo interprete di Tito nel film La battaglia della Neretva/Sutjeska (1973).

Guardando la cartina politica del mondo, scopro con una certa sorpresa l'adesione di Cuba al Movimento dei Non Allineati. Quella era l'epoca della revolucion di Fidel ma mi sarei immaginato una vicinanza all'area sovietica, sebbene i rapporti non fossero idilliaci. Salvo il governo razzista di Johannesburg, quasi la totalità del continente africano aderì al movimento. Altra sorpresa, l'adesione dell'Iraq e non dell'Iran. Non sono un esperto di culture mediorientali e molto probabilmente il mio errore è dipeso dalla più recente storia dei due regimi.

Museo di Tito - la piantina dei Paesi Non Allineati (in rosa scuro) © Luca Ferrari

In Italia, specialmente nel nord-est, la figura di Tito è quasi esclusivamente associata alla tragedia delle foibe. Ciò che agli italiani non piace né conviene mai ricordare della Jugoslavia di Tito invece, sono i massacri che la "brava gente" compì sotto l'egida fascio-nazista con la collaborazione degli ustascia croati, come se un simile fatto non avesse in alcun modo contribuito a scatenare ciò che accadde in seguito. Facciamo allora un po' di chiarezza storica. L'Italia era una potenza occupante e non un placido gruppetto di soldati hippy-intellettuali, come si vede nel film Mediterraneo (1991) di Gabriele Salvatores. I nostri connazionali si macchiarono di crimini orrendi oltreconfine, e non solo in Jugoslavia. Tra le "nobili" imprese, anche i campi di concentramento, il peggiore dei quali fu quello costruito ad Arbe, sull'isola di Rab, nell'attuale Croazia; alcune lettere dei prigionieri lì internati narrano di come gli italiani fossero diventati peggiori dei nazisti. Un luogo questo dove nessun politico italiano in più di 80 anni dalla fine della II Guerra Mondiale è mai venuto in visita ufficiale.

La tragedia delle foibe si consumò dopo l'invasione italiana della Jugoslavia, quando le sorti della guerra erano ormai cambiate e i partigiani slavi di Tito avevano riconquistato il proprio paese anche grazie al supporto degli Alleati. In terra slava gli eserciti tedeschi, ungheresi e italiani portarono avanti una guerra di occupazione e di annientamento, incentrata sull'ideologia razziale che considerava gli Slavi una popolazione inferiore e ne prevedeva la sottomissione, lo sfruttamento, la deportazione e l'eliminazione fisica. Com'è tragicamente tipico di ogni conflitto che riguarda paesi vicini dove civili di nazionalità differenti vivevano senza troppe complicazioni da una parte e dall'altra, le spregevoli azioni degli occupanti si ritorsero contro i loro connazionali, pagando ingiustamente le conseguenze. Le foibe non furono un'eccezione nella logica della guerra ma di certo considerarle un attacco jugoslavo all'Italia è una mistificazione storica, come per altro ha saputo abilmente fare la destra nostrana a partire dalla fine degli anni '90.

Ancora oggi tutte le ex-repubbliche slave festeggiano delle specifiche giornate in ricordo della fine dell'invasione dell'Asse o simili. In Croazia, ad esempio, il 22 giugno si celebra la Dan antifašističke borbe, cioè la Giornata della lotta antifascista, per ricordare quando nella foresta di Brezovica, presso Sisak, venne costituito il primo distaccamento partigiano. Il 27 aprile invece, in tutta la Slovenia, si festeggia la Giornata dell'Insurrezione contro l'occupatore.

Il traghetto per tornare sulla costa istriana intanto attende. Terminata la visita, la guida mi racconta un divertente aneddoto sul "padrone di casa" ma su cui è necessario fare una doverosa premessa storica. In principio le posizioni di Tito erano molto vicine a quelle di Stalin. Dopo la II Guerra Mondiale però, il vento cambiò e il partigiano slavo non aveva nessuna intenzione di diventare l'ennesima pedina di Mosca. Stalin minacciò di invadere la Jugoslavia, impresa non particolarmente complessa visto che il confine serbo-croato si "affacciava" sull'Ungheria, Romania e Bulgaria, tutti stati vassalli dell'URSS. Tito allora mobilitò l'intera nazione, per una resistenza nazional-popolare. L'azione militare fu scongiurata ma i rapporti continuarono a essere pessimi, così il dittatore sovietico pensò di risolvere la questione nel modo in cui trattava ogni suo oppositore. Che Stalin abbia provato a uccidere Tito, è cosa nota e documentata. I tentativi, pare, fossero arrivati in doppia cifra (oltre 20) ma senza esito. Un giorno il Maresciallo, stufo, scrisse una lettera al - caro - Iosif, dicendogli: "So che stai provando a uccidermi. Sappi che se io volessi farlo, mi basterebbe una sola volta. Tre giorni dopo Stalin ebbe un ictus e morì...".

Isole Brioni, museo di Tito: nasce il Movimento dei Non Allineati © Luca Ferrari
Isole Brioni, museo di Tito: nasce il Movimento dei Non Allineati -
la storica firma di Nasser, Tito e Neru © Luca Ferrari
Isole Brioni, museo di Tito: il Maresciallo insieme a Fidel Castro, Arafat, ecc. © Luca Ferrari
L'utilitaria di Tito, davanti al museo sull'isola delle Brioni © Luca Ferrari
Il mare delle isole Brioni (Croazia) © Luca Ferrari
L'elefante Laika sulle isole Brioni (Istria, Croazia) © Luca Ferrari
Rovine romane sulle isole Brioni (Croazia) © Luca Ferrari

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