FestArt Cannaregio 2025 - Attraverso sentieri autentici
Musica live, danze del mondo. Arte, attività per bambini e libri. Cortometraggi, teatro. Energie umane. La II edizione del FestArt Cannaregio (20-28 settembre 2025) accende Venezia.
Cultura, resilienza e lo sconfinato amore per una città. Venezia alza il volume della sua anima più profonda. Entra in campo il FestArt Cannaregio, festival popolare e gratuito, nato nel 2024 e organizzato dall'associazione Zero Quattro Uno. FestArt è la Venezia dei lavoratori, dei papà e delle mamme, dei regatanti, degli studenti, di chi va a fare la spesa e di chi porta i figli a scuola. FestArt Cannaregio è la Venezia più autentica, melting pot umano dove le arti sgorgano dal dialogo e dal desiderio di creare, raccontando nuovi sentieri collettivi. La nove giorni di eventi si svolgerà interamente a Cannaregio, uno dei pochi sestieri veneziani a essere ancora molto abitato e frequentato dai locali grazie (anche) alla contemporanea presenza di parchi, attività sportive e scuole, non esattamente la norma in laguna. La II edizione del FestArt Cannaregio propone una ricca offerta di eventi, inclusi spettacoli teatrali e proiezione di cortometraggi, attività per bambini, concerti con gruppi solisti e duetti, presentazioni editoriali, incursioni acquee, danze popolari, arti marziali e ancora molto, moltissimo altro.
"Volevo creare qualcosa che in un certo senso potesse prendere il testimone lasciato dal Festival delle Arti della Giudecca che da circa due anni non veniva più organizzato" racconta l'ideatore del FestArt, Michele Lenzini, toscano trasferitosi in laguna nonché responsabile della didattica nella scuola Easy Italian Language & Art di Venezia. "Ero molto legato a quel festival a cui avevo partecipato più volte, anche con il mio gruppo musicale (Onda d’urto Venezia, ndr), e mi dispiaceva molto che una simile esperienza fosse finita così, e che non ci potesse essere una continuazione. Vedevo tutto questo come una sconfitta per Venezia, per la - cultura per tutti - e in genere per noi che viviamo in questa città. Molte persone, poi, dicevano che a Cannaregio sarebbe stato impossibile organizzare qualcosa del genere e che nessuno sarebbe venuto a titolo gratuito. Allora, come spesso mi succede, questo pessimismo diffuso mi ha caricato tantissimo, dandomi l’energia per creare un Festival fatto dai residenti per i cittadini e per tutti gli amanti della cultura. Ho cercato il primo anno di coinvolgere registi, associazioni, musicisti, attori, fumettisti, esperti in attività per bambini e devo dire che è stato una bella esperienza per tutti".
La nove giorni si sviluppa (praticamente) su tutto il sestiere, dal nuovo spazio espositivo ImagoArs in Baia del Re, all'estremità settentrionale del sestiere fino alla chiesa Luterana, in Strada Nova, passando per altre celebri aree come l'antico ghetto ebraico, il Centro Scalzi - Centro Mistico, senza dimenticare le attività all'aperto nei campi (Madonna de l'Orto, de l'Abbazia della Misericordia), il teatrino Groggia con il suo immenso e adiacente spazio verde. L'inaugurazione/presentazione del festival si svolgerà sabato 20 settembre (ore 18.00) alla Fondazione Rinascita 2007, a cui seguirà lo spettacolo di improvvisazione teatrale Due allora, con Riccardo Bidoia e Alessandro Corrà, quindi in serata, concerto live di musica rock ironica con i Sellotape (21.00). La domenica invece, una doppia inaugurazione artistica (Double vue - Doppia vista, presso SMAG e zolforosso presso ImagoArs Lab. del Ghetto). In serata, in sala San Leonardo, prima il rock di Jack Moody (20.00), poi l'afro funk sperimentale/cosmic disco del gruppo Disco Zenith Laguna (21.30) e via via poi, nei giorni successivi, tutti gli altri eventi come si può appurare nel ricco ed eterogeneo programma.
Grazie a una distribuzione degli eventi quasi capillare nel sestiere veneziano, chiunque avrà la possibilità di (ri)scoprire le bellezze naturali, artistiche e culturali di Cannaregio. "Questa seconda edizione è il frutto dell’incontro con numerose associazioni, enti (anche ecclesiastici), la Municipalità, sponsor, sostenitori, artisti, grafici. "È stato un lavoro notevole, ma credo di aver creato alla fine un programma molto interessante" spiega il vulcanico Michele. "Ho voluto fortemente inserire anche la musica classica e quella jazz, dando spazio anche a due gruppi che verranno dall’estero. Ho inserito la serata brasiliana e quella dedicata a Hugo Pratt e a Corto Maltese. Sono felice della collaborazione con i ragazzi di Venice on board – che ringrazio per la disponibilità – per la giornata della poesia in barca. Ci sono stati momenti critici durante l'organizzazione. In particolare la serata danzante è stata quasi un flipper di contrattempi, sedi che non si trovavano, rinunce, etc. Questa edizione è stata un po’ come giocare a Tetris: spostamenti di gruppi e attività da un luogo a un altro, cambiamenti in corsa. Sono sicuro che il risultato finale vi piacerà".
Ho visto un instancabile gruppo di sconosciuti lavorare con impegno senza guadagnare nulla, solo per l'amore di regalarsi e regalare a chiunque, ciò che loro stessi avrebbero voluto vedere realizzato nel proprio microcosmo sociale. Ho visto ragazze colorare i visi dei più piccoli. Ho ascoltato storie che affondano nell'esperienza della "chitarra" accanto. Ho preso appunti da quella fiamma umana grondante futuro, facendomi contagiare dall'ispirazione di chiunque si fermasse, anche solo per un applauso o un sorriso. FestArt Cannaregio è nato dalla semplicità delle idee e dalla spontanea partecipazione di volenterosi uomini e donne. Come gran parte di Venezia, anche a Cannaregio ci sono molti anziani ma la sua dimensione popolana e meno turistica, riesce ancora a coniugare e ad avvicinare le tante generazioni presenti. Quelle stesse che guardano e partecipano/parteciperanno al FestArt Cannaregio 2025. "Sono convinto che Venezia sia ancora viva e che con l’aiuto di tutte le persone e le varie realtà associative, si possa andare avanti sviluppando in modo concreto una serie di progetti utili per tutta la città, e non solo" Michele Lenzerini.
FestArt Cannaregio 2025 - Attraverso sentieri autentici null
Cannaregio, sestiere di sport e vita autentica. Dagli allenamenti settimanali al camp finale, si è appena conclusa una nuova intensa annata all'Alvisiana Basket Venezia.
Training, condivisione e tanto sano divertimento. Una nuova annata cestistica si è appena conclusa all'Alvisiana Basket Venezia e mentre d'estate l'attività si sposta in campetti improvvisati sopra i masegni della Serenissima, ripenso a quanto appena vissuto a bordo campo, quando le giovanissime generazioni della palla a spicchi si scatenavano in un mix di spensierato agonismo. Dieci mesi conclusi con una grande festa/saggio finale e il Basket Camp (per alcuni di essi), che ha visto un ulteriore impegno e tanta, ma tanta, voglia di confrontarsi e imparare. Un'ora di allenamento scarso ogni settimana, che iniziava sempre un po' prima, in uno stato di contagiosa adrenalina, e aveva sempre lo stesso finale: al suono della sirena, corsa fuori dalla palestra con le gote rosse e gli occhi entusiasti e... e tu lì, pronto ad abbracciarlo e ascoltare cosa avesse combinato (inclusi gli eventuali punti segnati), il tutto corroborato da una generosa merenda per ricaricare la "creatura".
Cannaregio è uno dei sestieri di Venezia che ancora prova a reggere lo strapotere turistico. In particolare, la zona tra Madonna dell'Orto e la Baia del Re, pullula di vita veneziana: famiglie, scuole, parchi (Savorgnan, Groggia) e un grande impianto sportivo che comprende: piscina, area per arrampicata, scherma, bocce, palestra di basket e il grande campo da calcio dell'Alvisiana. Poco distante, la palestra Gigi Marsico (ex-Umberto I), teatro di sfide cestistiche per i più grandi e sede anche del recente Basket Camp dell'Alvisiana Basket. Una Venezia nella Venezia più autentica, dove mamme, bambini e papà vanno su e giù senza sosta. La Venezia che molti credono non esista più, e invece "noi ci siamo" ed è bene che lo sappiano tutti. Noi ci saremo anche domani, insieme ai nostri piccoli-grandi sportivi.
Per il secondo anno consecutivo mio figlio ha frequentato il corso di basket dell'Alvisiana Venezia. Una scelta che in principio fu un'autentica sorpresa, poiché non aveva mai vis(su)to quel gioco tra le mura domestiche. Ma ci è voluto davvero poco perché il piccolo cominciasse ad appassionarsi, così come il sottoscritto, che ha iniziato ad aprirsi al mondo palleggiante. Il doppio allenamento pomeridiano ormai è un momento che attendo anche io con estrema trepidazione. C'è chi corre su e giù per il parquet, allenandosi, e chi, comodamente seduto su una delle tante sedie a disposizione nell'ampia sala d'attesa, si diletta con una piacevole lettura (a tema basket), "ciacolando" in contemporanea con altri genitori/amici. E se ci fosse qualche highlight NBA da recuperare, si può sempre dedicare qualche minuto per vedere le più recenti imprese dei vari Edwards, Jokic, Banchero & co., prima di cominciare.
Eccoli entrare in campo. Domina il verde Alvisiana della casacca, seguito dal rosso dei Chicago Bulls, ovviamente di Michael Jordan. Insieme a questi saltano, palleggiano e tirano senza sosta, il giallo Lakers di Lebron James, il blu Mavericks di Luka Doncic, il porpora della Reyer Venezia e anche il giallo-blu Warriors di Steph Curry. Nel corso dell'anno i bravi e pazienti coach hanno saltuariamente aperto le porte degli allenamenti a noi genitori, facendoci scoprire cosa combinano, oltre (ovviamente) a farci ammirare le performance dei nostri figli durante le immancabili feste di metà/fine anno. I fortunati che hanno potuto frequentare il Basket Camp 2024 poi, hanno potuto conoscere una vera leggenda dell'arbitraggio, il veneziano Stefano Cazzaro. Un uomo che nel corso della sua lunghissima carriera, ha messo la palla a 2 davanti al leggendario Dream Team statunitense, durante le Olimpiadi di Barcellona '92, e nella stessa manifestazione anche alla neonata Croazia del Mozart del basket, Drazen Petrovic (1964-1993).
Venezia ha una tradizione di pallacanestro più che secolare, eppure non è certo la città ideale per praticare questa disciplina all'aperto, dove gli spazi a disposizione (con canestro) si contano su una mano. Se si escludono le palestre attrezzate, il panorama non è dei più semplici. E per chi non volesse/riuscisse ad andare in terraferma, bisogna un po' ingegnarsi. Prima ancora di cominciare a giocare dunque, i giovani cestisti veneziani hanno una sfida da affrontare. A ben guardare però, anche realizzare un tiro da 3 per un "pulcino" non è facile, ma con l'impegno e la perseveranza si può ottenere tutto, e loro ci riescono e ci vogliono riuscire sempre di più. La pallacanestro è molto di più di un semplice gioco. Come ci ha insegnato l'11 volte campione NBA, Bill Russell (1934-2022): "Il basket è l'unico sport che tende al cielo. Per questo è una rivoluzione per chi è abituato a guardare sempre a terra".
25 marzo 2022. I bambini sono il futuro di una città e del mondo intero. E chi meglio di "loro" per augurare buon compleanno a Venezia, fresca di 1601 candeline?
Più di 1600 anni di storia, vita e cultura. Davvero un gran bel traguardo, cara la mia Venezia. Ispirato dal laboratorio di giardinaggio della Scuola Materna Comparetti in campo del Ghetto Novo (Cannaregio), il mio augurio lo intingo di speranza nel vedere questa meravigliosa città sempre più ricca di famiglie, perché quando i campi si riempiono di corse spensierate, giochi e voglia di condividere, una città è davvero viva e può guardare al futuro con gioia e ottimismo.
Una scritta volgare che potrebbe spianare la strada a future azioni molto più violente. Il bullismo o stalking che sia, inizia così, anche sulle fondamenta e le calli di Venezia.
Scherzo di pessimo gusto o volgare attacco a una ragazza/donna? Da settimane ormai questa scritta e analoghe del medesimo e squallido livello sono comparse nel sestiere di Cannaregio, a Venezia. In rete, su Instagram in particolare, si leggono gran sghignazzate (maschili e femminili) ma c’è ben poco da ridere, anzi. Non solo questo galantuomo/donna sta imbrattando la città con scritte volgari e di pessimo gusto ma i contorni di questa azione puzzano tanto di bullismo, molestie, etc. Di fatto c’è un’aggressione visibile a una persona.
Per quanti non conoscessero il dialetto, “mona” vuol dire vagina. Una frase dunque che mostra tutta l’educazione di questo o questa esimio signore/a. "Ammesso" dunque che Giulia esista e sia una persona in carne e ossa, con tutta probabilità le sarà arrivato all’orecchio di queste scritte, e allora mi chiedo angosciato: come potrebbe reagire all'essere bersaglio visibile di tutto ciò? Lo “scriba” si sarà posto il problema che la ragazza potrebbe sentirsi talmente umiliata da arrivare anche al suicidio? No? Strano, la cronaca è piena di simili tragici episodi.
Il marzo scorso, il giovane Michele Ruffino si è ucciso gettandosi da un ponte. Al funerale c'era gente che rideva e la madre lo ha visto. Nell'adolescenza come nell'età adulta non c'è pietà. "Qualcuno dice che il Male trionfa perché non si fa nulla per impedirlo. La verità è che... il Male trionfa" sentenziava il cinico mercante di armi Yuri Orlov (Nicolas Cage) nel film Lord of War (2005, di Andre Niccol). Io credo non sia così. E se il male colpisce, il bene deve reagire in modo ancor più deciso. Non si può e non si deve voltarsi dall'altra parte sperando che le cose si sistemino perché no, da solo non si sistema nulla.
Fino a pochissimo tempo fa di bullismo neanche si parlava. Chi subiva, restava in silenzio e il dolore veniva sedimentato, nascosto. C'è sempre stato, e chiuso l'argomento. Nemmeno le persone attorno alla vittime ne erano (né sono) al corrente. Oggigiorno le strade infinite della rete hanno scoperchiato tutto questo. Se da una parte è ancor più facile umiliare il prossimo, allo stesso tempo certe azioni non restano nel silenzio e trovano la luce grazie agli stessi strumenti, Facebook in primis.
In questo caso invece il web non c’entra. Si è scelta la strada. Scritte con un banalissimo pennarello e giù a offendere in modo squallido e penoso. L'autore/autrice si sarà sentito fiero/a di fare tutto questo nell'ombra (complimenti, proprio un cuor di leone!) e poi fare il gallo con gli amici/amiche. Non è così. Queste sono scritte che chiedono giustizia e scuse pubbliche nei confronti della ragazza. Scritte che oltre a deturpare nel modo peggiore la città di Venezia, insultano e feriscono una persona con un cuore e dei sentimenti.
Alcuni dei "commenti" intelligenti su Instagram e un'ironia a dir poco squallida
È il 25 aprile 2015, il 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Viaggio lungo il percorso della Memoria, a Venezia, in ricordo dell’eccidio di Cannaregio.
Le Brigate Nere si organizzarono presto. Uno dei loro era stato assassinato e bisognava fargliela pagare. A tutti, senza distinzione. Comunisti, cattolici, liberali o agnostici. La rappresaglia scattò secondo il modello 1-10: per ogni morto nazifascista, 10 uccisi tra le file del nemico. Oggi, nel 2015, a settant'anni dalla Liberazione del 25 aprile 1945, Venezia ricorda l'eccidio di Cannaregio con il percorso della Memoria. Un evento organizzato da IVESER - Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea, in collaborazione con ANPI - Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, Comunedi Venezia, ANPPIA, FIAPP e Comunitá Ebraica.
Venezia, 25 aprile 2015. Non sono neanche le 10 del mattino quando una folla sempre più numerosa si sta radunando in campiello Bruno Crovato, dedicato a uno dei caduti del suddetto massacro. Fu il primo, nel cuore della notte, ad andare ad aprire alla porta ai suoi assassini. Ciò che si trovò davanti infatti non fu un pellegrino o un amico, ma una pistola (nera) che lo colpì a morte senza nessuna pietà. Al centro del campo ci sono l'antifascista Carlo Bullado e Bruno Gamacchio (Partigiano Bianco), con l'ANPI - Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.
Il 25 aprile a Venezia è sempre un giorno speciale. Non solo si celebra la festa della Liberazione dal nazifascismo ma è anche il giorno del patrono San Marco, durante il quale i maschietti regalano alla propria amata un bocciolo (bocolo) di rosa. Ma in questo giorno di memoria e amore, c'è stato spazio anche per l'ignoranza. Sfruttando la storia di una città aperta, orde senza il benché minimo straccio di ideologia hanno sventolato la bandiera del leone di San Marco commentando con volgarità e becera inciviltà ilpassaggio dei partigiani e i festeggiamenti della Liberazione.
Passano gli anni eppure sono tanti gl'italiani che ancora rimpiangono il duce Benito Mussolini. Ne vanno fieri. Lo ostentano con penosa tracotanza. Un insulto all'Italia, alla Costituzione e ai più basilari diritti dell'Uomo. Tralasciando questa degenerazione di sostenitori di morte, si comincia con la prima posa di fiori sopra la lapide di Bruno Crovato, preceduta da l'inno di Mameli e la partigiana Bella ciao, suonate e cantate dal coro 25 Aprile insieme ai presenti.
Adolescenti e anziani. Genitori e bambini piccoli. Ci sono tutti a vivere il percorso della Memoria. Abbandonato il primo campiello, si prosegue verso per la seconda commemorazione, presso il ponte dei Sartori, davanti alla lapide in memoria di Luigi Borgato. È poi la volta di Giuseppe Tramontin (si prese anche lui una pallottola alla testa ma si salvò) in calle Priuli, quindi in Fondamenta S. Felice per Ubaldo Belli, in calle Colombina per Piero Favretti, in campiello del Magazin per Augusto Picutti e in corte Correr per il Capitano Manfredi Azzarita, originario di Cannaregio e ma perito nell'eccidio delle Fosse Ardeatine.
Dopo aver percorso per calli e lungo tutta la Strada Nuova, il corteo si dirige verso il ghetto ebraico, nel cui campo del Ghetto Novo ogni anno si celebra la Festa della Liberazione. Prima di entrarvi però, c'è un'ultima lapide verso cui rivolgere i propri pensieri. Quella di Adolfo Ottolenghi, rabbino capo di Venezia, prelevato dai nazifascisti ormai malato e anziano, e mandato a morire nel campo di sterminio di Auschwitz.
Le guerre non si sono fermate con la fine della II Guerra Mondiale. Sono continuate in modi ancor più subdoli. Almeno un giorno l'anno qualcuno (più di) ripensa a quel giorno. Un momento storico in cui la tirannia nazista finì nel fango, strozzata dal suo stesso sangue che tanto aveva orrendamente versato in tutta Europa. Una parte d'Italia si ribellò a quel giogo. Loro, i partigiani. Orgoglio di una nazione ancor oggi laconicamente divisa.
Non è un giorno come gli altri il 25 aprile, a Venezia, come in tutto il resto della penisola. Se ne facciano una ragione quei politici (tanti) e quelle persone che vorrebbero riscrivere la Storia. Non accadrà. L'Italia si è sollevata al nazifascismo e ha reagito. Cessa il vento, calma è la bufera/ Torna a casail fiero partigian/; sventolando la rossa sua bandiera; vittoriosa, al fin liberi siam! Qui, da Venezia, buon 25 aprile e buona festa della Liberazione a tutti.
W la Libertà. W la Resistenza. W l'Italia libera e unita.
Le fondamenta traboccanti di maschere e stand con pasta & fasioi, bigoli in salsa e frittelle. Il Carnevale 2013 di Venezia è iniziato all’insegna delle tradizioni locali.
Teatro della prima manifestazione, il sestiere di Cannaregio. Prima un mascherato corteo acqueo ha attraversato il Canal Grande (tra i regatanti, anche una Matriosca), poi, una volta superato il ponte delle Guglie e con le barche fermatesi a ridosso del ponte dei Tre Archi, si è proceduto con lo svolo della pantegana direttamente in laguna. E la festa può cominciare.