A due passi dall’Altare della Patria, salendo per la cordonata capitolina, faccio il mio ingresso in cima alla città imperiale, scrutato dai dioscuri Castore e Polluce.
di Luca Ferrari
Roma. Basta questo nome per sentire emozioni. Provare meraviglia di fronte a quello che questa città seppe realizzare (e conquistare). Non esiste libro di storia o arte in cui non si parli di lei e dei suoi tanti attori. Adesso tocca a me attraversarla. Viverla. Sfidarla se necessario. Ma anche, farmi conquistare dal suo mondo.
Dopo una piacevole passeggiata archeologica dentro l’isola Tiberina, ritorno in “superficie” e mi avvio verso una nuova destinazione. Campidoglio. Prima però, vengo vinto dal desiderio di dare un ampio sguardo all’Altare della Patria, pochissimo distante. Saziatomi, inizio la scalinata dagli ampi gradoni. La giornata è fredda. Non sono certo il solo straniero. Sono quasi arrivato in cima, quando mi trovo dinnanzi a me le due possenti statue di Castore e Polluce: i figli gemelli del padre degli dei Zeus, avuti dalla mortale Leda. La mitologia narra che per fecondare la giovane, Zeus si trasformò in cigno.
Troppo forte le reminiscenze con la Storia Infinita, dove gli occhi chiusi delle due Sfingi (poste prima delle due porte sulla strada che conduce all’Oracolo) si aprivano colpendo a morte il malcapitato che non avesse vera fiducia in se stesso. E come il buon Atrejo, faccio un balzo in avanti, ma nessun raggio mortale sbuca alle mie spalle. Sono in cima. Su uno dei colli di Roma. Davanti a me, c’è la statua bronzea di Marco Aurelio. Scatta la seconda reminiscenza cinematografica. Marco Aurelio, l’imperatore assassinato dal figlio Comodo perché voleva affidare Roma al buon generale Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe), poi divenuto gladiatore.
La statua è una copia. Quella originale si trova dentro Palazzo Nuovo, uno degli edifici del Campidoglio. Oltre a questi infatti, è presente il Palazzo dei Conservatori, con il quale costituiscono le sedi espositive dei Musei Capitolini, e di fronte alla scalinata d’ingresso, il Palazzo Senatorio. A realizzare tutto questo imponente complesso fu un genio toscano. Messer Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564). Il lavoro, commissionatogli da Papa Paolo III, ebbe la particolarità di far rivolgere la piazza verso quello che stava diventano sempre il centro della città, ossia Piazza San Pietro.
Peggio di un grillo, cambio continuamente prospettiva arrivo da lei. Una delle mie dee preferite. Palladi Atena o Minerva armata. Lei è là. Al centro della fontana davanti al Palazzo Senatorio. In abito lapideo rosso porpora. Al suo fianco due colossi rappresentanti i fiumi Nilo e Tevere. Subito dietro, una torre campanaria. Torno indietro. Guardo Marco Aurelio. Vorrei sussurragli qualcosa, ma sono sprovvisto di trampoli. Mi sporgo davanti alla scalinata. Sotto di me, il traffico metropolitano. Le orde turistiche. Perché scendere? Meglio restare ancora qua. E ripassare lezioni di genialità artistica, e di grandezza.
giovedì 12 marzo 2026
Roma, il fascino del Campidoglio
Etichette:
Altare della Patria,
Campidoglio,
Marco Aurelio,
Roma
Ubicazione:
Campidoglio, 00186 Roma RM, Italia
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento