| Roma, la statua equestre di Marco Aurelio (Campidoglio) © Luca Ferrari |
Viaggio a Roma. Salendo per la cordonata capitolina, faccio il mio ingresso in cima alla città imperiale, nel Campidoglio, scrutato dai dioscuri Castore e Polluce.
di Luca Ferrari
Roma, basta questo nome per provare forti emozioni. Sentire meraviglia di fronte a quello che questa città seppe realizzare e conquistare. Non esiste libro di storia o di arte in cui non si parli di lei e dei suoi protagonisti. Adesso tocca a me attraversarla. Viverla. Sfidarla se necessario. Dopo una piacevole passeggiata archeologica dentro l’isola Tiberina, ritorno in “superficie”, avviandomi verso una nuova destinazione: il Campidoglio. Prima però, vengo sopraffatto dal desiderio di salire fino in cima all’Altare della Patria, poco distante. Inizio la scalinata dagli ampi gradoni. Sono quasi arrivato in cima, quand'ecco stagliarsi dinnanzi a me le due possenti statue di Castore e Polluce: i figli gemelli di Zeus, avuti dalla mortale Leda. La mitologia narra che per fecondare la giovane, il padre degli dei si trasformò in un cigno.
Troppo forte le reminiscenze con il film La storia infinita (1984, di Wolfgan Petersen) dove gli occhi chiusi delle due Sfingi, poste prima delle due porte sulla strada che conduce all’Oracolo, si aprivano colpendo a morte il malcapitato che non avesse fiducia in se stesso. Come il buon Atreju, faccio un balzo in avanti ma nessun raggio mortale sbuca alle mie spalle. Sono in cima su uno dei colli di Roma. Davanti a me c’è la statua bronzea di Marco Aurelio. Scatta la seconda reminiscenza cinematografica. Marco Aurelio, l’imperatore assassinato dal figlio Comodo perché voleva affidare Roma al buon generale Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe), poi divenuto Il gladiatore (2000).
La statua è una copia. Quella originale si trova dentro Palazzo Nuovo, uno degli edifici del Campidoglio. Oltre a questi infatti, è presente il Palazzo dei Conservatori con il quale costituiscono le sedi espositive dei Musei Capitolini, e di fronte alla scalinata d’ingresso, il Palazzo Senatorio. A realizzare tutto questo imponente complesso fu un genio toscano, messer Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564). Il lavoro, commissionatogli da Papa Paolo III, ebbe la particolarità di far rivolgere la piazza verso quello che stava diventando sempre di più il centro della città, Piazza San Pietro.
Peggio di un grillo, cambio continuamente prospettiva fino ad arrivare da lei, la mia dea preferita: Pallade Atena o Minerva armata. Lei è là, al centro della fontana davanti al Palazzo Senatorio, in abito lapideo rosso porpora. Al suo fianco due colossi rappresentanti i fiumi Nilo e Tevere. Subito dietro, una torre campanaria. Torno indietro. Guardo Marco Aurelio. Vorrei sussurragli qualcosa ma sono sprovvisto di trampoli. Mi sporgo davanti alla scalinata. Sotto di me, il traffico metropolitano e le orde turistiche. Perché scendere? Voglio restare ancora un po' qua a ripetizione di lezioni di genialità artistica e di grandezza.
Nessun commento:
Posta un commento