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martedì 10 dicembre 2019

Le candele lidensi dei Diritti Umani

Lido di Venezia, i diritti umani illuminano il mondo © Luca Ferrari
Le candele accese. Noi lì. Chi per lavoro. Chi per puro spirito di partecipazione. Chi per studio. Comunque lì, insieme a scandire i Diritti Umani durante la Giornata Internazionale.

di Luca Ferrari

Lido di Venezia, 10 dicembre 2008. Una serata indimenticabile vissuta in prima persona insieme agli studenti del Global Campus of Human Rights e raccontata l'indomani sul giornale Granviale.it, poi pubblicata nel libro in prosa "La fabbrica dei giorni". Quella era l'epoca da inviato al Lido per il Corriere Veneto e la Granviale Editori dell'allora direttore Giacomo Baresi. Quello era il tempo della Municipalità Lido-Pellestina con presidente Giovanni Gusso e il suo Consiglio con i vari Angelo Ghezzo, Giannandrea Mencini, Stefano Stipitivich, Sergio Torcinovich. Quella era la Municipalità dell'ufficio cultura di Anna Grandi.

Il 10 dicembre è la Giornata Internazionale dei Diritti Umani e oggi lo è ancora. Si parla poco dei diritti umani. Se ne parla quasi ed esclusivamente quando vengono violati nel modo peggiore e solo per alcune categorie (nazioni). Le costanti violazioni dei diritti umani da parte di governi filo-occidentali come Arabia Saudita e Yemen interessano molto meno dell'Iran che anche al minimo starnuto viene visto come minaccia per la sicurezza del mondo intero. Non parliamo poi della Cina che praticamente nessuno osa criticare rischiando il taglio degli accordi commerciali.

Ma senza andare a scomodare mondi (non così) lontani, in questi ultimi mesi (anni) abbiamo assistito a una vergognosa crociata europea di indifferenza verso i cosiddetti "immigrati", clandestini o migranti, etc. appellativi che non fanno altro che spogliarli della loro identità perché queste persone hanno un nome, un cognome e una famiglia. E pensate, c'è perfino chi crede siano loro i responsabili del nostro mal-tutto. Si, avete capito bene. Gente in fuga da realtà difficili vengono incolpati di decenni di corruzione italiana, poteri mafiosi e interessi. Per loro quasi nessuno smuove la parola "diritti umani." Si condannano le deportazioni naziste ma queste persone valgono meno di zero.

Come ogni minimo pezzo del nostro ecosistema, nel 2019 anche i diritti umani sono diventati opinioni, e dunque risentono di interessi e ristrettezza mentale. Quella sera nel 2008, al Lido di Venezia soffiava una gelida bora ma il calore che si sprigionò fu qualcosa di indescrivibile. C'erano le istituzioni locali. Avrebbero anche potuto fare a meno di venire, ma vennero. C'era gente del posto. C'erano studenti venuti da ogni parte del mondo. C'era anche l'informazione, lì, per raccontare qualcosa di davvero prezioso. Non era facile tenere accese le candele, esattamente come lottare per i diritti umani, ma ci riuscimmo.

Nella placida isola del Lido di Venezia furono letti gli articoli in lingue differenti e quella gelida brezza, molto poeticamente sembrava essere lì per una ragione. Portarli ovunque, e così è stato.

Lido di Venezia, i diritti umani illuminano il mondo © Luca Ferrari
La Fabbrica dei Giorni, libro edito dalla Granviale Editori
La Fabbrica dei Giorni, il racconto della Giornata Internazionale dei Diritti Umani al Lido di Venezia
Lido di Venezia, tutti insieme per i diritti umani © Luca Ferrari

venerdì 25 gennaio 2019

La memoria che affoga in ogni giornata

Imbarcazione con persone in difficoltà © marina militare
Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria. Quella del Presente però, viene ignorata. Lasciata morire, e certi politici tronfi lo rivendicano pure.

di Luca Ferrari

Cerimonie. Manifestazioni. Paroloni contro l'antisemitismo. Scolaresche in visita ai luoghi della cosiddetta Memoria. Tutto bello. Tutto molto rispettoso. Tutto molto giusto. Tutto molto insignificante. Il 27 gennaio 1945 venne rivelato al mondo l'orrore del campo di concentramento di Auschwitz. A partire dal 2005, con tanto di risoluzione ONU, quel giorno è stato decretato come Giornata della Memoria. Oggi, più di settant'anni dopo, è un tragico emblema di un mondo che sa indossare il lutto nel guardare il passato. Taglierino e stivale col tacco nell'affrontare il presente, lasciato quest'ultimo affogare nella fermezza della propria propaganda politica.

Che valore può avere rievocare una delle peggiori tragedie dell'umanità mentre il mondo è dilaniato da guerre e ondate di revisionismi fascio-xenofobi? Sarebbe ora di finirla con la retorica che il passato insegna perché a giudicare da tutto quello che è successo dopo la II Guerra Mondiale, c'è ben poco di cui essere orgogliosi della nostra presunta comprensione. E soprattutto è offensivo vedere personaggi di ogni ideologia, dai politici al cittadino comune, che dicono/scrivono sul genocidio ebraico, ma per tutto il resto del tempo istigano all'odio e alle differenze, come se fosse qualcosa di diverso.

La Giornata della Memoria non è per tutti. Ha di sicuro valore per chi crede davvero nei valori umani come le associazioni non governative (ONG), oggi equiparate ad approfittatori con futile superficialità da beoti ben addestrati da chi asperge facile bava rabbiosa per il proprio tornaconto elettorale e mediatico. Ha di sicuro valore per quei comuni e quelle comunità che credono che l'accoglienza sia un dovere dell'essere umano prima che un voto parlamentare. Ha valore per chiunque immagini anche per un solo millesimo di secondo di poter essere un giorno al posto loro.

"Non accetto che il Governo del mio paese, coscientemente e volontariamente, mandi a morte queste persone" ha sottolineato Gino Strada, chirurgo fondatore dell'associazione umanitaria Emergency, nella puntata del 24 gennaio 2019 di Otto e mezzo condotto dalla giornalista Lilli Gruber, "Lo fanno perché sono dei razzisti. Perché sono dei fascisti. Perché hanno la stessa ideologia, mutatis mutandis, che abbiamo sentito nei tempi antichi. Come possiamo accettare migliaia e migliaia di morti? E come possiamo accettare politici che rivendicano queste azioni? Queste sono azioni criminose".

In un'altra sede, l'ottantasettenne Liliana Segre, deportata ad Auschwitz e sopravvissuta all'Olocausto, ha parlato agli studenti al Teatro della Scala di Milano. Le sue parole fanno eco al medico italiano, com'è stato raccontato su Libreriamo.it: "Per la colpa di essere ebrea. Anch’io sono stata una clandestina nella terra di nessuno, io lo so cosa vuol dire essere respinti quando le frontiere sono chiuse". Nuove pietre d'inciampo sono state e verranno collocate, eppure ogni giorno, sempre più persone calpestano la razza umano sputando in primis, proprio sulla memoria degli ebrei e di tutti coloro che vennero mandati a morire. Ieri, nei campi di sterminio, oggi lasciandoli su imbarcazioni e rimpallando ad altri la responsabilità della loro fine. E questo non è più accettabile.

martedì 17 gennaio 2017

Migranti al gelo, nessuna vergogna

Belgrado, migranti in coda
Ma quale vergogna, i migranti sono solo un intralcio all'immagine "pacifica" della buona Europa. Non hanno nomi e non c'è nessuna remora a lasciarli morire al gelo.

di Luca Ferrari

"Migranti al gelo e sotto la neve in attesa di un pasto caldo distribuito in un deposito doganale abbandonato a Belgrado. Migliaia di migranti sono bloccati in Serbia a causa del gelo e non tutti sono attrezzati con abbigliamento invernale...". Inizia così un drammatico racconto del Corriere della Sera. Una storia di costante miseria dimenticata. Una storia che interessa giusto il tempo di un post con cui ottenere tanti like, dopodiché è il nulla. Il nulla che avvolge e inghiotte uomini, donne e bambini che ci permettiamo di etichettare senza distinzioni come "migranti".

Il nazismo ha inorridito il mondo ma non è stata l'unica tragedia e se l'Europa ce l'ha tanto a cuore è solo perché le ha rovinato la falsa facciata di terra illuminista a favore dei diritti umani. Brava a fare proseliti in casa propria (e neanche tanto bene), terribile nel massacrare le popolazioni autoctone di Sud America, Africa e Oceania. No, i migranti non troveranno spazio nei libri di storia occidentali. Non sono niente. Non ci riguardano. A noi superiori europei non c'interessano.

Il passato non ha insegnato nulla e non perché non sappia farlo ma banalmente perché non è conveniente. I giudici Falcone e Borsellino sono tanto amati dalle istituzioni solo perché non possono più fare male. Su Rai Storia continuano a mandare servizi sui due conflitti mondiali lasciando le briciole alla storia sanguinaria dal '45 in poi. Una scelta casuale? Complottista? Con le tesi e fate ciò che vi pare, io bado al sodo e quando mezzo mondo spara a zero sull'Islam ignorando perfino la differenza tra sunniti e sciiti, ecco, vuol dire che l'ignoranza domina incontrastata.

Di fronte alle immagini di esseri umani in fila per un piatto di minestra sotto il gelo della neve a Belgrado, una donna ha scritto: "La nuova Shoah. Questi sotto la neve e quelli sotto il mare. Aspetteremo ancora una volta che ne parlino i libri di storia per scandalizzarci?". No, lo scandalo dura oggigiorno il tempo di un post su Facebook e sui libri di storia continueranno a scrivere ciò che non può essere cambiato se no diventa insegnamento e nessuno Stato si può permettere il lusso di istruire una società a usare il cervello.

Nel corso degli ultimi mesi/anni ho visto manifestazioni di piazza capace di ottenere zero, eppure tutti a imbracciare bandiere e slogan pur di dare un senso alla propria coscienza. Già dimenticata l'Ucraina? Ma a quella gente chi ci pensa davvero? Come in Ruanda o nei Balcani nella guerra fratricida degli anni '90, le intenzioni nascono e muoiono in poche occhiate di sgomento. Almeno una volta (forse) non c'era l'odio verso i protagonisti di quei drammi, adesso si. Adesso la gente in fuga dalla guerra viene accusata perfino di essere la rovina del nostro sistema economico.

"Mi preoccupa il messaggio che stiamo dando agli altri, come stiamo facendo percepire loro la nostra civiltà" analizza Maria Letizia di Maglie (Le), "Come pensiamo che possano poi essere accoglienti quelli che sono rifiutati, ghettizzati, violati nella loro umanità e cultura? Da grandi questi bambini cercheranno di proteggersi da tutto e tutti.Non avranno mai uno sguardo sereno nel guardare il proprio vicino di casa. Costruiranno anche loro muri. Appena avranno soldi si armeranno fino ai denti e minacceranno chiunque e per qualsiasi motivo. Vedi Israele".

"I libri di storia li scriveranno i superstiti di questa tragedia inumana. E ci condanneranno" scrive ancora la signora pugliese. Mi spiace anche solo pensarlo ma la realtà sarà un'altra e ben peggiore. I libri li scrivono i vincitori e i migranti non lo sono. I libri di storia, quelli che si studiano nelle scuole e hanno il potere di formare e istruire le persone, li scrive chi detiene lo status quo e loro, i migranti, non lo sono. Noi non abbiamo bisogno che la Storia ci assolva banalmente perché nessuno davvero ci condannerà.

Il dramma dei migranti

Belgrado, migranti in coda