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domenica 9 febbraio 2020

Memoria-Ricordo, il silenzio degli assassini

Venezia, le nuove pietre d'inciampo in memoria delle vittime del nazifascismo © Luca Ferrari
Non c'è vera MemoriaRicordo senza l'ammissione dei morti altrui. Solo chi non teme il proprio passato è in grado di raccontare, guardare avanti e scrivere nuove pagine di Storia.

di Luca Ferrari

Come si può cambiare una Società, un Governo e uno Stato se le Istituzioni per prime non insegnano ad assumersi le proprie responsabilità? Il 27 gennaio scorso si è celebrata la Giornata della Memoria della Shoah ebraica. Il 10 febbraio è invece il Giorno del Ricordo delle vittime italiane delle foibe, eppure da parte del Bel paese nessuna parola né giornata celebrativa sulle stragi commesse è in calendario. Mattanze avvenute nel passato recente sotto la truce bandiera fascista che portò a omicidi di massa in Africa e nella vicina Jugoslavia, la cui reazione poi condusse anche allo spaventoso abuso della violenza "rossa" sui civili italiani. Così facendo si alimenta solo la macchina dell'odio e del rancore. A quando un autentico e costruttivo mea-culpa delle nazioni?

In Italia stiamo assistendo a una delle più squallide manifestazioni sociali, il tentativo di riabilitare il fascismo, privandolo delle responsabilità su massacri e torture più efferate tanto entro i patrii confini e (da sempre) oltre mare. Da cosa nasce tutto questo? Da più fattori, è indubbio, ma ci sono due elementi chiave: l'ignoranza, ovviamente, e il totale disinteresse per ciò che è stato compiuto oltre confine prima e durante la II Guerra Mondiale in Spagna, nella ex-Jugoslavia, in Grecia, in Eritrea, Somalia ed Etiopia. Tutte cose di cui la nostra storiografia, spesso accusata di essere di Sinistra, ha colpevolmente contribuito a far ammuffire nell'oblio, dando troppo spazio all'orrore di Hitler e molto meno a quello di Mussolini,

E qui arriviamo alle foibe dove ribolle il sangue italico. Gli italiani sparano contro Tito in modo indiscriminato del tutto incuranti del contesto storico in cui si sviluppò. Tito si è macchiato di crimini orrendi contro la popolazione italiana? Assolutamente si. Ripeto una seconda volta. Domanda: Tito si è macchiato di crimini orrendi contro la popolazione italiana? Risposta: Assolutamente si, e questa è una verità storica e inattaccabile. Seconda domanda: Tito si è svegliato un giorno e ha deciso di massacrare gli italiani? Assolutamente, no. Ripeto una seconda volta. Tito si è svegliato un giorno e ha deciso di massacrare gli italiani? Assolutamente, no.

Perché l'Italia non vuole considerare di essere stata la causa dell'odio slavo verso se stessa? Perché se lo facesse dovrebbe fare i conti con i peggiori crimini compiuti da Mussolini ed è appurato, che l'Italia i conti col fascismo non li fece mai. Forti dell'alleanza col Terzo Reich, Benito Mussolini e le camice nere si sono macchiate dei crimini più atroci contro la popolazione slava che, è bene ricordarlo, Adolf Hitler voleva sterminare alla stregua degli ebrei. E quando le sorti del II conflitto mondiale iniziarono a mutare, i partigiani jugoslavi ci ripagarono con la stessa tragica e sanguinosa moneta (pugnale) di morte. Non guardando in faccia nessuno. Era sufficiente essere italiano per essere ammazzato.

Nella riscrittura oltraggiosa della Storia, il redivivo fascismo italiano si è impropriamente la memoria delle foibe, cercando così di portare acqua al proprio mulino. Se la cosa non è passata/sta passando del tutto inosservata dalle nostre Istituzioni, aldilà del confine il pensiero non è "esattamente il medesimo. Il Ministero degli Esteri di Lubiana infatti, ha protestato ufficialmente contro la falange nera casa poundusando la tragedia degli italiani dell’Istria, della Dalmazia e di altri luoghi poi diventati jugoslavi per legittimare la loro fedeltà a Mussolni (cit. Globalist).

"Sulle tragiche vicende istriane dell'immediato dopoguerra ormai è data per assodata la vulgata che si trattò di un'aggressione dettata da un'ideologia, quella comunista, portatrice di odio e lutti" analizza lo il veneziano Sergio Torcinovich, "Gli avvenimenti del Dopoguerra non furono determinati tanto dal furore ideologico, quanto da una vendetta etnica: gli italiani, fascisti e anche non, impedirono agli slavi d'Istria di vivere liberamente, di coltivare le loro tradizioni e di esprimersi nella loro lingua. Gli studi condotti una decina e più d'anni fa da un gruppo misto di storici italiani, sloveni e croati vengono del tutto bellamente ignorati al solo fine di squallida, quanto anacronistica, propaganda politica. L'Italia pare accorgersi con decenni di ritardo della questione ma non si interroga perché lo fa solo ora: nel dopoguerra c'era la consapevolezza dei crimini compiuti dal nostro esercito e dai fascisti nelle terre istriane a danno degli slavi e quindi conveniva mantenere un profilo basso per non dovere fare i conti con la nostra storia, tutt'altro che onorevole."

Inutile continuare a parlare di Memoria se ci riguarda solo da vittime. Per cambiare una Nazione bisogna ricordare anche i nostri giorni da spietati assassini. Qualcosa per altro comune a tutto il vecchio Continente, capace, sì, di piangere sui fumi dei forni nazisti, ma ignorare del tutto le stragi (in certi casi diventate genocidi, ndr) commessi in Africa e Sud America, e quel che è peggio mistificandoli e chiamandoli "colonialismo." Una delle pagine più nere (in tutti i sensi) del "colonialismo italiano" è rappresentato dal Generale Rodolfo Graziani, capace di usare perfino i gas nervini contro la popolazione, pratica per altro proibita dalla Convenzione di Ginevra che l'Italia aveva sottoscritto.

Il Berlusconismo, oggi addirittura rimpianto per l'esasperata ostilità al Movimento 5 Stelle (che avrà i suoi torti e pagherà per la sua scarsa preparazione politica ma prima di fare i danni compiuti dall'ex-cavaliere, ne deve mangiare) e la scomparsa della Sinistra italiana hanno portato all'assurdo più offensivo, dove la nipote del Duce, Alessandra Mussolini, si è permessa di attaccare pubblicamente Liliana Segre, deportata ad Auschwitz, per essersi espressa contro la proposta (vergognosa) del Comune di Verona di intitolare una strada a Giorgio Almirante (fondatore del partito fascista Movimento Sociale Italiano), accusandola di istigare all'odio contro il fascismo. Avete letto bene, una donna marchiata dalle leggi razziali è stata accusata di proferire parole contro una dottrina basata sulla soppressione delle libertà e l'omicidio.

A distanza di 75 anni della fine della II Guerra Mondiale il Vecchio Continente piange ancora le vittime del nazismo. Istituisce doverose celebrazioni, eppure con lo stesso zelo è incapace di dare un autentico valore umano e istituzionale alle vittime che loro hanno partorito. Perché non lo fanno? Per timore di ripercussioni politico-economiche? Peggio. La paura d'istruire davvero la propria gente a farsi carico delle proprie responsabilità. Piangere le proprie vittime è un atto doveroso. Piangere i morti causati dalle nostre azioni è un atto dovuto e rivoluzionario capace di riscrivere le Storie dell'Umanità. Piangere i propri caduti è insito nella natura dell'essere umano. Piangere anche quelli che sono stati nostri nemici o comunque avversari, è un atto di onore e rispetto da parte di una civiltà che non teme il proprio passato ed è già proiettata in un nuovo e migliore futuro.

Pljevlja (Montenegro), civili slavi stanno per essere fucilati dall'Esercito Italiano

lunedì 23 gennaio 2017

Giorno della memoria, l'impegno di Venezia

Le nuove pietre d'inciampo in laguna © Iveser Venezia
Dediche imperiture alla Memoria e ai sopravvissuti. Dialogo col passato e un impegno all'azione. A Venezia si è svolta la commemorazione della Giornata della Memoria.

di Luca Ferrari

Quello che è accaduto non può essere cancellato ma si può impedire che succeda di nuovo. È proprio da qui che dobbiamo ripartire. È proprio con questo spirito che il mondo può far memoria del Male senza lasciare che esso ci travolga. Il ricordo non deve essere solo un doveroso tributo alle vittime innocenti ma anche una testimonianza dell'impegno ad agire perché quanto è accaduto non possa ripetersi”. A parlare così, sul palco del Teatro Goldoni di Venezia, il sindaco della città lagunare Luigi Brugnaro.

Venerdì 20 gennaio 2017, in occasione della cerimonia cittadina del prossimo Giorno della Memoria, è partita da Calle dei Sbianchesin la deposizione di 24 nuove pietre d'inciampo (Stolpersteine), tutte realizzate in in ottone dall’artista tedesco Guenter Demnig. Per la prima volta una di esse è stata dedicata a un internato militare, Romano Brussato, mentre in Calle del Ghetto Vecchio due pietre sono state posate in memoria di Amalia e Lina Navarro, entrambe sopravvissute ad Auschwitz.

Nuovi percorsi della Memoria in città dunque, voluti dalla collaborazione tra la Comunità Ebraica, il Comune di Venezia, il Centro tedesco di Studi Veneziani e l'Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser). Tra le pietre deposte fisicamente da Demnig nei sestieri di San Polo, San Marco e Cannaregio, c'erano anche quelle dedicate alle famiglie Dina Levi, entrambe duramente colpite dalle deportazioni naziste.

"Questa non è una semplice cerimonia commemorativa", ha sottolineato la presidente della Municipalità di Venezia, Ermelinda Damiano, "Siamo qui oggi per restituire identità e dignità ai bambini, alle donne e agli uomini che furono strappati alla vita e consegnati all'orrore. Nell'atto di inciampare su queste pietre, veniamo posti di fronte a persone reali con un nome, un volto, una voce e una storia. Le pietre ci permettono di dialogare con chi ha vissuto qui realmente".

A oggi, in Europa sono circa sessantamila gli Stolpersteine depositati. Come ha ricordato il presidente ad interim del Centro tedesco di Studi veneziani, Michael Matheus, "Le pietre d'inciampo formano il più grande museo decentralizzato della memoria del vecchio continente". Parole alle quali si è aggiunto Luca Volpato, rappresentante del Consiglio D'Europa – Ufficio di Venezia: "Le pietre d'inciampo sono rappresentazione concreta di quella lotta all'ideologia totalitaria che il Consiglio d'Europa ha posto come obiettivo fondamentale nel Trattato di Londra del 1949".

Chissà se quei gran mattacchioni del settimanale francese Charlie Hedbo, dopo l'offensiva vignetta sulla tragedia dell'hotel Rigopiano, in occasione del Giorno della Memoria si divertiranno con qualche nuova vignetta, magari una bella grigliata di carne sionista nel rinomato camping di Auschwitz? Tutto può essere, tanto la loro (stupida) risposta è sempre quella: è satira, voi non capite! Beh, preferisco continuare ad andare per la mia strada e dimostrare un minimo di rispetto per chi è morto e ha sofferto, invece di trincerarmi dietro un intellettualismo superficiale e grottesco.

Ebrei, ma non solo. Nella mattanza nazista finirono anche Rom, Armeni e omosessuali. “Alla responsabilità di chi compie il male si somma quella di chi non fa nulla per impedirlo" ha aggiunto il primo cittadino della Repubblica Marinara. Il panorama del terzo millennio non è troppo invitante. Politiche protezioniste e divisorie scaldano il cuore ignorante dentro e fuori l'Europa. Non basta un libro di storia e una celebrazione per impedire che il mostro torni a brutalizzare l'umanità. "La storia è scritta da ciascuno di noi, con piccoli gesti quotidiani, che uniti a quelli di altri uomini e donne, possono alimentare l'odio o l'indifferenza oppure contribuire a costruire un presente e un futuro di pace" ha infine concluso Luigi Brugnaro.

Venezia, cerimonia di deposizione pietre d'inciampo - (da sx),
Ermelinda Damiano e l'assessore Paola Mar

giovedì 21 gennaio 2016

La memoria non rende liberi

L'entrata del campo di concentramento di Auschwitz © Wikipedia
Aggiornate la Memoria, l’orrore è continuato nei modi più subdoli e assassini. Abbiamo aperto i cancelli di Auschwitz solo per scattare qualche selfie.

di Luca Ferrari

Prima la clava, poi la bomba atomica. Oggi un campionario d'ingegno capace di spaziare tra mine antiuomo, tortura, ricatti politico-economici, etc. Oggi intanto, 27 gennaio, una parte di mondo si appresta a celebrare un nuovo Giorno della Memoria. Ma se il presente fallisce ripetutamente il sorpasso evolutivo col passato, ogni idea di vera libertà è solo una terra dimenticata e senza più vita.

Dalle origini dell’Umanità il mondo è stato costellato di orrori d’ogni genere. Con la “scoperta” dei campi di sterminio in Germania il mondo pensò di aver visto abbastanza e provò a dire basta. Credette di aver detto basta. La triste cronaca dei decenni successivi narra invece del continuo sprofondare in un lugubre abisso di guerre (ufficiali e non), ridicolizzando il concetto dei diritti umani e ciò che è peggio, con la sistematica complicità della Comunità Internazionale che ha ignorato per convenienza il grido lancinante dei popoli più disparati.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa scoprirono il campo di concentramento della città polacca di Auschwitz. Tra poco sarà il 27 gennaio, il cosiddetto Giorno della Memoria. Sarebbe più corretto dire il Giorno della Memoria Ebraica. In questo giorno infatti vengono commemorate le vittime del nazismo, dell’Olocausto e di tutti coloro che si sono battuti per difendere i perseguitati di quella tragica pagina.

Dopo l'epopea dei genocidi tramandati e soprattutto minimizzati come Colonialismo, oggi i governi occidentali, spacciatisi per esportatori di pace, hanno creato distruzione, morte e alimentato il terrorismo. Cina e Russia hanno sempre più stretto le maglie delle rispettive dittature. In prigioni segrete e conosciute è stata praticata (e lo è tutt’ora, ndr) la tortura. L’annientamento dell’uomo è continuato in modo ancora più aberrante a dispetto di fantomatiche risoluzioni sui diritti umani.

Il passato consente di farci sentire fieri di ciò che non esiste più. Insistere a guardare solo un passato che non potrà più ripresentarsi ci offre l’alibi di poter ignorare ciò che è accaduto altrove e sta accadendo ora, e ovunque. Ne è tragicamente l’emblema il governo di Tel Aviv che continua a far pagare al popolo palestinese le colpe dei nazisti senza che nessuno osi fare qualcosa di concreto, temendo da parte d’Israele accuse antisemite.

No, nel 2014 c'è bisogno di qualcosa di più di un Giorno della Memoria. Il Giorno della Memoria deve essere dedicato a tutti i popoli del mondo. Nella Giornata della Memoria devono essere ricordate tutte le vittime innocenti. Ebrei, palestinesi, ceceni, tibetani, siriani, congolesi, vittime di mafia, emarginati in fuga dalla guerra e dall’orrore. Tutti, nessuno escluso.

Almeno un giorno all'anno tutti dovrebbero sentirsi uguali. Uguali nella memoria del dolore.

Srebrenica (Bosnia), le tombe del genocidio