mercoledì 15 febbraio 2017

Canada nel cuore, Canada dell'anima

Il faro di Peggy's Cove (Nova Scotia, Canada) © Luca Ferrari
Luogo dell'anima. Meta per anime semplici, innamorate dei mondi e dai cuori tonanti. Viaggio nel Canada orientale, da Montreal alla Prince Edward Island.

di 
Luca Ferrari

Il verde più sconfinato. Le città e i piccoli centri a misura, ed emozione, di essere umano. L'azzurro profondo dei mari. Le strad(on)e semi-deserte. Le sontuose colazioni a base di pancake e sciroppo d'acero. Tutti hanno un luogo dell'animail mio è sempre stato ed è tutt'ora il Canada, di cui oggi, 15 febbraio, si celebra il compleanno della bandiera e il prossimo 1 luglio si celebrerà il 150° anniversario della sua indipendenza. Dopo una prima esperienza a Vancouver (British Columbia) tra i totem dello Stanley Park e la cultura orientale del giardino Ming, questa volta il viaggio è tutto on the road. Tra un appunto e una recensione per Tripadvisor, attraversando le province orientali del Quebec, New Brunswick, Nova Scotia e Prince Edward Island.

Il viaggio in terra canadese ha inizio sopra le nuvole a bordo della più economica compagnia di bandiera AirTransat che mi ha accompagnato senza scali intermedi dall'aeroporto Marco Polo di Venezia Pierre Elliott Trudeau di Montreal. Poco amante delle metropoli, resto nella città più importante della provincia del Quebec una sola notte, soggiornando all'ostello Le Gite Plauteau-Mont Royal. Un posto davvero amichevole e singolare dove il personale di servizio prepara i pancake la mattina e in cambio devi solo lavare i piatti.

Noleggiata un'autovettura, sebbene non sia propriamente un asso al volante, scopro un impensabile piacere a guidare per le ampie e sicure strade del Canada i cui automobilisti, oltre a essere disciplinati e senza chissà quale smania di vincere un invisibile Gran Premio, in pratica ignorano l'uso del clacson. Miglio dopo miglio (senza alcun casello cui versare l'obolo), incontro numerosi e grandiosi (anche in fatto di dimensioni) cartelli che avvisano del possibile attraversamento di alci. Necessario dunque procedere con prudenza (sotto i 100 km/h), in particolare di notte.

Lasciatomi alle spalle il Quebec, con l'arrivo nella provincia del New Brunswick vengo puntuale accolto da un centro informazioni, una realtà questa ovunque nel Canada e davvero molto utile. Un piccolo pit-stop e via, destinazioni le cascate di Grand Falls Gorge. Panorama roccioso dove alcuni arditi senza evidenti problemi di vertigini si lanciano nel vuoto ben agganciati a un cavo mobile. Arrivato in ora di pranzo, mi viene suggerito di sperimentare il vicino Pizza Boy, locale che a dispetto del nome prevede un'ampia varietà di pasti. Un locale che ha molto da insegnare sul fronte del marketing.

Il viaggio prosegue fino a sera inoltrata. Parcheggiata la macchina nella piccola località di Alma, scopro che il mio orologio è un'ora indietro (dicasi differente fuso orario, ndr). Oltre a ciò faccio anche un'altra (amara) scoperta: i ristoranti canadesi, specie quelli fuori dai grandi centri abitati, chiudono presto (20-20,30). Inevitabile dunque che resti a stomaco vuoto (cosa che avverrà in altre tre occasioni durante il viaggio). Il sonno ha la meglio e dunque non penso troppo all'appetito ma l'indomani mi rifaccio alla grande con una sontuosa colazioni a base di waffle all'Octopus Garden Cafè.

Sono arrivato ad Alma per una ragione: il Fundy National Park. Prima di partire alla scoperta di Madre Natura, appurato che passerò una giornata intera all'aria aperta senza trovare l'ombra di un mini-marker o simili, faccio una sosta da Kelly's Bakery per le necessarie provviste (dicasi panini da escursioni), dopodiché abbandono la civiltà per fare il mio ingresso in un mondo fatto di sentieri, ruscelli, boschi e l'incredibile spettacolo delle maree.

Resto due notti poi la strada mi richiama, anzi, non proprio. Non è pensabile di venire nel New Brunswick senza recarsi ad ammirare lo spettacolo roccioso di Hopewell Rocks. Tempo ballerino e ancora la natura a fare da indiscussa e sontuosa regina. Formazioni rocciose nate dall'erosione alte decine di metri, visitabili anche in kayak qualora l'alta marea si presenti (spesso). E dopo tanto camminare, una visita al museo interno e qualche acquisto nello store, è tempo di rifocillarsi a base di lobster-burger all'High Tide Cafe,

Sulla utile guida Routard la copertina del Canada è dedicata al faro di Peggy's Cove, in Nova Scotia. Stringo quel prezioso libro tra le mani quando arrivo al suo cospetto in una giornata più ventosa che mai. Lì, davanti alle onde dell'Atlantico, è un viavai continuo di turisti da tutto il mondo ma molto meno chiassoso di come si potrebbe immaginare. Massi giganti e piatti, levigati dalla devastante potenza del mare e del vento.

La strada per la Prince Edward Island è ancora lunga e in Nova Scotia c'è ancora molto da visitare. Dopo una sontuosa colazione a base (ovviamente) di ottimi 
pancake al Restaurant Evangeline di Cheticamp, abbandono la terra per vivere l'esperienza del whale-watching (avvistamenti di balene) e quindi fare il mio ingresso nella Cape Breton Island (collegata alla terraferma) e ancor di più guidando lungo la mitica Cabot Trail, il cui nome si ricollega a Giovanni Caboto, primo esploratore ad aver raggiunto le coste del Canada, e molto legato alla città di Venezia.

E adesso tocca lei, l'ultima e lontana tappa di questa due settimane canadesi: la Prince Edward Island, sede anche dell'omonimo e succulento Lobster FestivalUn'isola raggiunta in principio a bordo di un gigante ferry-boat e al ritorno attraverso il lungo ponte di collegamento (si paga solo al ritorno). Complice una giornata un po' altalenante, il primo impatto con Charlottetown non è dei migliori ma è solo un abbaglio. Già al calar delle luci, passeggiando lungo la baia al tramonto, la magia prende il sopravvento.

Dopo una visita alla St. Duncan's Basilica e una succulenta cena a base (ovviamente) di aragosta al Water Prince Corner Shop, abbandono provvisoriamente la città destinazione il magico mondo di Anna dai capelli rossi, lì dove la scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery (1874-1942) ambientò i romanzi di Anne of Green Gables, a Cavendish. A riguardare lo storico cartone animato di Anna dai capelli rossi così come la più recente serie televisiva Chiamatemi Anna prodotta da Netflix, si ritrova tutto: il sentiero, la casa, il ruscello. Un viaggio tra fantasia, storia e realtà con tanto di libreria e ufficio postale. Un posto dove neanche un imprevisto acquazzone è stato capace capace di minarne la lunga visita.

L'isola del Principe Edoardo è un'autentica oasi a cielo aperto. Posso dire in tutta onestà di aver raggiunto l'estasi pura una volta entrato nel Dunes National Park di Greenwich, porzione del Parco Nazionale di PEI, tra mare, vegetazione e dune sabbiose. Qui ho corso il miglior jogging della mia vita e sarei potuto andare avanti per ore, per di più senza incontrare anima viva. Qui ho cantato a squarciagola le parole di David Lee Roth che scandiva: This must be just like livin' in paradise/ And I don't wanna go home... e ancora oggi, a distanza di mesi, vi sogno un ritorno in questo autentico paradiso naturale.

Passo dopo passo, sale l'appetito e lì, nel mezzo del nulla (verde), ecco spuntare il Lin's Take Out. Il classico chioschetto da spiaggia con una scelta non da poco. Se la colazione canadese è di proprietà dei pancake, a pranzo (o cena) l'hambruger di aragosta è una pietanza più che consigliata. Questo locale non solo si è rivelato molto pratico, facendomi restanre all'interno del parco, ma ha consentito di mettermi al riparo dal sole battente e gustare un panino davvero cucinato bene.

Mi si spezza il cuore ad abbandonare Cavendish e un imprevisto (il migliore del mondo) mi riporta a Charlottetown, facendomi prima accomodare alla tavola del Dave's Lobster e poco dopo nella vicina Bonshaw, ritrovandomi al centro dell'Argyle Shore Provincial Park. Un luogo dolcemente umano, direttamente affacciato sullo stretto di Northumberland, dove può perfino capitare d'incontrare due stranieri che si sposano con una cerimonia semplice e vedere una giovane mamma raccogliere fragole di campo per la sua dolce figlioletta.

Prima di abbandonare la PEI, mi godo un ultimo pasto al Landmark Cafe. I ricordi si fanno sempre maggiori. La musica del cantautore canadese Neil Young che mi ha accompagnato per tutto il viaggio si fa sempre più malinconica. Inizia la lunghissima strada del ritorno. Ogni miglio lasciato inghiottire dallo specchietto retrovisore è una lacrima talvolta trattenuta, talvolta in libera uscita. Prima di fare capolino a Montreal, dormo la mia ultima notte nella quiete dell'accogliente Gite De La Maison Canadienne. Poi è ancora e solo strada fino allo "scontro col traffico" metropolitano.

Per uno strano scherzo del destino, mi ritrovo un'ultima volta dentro la macchina anche dopo averla consegnata. Non faccio tempo a rimettere le mani sul volante che l'istinto sarebbe quello di fare inversione di marcia e uscire dalla città, puntando di nuovo verso est, o magari verso l'ovest, comunque restando qui, in Canada. Per sempre. Così ovviamente non è stato e in Italia alla fine sono dovuto tornare ma non è certo stato un addio, semmai un arrivederci. Si, la mia storia col Canada è appena iniziata e chissà che in un futuro...


Aeroporto Marco Polo (Ve), in partenza per Montreal con l'AirTransat © Luca Ferrari 
Canada - on the road su 4 ruote tra dal Quebec al New Brumswick © Luca Ferrari 
Niente web, il navigatore è cartaceo-umano © Luca Ferrari 
Grand Falls (New Brunswick - Canada) - indomiti si lanciano (agganciati) nel vuoto © Luca Ferrari
New Brunswick (Canada) le maree del Fundy National Park © Luca Ferrari
New Brunswick (Canada), le formazioni rocciose di Hopewell Rocks © Luca Ferrari
Cheticamp (Nova Scotia - Canada), una superba colazione a base di pancake © Luca Ferrari
Cape Preton Island (Canda), lungo la Cabot Trail © Luca Ferrari
La cattedrale di Charlottetown © Luca Ferrari
Cavendish (PEI), la casa di Anna dai capelli rossi a Green Gables © Luca Ferrari
Un sontuoso lobester-burger divorato sulla Prince Edward Island © Luca Ferrari 
PEI, la spettacolare costa dell'Argyle Shore Privincial Park © Luca Ferrari 
PEI, l'immensità del Parco Nazionele © Luca Ferrari

mercoledì 8 febbraio 2017

Hello Canada, my name is Luca Ferrari

Me, Luca Ferrari somewhere in Canada
Canada in my soul. Canada in my reportage. Will Canada be also in my future? I really hope so. If you want to learn more about myself, my career and skills, please, go on reading. 

by Luca Ferrari

To whom it may concern...

My name is Luca Ferrari (Venice, ’76). I’m a freelance Italian journalist-copywriter with large experience in Italian text-editing, translation (English-Italian) and social media from remote with local and international companies. I’m really interested in developing Canadian business in Italy and/or in Italian tourism in Canada.

I am always looking for new exciting collaborations. I guarantee impeccable Italian, punctuality and precision. As you can read directly on my Curriculum Viate online or on my Linkedin profile, I do not have a degree in Economics, but, I do have over 18 years experience in the same environment. With that being said, I also started to operate in tourism accommodations in customer service online such as social media sources and also through Whatsapp and email marketing. My tasks may include creating an Italian version of your website through FacebookTwitter and Instagram.

I’m also open to consider different tasks at hand and I’m always up for a good challenge!

There are probably many questions that you may come across such as “Why do this in Canada and not in your own country?” My answer is that I love Canada and it is such a wonderful country and a great language to be fluent in as it is the most universal language in the world. I had the honor of visiting Canada last year and I loved everything about it from the food, to the people and culture and everything in between. It was one of the most satisfying trips I have ever experienced in my life.

Read also my reportage in Italian/English about Prince Edward Island.

Thank you for taking the time to read and admire what I have to offer and what I’m passionate about. I would love to work with you and come up with some creative ideas. Please don’t hesitate to contact me with any questions: luca.goestowest@gmail.com.

I look forward to hearing from you!
Thank you.
Luca Ferrari

lunedì 23 gennaio 2017

Giorno della memoria, l'impegno di Venezia

Le nuove pietre d'inciampo in laguna © Iveser Venezia
Dediche imperiture alla Memoria e ai sopravvissuti. Dialogo col passato e un impegno all'azione. A Venezia si è svolta la commemorazione della Giornata della Memoria.

di Luca Ferrari

Quello che è accaduto non può essere cancellato ma si può impedire che succeda di nuovo. È proprio da qui che dobbiamo ripartire. È proprio con questo spirito che il mondo può far memoria del Male senza lasciare che esso ci travolga. Il ricordo non deve essere solo un doveroso tributo alle vittime innocenti ma anche una testimonianza dell'impegno ad agire perché quanto è accaduto non possa ripetersi”. A parlare così, sul palco del Teatro Goldoni di Venezia, il sindaco della città lagunare Luigi Brugnaro.

Venerdì 20 gennaio 2017, in occasione della cerimonia cittadina del prossimo Giorno della Memoria, è partita da Calle dei Sbianchesin la deposizione di 24 nuove pietre d'inciampo (Stolpersteine), tutte realizzate in in ottone dall’artista tedesco Guenter Demnig. Per la prima volta una di esse è stata dedicata a un internato militare, Romano Brussato, mentre in Calle del Ghetto Vecchio due pietre sono state posate in memoria di Amalia e Lina Navarro, entrambe sopravvissute ad Auschwitz.

Nuovi percorsi della Memoria in città dunque, voluti dalla collaborazione tra la Comunità Ebraica, il Comune di Venezia, il Centro tedesco di Studi Veneziani e l'Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser). Tra le pietre deposte fisicamente da Demnig nei sestieri di San Polo, San Marco e Cannaregio, c'erano anche quelle dedicate alle famiglie Dina Levi, entrambe duramente colpite dalle deportazioni naziste.

"Questa non è una semplice cerimonia commemorativa", ha sottolineato la presidente della Municipalità di Venezia, Ermelinda Damiano, "Siamo qui oggi per restituire identità e dignità ai bambini, alle donne e agli uomini che furono strappati alla vita e consegnati all'orrore. Nell'atto di inciampare su queste pietre, veniamo posti di fronte a persone reali con un nome, un volto, una voce e una storia. Le pietre ci permettono di dialogare con chi ha vissuto qui realmente".

A oggi, in Europa sono circa sessantamila gli Stolpersteine depositati. Come ha ricordato il presidente ad interim del Centro tedesco di Studi veneziani, Michael Matheus, "Le pietre d'inciampo formano il più grande museo decentralizzato della memoria del vecchio continente". Parole alle quali si è aggiunto Luca Volpato, rappresentante del Consiglio D'Europa – Ufficio di Venezia: "Le pietre d'inciampo sono rappresentazione concreta di quella lotta all'ideologia totalitaria che il Consiglio d'Europa ha posto come obiettivo fondamentale nel Trattato di Londra del 1949".

Chissà se quei gran mattacchioni del settimanale francese Charlie Hedbo, dopo l'offensiva vignetta sulla tragedia dell'hotel Rigopiano, in occasione del Giorno della Memoria si divertiranno con qualche nuova vignetta, magari una bella grigliata di carne sionista nel rinomato camping di Auschwitz? Tutto può essere, tanto la loro (stupida) risposta è sempre quella: è satira, voi non capite! Beh, preferisco continuare ad andare per la mia strada e dimostrare un minimo di rispetto per chi è morto e ha sofferto, invece di trincerarmi dietro un intellettualismo superficiale e grottesco.

Ebrei, ma non solo. Nella mattanza nazista finirono anche Rom, Armeni e omosessuali. “Alla responsabilità di chi compie il male si somma quella di chi non fa nulla per impedirlo" ha aggiunto il primo cittadino della Repubblica Marinara. Il panorama del terzo millennio non è troppo invitante. Politiche protezioniste e divisorie scaldano il cuore ignorante dentro e fuori l'Europa. Non basta un libro di storia e una celebrazione per impedire che il mostro torni a brutalizzare l'umanità. "La storia è scritta da ciascuno di noi, con piccoli gesti quotidiani, che uniti a quelli di altri uomini e donne, possono alimentare l'odio o l'indifferenza oppure contribuire a costruire un presente e un futuro di pace" ha infine concluso Luigi Brugnaro.

Venezia, cerimonia di deposizione pietre d'inciampo - (da sx),
Ermelinda Damiano e l'assessore Paola Mar

domenica 22 gennaio 2017

Charlie Hebdo, la satira è anche rispetto

Un po' di rispetto, grazie...
Fino a che punto si può spingere la satira quando in ballo ci sono tragedie mortali? Non tutti comprendono la "dotta" ironia, il settimanale francese Charlie Hebdo lo dovrebbe capire.

di Luca Ferrari

Satira giusta. Satira sbagliata. Satira irrispettosa. Satira contro tutti e tutti. Il dibattito è aperto. Chi ha ragione e chi ha torto? Platea preferita, ovviamente Facebook. A finire sotto la graticola dell'ormai noto Charlie Hedbo, la tragedia dell'hotel Rigopiano. In molti non l'hanno capita. Molti si sono sentiti offesi. Alle volte allora sarebbe il caso di puntare la propria ironia verso altri bersagli (i responsabili magari? ndr) e lasciare quanto meno asciugare le lacrime di chi sta ancora piangendo i propri cari.

Morti, feriti, dispersi. La slavina che ha investito l'Hotel Rigopiano di Farindola (PE) ha sconvolto l'Italia e non solo. In un simile scenario il giornale satirico Charlie Hedbo è riuscito a trovare il tempo di farci la solita  tagliente ironia mettendo uno scheletro della morte con gli sci e due classiche falci al posto delle racchette aggiungendo: "Italia: la neve è arrivata. Non ce ne sarà per tutti". Dopo i morti del terremoto di Amatrice diventati strati di lasagne, ora è il turno dell'Abruzzo.

Nessuno vuole fare una caccia alle streghe, il diritto di parola è sacrosanto. Semplicemente si chiede di essere  più rispettosi verso chi sta soffrendo perché non ci si può sempre nascondere dietro risposte altezzose come  "voi non capite, non volevamo offendere le vittime" e altre scuse dell'acqua "stantia" come queste. Ci vuole rispetto, e il bravo sa come colpire senza insultare. I bravi, quelli capaci s'intende. E sono felice che oltre allo sdegno popolare, la stessa satira italiana abbia reagito con una vignetta alquanto emblematica grazie al vignettista Ghisberto.

Qualcuno mi ha fatto notare che anch'io talvolta prendo in giro questioni che meriterebbero più rispetto. “Certo”, vi rispondo “e infatti lo faccio in privato e con persone che so non offendersi per certe esternazioni e di sicuro non ci lucro sopra". Sempre il popolo illuminato ha sbraitato sostenendo che nessuno abbia davvero argomentato questo sentimento di repulsione verso la suddetta vignetta di Charlied Hebdo. Quindi devo dedurre che il dolore e la morte non lo siano? Ottimo! Vorrà  dire che nel 2017 per ancora troppa gente l'idea merita più rispetto dell'essere umano.

martedì 17 gennaio 2017

Migranti al gelo, nessuna vergogna

Belgrado, migranti in coda
Ma quale vergogna, i migranti sono solo un intralcio all'immagine "pacifica" della buona Europa. Non hanno nomi e non c'è nessuna remora a lasciarli morire al gelo.

di Luca Ferrari

"Migranti al gelo e sotto la neve in attesa di un pasto caldo distribuito in un deposito doganale abbandonato a Belgrado. Migliaia di migranti sono bloccati in Serbia a causa del gelo e non tutti sono attrezzati con abbigliamento invernale...". Inizia così un drammatico racconto del Corriere della Sera. Una storia di costante miseria dimenticata. Una storia che interessa giusto il tempo di un post con cui ottenere tanti like, dopodiché è il nulla. Il nulla che avvolge e inghiotte uomini, donne e bambini che ci permettiamo di etichettare senza distinzioni come "migranti".

Il nazismo ha inorridito il mondo ma non è stata l'unica tragedia e se l'Europa ce l'ha tanto a cuore è solo perché le ha rovinato la falsa facciata di terra illuminista a favore dei diritti umani. Brava a fare proseliti in casa propria (e neanche tanto bene), terribile nel massacrare le popolazioni autoctone di Sud America, Africa e Oceania. No, i migranti non troveranno spazio nei libri di storia occidentali. Non sono niente. Non ci riguardano. A noi superiori europei non c'interessano.

Il passato non ha insegnato nulla e non perché non sappia farlo ma banalmente perché non è conveniente. I giudici Falcone e Borsellino sono tanto amati dalle istituzioni solo perché non possono più fare male. Su Rai Storia continuano a mandare servizi sui due conflitti mondiali lasciando le briciole alla storia sanguinaria dal '45 in poi. Una scelta casuale? Complottista? Con le tesi e fate ciò che vi pare, io bado al sodo e quando mezzo mondo spara a zero sull'Islam ignorando perfino la differenza tra sunniti e sciiti, ecco, vuol dire che l'ignoranza domina incontrastata.

Di fronte alle immagini di esseri umani in fila per un piatto di minestra sotto il gelo della neve a Belgrado, una donna ha scritto: "La nuova Shoah. Questi sotto la neve e quelli sotto il mare. Aspetteremo ancora una volta che ne parlino i libri di storia per scandalizzarci?". No, lo scandalo dura oggigiorno il tempo di un post su Facebook e sui libri di storia continueranno a scrivere ciò che non può essere cambiato se no diventa insegnamento e nessuno Stato si può permettere il lusso di istruire una società a usare il cervello.

Nel corso degli ultimi mesi/anni ho visto manifestazioni di piazza capace di ottenere zero, eppure tutti a imbracciare bandiere e slogan pur di dare un senso alla propria coscienza. Già dimenticata l'Ucraina? Ma a quella gente chi ci pensa davvero? Come in Ruanda o nei Balcani nella guerra fratricida degli anni '90, le intenzioni nascono e muoiono in poche occhiate di sgomento. Almeno una volta (forse) non c'era l'odio verso i protagonisti di quei drammi, adesso si. Adesso la gente in fuga dalla guerra viene accusata perfino di essere la rovina del nostro sistema economico.

"Mi preoccupa il messaggio che stiamo dando agli altri, come stiamo facendo percepire loro la nostra civiltà" analizza Maria Letizia di Maglie (Le), "Come pensiamo che possano poi essere accoglienti quelli che sono rifiutati, ghettizzati, violati nella loro umanità e cultura? Da grandi questi bambini cercheranno di proteggersi da tutto e tutti.Non avranno mai uno sguardo sereno nel guardare il proprio vicino di casa. Costruiranno anche loro muri. Appena avranno soldi si armeranno fino ai denti e minacceranno chiunque e per qualsiasi motivo. Vedi Israele".

"I libri di storia li scriveranno i superstiti di questa tragedia inumana. E ci condanneranno" scrive ancora la signora pugliese. Mi spiace anche solo pensarlo ma la realtà sarà un'altra e ben peggiore. I libri li scrivono i vincitori e i migranti non lo sono. I libri di storia, quelli che si studiano nelle scuole e hanno il potere di formare e istruire le persone, li scrive chi detiene lo status quo e loro, i migranti, non lo sono. Noi non abbiamo bisogno che la Storia ci assolva banalmente perché nessuno davvero ci condannerà.

Il dramma dei migranti

Belgrado, migranti in coda

giovedì 13 ottobre 2016

Chianti, la dolce sosta del pellegrino

Il cuore arboreo del Chianti senese © Luca Ferrari
Viaggio nel Chianti senese, tra Monteriggioni e Castellina. Una terra gentile dove i pellegrini si ristorano coi sapori veraci e gli artisti del vivere quotidiano scrivono le pagine del proprio destino.

di Luca Ferrari

Natura. Sapori autentici. Vecchi e nuovi legami riuniti insieme. Coincidenze umane in capo al mondo germogliano novelle. Sono arrivato per la prima volta nel Chianti senese 15 anni or sono e ancora oggi, ogni volta che lo devo ri-abbandonare, è sempre più difficile. Nell’ultimo decennio poi è diventato un luogo dove sostare e riposarsi, lasciandomi ammirare il (quasi) sempre cielo stellato. Una terra sbocciata per i legami umani. Un luogo dove il recente passato non è che una piccola pagina di un futuro ancora lungo da vivere, e soprattutto condividere. 

Ormai è quasi un rito. Arrivare in Chianti il venerdì sera e l'indomani appena sveglio salire a bordo del mio destriero metallico a quattro ruote guidando con la musica rock fino a raggiungere Castellina Scalo per comprare il necessario per una degna colazione da consumare poi nella quiete domestica. Meta prediletta, l'alimentari "L’Antica bottega La sosta del pellegrino". Un posto dai sapori veraci. Un avamposto "bianconigliesco" dove l’instancabile signora Mariagrazia sforna dolcezze e piatti veraci utilizzando gli ingredienti più genuini. Una donna capace perfino, su richiesta, di preparare dolci davvero unici e originali. Per i successivi pasti, la Bottega de l'Abate sull'omonima strada, e la tavola del poeta-macellaio Dario Cecchini, sono senza alcun dubbio i miei posti prediletti.  

Castellina, Monteriggioni, Panzano. Un po' il triangolo d'oro del mio vivere il Chianti. Tra le note di Neil Young, la colonna sonora del film Into the Wild e i sempre adrenalinici accordi dei Van Halen, questa terra è molto di più di una semplice meta. È un passaggio temporale. Una rotonda senza incroci né bivi. Ci sono appena tornato e avrei bisogno di fermarmi per molto più tempo. Sono appena tornato nel Chianti senese e sento di avere ancora molto da confidargli. Non mi accade più così spesso o forse non sono in vena di fare troppi regali ai destini abusati. Oggi semplicemente voglio restare ad ammirare…


...IL BIANCO DELLE FOGLIE PIÙ SOFFICI

Prospettive d’acero, sentieri puntellati
di fermagli più aromaticamente oceanici
… vi hanno mai spiegato
il perché ce ne dobbiamo sempre andare?
Anche quando qualcuno
si sporgerà troppo per vedere
dentro il fragile e inflazionato steccato,
il mondo non entrerà mai
nei dettagli… ci penso
un momento, poi il sole si allontana… chi
non vorrebbe davvero fermare
il tempo e incanalare
le proprie ambizioni dentro
un semplice augurio in perfetta sintonia
con le viti ancora gravide
di futuro... non ci sono salite
sufficienti perché
il rimpianto di un minivan
possa lasciarmi
con la sensazione di aver percorso
meno strada
rispetto a quanto avrei anche solo mai
immaginato… siete testimoni
di quanto è accaduto lontano,
una temporanea tribù contadina
dalle imperiture fattezze umane
con l’anima ancora consegnata
a indicazioni invisibili… fare
marcia indietro
con la propria memoria
è un viaggio con lo stesso campo
di atterraggio … da qui non vedo
aquiloni, solo qualche ritardataria
stella cadente, e adesso non saprei
più trovare la via del mare
in questa inedita posizione
in mezzo a tutti voi… ho lasciato
le mani nascoste dentro la terra
per un tempo sufficiente
per ricordarmi
l’alba di ciascuno di noi… e
ora sotto ogni fitto scampolo
abbiamo iniziato a giocare
nei rovi… annaspando, si
mormorava… è certo che sia stanco
ma non smetterò proprio ora
                                  (Monteriggioni-Castellina in Chianti [Si], 8-9 Ottobre ’16)

Nel cuore del Chianti senese tra Monteriggioni e Castellina in Chianti © Luca Ferrari
Un melograno del Chianti © Luca Ferrari
Il verde panorama del Chianti senese © Luca Ferrari
Castellina Scalo (Si), l'ingresso de L’Antica bottega La sosta del pellegrino © Luca Ferrari
... è quasi ora di cena a Castellina in Chianti © Luca Ferrari
La verde generazione e campagna del Chianti senese © Luca Ferrari
Il sole tramonta nel cuore del Chianti senese © Luca Ferrari
Pici cacio e pepe, pappa al pomodoro: specialità della Bottega dell'Abate © Luca Ferrari
Al calar delle luci nel Chianti senese © Luca Ferrari

venerdì 12 agosto 2016

Malga Fane, la magia della Festa del Latte

La fresca magia della Festa del Latte
Viaggio nel mondo del latte, nell’omonima e celeberrima Festa altoatesina giunta quest’anno alla VI edizione. Appuntamento a Malga Fane (Bz) sabato 27 e domenica 28 agosto.


Montagne. I muggiti delle mucche. Il verde dei pascoli. Uno scenario che anche solo immaginarlo trasmette pace e spensieratezza con vista sulla propria infanzia. Dall'idea alla vita vera, quella della Festa del Latte che avrà luogo sabato 27 e domenica 28 agosto nell’incantevole cornice della Malga Fane, frazione di Rio di Pusteria, un villaggio alpino  idilliaco e unico nel suo genere che porta a perdersi tra montagne suggestive, baite, fienili, rifugi e la piccola chiesetta.

Con cadenza biennale, la Festa del Latte è ormai un appuntamento immancabile per l’estate altoatesina ma soprattutto è l’occasione per grandi e piccini di immergersi nei segreti di questo prezioso alimento e dei suoi derivati, quali burro, formaggio, yogurt e mozzarella. E così si scopre che quella che arriva sulle nostre tavole è la passione del lavoro di 5000 contadini che puntuali ogni giorno consegnano il latte fresco alle latterie cooperative per la lavorazione.

Una festa per tutti in cui si può imparare divertendosi a passeggiare lungo la Via Lattea - il sentiero informativo che racconta la lunga tradizione della lavorazione del latte, partecipando alle attività, ai laboratori e ai giochi organizzati. E per deliziare anche il palato, tanti piatti tipici a base di latte e un ‘milk bar’ specializzato in frullati e specialità allo yogurt per tutti i gusti.

Questo il programma.
Sabato 27.08.2016 | 10:00 – 18:00

10:00 Inizio festa: gruppi musicali e di ballo* e fiabe sul latte
10:00 - 17:00 Olimpiadi del latte per adulti e bambini
10:00 - 18:00 Giochi e lavoretti sul latte per bambini
13:00 Inaugurazione ufficiale

*Gruppi musicali e di ballo: “Tanzlmusig” Nova Ponente, “Volksmusikanten” di Fié, “I Du und Er” , “Die Haderkrainer” , “Tanzlmusig” San Genesio, Robert e Kurt,
“Garner Schuhplattler” , “Goaslschneller” di Castelrotto, “Alphornbläser” di Renon, ed altri.

Domenica 28.08.2016 | 10:00 – 18:00

10:00 Inizio festa: gruppi musicali e di ballo* e fiabe sul latte
10:30 Santa Messa
12:00 - 17:00 Olimpiadi del latte per adulti e bambini
10:00 - 18:00 Giochi e lavoretti sul latte per bambini

*Gruppi musicali e di ballo: il coro maschile Valles, la “Junge Böhmische” di San Paolo, i “Volksmusikanten” di Fié, “Die 3 luschtign 4”, “Junge Schuhplattler” Val di Funes, “Die Klausner”, ed altri.

Malga Fane (Bz) - la Festa del Latte