mercoledì 25 ottobre 2023

Halloween, la festa delle zucche (e dei bambini)

zucca di Halloween a Venezia © Luca Ferrari

Tremate, tremate... le zucche son tornate, più colorate e "mostruosamente" mascherate come non mai. Halloween, la festa delle zucche e dei bambini con licenza di sedurre chiunque.

di Luca Ferrari

L'autunno è finalmente arrivato e con esso le prime piogge, purtroppo senza particolari abbassamenti di temperatura, anzi. Ecco la natura prendere il sopravvento e cromatismi che più romantici non si può. Sempre più ormai anche in Italia, ottobre è diventato il mese per eccellenza di Halloween, una delle feste "importate" tanto amate quanto chiacchierate e spesso ostracizzate, Venezia inclusa per la concomitanza della "locale" San Martino. Seriamente, vorreste farmi credere che se foste ancora bambini/e non vi piacerebbe vestirvi da mostri, fare incetta di dolciumi, andare in giro con amici a divertirvi, avendo pure la fortuna di stare a casa da scuola l'indomani per Ognissanti? Nulla esclude nulla. Il mondo è un grande universo culturale da valorizzare insieme.

Un richiamo quello di Halloween sempre più irresistibile. Nelle "lande lagunari" ad esempio, sabato 28 e domenica 29 ottobre infatti, a Forte Marghera, sbarca “Fortenebra 2”, organizzata da Venezia Comix: evento gratuito per bambini e adulti, dedicato agli amanti dell’horror e del thriller. Nel corso della due giorni veneziana, verranno dedicate 12 ore ai corsi di fumetti con gli insegnanti della Mangaschool Venezia e altrettante ai corsi di manualità, dove sarà possibile confezionare il proprio costume di Halloween. Ci sarà la novità dei Campfire tales e la “tenda del mistero” ad attendere i bambini più coraggiosi per una serie di letture da brivido.

Ci sarà spazio anche per sessioni di giochi di ruolo condotte dal “maestro” Matteo “Barabba” Barbieri e dalla master Elena Pantaleoni, giochi di società a tema horror con esperti del settore. Novità di quest’anno, il gioco di ruolo di Ghostbusters per un tuffo negli anni ‘80. Verrà inoltre dedicato uno spazio al cinema, con due proiezioni cinematografiche in programma: il cult anni '90 Hocus Pocus con una giovane Sarah Jessica Parker e una giovanissima Thora Birch, per bambini e ragazzi e il truculento Suspiria (1977) di Dario Argento per gli adulti. Immancabile infine la fiera mercato, con una quindicina di operatori del settore gioco e fumetto selezionati tra i migliori del Veneto. Ingresso e partecipazione completamente gratuita.

Eventi a parte, la bellezza di Halloween è la naturale coreografia che inizia a tingere le città, dalle metropoli ai comuni più piccini, con quel tocco così magico e dal sapore vagamente natalizio. Su moltissimi balconi della città di Venezia ad esempio, ecco spuntare zucche addobbate e intagliate, senza contare poi i costumi dei più piccoli che affollano calli, campielli e fondamenta. Ma questo è "solo" lo step finale. C'è tutto un lavoro precedente che riscuote sempre più successo, ossia la preparazione delle zucche di Halloween. Laboratori veri e propri per creare ulteriori momenti di aggregazione, così come nelle cucine delle case private dove una volta acquistata la materia prima, ci si sbizzarrisce con mamma, papà e/o amiche e amici.

La prima operazione è la più difficile, la zucca. Se nei supermercati la scelta è sempre abbastanza limitata e neanche tanto economica, si può rimediare su strutture fuori porta, anche se spesso troppo di moda e super affollate, l'antitesi del godersi un po' di relax senza essere travolto da orde "mocciosesche-genitoriali". Molto più interessante e liberatorio per l'anima, andare alla scoperta di angolini meno commerciali, come la campagna slovena tutt'attorno la pittoresca realtà medievale di Skofia Loka. Un giretto nell'area rurale e si possono incontrare produttori di zucche senza tanti fronzoli. Solo contadini e i prodotti di Madre Natura. Una varietà da far impallidire anche le storie più fiabesche.

Tornati a casa cin la preziosa preda, prima di tutto occorre mano ferma per il disegno preparatorio sulla zucca, quasi come fossimo antichi artisti dell'affresco Poi, una volta tolta la polpa, si può iniziare la fase d'intaglio. A quel punto, un bel lumino all'interno e non resta che aspettare il calar delle tenebre. Nell'attesa, qualche pellicola può accompagnare a vivere l'atmosfera nel migliore e nel più spaventoso dei modi, e sotto questo aspetto, l'animazione di Nightmare Before Christmas (1993) di Tim Burton non conosce rivali. Se non vi fidate troppo della vostre mani chirurgiche e foste più inclini a spennellare, non c'è problema. Il solo limite a ciò che potrete realizzare è la fantasia stessa.

Arrivato il tanto atteso 31 ottobre, non resta che mettersi in maschera e andare di porta in porta per una ghiotta sessione di "dolcetto o scherzetto" per poi tornare nelle calde mura domestiche e imbastire un laboratorio di "delizie mostruose", chissà, magari condito da una cioccolata calda. Ecco, ho provato a raccontarvi un po' la festa di Halloween ma sicuramente avrò trascurato ciò che si fa in tanti altri lochi. Halloween, la festa delle zucche è un miscuglio di magia, natura e voglia di sano divertimento. Per le nuove generazioni è una conquista accertata, per noi vecchi un mondo nuovo che abbiamo il dovere e il piacere di regalare a chi ci strappa il cuore con due semplici parole: mamma, papà.

zucche a Skofja Loka (Slovenia) © Luca Ferrari
intaglio di zucca "halloweenesca" © Luca Ferrari
intaglio di zucca "halloweenesca" © Luca Ferrari
zucca halloweenesca a Venezia
zucca "halloweenesca" © Luca Ferrari
un film d'atmosfera
Colorazione di zucche ad Halloween © Luca Ferrari
Colorazione di zucche ad Halloween © Luca Ferrari
dolcetti di Halloween © Luca Ferrari
dolcetti al forno di Halloween © Luca Ferrari

lunedì 9 ottobre 2023

Vajont (1963-2023), per non dimenticare

Superstiti al disastro del Vajont  - Ph. Giorgio Salomon
Il progetto della diga, l'allarme e l'incuranza. A sessant'anni dal disastro del Vajont che costà la vita a quasi 2000 persone, la ferita gronda ancora dolore e non si è mai rimarginata.

di Luca Ferrari

Sessant'anni fa, il 9 ottobre 1963, una parte del Monte Toc franò nel bacino artificiale della diga del Vajont, provocando un’onda di 250 metri d'altezza. Furono spazzati via i comuni di Erto, Casso, Longarone e altri centri abitati del fondovalle bellunese, provocando la morte di 1917 persone tra uomini, donne e bambini. Per anni da piccino sono passato per quelle zone, sentendo le storie di questa tragedia. La cosa che fa più male è che il bieco interesse continua a svillaneggiare ancora oggi nel nome del profitto più laido. Il disastro del Vajont ci ricorda quanto poco impariamo dalla Storia. Il disastro del Vajont ci impone di agire per garantire il rispetto della vita umana.

Nell’archivio dell’Ateneo Veneto, la più antica istituzione culturale di Venezia in attività, sono conservate le carte relative alla difesa del principale imputato nella causa penale del Vajont, l’ingegnere della Sade (poi Enel) Alberico Biadene, difeso dallo studio legale dell’avvocato Alessandro Brass. All'epoca in quegli uffici lavorava anche l’avvocato Mario Vianello, socio onorario dell’Ateneo Veneto, che nel 2010 appunto decise di fare dono del fondo documentario riguardante il processo.

Di questo patrimonio cartaceo-giuridico ne ha parlato di recente il Corriere della Sera, con un’intervista allo storico Pietro Ruzzante che ricorda (anche) il coraggio di un giovane tecnico dell’Università di Padova, Lorenzo Rizzato. Questi tentò invano di avvisare dell’imminente pericolo con tanto di carte che portarono anche a un’interrogazione parlamentare. Per questo venne arrestato e poi licenziato dall’ateneo euganeo. Una delle tante vicende italiane concluse nel peggiore dei modi. Una di quelle pagine atroci che il Bel paese si sarebbe potuto risparmiare, e invece tutto finì nel fango e sepolto insieme alle grida strozzate. 

Il 9 ottobre 2023 passerà e cosa rimarrà? Celebrazioni in tutto il Nordest e poi? Oggi ricordiamo il disastro del Vajont e onoriamo le vittime, ma l'unico modo onesto per rendergli vera giustizia, è di lavorare perché simili tragedie causate unicamente dall'avidità umana non tornino a colpire il cuore delle persone. E invece, solo per citare gli ultimi anni, la valanga di Rigopiano, il crollo del ponte Morandi di Genova fino all'ultimo incidente mortale sul cavalcavia di Mestre (Ve), ci raccontano tutt'altra storia. Una storia che mette ancora il profitto illecito al di sopra della vita dei cittadini. Questa è un'Italia che non tollero più. Questa è un'Italia che deve cambiare una volta per tutte.

Il disastro del Vajont

La prima pagina sulla stampa ph. Archivio CameraPhoto Venezia
Vajont
Fondo documentario Vajont - ph. Ateneo Veneto

martedì 3 ottobre 2023

Fallire significa (anche) ricominciare... e vincere!

Un abbattuto (ma mai domito) Michael Jordan
Perdere significa anche fallire ma ci vuole maturità per ammetterlo. Dalla fine ci si rialza per vincere. Niente alibi, solo volontà e forza. Chiedetelo a "un certo" Michael Jordan.

di Luca Ferrari

Fallire, che brutta parola. Fallire, com'è diseducativo. Fallire, com'è politicamente scorretto! Fallire, fallire, fallire. Sssh, non si può dire! Che ci piaccia ammetterlo o meno, la vita è costellata di fallimenti: relazioni umane, lavoro, sport, qualsiasi cosa. Ognuno però ha modi differenti di affrontare la cosa e in certi casi, si può addirittura negare l'evidenza, come è accaduto nei mesi scorsi all'applauditissima stella NBA, Giannis Antetokounmpo. Altri invece, famosi e non, prendono coscienza della situazione, ripartendo proprio da lì, per poi risorgere e vincere con una rinnovata e ancor maggiore energia. Io come, ciascuno di voi, ho fallito. Ci sono state delle volte che mi sono arreso e altre volte che mi è servita da molla per ripartire. Io non ho problemi ad ammetterlo, e voi?

Giannis Antetokounmpo è un fortissimo giocatore greco di basket. Dal 2013 milita nella franchigia dei Milwaukee Bucks con la quale si è laureato campione NBA nel 2021, vincendo nello stesso anno il titolo di MVP delle finali. Un successo personale quest'ultimo che va a sommarsi al doppio titolo (consecutivo) di MVP delle regular season 2018-19 e 2019-20. Nell'ultima stagione i Bucks sono arrivati ai playoff da primi della classe, tanto nella Central Division quanto nella Eastern Conference con 58 vittorie e 24 sconfitte. Nessuno come loro! Logico dunque che fossero tra i favoriti all'anello. Al primo turno degli scontri diretti però, è successo l'incredibile. Sono stati fatti fuori dai Miami Heats, questi ultimi con due partite extra alle spalle (sconfitta contro gli Atlanta Hawks e vittoria sui Chicago Bulls), cosa che gli ha permesso di strappare uno degli ultimi posti per i play off.

I Bucks sono strafavoriti ma sul campo cambia tutto. La corsa al titolo finisce subito al 1° turno e appena alla quinta partita, con il sorprendente risultato di 4-1 per Miami. In conferenza stampa il giornalista Erich Nehm (The Athletics) pone una legittima domanda ad Antetokounmpo, parlando di stagione fallimentare, alla quale però il cestista replica infastidito con deboli paragoni sulla carriera dell'intervistatore, e andando a scomodare perfino Michael Jordan, dimenticandosi evidentemente che tipo di giocatore fosse His Airness. Torniamo allora alla stagione '89-90 quando in gara 7 i Bulls vennero bloccati in finale di Eastern dai formidabili Detroit Pistons di Isiah Thomas per il terzo anno consecutivo. Jordan mastica amaro e sarei pronto a scommettere che per lui, quella che si era appena conclusa, è stata una stagione fallimentare, poiché non aveva raggiunto l'obiettivo che si era prefissato: diventare campione NBA.

Che cosa ha fatto Michael Jordan? Ha stretto le mani agli avversari, ha annullato le vacanze e il giorno dopo era già in palestra con un solo obiettivo: strapazzare i Bad Boys l'anno successivo e vincere, cosa che puntuale avverrà. Giannis Antetokounmpo invece, esce come un trionfatore dalla conferenza stampa. Blogger, sportivi accomodanti e l'immancabile esperto popolo dei social media applaudono tutti la possente ala che, a loro dire, ha demolito il giornalista. Al contrario, fin dalla prima volta che vidi questa intervista, ho sempre empatizzato con il collega dei media. No, non per affinità lavorative, più che altro per una questione di onestà. Personalmente non ho alcun problema ad ammettere i miei fallimenti. So bene quando ce l'ho fatta e quando no. Alle volte i fallimenti mi hanno condotto a nuovi successi, altre volte a mollare. E con questo?

E sempre chiamando in causa quello che è universalmente considerato il più grande giocatore della storia del basket, guardando alla sua carriera, parlò così: "Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento palle. Ventisei volte i miei compagni di squadra mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito. Molte, molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto". Ladies and gentleman, questo è Michael Jordan! Anche io, come tutti voi sono un essere umano. Non sento il bisogno di pormi come un indomito vincitore sempre e comunque, anche perché non lo sono. Nessuno lo è, MJ incluso. Anche se nella mia vita ho fallito e fallirò ancora, vivo bene, mi guadagno da vivere e mi godo la mia famiglia ogni giorno. 

La conferenza stampa di Giannis Antetokounmpo

venerdì 15 settembre 2023

Regata Storica, la cultura voga

L'equipaggio della Canottieri Giudecca si allena per la Regata Storica © Luca Ferrari

Tradizioni, competizioni sportive e cultura. Viaggio nella Regata Storica di Venezia insieme alla Canottieri Giudecca e l'Ateneo Veneto.

di Luca Ferrari

Rosa come il film campione d'incassi, Barbie (di Greta Gerwig con Margot Robbie protagonista). Rosa come il genere femminile. Rosa come una delle imbarcazioni della Regata Storica di Venezia, supportata per la prima volta dalla più antica istituzione culturale veneziana in attività. Tra le caorline scese in gara quest'anno, la sorte ha consegnato il colore rosa proprio alla Canottieri Giudecca. Un sorteggio quasi dettato dal destino. L'equipaggio infatti, era sostenuto (anche) dall'Ateneo Veneto, fondato per decreto napoleonico nel lotano 1812, il cui Presidente in carica è l'ex- magistrato Antonella Magaraggia. Unica donna, al momento, ad aver ricoperto questo ruolo in oltre 200 anni di storia.

La Regata Storica è un'autentica festa per la città di Venezia, anzi, per i veneziani. Più della Vogalonga e probabilmente anche più dell'amatissimo Redentore. Per onor di cronaca, negli ultimi anni la partecipazione di massa (locale) è venuta un po' a mancare. Che sia carenza di materia prima (cittadini) o meno, il fascino resta comunque inalterato. A livello strettamente professionale poi, la mia attività giornalistica "remiera" iniziò proprio sulle acque lagunari della Storica, quando a sfidarsi all'ultima voagata sui gondolini dei campioni, c'erano ancora i Vignotto di Sant'Erasmo e il "gigante" D'Este di Burano. Quest'anno sono tornato ad assaporare il clima di questa manifestazione. Un primo "antipasto" però, lo avevo già avuto. Andando proprio a documentare l'allenamento della Canottieri Giudecca, pochi giorni prima dell'evento.

L'isola della Giudecca è un po' un mondo a parte, come del resto ogni singola isola della laguna di Venezia. Smontato alla Palanca e attraversato il lungo ponte di ferro, mi ritrovo dalla parte opposta dell'isola, direttamente affacciata su una porzione di laguna per lo più sconosciuta alla stragrande maggioranza delle persone, veneziani inclusi, se non per chi ha un "barchin" o per l'appunto chi si diletta con la voga. Le isole sono un mondo a parte? Non solo loro. Le associazioni remiere anche di più. Piccoli cosmi animati da una passione incredibile. Sembrano quasi alveari e i soci sono autentiche api operose. Instancabili ed entusiasti. Come per l'equitazione, prima di una vogata bisogna preparare "il destriero", in questo caso una possente imbarcazione della tradizione della voga alla veneta su cui, in questo caso, si daranno battaglia equipaggi di 6 uomini: la caorlina.

L'impegno è di quelli tosti. L'equipaggio della Canottieri Giudecca è uno dei favoriti. Nelle qualifiche disputatesi pochi giorni prima a Malamocco (Lido di Venezia), è arrivato primo. Mancano pochi giorni ormai alla Regata Storica. Dalla mia postazione, mi godo/assisto a tutte le fasi. L'incontro dei regatanti, la messa a punto della barca, il sollevamento meccanico della suddetta e il delicato varo sull'acqua. Iniziano le prime vogate. Con la complicità di un gentile presente, li seguo anche in laguna. Una meraviglia nella meraviglia. Per un po' di tempo siamo solo noi. Nessun battello pubblico. Niente taxi (acquei, ovviamente) né grandi navi. Solo due barche. Tutt'intorno a noi, il blu della laguna e quello del cielo. Vivere a Venezia significa potersi continuamente sorprendere da questa meravigliosa città, ed è così ancora per chi ci vive.

"A nome di tutto l'equipaggio, vogliamo ringraziare l'Ateneo Veneto per il patrocinio che ci ha riservato e che da veneziani ci inorgoglisce non poco!" ha detto prima della gara, Gianluigi Fongher, "Siamo da sempre convinti che - alleare - simbolicamente realtà così intrise della storia e della cultura veneziana, possa costituire, almeno così lo sentiamo noi per quanto concerne l'amata tradizione della voga alla veneta, un importante elemento di sostegno e visibilità in una città che sta soffrendo un tremendo analfabetismo di ritorno. Il morale dell'equipaggio è alto e pure la voglia di far bene. Faremo quanto nelle nostre possibilità per ricambiare l'attenzione che ci avete voluto concedere".

Arriva il giorno. Il calendario segna la prima domenica di settembre. È arrivato il momento della Regata Storica 2023. Un'edizione accompagnata da non poche polemiche delle associazioni remiere contro le istituzioni, a causa dei problemi e la sicurezza legata moto ondoso, ma non solo. Tutti guardano. Chi dalla comodità di palazzi affacciati sul Canal Grande, chi dai ponti, chi dai campielli o simili, chi da piccoli approdi. Inizia il corteo storico guidato dalla bissona Serenissima, seguita dalla gondola con il doge e la dogaressa quindi il corteo delle associazioni remiere, poi toccano le gare. Arriva il momento delle caorline. La cultura affianca lo sport. Lo sport è cultura. Su uno dei due lati della caorlina della Canottieri Giudecca, a  prua, c'è il nome dell'Ateneo Veneto, così come sulle t-shirt dell'equipaggio. Un legame, quello dell'istituzione culturale con la Storica non certo nato in questi giorni, come la stessa Presidente Magaraggia ha voluto sottolineare.

"L’Ateneo Veneto e la Regata Storica, realtà apparentemente diverse, vivono entrambe nel cuore della città, appartengono alla sua antica tradizione culturale e sono amate dai veneziani. Per questo il nostro Ateneo ha voluto sostenere la Storica e, in particolare, la caorlina rosa, il cui equipaggio, capitanato da Gianluigi Fongher, porterà anche il logo dell’Ateneo Veneto". Va ricordato inoltre che nel corso degli anni, l'Ateneo ha spesso realizzato eventi collaterali della manifestazione come nel 2019, quando "Aspettando la Regata Storica. Una festa antica e autentica" catalizzò l'attenzione dei veneziani, accompagnando i presenti in un viaggio nella memoria della manifestazione. Adesso siamo nel 2023, e gli equipaggi sono tutti in Canal Grande. Dopo un testa a tesa, la Canottieri Giudecca arriva seconda, staccando tutti gli altri regatanti, e dietro al solo Club Nautico San Marco (bianco) per pochi secondi.

La voga alla veneta e Venezia, un qualcosa che non si può spiegare solo a parole e fotografie. Essere in barca nella laguna è un viaggio che, una volta iniziato, non sembra finire mai (e vorresti che ciò non accadesse, ndr). Tante volte sono stato tentato d'iniziare a vogare ma non ho ancora levato le ancore. Parafrasando la mitica Learning to Fly (Pink Floyd), potrei dire: "Non riesco a distogliere i miei occhi dalla laguna che nuota verso di me/ Muto per la meraviglia e agitato/ Sono solo uno disadattato essere terreno, io". Questa esperienza però, insieme all'Ateneo Veneto e la Canottieri Giudecca, mi ha un po' cambiato. Si è intrufolata in profondità. Di reportage sulla Regata Storica ne ho fatto svariati, ma mancava un coinvolgimento così intenso e ravvicinato con i suoi regatanti e certi legami, finalmente si sono messi a fuoco (acqueo). Chissà, magari un giorno ci sarò anch'io nel corteo della Regata Storica a vogare.

La caorlina rosa della Canottieri Giudecca © Luca Ferrari
L'equipaggio della Canottieri Giudecca si allena per la Regata Storica © Luca Ferrari
L'equipaggio della Canottieri Giudecca si allena per la Regata Storica © Luca Ferrari
L'equipaggio della Canottieri Giudecca si allena per la Regata Storica © Luca Ferrari
La caorlina rosa della Canottieri Giudecca si allena per la Regata Storica  © Luca Ferrari
L'equipaggio della Canottieri Giudecca si allena per la Regata Storica © Luca Ferrari
L'equipaggio della Canottieri Giudecca si allena per la Regata Storica © Luca Ferrari
L'equipaggio della Canottieri Giudecca durante la Regata Storica  © Luca Ferrari
L'equipaggio della Canottieri Giudecca durante la Regata Storica  © Luca Ferrari
L'equipaggio della Canottieri Giudecca durante la Regata Storica © Silva Menetto
L'equipaggio della Canottieri Giudecca durante la Regata Storica © Silva Menetto
L'equipaggio della Canottieri Giudecca durante la Regata Storica © Silva Menetto
L'equipaggio della Canottieri Giudecca alla premiazione della Regata Storica; 
al centro in alto, la Presidente dell'Ateneo Veneto, Antonella Magaraggia © Silva Menetto

mercoledì 6 settembre 2023

Venezia e... Quelli delle barchette

Venezia – Regata Storica, protesta contro il moto ondoso © Luca Ferrari

Facile farsi belli con la Regata Storica, ridicolizzando (prima) chi Venezia la vive davvero. I veneziani, quelli con le barchette, resistono e vogano.

di Luca Ferrari

Quelli delle barchette sono quelli che vogliono una Venezia autentica. Quelli con le barchette conoscono la differenza tra Fondamenta Nove e canale della Giudecca. Quelli delle barchette non hanno paura di guardare in faccia l'autorità sottolineando i gravi rischi di Venezia. Quelli con le barchette consentono a milioni di turisti ogni anno di visitare questa inimitabile città. Quelli delle barchette portano avanti tradizioni che certi personaggi usano solo per il proprio tornaconto elettorale. Quelli con le barchette conoscono i danni causati dal moto ondoso e dalla velocità incontrollata delle barche a motore nei canali e nella laguna. Quelli delle barchette possono anche venire travolti, ma si rialzano e vincono. 

Quelli delle barchette, vogano e remano non solo alla Regata Storica. Quelli della barchette vivono Venezia ogni giorno Quelli con le barchette sono e saranno sempre di più.

Firma anche tu la petizione per inserire Venezia nel Patrimonio Mondiale dell'UNESCO.

Venezia – Regata Storica, protesta contro il moto ondoso © Luca Ferrari
Venezia – Regata Storica, protesta contro il moto ondoso © Luca Ferrari
Venezia – Regata Storica, protesta contro il moto ondoso © Luca Ferrari
Venezia – Regata Storica, protesta contro il moto ondoso © Luca Ferrari
Venezia – Regata Storica, protesta contro il moto ondoso © Luca Ferrari
Venezia – Regata Storica, protesta contro il moto ondoso © Luca Ferrari
Venezia – Regata Storica, protesta contro il moto ondoso © Luca Ferrari
Venezia – Regata Storica, protesta contro il moto ondoso © Luca Ferrari
Venezia – Regata Storica, protesta contro il moto ondoso © Luca Ferrari
Venezia – Regata Storica, protesta contro il moto ondoso © Luca Ferrari

giovedì 31 agosto 2023

Cres, il fiabesco borgo di Lubenice

L'antico borgo di Lubenice © Luca Ferrari

Alla scoperta dell'incredibile borgo di Lubenice, sull'isola di Cres (Croazia). Passeggiando tra pecore e folletti verso la spiaggia di San Giovanni.

di Luca Ferrari 

Piccolo borgo appollaiato (378 m s.l.m.) a poche centinaia di metri sull'isola di Cres, nel golfo del Quarnero, Lubenice, è una delle tante perle insulari della Croazia. Pochi caseggiati, un museo, un ristorante e una panoramica mozzafiato sul mare cristallino. Ancora prima di partire per lo stato balcanico, il suo nome mi stava già inseguendo. Un'amica era stata categorica: se vai a Cres, devi visitare Lubenice. Com'è sempre un po' tipico della mia impostazione dei viaggi, non vado alla ricerca di troppe informazioni delle mete prescelte, lasciando l'eventuale stupore e il senso di scoperta una volta in loco. Così, dopo una mezza giornata trascorsa nel relax della vicina Beach Raca, a Valun, dove il noleggio orario dei pedalò è di gran lunga più economico (8€), inizio a muovermi verso Lubenice.

A metà strada, quasi in una radura a Mali Podol, il percorso si apre. Ci sono un paio di caseggiati e un cartello che invita i viandanti a gustare un casereccio gelato di fichi (sladoled od smokve), un sorbetto più che il classico dolce ghiacciato con pallina o simili. 

La titolare è una gentilissima signora austriaca, scrittrice, che ci presenta anche l'opzione di una soffice torta alla menta, quest'ultima talmente leggiadra nell'impasto da deliziare anche una persona come il sottoscritto che non la può soffrire. Per chi volesse, ci sono anche liquori locali. Sembra quasi di essere in una fiaba. Davanti alla casa c'è proprio un albero di fichi e una madonnina. A pochi metri, una piccola fontana dove veniamo invitati a bere e fare scorte di acqua, poiché sull'isola di Cres è potabile e buona ovunque. 

Riprendo la strada e la carreggiata inizia a stringersi. Sebbene ci siano sempre spazi a destra o a sinistra per passare da entrambi i sensi, bisogna comunque fare attenzione. Un perentorio cartello inoltre, avvisa che sarà possibile trovare pecore lungo il cammino. Così è! Poco prima di trovare l'insegna arancione che mi indica l'arrivo a Lubenice, due pecore brucano l'erba nel bosco tutt'attorno. Presto scoprirò che questi animali sono gl'indiscussi protagonisti dell'isola. Intanto però, è finalmente arrivato il momento di lasciare la macchina. Inizia la meraviglia. Prima ancora di entrare nel borgo, il panorama sale subito in cattedra. La vista è incredibile: cielo, vegetazione e giù, la spiaggia di San Giovanni, raggiungibile solo ed esclusivamente a piedi in 45 minuti circa. Se l'andata è ovviamente in discesa, il ritorno in salita potrebbe non essere molto facile per chi avesse bambini piccoli.

Affacciata sulla baia tra Punta Miracine e Punta Brkljac all'inizio della penisola di Pernat, Lubenice ti accoglie con la piazzetta quadrata e la Chiesa di Santa Domenica, costruita nel 1400, mentre più avanti si trova la cappella gotica di Sant’Antonio l’Eremita. Si possono ancora ammirare i resti delle mura di cinta, antico insediamento romano, così come l'impronta di un architettura medievale. Il borgo è davvero piccolo. Alcuni edifici sono abbandonati, altri sono affittabili con tanto di insegna e numero di telefono scritto. C'è un unico e rinomato ristorante, il Konoba Hibernicia, dove una delle indiscusse specialità è l'agnello cotto a campana per il quale però, bisogna prenotare il giorno prima.

Prima di soddisfare il palato, è la cultura a reclamare spazio e tempo con il Museo dell'Ovinicoltura (muzej ovcartsva), fondato dal Gruppo Insulare Rurale nel 2008, quando venne allestita la mostra "L'Ovinicoltura tradizionale", per documentare e presentare le numerose attività da svolgere per avere successo nell'allevamento delle pecore, indiscusse protagonista dell'intera isola di Cres. Come per molte altre piccole realtà, lo spopolamento ha duramente colpito questo villaggio. Ecco dunque l'impegno del Gruppo per far conoscere le tradizioni locali e la storia ai tanti turisti che sempre più vengono a scoprire la Croazia insulare, e non solo d'estate.

Il museo è un edificio che potrebbe ricordare un po' le case di montagna del Bellunese. L'allestimento dell'esposizione è realizzato come un cammino che dura tutto l'anno, ma attenzione, non seguendo le nostre classiche quattro stagioni, bensì attraverso le attività stagionali inserite (armoniosamente) fra le peculiarità biologiche e climatologiche del loro micro-ambiente. Il visitatore potrà così scoprire le attività della primavera/inizio estate: agnellatura e mungitura, preparazione del formaggio, costruzione del meh, la tradizionale zampogna, e la tosatura. E prima di entrare, appoggiata su un antico pozzo, c'è proprio un esempio di codesta attività: un po' di lana da accarezza, immaginando qualche soffice indumento con cui scaldarsi durante i mesi più freddi.
 
Si prosegue con l'estate inoltrata/inizio autunno: lavaggio e scardassatura della lana, quindi tardo autunno/inverno per ulteriori mansioni: filatura della lana, lavoro a maglia, preparazione del gudic (prosciutto pecorino) e dell'olito, un dolce locale. A chiudere il tour del museo, una proiezione di un documentario suddiviso in tre parti tra conciatura della pelle pecorina, tosatura e preparazione del formaggio. La mostra, realizzata da Marijana Dlacicm, vede l'impostazione artistica a cura di Branko Lencic mentre la realizzazione dell'allestimento è di Mario Slosar.

Finito il tour, c'è anche un piccolo store. Oltra a qualche chicca di lana con una signora impegnata nel realizzare indumenti, vengo attratto da libri, in particolare dalla fiaba Il segreto dei Masmalici (Tanja Masmalica), realizzato dalla pedagogista sociale Mirjana Mauhar, illustrato dalla pittrice Koraljca Placek e tradotto in italiano da Sanja Versic. Il volume infatti prevede entrambe le lingue, e racconta la storia dello gnomo Masmalico dei boschi, attraverso il cui progetto l'Associazione Ruta di Cres vuole educare ecologicamente giovani e bambini in particolare, al rispetto della natura e tramandando le tradizioni della parte settentrionale dell'isola di Cres, l'altopiano della Tramuntana. Pur non essendo grandissimo, il volume è fatto con estrema cura e si merita tutto il prezzo (15€). Così agendo, si contribuirà a preservare la cultura locale. Il segnalibro attaccato inoltre, è il folletto stesso.

Continuo a camminare, su e giù, godendomi il panorama da ogni possibile angolazione. A furia di scattare fotografie, lo smartphone si scarica del tutto. Sembra quasi un segno. Nel tempo che trascorro ancora a Lubenice mi affido unicamente ai sensi. Ogni tanto sento qualche belato lontano, ogni tanto qualche idioma un po' troppo colorito ma nel complesso, si respira pace e serenità. Forse dovrei sedermi qua e aspettare il calar delle luci fino all'ultimo frammento diurno. Così faccio. E quando sono pronto per far ritorno al centro abitato di Cres, ho come l'impressione di vedere qualcosa. No, non una stella cadente. Una piccola creaturina che si muove fugace tra la folta vegetazione circostante. Sarà mica il folletto masmalico che è venuto a salutarmi? Immaginazione o meno, lo prendo come un segno del destino... e una promessa. Va bene Lubenice, un giorno tornerò a trovarti. 

On the road verso Lubenice © Luca Ferrari
Incontri ovini lungo la strada verso Lubenice © Luca Ferrari
L'anrrivo a Lubenice © Luca Ferrari
L'antico borgo di Lubenice © Luca Ferrari
L'antico borgo di Lubenice © Luca Ferrari
Lubenice - Il museo dell'Ovinicoltura © Luca Ferrari
Lubenice - Il museo dell'Ovinicoltura © Luca Ferrari
Lubenice - Il museo dell'Ovinicoltura © Luca Ferrari
Lubenice - Il museo dell'Ovinicoltura © Luca Ferrari
Lubenice © Luca Ferrari
Lubenice © Luca Ferrari
Il panorama mozzafiato da Lubenice © Luca Ferrari
Il panorama mozzafiato da Lubenice © Luca Ferrari