Le vacanze non sono scontate. Stare insieme a chi ami non è mai scontato. Sono in viaggio insieme a mia moglie e a nostro figlio. Non potrei essere più felice!
Il giorno della partenza con quel "pizzico" di confusione e parecchia adrenalina. La meraviglia di un momento unico e insostituibile. Il 2026 inizia del segno del viaggio in uno dei posti che più amo al mondo, la Slovenia di Kranjska Gora. Ci rimarrò qualche giorno insieme a mia moglie e a nostro figlio. A differenza di quei patetici trend culturali che vedono nelle vacanze una coabitazione forzata di tensioni e quant'altro, anno dopo anno, in particolare da quando è nato mio figlio, ho sempre sentito il piacere di vivere al meglio questi momenti perché, lo so bene, a ben guardare non ce ne saranno così tanti e spensierati. L'adolescenza arriva sempre prima e in un amen ci sentiremo dire quanto vorrebbe andare in vacanza con i suoi amici invece che con i "vecchietti". È la vita. Succede a tutti e proprio per questa ragione voglio regalarmi questo articolo. Nel 2026 Viaggi del mondo continuerà il suo feeling con il mondo della pallacanestro ma oggi faccio tappa alla vecchia scuola. Quest'oggi ci si mette in viaggio col freddo che graffia le mani, lasciando trasparire un'immagine della serenità più rilassante. A dispetto di una certa dose di "esterofilia", viaggiare oltre confine ha sempre il suo fascino, a cominciare dalla lingua: la gente, i cartelli stradali, una cena fuori. È tutto diverso.
Venezia, 2 gennaio 2026. Un viaggio nel viaggio. Partire da Venezia ha sempre il suo carico di difficoltà e possibili imprevisti. Noi veneziani non abbiamo la macchina sotto casa e a dispetto di quanto si pensi, la maggior parte dei residenti non possiede una barca/ barchino ormeggiato nei pressi della propria abitazione. Qualunque mezzo si utilizzi, bisogna comunque raggiungere o la stazione dei treni o piazzale Roma, da dove partono gli autobus e di lì raggiungere un eventuale servizio di autonoleggio o direttamente l'aeroporto, quest'ultimo collegato anche via acqua non solo via taxi ma anche con i battelli di Alilaguna. Nel mio caso, l'iter prevede pochi passi (per fortuna) per raggiungere la fermata del vaporetto, quindi autobus con possibilità di scendere giusto davanti a un rental car e quindi finalmente ci si può mettere in marcia su quattro ruote. Un'oretta, forse anche di più, solo per schiacciare la frizione. Può sembrare semplice ma una giornata di nebbia come spesso avviene in questo periodo dell'anno, può "concedere l'onore" di doversi scarrozzare pesanti valigioni su e giù per i ponti, visto che alcune tratte saltano quando vien xo' il caigo!
"Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono... per questo si chiama presente" Maestro Oogway (Kung Fu Panda).
Tornare dalle vacanze è un momento potenzialmente "esplosivo" e molto stressante. Può anche accadere che si arrivi a casa più rilassati che mai, grazie a un viaggio a dir poco perfetto.
di Luca Ferrari Ferryboat, autostrada, macchina, battello e clima differente. Il ritorno perfetto. Mi è successo. Mi è appena accaduto e sono ancora incredulo. Un po' mi sono ingegnato. Un po' sono stato fortunato. La verità sta nel mezzo, come spesso accade. Tornare dalle ferie, anche se si tratta di pochi giorni, può essere un momento molto stressante. C'è chi vorrebbe arrivare prima e chi al contrario punterebbe a godersi fino all'ultimo minuto, incurante dell'inevitabile fatica del giorno dopo al lavoro. Questa volta lo avevo promesso. Torniamo quando vuoi tu, ho detto a mia moglie ed è andato tutto liscio, anzi di più. Le abbiamo azzeccate tutte, cosa non esattamente scontata per chi abita a Venezia (laguna), quindi non potendo lasciare la macchina comodamente sotto il vialetto di casa. Le incognite sono tante ma le ho evitate come neanche avrebbe fatto un collaudato slalomista coi paletti. Ho fatto tanti viaggi nella mia vita e raramente sono tornato così rilassato. Forse ho scoperto un nuovo modo di godermi le ferie. Forse la prossima volta che dovrò far ritorno a casa, ritarderò il più possibile quel momento.
Andiamo con ordine. Dopo tre meravigliose giornate passate a Sveti Jakov, poco distante da Mali Lošinj (Lussinpiccolo), inizia il dilemma del ritorno e di quando prendere il traghetto per l'isola di Krk, quest'ultima collegata con un ponte alla terraferma. È una domenica di luglio: quale sarà l'orario migliore? Un ristoratore del posto ci avvisa che ci sarà parecchio traffico. Dopo attenta analisi si decide per una nuotata a metà mattinata e poi via, a prendere il ferry delle 13.00. Sarà la scelta giusta? A quell'ora tutti o saranno già a Cres o a Krk, penso. Sono abbastanza fiducioso, almeno fino a quando non vedo la coda a Merag. Un cartello indica fino a quale macchina sia garantito il posto a bordo. La mia autovettura è l'ottava dopo il suddetto. Spero di sbagliarmi anche perché non salirci, mi costerebbe un'ulteriore ora e mezza di attesa sotto il sole, non esattamente l'ideale per iniziare un viaggio di ritorno. La buona sorte però è dalla mia parte e riesco a salire come quart'ultima, oltre tutto, senza essere obbligato a mettere il mezzo nel vano inferiore dove la temperatura è a dir poco infuocata. Nel godermi l'aria fresca sull'imponente traghetto verso Valbisca, inizio a pianificare le prossime tappe balneari a Krk (Veglia).
Più rilassati che mai, impostiamo il GPS alla scoperta di altre due spiaggette, la prima molto appartata e l'ideale per tonificarsi con l'ennesimo bagno rigenerante. Come fa l'acqua croata a essere la stessa dove m'immergo sulle sponde veneziane, per me è un mistero. Scherzo, ovviamente, le differenze mi sono note ma è davvero incredibile. Un bel gelato e via, per l'ultima fermata prima di ripartire. Una tappa ideale per tutti i gusti balneari e se dovessi tornare in zona in futuro, la utilizzerei proprio prima di ripartire. Anche uscire da Krk non è/può non essere esattamente una passeggiata. La polizia è sempre molto impegnata ad arrangiare il traffico all'imbocco del ponte, dunque sono inevitabili rallentamenti, figuriamoci poi in un tardo pomeriggio di un giorno estivo e festivo. Un piccolo salto in avanti. L'indomani leggo su qualche gruppo Facebookiano di viaggi in Croazia di code infinite per uscire verso le 7 di sera. Non posso confutarlo né negarlo, quello che so è che a me è andata decisamente meglio. Giusto qualche rallentamento e poi via, senza nessuna coda particolare. Un bye bye a Rijeka (Fiume) e proseguiamo spediti verso il confine croato-sloveno.
Com'era prevedibile, con l'avvicinarsi della sera le strade si fanno meno trafficate. Una volta entrati in Slovenia via Basovizza, senza commettere l'errore di prendere l'autostrada e dunque non pagando la vignetta, siamo praticamente i soli padroni della strada. Complice l'ora, giusto il tempo di fare benzina e via, seduti a cena a gustare una delle specialità balcaniche: il maialino, proprio quella succulenta pietanza che non riuscii mai a gustare sull'isola di Pag (Croazia) perché, come ci venne sempre detto: maialino finito! Fin qui tutto bene ma la buona sorte va anche aiutata. Sapendo bene che potrei prendere o perdere un autobus per pochi minuti, mentre la mia dolce metà e il pargolo sono intenti a ordinare, ne ho approfittato per sistemare tutti i bagagli. Chi abita in laguna non ha molte alternative per muoversi su quattro ruote e una di queste è il noleggio. L'agenzia scelta è proprio davanti a una fermata dell'autobus per Venezia e prima di proseguire la storia, ricordate bene che dopo le ore 21, questi passa solo due volte l'ora. Ecco, immaginate di perderlo solo perché i bagagli non erano pronti. Prima di lasciare l'automezzo infine, bisogna anche perdere tempo a fare benzina per riportare l'auto col pieno. Insomma, la strada verso casa è ancora irta di variabili.
Gustata la cenetta, si riparte. Veneti e friulani sono gente piuttosto abitudinaria se si tratta di rientri post weekend, ergo non mi sorprende trovare l'autostrada Trieste-Venezia praticamente deserta. La domanda è: riusciremo a non aspettare troppo alla fermata dell'autobus? Arrivati all'aeroporto, facciamo il pieno con la stessa velocità del meccanico Guido (cit. Cars), giusto qualche minuto prima che il 5 arrivi al capolinea, e complice nessuno dal benzinaio a rallentarci, procediamo spediti. Lasciamo definitivamente la macchina ma è indubbio che se avessi dovuto sistemare i bagagli una volta arrivato, non so se ce l'avremmo fatta. Il bello però deve ancora venire. Non solo prendiamo comodamente il bus ma addirittura il suddetto ci consentirà di salire a bordo di un vaporetto senza dover nemmeno accelerare né fare mezzo ponte. Al contrario, se avessimo preso l'autobus successivo, non solo non è detto che lo avremmo preso ma per fare ciò, avremmo dovuto correre parecchio sul ponte di Calatrava con i bagagli, non esattamente la più comoda delle operazioni.
Tutto procede alla grande. Tutto è andato alla grande. Sono le 10,30 di sera circa. Sono arrivato a Venezia. Un viaggio di ritorno così non mi era mai capitato. Manca ancora qualcosa. L'apoteosi stessa. Il pontile è vuoto e ok, considerata l'ora e la linea che stiamo prendendo, è abbastanza prevedibile. Quando abbiamo lasciato Venezia, pochi giorni prima, la città lagunare era letteralmente dilaniata da un caldo insopportabile e un'afa anche peggiore. In questo istante fa quasi freddo. Restando nella parte scoperta del vaporetto, e godendomi prima il Canal Grande e poi il canale di Cannaregio, mi metto una camicia a maniche corte sopra la t-shirt. Un clima semplicemente perfetto. Un clima che se fosse così, lo vorrei tutto l'anno e sarei il primo ad amare l'estate: caldo secco di giorno, frescolino la sera in stile isole Azzorre. Smontiamo rilassati come non mai. Domani si va al lavoro ma la stanchezza non abita qui. Un viaggio di ritorno che dubito mi ricapiterà ma una cosa l'ho imparata: godersi volutamente due-tre ore in più di vacanza può fare la differenza. So bene che una simile sequenza fortunella non mi ricapiterà tanto spesso, ma chi può dirlo, intanto però avrò comunque più ricordi a cui pensare con gioia insieme a mia moglie e a nostro figlio.
Le vacanze di un tempo non prevedevano "compiti" in sospeso. La rivoluzione digitale e un errato modus operandi lavorativo sempre più opprimente con l'avvallo dei governi, hanno cambiato tutto. Sono stato all'estero quest'estate. Un paio di settimane dove comunque avevo dei compiti da rifinire e tenere d'occhio. Dopo pochi giorni però, ecco il messaggio più odioso e inaspettato: copertura dati in esaurimento. Cosa?!? Già pronto a ingaggiare battaglia, mi sono fermato e ho riflettuto. Tutto quello che dovevo fare avveniva la mattina presto ed eventualmente la sera, ossia in orari in cui solitamente avevo sempre wifi a disposizione. Detto fatto! Mi sono rilassato e una volta ottemperati i miei obblighi, ho iniziato a lasciare il telefono in modalità aereo per la stragrande maggioranza della giornata.
Lavoro ma non solo. Viviamo costantemente con la tecnologia e ogni minima attesa viene subito "sedata" da una sorta di intrattenimento, azzerando i fatidici tempi morti. Nel mio ultimo periodo vacanziero ho come fatto un salto nel tempo, rimanendo senza internet per gran parte della giornata. Lo smartphone in costante modalità aereo. Il piacere di un libro da leggere senza l'assillo (involontario ormai) di controllare posta elettronica e social network. Lo ammetto, in principio era molto strano ma non ci è voluto così tanto per re-imparare a riappropriarsi del proprio tempo, godendosi tanto i momenti speciali quanto la semplicità di una conversazione e di una passeggiata slegata da internet, standosene al mare senza scrollare alcunché (non sa cosa si perde, esimio Dott. Feltri, ndr).
Un'ulteriore step sono state le incursioni museali, per le quali mi sono affidato unicamente a brochure locali, suggerimenti dei centri informativi e le spiegazioni del personale, senza "documentarmi" su siti od opinionisti dell'acqua tiepida e simili. Lo vediamo ogni giorno. A ogni minima pausa, lo smartphone viene subito estratto, e a prescindere dall'utilizzo, è un uso sempre più massiccio e invasivo. La vacanza 2023 mi ha insegnato qualcosa di più. Credo che utilizzerò sempre di più la modalità aereo nella mia vita. Quando avrò terminato i miei compiti, chiuderò con internet. Credo che ciascuno di noi si meriti di vivere il proprio tempo senza distrazioni, e questo vale sia nella sfera lavorativa sia in quella ludico-privata.
“Io faccio il professionista e le ferie non so cosa siano” disse tronfio l’on. Patuanelli. Io in vacanza ci sono stato, alle isole Azzorre, e me la sono goduta. Che brutta persona che sono.
“Guardi, io faccio il professionista da quasi vent'anni e le parole – ferie, vacanze – sono cose che mi ricordano qualcosa, non so esattamente cosa siano. Noi siamo sempre stati qua. Abbiamo sempre lavorato nell'interesse dei cittadini” dice fiero al minuto 7,42 del suo intervento (vedi video) l’onorevole Stefano Patuanelli, capogruppo per il Movimento 5 Stelle, nel corso delle dimissioni del Governo Conte al Senato, lo scorso martedì 20 agosto 2019.
Non entro nel merito della questione politica, in primo luogo perché non ho intenzione di replicare a slogan da prima elementare, mentre per “tutti gli altri luoghi” mi ci vorrebbero pagine e pagine. Ciò che mi ha fatto inorridire, pur rientrando alla perfezione nella macchina-Italia, è questo bearsi del proprio lavoro mostrando come merito l’essere sempre al lavoro. Sempre lì (mi piacerebbe verificarlo comunque, aldilà di qualche sparata macho-stacanovista). E ovviamente il gregge è tutto lì attorno ad applaudirlo.
Quasi un anno fa scomparve il manager Sergio Marchionne, noto per le sue esternazioni sulle non-vacanze. Lo chiedo da professionista quale sono anch’io, ma che a differenza di altra gente non vado in giro a sbandierarlo ai quattro venti: mai vi fanno davvero così schifo le ferie? Credete davvero che ci sia più nobiltà nel lavorare dalla mattina alla sera, facendovi vedere per dieci secondi alla vostra famiglia, ammesso che si possa chiamare tale visto il tempo che gli concedete? Avete qualche carenza che dovete in qualche modo sopperire, mostrandovi in codesta posizione? Così, per sapere.
Non è mia intenzione ingaggiare un duello con l’onorevole Patuanelli ma la sua tronfia esternazione mi porta a pensare a due possibili scenari: o il suddetto non ha una vita privata e dunque sfoga nel lavoro tutte le proprie frustrazioni oppure ha fatto la classica sparata politica, come sempre denigrando gli altri. Quegli "altri", sia ben chiaro, che fino al giorno prima erano i colleghi dell’immacolato Governo della Collaborazione e del Cambiamento (ok, scusate, ma non ce la faccio a non sottolineare almeno una volta l’ipocrisia pentastellata).
E ora veniamo a loro, il nemico pubblico numero 1 della vera Italia che lavora. Le vacanze. Femmine, s’intende. Queste meretrici di sollazzo che traviano le energie che al contrario dovremmo utilizzare per continuare a far crescere la nostra nobile Patria dello 0,1 per cento annuo. Loro, queste squallide tentatrici che ci traviano dai veri valori che forgiano l’essere umano italico: sfruttamento, l’assenza di futuro e impossibilità di godersi un doveroso risposo. Godersi che cosa, poi? Qui in Italia? Ma cos’è, una barzelletta di cattivo gusto?
Buon pomeriggio a tutti. Mi chiamo Luca Ferrari. Se cliccate in alto sul mio nome verrete subito indirizzati sul mio profilo Linkedin. La vedete la foto dell’articolo? È il sottoscritto che da perfetto rinnegato nemico della produzione, se n’è andato quest'estate con la propria famiglia in vacanza sulle isole Azzorre. Lo so, sarei dovuto rimanere a casa davanti alla mia scrivania 10 ore al giorno ma sono un ribelle-nemico dello Stato, e dopo le fiere ostentazioni del dott. Patuanelli, lo confesso, mi vergogno di me stesso.
Ho da poco superato i 40 anni ma so già che la mia pensione non la potrò certo vivere qui. Non ci sono le condizioni. Parte di quella sempre più umiliata middle class, finirò per non avere manco i soldi per gli acciacchi della vecchiaia. Questo non è pessimismo, sia ben chiaro, sono dati di fatto. Me ne dovrò andare. Prima lo accetto, io come tanti altri, e prima inizieremo a organizzarci. Oggi, alle soglie dell’ennesimo cambio di Governo, provo solo un gran desiderio. Andarmene altrove il prima possibile. Abbandonare questo angolo di mondo dove, dopo essere riusciti a sdoganare il fascismo, stiamo assistendo perfino demonizzazione delle ferie.
Come già avevo scritto in passato, sempre più annunci/colloqui di lavoro richiedono impegno (…) costante, contratti-non contratti e orari al limite dell’offensivo. Per alcune categorie ci sono i sindacati, per la stragrande maggioranza siamo soli contro un Sistema. Un sistema schiacciaumani che vince senza neanche scendere in campo. Questa è l’Italia del mondo del lavoro. Questa è l’Italia, sempre e comunque, che spero un giorno di abbandonare per sempre, trovando un posto dove fare la mia parte, dare il mio contributo di professionista, e sentire allo stesso tempo che la mia vita e quella dei miei cari, per il nostro stesso esistere, viene rispettata.
L'intervento dell'on. Patuanelli in Senato (minuto 7,42)