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lunedì 13 novembre 2023

Benvenuti alla Scuola Elementare Diedo

Bimbo percorre il cortile della Scuola Elementare Diedo (Venezia) © Luca Ferrari

Sono passati due mesi esatti da quando mio figlio ha cominciato la Scuola Elementare Diedo (Venezia). Il viaggio è appena all'inizio e ne siamo già tutti felicemente entusiasti.

di Luca Ferrari

Storia di scelte, emozioni e nuove esperienze nella vita dei più piccoli. Sono passati due mesi esatti da quando mio figlio ha varcato le porte della Scuola Elementare Diedo di Venezia. Due mesi da quel primo fatidico giorno, e già oggi la novità è diventata splendida quotidianità. Ma che cosa potrò mai sapere dopo soli due mesi di un lungo quinquennio? Molto, e citando le parole di una collega genitore: "so di aver fatto la scelta migliore per mio figlio". In soli due mesi le amicizie si sono già consolidate e ampliate. Dopo solo due mesi di scuola elementare, alla Diedo di Venezia, i piccoli saltano disinvolti da una materia all'altra, fanno i compiti due-tre volte la settimana senza mai dimenticare di stare bene e giocare. Buongiorno a tutti, sono un papà e questa è una sincera storia di vita, in diretta dalla scuola Elementare Diedo di Venezia.

"Quanto è stato difficile per me decidere la scuola primaria. Stomaco attorcigliato, pensieri nel cuore della notte, liste stilate di pro e di contro, puntualmente stracciate..." inizia così il ricordo di Elisa, mamma di un neo-alunno alla Diedo. Un racconto che molti di noi genitori potranno sicuramente condividere. Nell'ultimo anno di scuola materna infatti, anche io mi sono scervellato di continuo per capire cosa si sposasse meglio con l'anima di mio figlio. Sì, l'istruzione è fondamentale ma non bisogna mai dimenticare che ogni bambino/a ha la sua personalità, e per quanto una scuola si possa presentare al meglio, bisogna poi vedere se questa si potrà adattare o meno al suo essere. La scuola elementare Diedo è stata una delle nostre candidate fin da principio, nonostante non fosse la più vicina a casa, elemento questo che complicava la scelta. È una scuola a "MODULO", ossia con due rientri per pranzo a casa. Un elemento questo di ampio gradimento per il sottoscritto e mia moglie. E ma... Ma se non riuscissimo a conciliare scuola e lavoro? ... Molti suoi amici però sono nell'altra... Quanti dubbi, quanti pomeriggi passati a confrontarsi.

Il modulo, già. Due pomeriggi a casa con fine lezioni alle 12.30. Sebbene il mio lavoro sia principalmente da remoto ormai da più di 12 anni, qualche dubbio, com'è inevitabile, ce lo avevo anche io. Qualcosa però non lo avevo ancora messo a fuoco, a cominciare dal tempo in più che avrei trascorso insieme a mio figlio. Due pomeriggi liberi significa avere più tempo per stare insieme a lui, sebbene poi diviso tra amici e attività sportive. Sono otto ore in più comunque insieme, molto gradite a entrambi. Sono otto ore in meno sui banchi, cosa che in una fase di crescita e passaggio dalla scuola materna, ha la sua importanza. Più di una maestra di altre scuole e con esperienza in entrambe le modalità, mi ha detto: "col modulo avrete la possibilità di organizzarvi per far fare i compiti tra i bambini insieme, con grandissimo beneficio per la loro autonomia scolastica". Sono passati solo due mesi dall'inizio dell'avventura elementare ma l'impronta è già palpabile, e ormai ogni martedì-modulo si sprecano i vari: "tu da chi vai, tu a che ora vieni, etc.", il tutto in un mix di entusiasmo e condivisione sempre più crescente.

"Ricordo il momento preciso in cui sono entrata per la prima volta alla Diedo" racconta disponibile Elisa. "Il giardino enorme. L'altalena e lo scivolo. Gli alberi di melograno. Una volta all'interno dell'edificio poi, ho visto i colori, i libri, i disegni, le lavagne (classica e digitale, ndr). Il tutto mi sapeva di apprendimento, gioco e libertà. Ho visto più di una semplice scuola. Mai una parola pomposa del corpo docente. Solo la schietta verità su ciò che avrebbero potuto offrire ai nostri figli. Ho avuto la sensazione immediata di una classe vissuta dai bambini e VIVA. Ho sentito di essere nel posto giusto, come se quello fosse il naturale proseguimento dell'esperienza avuta nei tre anni precedenti, che chiamarli meravigliosi è dire poco. Ricorderò sempre ogni dettaglio della scuola materna, perché oltre ad aver accudito e visto sbocciare mio figlio, quella scuola ha fatto crescere anche me come mamma. Qualcosa che sono certa avverrà e proseguirà anche alla Diedo".

1° giorno alla Scuola Elementare Diedo (Venezia) © Luca Ferrari

Dalle parole ai fatti del recente presente. Mercoledì 13 settembre 2023, primo giorno di scuola. Il tempo di entrare ed ecco i nuovi arrivati chiamati uno per uno dalla maestra con gli alunni di 5° elementare a prenderli per mano, accompagnandoli fino in classe, "quasi a voler passare il testimone e ad accoglierli in quella che sarà la loro casa per i prossimi cinque anni", aggiunge la sopracitata mamma. In classe poi, uno striscione di benvenuto. Tutti molto sereni i piccini. Nel mondo adulto, qualcuno inevitabilmente più provato emotivamente. Dopo tre anni di fantastica scuola materna, adesso d'improvviso lo vedo lì, seduto su di un banco "da grande". Ve lo garantisco, fa impressione. Forse non ero ancora pronto, ma ci vorrà poco per superarlo. Lo sguardo della nuova 1° elementare e il clima accogliente del corpo docente è quanto di più speciale e autentico avrei mai potuto desiderare per l'inizio di questa nuova porzione della vita di mio figlio. Una scuola che lo ha visto entrare bambino e lo vedrà uscire ragazzino, pronto per spiccare il volo verso l'adolescenza.

Venezia, lunedì 13 novembre. Sono le 7.50 del mattino. Nel momento stesso in cui l'articolo è stato pubblicato online, mio figlio è appena uscito di casa insieme alla sua mamma. Come sempre li saluto dalla finestra. Camminano spensierati verso la scuola elementare Diedo. Mi sembra di vederli, e in parte è un po' così. Una decina di minuti di camminata e non appena avranno raggiunto la fondamenta Moro (in realtà già da ponte San Marziale), partiranno le corse per raggiungere gli amici e amiche fuori dal portone. Qualche ciaccoea (chiacchiera), qualche gioco esagitato, specie dei maschietti, e la porta si apre. A noi genitori dei più piccoli è concesso il privilegio di accompagnarli fino a ridosso del complesso scolastico, attraversando tutto l'ampio e verde giardino, in attesa che la maestra della prima ora se li porti via.

“Il passaggio dalla scuola dell'infanzia alla primaria è importante. È un grande salto” conclude Elisa, “Cambia il modo di vivere la scuola. Cambiano certe regole, certe dinamiche. Si lavora parecchio e si gioca un po' meno, ma quando affronti questo passo in una scuola come la Diedo, sai che lo affronterai in un ambiente sereno e felice, ed è fondamentale, almeno per me. Sono pur sempre ancora bambini. So di aver affidato la mia creatura a delle persone speciali per i prossimi cinque anni". Ricordo la prima volta che ho compreso che mio figlio avrebbe cominciato ad avere libri e quaderni, anticamera di una realtà che anche solo un anno fa mi sembrava inimmaginabile e lontanissima. Lo ammetto, mi ha fatto impressione e se non mi fossi controllato all'ultimo, qualche lacrima mi avrebbe solcato il viso (lo ha fatto comunque, ndr). Adesso invece è tutto reale ma non potrei che essere più felice nel vedere lui, e tutta la sua classe, così scatenata ed entusiasta ogni nuovo giorno di scuola.

La scuola elementare è ormai cominciata. Per finirla mancano "solamente" poco più di 55 mesi. Lo vedete lo spazio bianco alla fine di quest'ultimo paragrafo e prima della gallery fotografica? No, non è uno sbaglio né un errore di format. Tutto voluto. Ogni anno aggiungerò uno-due paragrafi per classe, l'ultimo dei quali sarà pubblicato venerdì 2 giugno 2028, quando l'esperienza alla scuola elementare Diedo sarà in dirittura di arrivo. Lo riempirò con tutte le emozioni e i pensieri che starò provando. Se vorrà, anche mio mio figlio potrà dire la sua. Lo riempirò, ne sono certo, confermando tutto quello che ho sentito e scritto dopo questi primi due mesi. Adesso mi rivolgo a voi, colleghi genitori con cui condivideremo cinque anni o comunque chi sia passato per la Diedo. Se vorrete commentare o ancora meglio, lasciare nel corso degli anni i vostri ricordi nello spazio "posta un commento", renderete un semplice articolo qualcosa di molto più profondo. Un diario pulsante di vita. Un libro aperto di storia umana che accomuna tutti noi e chiunque ha frequentato e verrà a frequentare la scuola Elementare Diedo di Venezia

Un anno dopo...

Scuola Elementare Diedo, II elementare © Luca Ferrari

Venezia, 13 novembre 2024. Da poco più di due mesi è cominciata una nuova avventura alla Scuola Elementare Diedo di Venezia, in II elementare. Il gruppo è sempre più affiatato, cosa rimarcata anche dalle stesse docenti in occasione della prima riunione coi genitori. Il primo anno è stato davvero speciale, conclusosi nel migliore dei modi con una sontuosa e coinvolgente festa finale (Diediadi) nel bellissimo giardino della scuola e una pizza di classe, "non perché fossimo tenuti a farla ma perché ci tenevamo a ritrovarci, bambini e genitori". Nel corso della prima esperienza "Diedista", gli appuntamenti nelle nostre case il martedì e il venerdì, grazie al cosiddetto modulo, hanno scandito il passare dei mesi, facendo diventare gli scolaretti molto più di semplici compagni di classe, imparando a fare i compiti insieme allegramente e rappresentando allo stesso tempo una forma di aiuto continuo per quei genitori in difficoltà nella gestione figli. Con l'inizio del nuovo anno, il trend è subito ripartito nell'entusiasmo generale. 

“Sono sempre più convinta di aver fatto la scelta giusta per mio figlio iscrivendolo alla Diedo" racconta emozionata Carla Velli. "Fin dal nuovo primo giorno, l’ho visto tornare con gioia e serenità in un ambiente ormai a lui familiare. Sono fermamente convinta che l’esperienza in questa scuola rappresenti un miglioramento della qualità della sua vita. Alla scuola Diedo di Venezia si vive e respira quella - venezianità positiva - fatta di accoglienza, supporto reciproco, rapporti umani e risate. E quest'aria è palpabile anche nel post scuola, ispirando i bambini a essere sempre più curiosi nei giochi di campo, inventandosene di nuovi. In un'epoca di scorciatoie tecnologiche, fa davvero piacere vederli così felici di stare all’aria aperta e mai desiderosi di tornare a casa a vedere la tv. Alla fatidica ora di andare via, al contrario, è sempre una continua richiesta di stare ancora insieme in campo". 

Incastonata nel cuore di Cannaregio, la scuola Diedo è quasi un piccolo mondo a parte. Una realtà competente e aggiornata sui nuovi strumenti digitali, che continua a formare le nuove generazioni non solo con la didattica ma anche stimolando/alimentando gl'interessi e la curiosità dei bambini. Un lavoro educativo e collettivo che porta costantemente i bambini di I e II a giocare e interfacciarsi con quelli di IV e V. Uno spazio di condivisione dal quale si sono fatti assorbire anche i genitori nel modo più spontaneo, entusiastico e propositivo possibile, scendendo in campo (letteralmente, ndr) per realizzare un mercatino del riuso i cui proventi sono stati utilizzati per l’acquisto di materiale nuovo per la scuola: tappetini per la palestra, canestri da basket sia da muro che amovibili, libri per la biblioteca e giochi nuovi per ogni classe.

Venezia, il mercatino pro Diedo © Luca Ferrari
Da due mesi ormai è iniziato il nuovo anno, subito partito con una novità. "Nonostante siano solo in seconda elementare, le maestre hanno deciso di responsabilizzare i bambini, facendo loro usare il diario per scrivere i compiti per casa" racconta soddisfatta Carla. "L'iniziativa è stata accolta con particolare euforia dai bambini che hanno così imparato a essere completamente autonomi nel sapere cosa devono fare, e per quando. La scuola Diedo riesce ad avere ancora quel ruolo fondamentale d'infondere sicurezza nelle menti dei giovanissimi, stimolando al contempo rapporti umani tra genitori, passati nel giro di pochi mesi da essere semplici conoscenti ad amici. Direi che questa è la grande magia della Diedo. Una magia che mi ha portato a iscrivere, senza alcun dubbio, anche il mio secondogenito in prima, il prossimo anno".

... continua


ingresso alla Scuola Elementare Diedo (Venezia) © Luca Ferrari
1° giorno alla Scuola Elementare Diedo (Venezia) © Luca Ferrari
Scuola Elementare Diedo (Venezia) © Luca Ferrari
Il futuro della Diedo è qui, adesso  © Luca Ferrari
Gli spazi verdi della Scuola Elementare Diedo (Venezia) © Luca Ferrari
Gli spazi verdi della Scuola Elementare Diedo (Venezia) © Luca Ferrari
La Scuola Elementare Diedo (Venezia) © Luca Ferrari
Primi compiti alla Scuola Elementare Diedo (Venezia) © Luca Ferrari
Disegni alla Scuola Elementare Diedo (Venezia) © Luca Ferrari
Un martedì del modulo © Luca Ferrari
Scuola Elementare Diedo, festa di fine anno (Diediadi) © Luca Ferrari
La porta dell'aula della II elementare alla Diedo © Luca Ferrari

venerdì 23 giugno 2023

Scuola Comparetti (Venezia), la felicità

I bambini della scuola dell'infanzia Comparetti di Venezia (sez. Cannaregio© Luca Ferrari

La Scuola dell'Infanzia Comparetti di Venezia è apprendimento, gioia e condivisione. Tre anni di ricordi speciali e intensi per mio figlio e noi genitori. Grazie!

di Luca Ferrari

Viaggio di vita e crescita. Viaggio nella vita e nella crescita. Se ripenso alla Scuola pubblica Comparetti di Venezia, penso a tre anni stupendi che mio figlio ha vissuto e ormai si sono conclusi. Se penso alla Scuola dell'Infanzia Comparetti di Venezia, penso a un luogo dove il mio figlioletto è cresciuto, ha conosciuto tante persone speciali (piccole e grandi) e ha imparato molto, innaffiando quotidianamente e con gioia le delicate radici della sua esistenza. Se penso alla Scuola pubblica Comparetti di Venezia, mi tornano subito in mente gli abbracci con mio figlio, sinceri e amorevoli, all'inizio e alla fine delle tante giornate lì vissute. Quando l'anno 2022-23 sarà definitivamente concluso e ripenserò alla Scuola dell'Infanzia Comparetti di Venezia, so già che non potrò trattenere qualche lacrima di sincera commozione (è appena accaduto anche ora, mentre sto scrivendo e rileggendo, ndr). Questo suo primo lungo viaggio è stato davvero meraviglioso ed è giunto ormai al termine.

L'inizio fu incerto. C'era ancora il covid e le occasioni del doposcuola, poche. Tutto cambiò col primo natale. Le maestre realizzarono un video fatto col cuore (lo si percepisce, ndr), che ancora oggi guardiamo e che ho sempre a disposizione su Google Drive. Un'immagine dopo l'altra, mio figlio iniziò a "farci conoscere" tutte le sue compagne e i suoi compagni di classe. I legami intanto continuavano a formarsi e anche se con le altre sezioni non ce n'erano contatti, l'alchimia all'interno del proprio cosmo diventò sempre maggiore. Così col tempo, finite le 8 ore giornaliere, ecco proseguire il divertimento in campo del Ghetto, nel vicino parco Savorgnan o anche in casa nostra, per qualunque amico/a volesse invitare. Ecco le merende pomeridiane condivise (sempre attesissime dalle fameliche creature), le corse matte (con le gambe e/o in monopattino) e i giochi di strada, anzi di campo, su tutti il campanon coi gessetti, ma anche le altalene, il nascondino, i tentativi di arrampicata su pozzi, alberi e infine, anche le feste di compleanno all'aperto.

Soprattutto nel primo anno, anche le scuole materne dovettero fare i conti con le limitazioni da pandemia, sperimentando la formazione a distanza (DAD), sebbene in maniera più delicata, con le maestre che leggevano loro le storie e li spronavano a disegnare, realizzare collage, etc. Proprio grazie all'impegno delle suddette e delle ausiliarie, in quel periodo si riuscì a rendere la vita scolastica meno ostica, organizzando poi nel corso degli anni, quando fu possibile, anche gite fuori sede: dalle fattorie didattiche ai musei, mentre all'interno delle aule immancabili feste di compleanno, natale, pasqua, San Martino & Halloween, etc. senza dimenticarsi della prima peculiarità di Venezia: l'acqua. In più di una occasione infatti, i canali regalarono esperienze davvero uniche. Un'avventura nell'avventura. A raccontarci questi momenti, la scuola stessa, sempre prodiga di moltissimo materiale fotografico che grazie alle varie capoclasse che si alternarono nel corso del triennio, ci fecero pervenire con puntualità nelle chat "Whatsappiane".

L'esperienza triennale alla scuola dell'infanzia Comparetti è stata scandita da moltissimi laboratori come quelli del segno, disegno con i segni del pregrafismo, caccia al tesoro, musica, inglese e molto, molto altro ancora. Capitolo a parte, la festa di fine 2° anno. Complice una congiunzione fatta dal (purtroppo) pensionamento di una delle due maestre, tre compleanni ravvicinati e il desiderio collettivo di regalare ai bambini/e un qualcosa di davvero speciale dopo le ben note limitazioni, ecco la gita sull'isola di Torcello, per un'intera giornata insieme ai genitori. I bimbi del 1° anno promossi a Draghetti, quelli del 2° anno a Fenici e infine, quelli del 3°, Diplomati, con la scuola elementare in arrivo. Complice il forte legame che si era instaurato tra secondo e terzo anno poi, gli ex compagni hanno continuato a frequentarsi anche quando si è cominciato a prendere strade diverse. Cosa che sono certo avverrà anche tra coloro che hanno iniziato dopo.

Il destino è sempre dietro l'angolo e in grado di sorprendere la vita stessa. A me è appena accaduto. Da quando iniziai le scorribande giornalistiche in giro per il mondo, ho cominciato a correre. Lo faccio perché mi piace ma senza alcun fine, e per Venezia è uno spettacolo. Ho percorsi definiti ma dipende anche dall'ora in cui attraverso la città lagunare. Adesso c'è una novità. Il caso ha voluto che nei giorni scorso, mentre sull'mp3 imperversava Alan Silvestri con la sua A Promise (The Avengers OST), stessi correndo proprio per l'antico ghetto ebraico davanti alla scuola Comparetti. Un segno che ho subito sentito dentro di me. La mia "promessa" è stata questa: continuare a crescere a mio figlio alimentando tutto ciò che la sua scuola materna gli ha trasmesso e ispirato... e a titolo personale, passarci davanti ogni volta che finirò una corsa, prima di tornare a casa da mia moglie e mio figlio.

Se ripenso alla Scuola Comparetti di Venezia, sento e sentirò sempre un grandissimo sentimento di felicità. 

Venezia, la Scuola Materna Comparetti (sez. Cannaregio) © Luca Ferrari
Venezia, la Scuola Materna Comparetti © Luca Ferrari
Venezia, la Scuola Materna Comparetti - armadietti © Luca Ferrari
Il giardino della scuola Comparetti © Luca Ferrari
L'intro del video del natale 2021 realizzato dalle maestre della scuola Comparetti
Lavoretti durante la didattica a distanza © Luca Ferrari
Venezia, campo del Ghetto pieno di famiglie © Luca Ferrari
Venezia, giochi dopo scuola © Luca Ferrari
Disegni e giochi al parco Savorgnan © Luca Ferrari
I giochi del parco Savorgnan © Luca Ferrari
Lavori alla Scuola Materna Comparetti di Venezia © Luca Ferrari
Venezia, gita in laguna organizzata dalla Scuola Materna Comparetti © Luca Ferrari
Lavori alla Scuola Materna Comparetti di Venezia © Luca Ferrari
Lavori alla Scuola Materna Comparetti di Venezia © Luca Ferrari
Lavori alla Scuola Materna Comparetti di Venezia © Luca Ferrari
Lavori alla Scuola Materna Comparetti di Venezia © Luca Ferrari
Laboratori alla Scuola Materna Comparetti di Venezia
I menù appesi alla Scuola Materna Comparetti di Venezia © Luca Ferrari
I monopattini all'ingresso della scuola Comparetti
La Scuola Materna Comparetti di Venezia © Luca Ferrari

lunedì 15 marzo 2021

Lettera di un padre amareggiato

Mimose dell'8 marzo dipinte da un bambino © Luca Ferrari

Dal lockdown 2020 alla zona rossa 2021 (lockdown?). Lì nel mezzo, l'incompetenza mondiale che continua a condannare milioni di persone, anche alla bancarotta.

di Luca Ferrari

Sono un genitore. Sono un professionista. Sono un essere umano esasperato. Fino a oggi ho avuto la fortuna di non vedere nessuno dei miei cari ammalarsi di covid19 ma la strada è ancora molto lunga, e l'alba della svolta (autentica) è lontana Ho affrontato il primo lockdown con un certo ottimismo. Mi sono difeso, ho lavorato e mi sono preso cura del mio cucciolo. È stato piacevole averlo in quei mesi a casa. Non pensavo avrei più avuto l'opportunità di vederlo crescere a stretto contatto col sottoscritto in così tenera età. Adesso è diverso. Adesso mi aspettavo qualcosa di più da quel mondo che dirige le nostre esistenze. A parte qualche scampolo ironico, non ho mai preso di petto la situazione sui social media. Oggi sento che è arrivato il momento di scrivere qualcosa. Un pensiero. Un rimprovero. Un'amara considerazione su qualcosa che non è mai davvero cambiato.

Perché ogni singolo errore del popolo lavoratore viene pagato nel peggiore dei modi e al contrario chi è ai vertici di comando, può permettersi di sbagliare anche in modo clamoroso senza conseguenze? Siamo di fronte all'incompetenza più crassa e letale. Un'incompetenza che ricadrà sulle nostre spalle e dei nostri figli, nipoti e bisnipoti. Un'incompetenza che arricchirà banche e malavita, cosa per altro già evidenziata da molti analisti. Un'incompetenza che ci chiede di continuare a lavorare in smartworking ma con i figli a casa, nel frattempo impegnati studiare a distanza (dando per scontato dunque che tutti abbiamo più computer a disposizione e ci sappiamo sdoppiare in 2-3 entità, ndr), o per chi li ha più piccoli, intrattenerli a prescindere da tutto, senza nemmeno poter uscire di casa.

In questi mesi abbiamo assistito alle liti peggiori interne ai partiti e/o l'un contro l'altro. L'ennesima caduta del governo, e l'ennesimo governo deciso senza il voto degli elettori. Fa niente, non c'è stato nulla di illegale. La legge lo consente e ce ne faremo una ragione (...). Dopo un anno di privazioni però, la domanda sorge spontanea: che cosa è stato fatto fino a ora per invertire la rotta? Smaltite le comprensibili difficoltà iniziali della pandemia, com'è stato possibile che non fosse preparata una seria programmazione vaccinale ancor prima che fossero a disposizione i vaccini in modo da guadagnare tempo prezioso? Com'è stato possibile gestire l'estate senza immaginare, seriamente, quello che sarebbe successo in autunno? Tempo che adesso non c'è più, e ci ha condannato all'ennesima restrizione forzata con la speranza di "tornare in pista" martedì 6 aprile, dopo l'apertura pasquale.

Ecco, ci risiamo. Prima il Natale, adesso Pasqua. In tutto questo periodo sembra che la più grossa preoccupazione sia l'ennesimo pranzo familiare, non pensando a nessun modo alternativo di vivere la festività, se non quello di fare quello che è sempre stato fatto, e con la pancia piena. Così, mentre gli studenti di ogni fascia di età vengono privati del loro legittimo diritto alla presenza in aula, il nostro Governo si è subito mobilitato per specificare che a Pasqua verranno concesse aperture, e questo senza nemmeno usare uno straccio di condizionale. Quindi in conclusione: certezza di rimanere chiusi tre settimane, si; far uscire tutti per Pasqua senza aspettare nessun straccio di dato, si. Non mi sono mai ritenuto un campione di logica, ma vorrei che qualcuno che me la trovasse in questa doppia azione.

E ora tu, lettore che sei arrivato fino a questo punto. Ho aspettato la seconda parte di questo articolo per spiegarti che cosa sia l'immagine di copertina: trattasi di un disegno con le mimose per la festa della donna realizzato da mio figlio alla Scuola Materna. Da oggi non ci può più andare. Per il secondo anno consecutivo inoltre, non potrà festeggiare il compleanno con i suoi amichetti. Per il secondo anno consecutivo saremo solo io e la sua mamma a riempirlo d'amore nel giorno della sua nascita. Faremo del nostro meglio ma qualcosa mancherà. Avevo già parlato con le sue maestre per portare tanti dolci e i suoi amati palloncini in quel giorno. Non lo potrò fare. Non è certo colpa di Mario Draghi di tutto questo, ci mancherebbe, ma che qualcosa in più potesse essere fatto, è indubbio. Qualcosa di più che nessuno ormai più potrà fare, e le cui conseguenze, ricadranno sulle spalle altrui.

Mi piacerebbe essere così ottimista da credere che questa crisi sanitaria mondiale sia stata del tutto casuale ma dopo un anno, lo dico con estrema amarezza, ci credo sempre meno, anche a costo di passare per "complottista", che non sono. Se volessi mettermi a tavolino, non avrei difficoltà a trovare elementi a supporto delle tesi più estreme, oltre ad allarmanti analogie col passato. In un anno centinaia di migliaia di persone hanno perso lavoro o la propria attività, sono stati contratti debiti e gli unici a guadagnarci in queste sabbie mobili sono sempre loro: le banche e chi già possiede quasi tutto. "Qualcuno è morto"? E pazienza, quando mai la morte ha fermato il profitto? Questo è il mondo. Lo è sempre stato e sempre sarà. Lo era all'inizio del 19° secolo, lo è nei tecnologici anni Duemila. Chi lo nega, fa parte di quel mondo e lo sa bene.

Venezia, lunedì 15 marzo 2021. Sono appena le 7 del mattino. Io e mia moglie siamo già in piedi da un'ora abbondante. Dormiamo sempre meno, noi come tanti altri genitori (e non). Davanti a noi abbiamo l'ennesimo tunnel dove ci viene promessa una lanterna ma al massimo ci offrono un innaffiatoio per raschiare la terra. Sono appena le sette del mattino di lunedì 15 marzo 2021 e davanti a noi ci sono (almeno) tre settimane a stretto contatto col nostro meraviglioso figlio, insieme al quale dovremo conciliare l'attività lavorativa e le privazioni alla sua vita. Prendo il mano il suo disegno. In quel giallo dipinto dell'8 marzo disegnato per la sua mamma vedo la più autentica delle speranze con cui andare avanti e costruire un mondo diverso. Guardo una foto di mio figlio e mia moglie in campo, sorridenti e felici col disegno in mano, appena pochi giorni fa. Quante persone prima di me hanno fatto lo stesso? E dove siamo arrivati oggi? (...) Sospiro di desolante esasperazione.

Buongiorno, e buona fortuna a tutti.