lunedì 2 novembre 2026

Vado alla partita con mio figlio

In viaggio a vedere la Reyer Venezia  © Luca Ferrari 
Oggi sono molto felice perché vado a vedere una partita della Reyer femminile insieme a mio figlio… ed è sempre un'emozione fortissima vivere il basket insieme a lui.

di Luca Ferrari

“I’m so happy ‘cause today I found my friend", cantava Kurt Cobain nella generazionale Lithium (Nirvana). Un ritornello tanto banale quanto semplice e ricco di una dirompente potenza emotiva. Anni dopo aver consumato quella canzone su ogni supporto possibile (negli anni ‘90 anche una cassetta da 60 minuti interamente con la suddetta, ndr), l’ho ritrovata nella mia mente insieme alla paternità, scoprendo un momento quasi esclusivamente nostro, quello delle partite serali della Reyer Venezia e dove la palla giocata effettiva diventa quasi un extra. Tutto ha inizio molto prima. Ogni singola fase della giornata che precede la sfida cestistica è un momento speciale che viviamo insieme. Quasi un rituale. Un momento che so bene non sarà eterno ma va bene così, nevermind, appunto. Sono felice di ciò che sto vivendo insieme al mio piccolo cestista. Questo è il tempo in cui andiamo al Palasport Taliercio e gli tengo la sua manina ed è come vivere una fiaba, così come è stato fin dal giorno in cui è nato.

Adesso rilassatevi, vi racconto come funziona la nostra giornata reyerina. Tutto ha inizio all’uscita di scuola. Ci troviamo a metà strada. Il tempo di mettere giù lo zaino e si comincia con la merenda. Insieme a noi ovviamente c'è la dolce metà ma se non riuscisse a venire per impegni di lavoro, le si prepara già la tavola e la cena, esattamente come facciamo per noi. Eh già, mica si può andare al Taliercio senza una lauto banchetto, incluso il dessert post partita, generalmente consumato alla fermata dell’autobus o appena scesi dal suddetto, quanto stiamo camminando sul “fatidico” ponte delle Costituzione. Negli ultimi tempi ci siamo indirizzati verso un sontuoso panino con la cotoletta, ben avvolto nella carta stagnola per tenerlo caldo, più un altro mezzo che può essere con sottiletta Cheddar per lui e qualche fettina di pomodoro. Poi, come detto, un piccolo extra tipo un paio di mandarini e ovviamente una bottiglietta d'acqua. Col telefono caricato al top per biglietti ACTV in app e IMOB, siamo pronti per partire. Pur non essendo lontani da piazzale Roma, all'andata ci piace farla con super calma e prendiamo il battello e quindi l'autobus.

Ha inizio il breve viaggio. Appena quattro fermate sul pullman che va verso l’aeroporto e si può scendere. Sebbene in questo periodo dell'anno spero sempre che non sia particolarmente pieno, è spesso uno strazio: super affollato e con un desiderio incessante di smontare quanto prima. Fatto ciò, non rimane che attraversare la strada e imboccare la placida via Vendramin, destinazione il Palasport Taliercio. Solo pochi minuti di passeggiata, giusto il tempo per iniziare a pensare a chi farà più punti e non di meno, se questa volta, inquadrando il codice durante l’intervallo, riusciremo nell’impresa di arrivare primi e vincere qualche gadget della squadra oro-granata. Una volta arrivati al cancello sale l’attesa del piccolo per sapere chi sarà in primo piano sul giornale-manifestino, di cui ne conserviamo parecchi, ben incollati in uno speciale album fotografico. E così partono le previsioni con relativa euforia in caso di pronostico azzeccato.

Il mio lavoro di giornalista/content writer mi consente di avere abbastanza margine di “movimento” e complice anche la volontà del figliolo, arriviamo sempre con abbondante anticipo, giusto pochi minuti prima che aprano i cancelli, un'ora prima del fischio d'inizio. A differenza delle partite europee maschili, per le sfide europee delle donne non c'è la navetta gratuita da Venezia, disponibile invece per il campionato LBF. Non mi pesa la cosa, anzi. Sa più di avventura per noi isolani addentrarci nel mondo motorizzato e delle strade. Portare mio figlio a vedere una partita di basket non è soltanto un momento di condivisione e divertimento, ma anche un’occasione di crescita e di educazione. Lo sport insegna il rispetto, il valore del gruppo e l’importanza dell’impegno, dentro e fuori dal campo. È una visione che l’Umana Reyer porta avanti anche attraverso numerosi progetti dedicati alle nuove generazioni, realizzati in sinergia con le istituzioni scolastiche, universitarie ed educative del territorio, come la Reyer School Cup, e nuove collaborazioni che mettono in dialogo sport, formazione e ricerca.

Ultima in ordine temporale, l’Umana Reyer Venezia e l’Università degli Studi di Padova hanno avviato una collaborazione con l’obiettivo di integrare formazione universitaria, ricerca scientifica e sport professionistico, puntando a collegare le conoscenze accademiche alla pratica sul campo, e così favorendo lo scambio di competenze tra università e società sportiva. Il progetto si rivolge agli studenti del Corso di Studi in Scienze Motorie, offrendo loro l’opportunità di vivere un’esperienza diretta nel mondo della pallacanestro di alto livello. In questa nuova esperienza didattico-sportiva, gli studenti saranno coordinati da Francesco Cuzzolin, Head of Performance per i settori maschile e femminile della Reyer, con un passato professionale anche in NBA al fianco dei Toronto Raptors. Affiancando i preparatori fisici della Reyer nelle attività quotidiane legate agli allenamenti, potranno prendere parte alla raccolta e all’analisi dei dati, contribuendo ai processi di ottimizzazione della performance degli atleti e approfondendo gli strumenti e le metodologie di monitoraggio fisico e prevenzione degli infortuni.

Dal futuro delle nuove generazioni al presente del campo. Appena entrati al Taliercio, la vista dall'alto è sempre suggestiva. Le due squadre sono in riscaldamento, spesso e volentieri accompagnate da canzoni di sottofondo, rock ma non solo. La squadra ospite è quella più vicina all'ingresso mentre le "padrone di casa" sono nell'altra metà del campo. Per non so quale motivo, ognuno di noi ha il proprio rituale (casuale) mentre ci dirigiamo verso la “nostra area prediletta” che abbiamo scoperto corrispondere allo spazio riservato agli ospiti qualora venissero in massa, e che personalmente sarei felice di condividere, applaudendo insieme il grande spettacolo del basket. Io normalmente cammino sulla fila più bassa, mio figlio la più alta, convergendo poi nel suddetto spazio dove troneggia sempre lo stendardo della competizione, EuroCup in questo caso, e a fianco della quale si fa sempre una foto di rito.

Adesso manca davvero poco ma prima che venga lanciata la palla, c'è la presentazione delle due squadre e quell’inconfondibile AND NOOOOOOW!!!! dello speaker ufficiale Stefano Garzara, in arte oro-granata Steve Giant, scandito a pieni polmoni quando vengono annunciate le giocatrici della Reyer Venezia. Le luci si spengono ed entrano loro, chiamate una a una. Finalmente può iniziare la partita. In questi primi anni di sfide abbiamo visto di tutto: vittorie, sconfitte e trionfi. Succede nello sport, succede nella vita. Succede ogni volta che varchiamo la soglia del Taliercio. E quando il cronometro sancisce anche la fine dell'ultimo quarto, resta l'ultima missione da compiere: un energico 5 a tutte le giocatrici e poi via, in attesa del bus di ritorno. Se Will Smith aveva il sigaro post missione (Indipendence Day), anche io ho il mio da fare una volta rientrato in laguna. E mentre ci districhiamo tra callette e fondamenta sulla casa, i miei pensieri vanno già alla prossima partita della Reyer Venezia con mio figlio.