mercoledì 31 luglio 2024

Lo splendente Parco Naturale Kamenjak

Croazia, Kamenjak National Park

Mare cristallino, baie e roccia selvaggia. Uno scrigno verde si rivela nell'Istria meridionale (Croazia), a Premantura, nel cuore splendente del Kamenjak National Park.

di Luca Ferrari

Blu. Azzurro. Turchese. Per trovare un'acqua da sogno "basta" andare nei Balcani. Dal nordest italiano, un fugace passaggio in terra slovena e poi via, verso l'Istria croata, destinazione... ovunque! Una qualsiasi caletta può trasformarsi in una spiaggia da sogno. Questa volta però, ho una meta ben precisa, il Kamenjak National Park, a pochi minuti dal centro di Premantura, da cui poi si possono raggiungere altre mete di notevole bellezza come Medulin (Medolino). Natura selvaggia e un mare rigenerante. In linea d'aria/acquatica, Premantura è di fronte all'isola della Donzella (italiana, sul Delta del Po) ed è davvero impressionante la differenza "acquatica". Coste basse e sabbiose dalla parte italiana, coste profonde e rocciose sulla sponda croata. Bastano pochi passi e si è già in acqua alta. Bastano pochi passi sul fondale pietroso, e un'ondata di rigenerante beatitudine ti investe, il tutto senza un goccio di umidità.

Croazia, le spiagge sono ovunque. Non è necessario prenotare a ridosso del mare. Questa volta decido di fermarmi a Krnica, in Istria. Un contesto quasi bucolico. Un placido paesino con il pekarna locale per compare il necessario per la prima colazione e il pane, un supermercato e qualche tipico ristorantino. Una posizione decisamente tattica dove partire alla scoperta delle tante realtà balneari. E infatti, il tempo di arrivare sul primo pomeriggio, e dopo una decina di minuti di auto sono già davanti al mare, sulla spiaggia Plaža Duga Uvala. Molto gettonata dalle famiglie locali, in molti si godono il sole e l'arenile ciottoloso. Presente anche qualche pedalò. Per chi volesse un po' più di privacy invece, si può spostare sui lati della baia e tuffarsi direttamente dagli scogli. Le spiagge croate, specie quelle non particolarmente attrezzate, sono decisamente particolari. Hanno sempre un che di selvaggio ma allo stesso tempo sono molto ordinate. 

L'indomani, la meta del mio viaggio. Il Parco Naturale Kamenjak, poco distante da Premantura. L'ingresso nel parco ha un costo di 15 euro. Il prezzo non è assolutamente alto, ma bisogna avere bene in mente che cosa si ha intenzione di fare. A 2-3 minuti a piedi dall'ingresso infatti, c'è un enorme parcheggio dove si può lasciare il proprio mezzo gratuitamente ed entrare nell'area protetta senza lasciare un cent. Le prime spiagge non sono lontane (10-15 minuti massimo a piedi), però va considerato che le strade/sentieri sono molto polverosi, ci passano le macchine (ovviamente) e non sempre ci sono sentieri pedonali in mezzo alla macchia. Per chi al contrario volesse spostarsi all'interno dell'area, è consigliabile pagare (c'è UNO sconto se si pagano due giorni). Le possibilità di zone dove rilassarsi sono davvero innumerevoli (anche molto diverse da loro) e si può trascorrere un'intera giornata fino a dopo il tramonto (le 9 di sera).

Optato per il pedaggio, la scelta si rivela azzeccata e, come prima spiaggia scelgo un'area non particolarmente battuta, nemmeno dalla vegetazione. Solo roccia e mare. Mare, mare e mare a perdita d'occhio. Il sole batte forte ma la freschezza del mare è un toccasana capace di far accettare anche le più elevate temperature. Bisogna anche un po' attrezzarsi. C'è chi ha piantato una tenda tra gli scogli, e chi vi ha conficcato un ombrellone facendo attenzione alle bizze del vento. Tipico del parco naturale Kamenjak, le baie, e anche in questa zona ne trovo una, arrivando a nuotarci dentro. Qualche kayak ogni tanto si avvicina. Verrebbe voglia di starci tutta la giornata ma la curiosità mi riporta in auto per continuare l'esplorazione, arrivando in una meno invasiva zona di pineta, dove poter sostare nelle ore più calde, optando poi per una terza spiaggia per concludere la giornata e godermi le luci del vespro.

Questa volta la macchina la parcheggio a ridosso di un'ampia area boschiva, a pochi metri dal mare: la spiaggia Polje. Prima di arrivare un largo chiosco con panchine e tavoli di legno. Presenti anche giochi per bambini che così possono alternare le tante nuotate. Come detto, qui non ci sono lunghi arenili, ma piccoli spiazzi dove sono d'obbligo le ciabatte da mare. Ognuno si piazza dove meglio crede, sopra le rocce, magari vicino a qualche zona dove potersi riparare. Lì davanti, mare a perdita d'occhio. Il tempo di fare un bagno e viene voglia di rituffarsi ancora e ancora (anche perché fa caldo). Le ore passano veloci e un tuffo dopo l'altro, emerge un sano appetito, facilmente saziabile con il chiosco che per quanto limitato, cucina bene. E che spettacolo gustarsi le pietanze davanti al mare in attesa che il sole lentamente si spenga tra mare e rocce. Un sogno. Un sogno autentico di una notte di mezza estate croata. 

Croazia, la spiaggia di Plaza Duga Uvala © Luca Ferrari
Il placido paese di Krnica (Istria, Croazia© Luca Ferrari
ristorante a Krnica - cevapcici e piatto di pesce © Luca Ferrari
Baia nel Parco Naturale Kamenjak (Istria, Croazia) © Luca Ferrari
Parco Naturale Kamenjak (Istria, Croazia) © Luca Ferrari
Parco Naturale Kamenjak (Istria, Croazia) © Luca Ferrari
Parco Naturale Kamenjak (Istria, Croazia) © Luca Ferrari
La spiaggia Polje nel Parco Naturale Kamenjak (Istria, Croazia) © Luca Ferrari
Tramonto sulla spiaggia Polje nel Parco Naturale Kamenjak (Istria, Croazia) © Luca Ferrari
Tramonto sulla spiaggia Polje nel Parco Naturale Kamenjak (Istria, Croazia) © Luca Ferrari

venerdì 28 giugno 2024

Alvisiana Venezia, "il basket tende al cielo"

Alvisiana Basket Venezia, allenamenti © Luca Ferrari
Cannaregio, sestiere di sport e vita autentica. Dagli allenamenti settimanali al camp finale, si è appena conclusa una nuova intensa annata all'Alvisiana Basket Venezia.

di Luca Ferrari

Training, condivisione e tanto sano divertimento. Una nuova annata cestistica si è appena conclusa all'Alvisiana Basket Venezia e mentre d'estate l'attività si sposta in campetti improvvisati sopra i masegni della Serenissima, ripenso a quanto appena vissuto a bordo campo, quando le giovanissime generazioni della palla a spicchi si scatenavano in un mix di spensierato agonismo. Dieci mesi conclusi con una grande festa/saggio finale e il Basket Camp (per alcuni di essi), che ha visto un ulteriore impegno e tanta, ma tanta, voglia di confrontarsi e imparare. Un'ora di allenamento scarso ogni settimana, che iniziava sempre un po' prima, in uno stato di contagiosa adrenalina, e aveva sempre lo stesso finale: al suono della sirena, corsa fuori dalla palestra con le gote rosse e gli occhi entusiasti e... e tu lì, pronto ad abbracciarlo e ascoltare cosa avesse combinato (inclusi gli eventuali punti segnati), il tutto corroborato da una generosa merenda per ricaricare la "creatura".

Cannaregio è uno dei sestieri di Venezia che ancora prova a reggere lo strapotere turistico. In particolare, la zona tra Madonna dell'Orto e la Baia del Re, pullula di vita veneziana: famiglie, scuole, parchi (Savorgnan, Groggia) e un grande impianto sportivo che comprende: piscina, area per arrampicata, scherma, bocce, palestra di basket e il grande campo da calcio dell'Alvisiana. Poco distante, la palestra Gigi Marsico (ex-Umberto I), teatro di sfide cestistiche per i più grandi e sede anche del recente Basket Camp dell'Alvisiana Basket. Una Venezia nella Venezia più autentica, dove mamme, bambini e papà vanno su e giù senza sosta. La Venezia che molti credono non esista più, e invece "noi ci siamo" ed è bene che lo sappiano tutti. Noi ci saremo anche domani, insieme ai nostri piccoli-grandi sportivi.

Per il secondo anno consecutivo mio figlio ha frequentato il corso di basket dell'Alvisiana Venezia. Una scelta che in principio fu un'autentica sorpresa, poiché non aveva mai vis(su)to quel gioco tra le mura domestiche. Ma ci è voluto davvero poco perché il piccolo cominciasse ad appassionarsi, così come il sottoscritto, che ha iniziato ad aprirsi al mondo palleggiante. Il doppio allenamento pomeridiano ormai è un momento che attendo anche io con estrema trepidazione. C'è chi corre su e giù per il parquet, allenandosi, e chi, comodamente seduto su una delle tante sedie a disposizione nell'ampia sala d'attesa, si diletta con una piacevole lettura (a tema basket), "ciacolando" in contemporanea con altri genitori/amici. E se ci fosse qualche highlight NBA da recuperare, si può sempre dedicare qualche minuto per vedere le più recenti imprese dei vari Edwards, Jokic, Banchero & co., prima di cominciare.

Eccoli entrare in campo. Domina il verde Alvisiana della casacca, seguito dal rosso dei Chicago Bulls, ovviamente di Michael Jordan. Insieme a questi saltano, palleggiano e tirano senza sosta, il giallo Lakers di Lebron James, il blu Mavericks di Luka Doncic, il porpora della Reyer Venezia e anche il giallo-blu Warriors di Steph Curry. Nel corso dell'anno i bravi e pazienti coach hanno saltuariamente aperto le porte degli allenamenti a noi genitori, facendoci scoprire cosa combinano, oltre (ovviamente) a farci ammirare le performance dei nostri figli durante le immancabili feste di metà/fine anno. I fortunati che hanno potuto frequentare il Basket Camp 2024 poi, hanno potuto conoscere una vera leggenda dell'arbitraggio, il veneziano Stefano Cazzaro. Un uomo che nel corso della sua lunghissima carriera, ha messo la palla a 2 davanti al leggendario Dream Team statunitense, durante le Olimpiadi di Barcellona '92, e nella stessa manifestazione anche alla neonata Croazia del Mozart del basket, Drazen Petrovic (1964-1993).

Venezia ha una tradizione di pallacanestro più che secolare, eppure non è certo la città ideale per praticare questa disciplina all'aperto, dove gli spazi a disposizione (con canestro) si contano su una mano. Se si escludono le palestre attrezzate, il panorama non è dei più semplici. E per chi non volesse/riuscisse ad andare in terraferma, bisogna un po' ingegnarsi. Prima ancora di cominciare a giocare dunque, i giovani cestisti veneziani hanno una sfida da affrontare. A ben guardare però, anche realizzare un tiro da 3 per un "pulcino" non è facile, ma con l'impegno e la perseveranza si può ottenere tutto, e loro ci riescono e ci vogliono riuscire sempre di più. La pallacanestro è molto di più di un semplice gioco. Come ci ha insegnato l'11 volte campione NBA, Bill Russell (1934-2022): "Il basket è l'unico sport che tende al cielo. Per questo è una rivoluzione per chi è abituato a guardare sempre a terra".

Alvisiana Basket Venezia, allenamenti © Luca Ferrari
Alvisiana Basket Venezia, allenamenti © Luca Ferrari
Alvisiana Basket Venezia, allenamenti © Luca Ferrari
Alvisiana Venezia, Basket Camp 2024 © Alvisiana Basket Venezia
Alvisiana Venezia, Basket Camp 2024 © Luca Ferrari
Alvisiana Venezia, Basket Camp 2024 © Luca Ferrari
Alvisiana Venezia, Basket Camp 2024 © Luca Ferrari
Alvisiana Venezia, Basket Camp 2024 © Alvisiana Basket Venezia
Basket Camp Alvisiana Venezia,
l'allenatrice Serena Babetto e l'arbitro Stefano Cazzaro © Alvisiana Basket Venezia
Alvisiana Venezia, letture © Luca Ferrari
Basket a Venezia © Luca Ferrari

giovedì 23 maggio 2024

Vogalonga di Venezia, il mondo in voga

Venezia, alla 48. Vogalonga c'è anche il Canada © Luca Ferrari

La voga alla veneta, ma non solo. La Vogalonga di Venezia richiama sempre più equipaggi da ogni angolo del mondo. Dalla Croazia alla Finlandia fino al lontano Canada.

di Luca Ferrari

Tu sei lì, alla 48° Vogalonga di Venezia, ad applaudire una caorlina veneziana nel canale di Cannaregio e d'improvviso la tua mente si ritrova a "nuotare" in Croazia, sull'isola di Pag, una delle realtà più incredibili della nazione balcanica. Passa qualche minuto, addenti un "cicchetto" e d'improvviso nel tuo palato percepisci un'aroma di sciroppo d'acero, simbolo indiscusso di moltissime ricette canadesi. Ma come sarà possibile? C'è anche il colosso del Grande Nord a solcare la laguna, con un variegato equipaggio. Non faccio a tempo a immaginare un prossimo viaggio in Canada tra Quebec e l'isola del Principe Edoardo, che il suo vicino a stelle e strisce mi fa ripensare all'amichevole atmosfera della città di Seattle e del vicino stato dell'Oregon.

L'arrivo nel canale di Cannaregio è sempre una festa. Qui gli atleti, ormai quasi alla fine del lungo tragitto (oltre 40 km) alzano i remi e in cambio ricevono fragorosi applausi, anche dai più piccini. Insieme all'immancabile e fiero leone di San Marco, si susseguono molti equipaggi olandesi, francesi e tedeschi. Tutti Paesi che ancora mancano nel mio curriculum e che presto, spero di visitare anche solo per pochi giorni. Berlino è sempre lì che mi aspetta, per non parlare di qualche bel tour su due ruote tra i colori dei Paesi Bassi. E in tema di viaggi del futuro, la bandiera dell'Australia. Intanto però, è in arrivo uno dei richiami a me più cari, e votato alla natura incontaminata. Una barca proveniente dalla bellissima Finlandia mi culla fino alla Lapponia, tra renne e la ricerca di aurore boreali.

48. Vogalonga di Venezia, equipaggio americano © Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, equipaggio veneziano © Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, equipaggio dell'Australia © Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, equipaggio della Croazia © Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, equipaggio v© Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, kayak © Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, equipaggio del Canada © Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, equipaggio della Finlandia © Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, equipaggio della Francia © Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, equipaggio della Gran Bretagna© Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, l'alzaremi © Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, traffico sul canale di Cannaregio © Luca Ferrari
48. Vogalonga di Venezia, traffico sul canale di Cannaregio © Luca Ferrari

giovedì 16 maggio 2024

Le stragi e lo Stato... l'Italia s'è dest(r)a

targa commemorativa della strage dell'Italicss Ph. cyberuly/ Wikipedia

Anni '70, le stragi neofasciste insanguinano l'Italia. Che cosa diranno i "fascistelli" di oggi? Lo sapremo per il 50° anniversario degli attentati di piazza Loggia e del treno Italicus.

di Luca Ferrari

La strage. La commemorazione. Le parole di cordoglio più o meno sentite, con l'ordine tassativo di non screditare la fazione di turno. Mentre sempre più esponenti politici affermano con incredibile fierezza e tranquillità di essere fascisti, due tragici anniversari per l'Italia si avvicinano e sarà, consentitemi il termine poco giornalistico, "davvero interessante" assistere come alcune delle più alte cariche dello Stato e tanti altri personaggetti della politica locale, si arrampicheranno sugli specchi pur di non associare mai i termini fascismo e neo fascismo a due delle peggiori stragi di stato: la bomba di piazza Fontana a Brescia, il 28 maggio 1974, e l'esplosione sul treno Italicus la notte del 4 agosto 1974, di entrambi dei quali quest'anno ricorre il 50° anniversario. Due aggressioni omicide al popolo italiano che costarono rispettivamente la vita a 8 e 12 persone, ferendone 102 e 48. 

Stragi di stato. Stragi contro lo Stato. Stragi contro l'Italia e contro gl'italiani. Ma cos'è lo Stato? Ma perché dovremmo credere ancora allo Stato? Possiamo davvero protetti dallo Stato? Governo dopo governo, ognuno si è sempre prodigato di tutelare la propria parte (ideologia?), e noi popolo a ingoiare una menzogna dopo l'altra. E come rispondiamo? Negli agli Settanta scendere in piazza significava sfidare il Sistema, oggi non funziona più ma lo facciamo lo stesso. Scandiamo slogan perché non sappiamo cos'altro fare. Lo facciamo per sentirci a posto con la nostra coscienza anche se il mondo va a rotoli. Scarichiamo sul web le nostre peggiori frustrazioni travestite da candidi ideali perché abbiamo il tempo e la non-urgenza di farlo. Ci sentiamo degli eroi a distanza mentre chi soffre non ha tempo di parlare. Chi soffre davvero, può solo agire nella speranza che non venga scoperto prima che qualcosa cambi... o esploda, nel più atroce dei finali.

Anni di piombo. Eversione. Lotta armata. Dove c'è interesse, c'è violenza e non c'è colore che tenga. Sono tutti uguali. La storia d'Italia come di qualunque altro Paese dimostra che si sarebbero comportati allo stesso modo se fossero stati gli altri sul banco degli imputati. Una su tutte? Le foibe. Sì, quelle stesse foibe che i "rossi" non ebbero il coraggio di denunciare poiché alleati dei partigiani jugoslavi che ripagarono gl'italiani con la stessa moneta di crudeltà e violenza con cui le camice nere insieme ai sodali nazisti, avevano riversato senza pietà contro la popolazione slava (non a caso, oltre confine, il 27 aprile si celebra la Giornata contro l'Occupatore). Grazie al loro silenzio oggi le foibe sono un vanto ideologico della Destra. Una questione che se non fosse tragica, sarebbe quasi ridicola. Una questione, quella delle foibe, emblema della "bontà fascista", che solo tra il liquame cerebrale più ignorante può pensare di attecchire.

Nel 1974, l'anno in cui innocenti morirono per le bombe di piazza Fontana e a bordo del treno Italicus, io dovevo ancora nascere. Non ho vissuto gli anni di piombo. Nella mia storia personale ho visto cadere il muro di Berlino, ho assistito all'esecuzione del dittatore rumeno Ceaușescu e all'indifferenza verso la guerra dei Balcani. Ho visto gli aerei schiantarsi sulle Torri Gemelle e poi  l'orrore di tutto quel pan-americanismo belligerante in Afghanistan e Iraq, mente nel frattempo Cina e Russia facevano lo stesso, meritandosi però un'attenzione diversa da parte dei moralisti sinistrorsi. Le vite umane? Quelle non contano. I morti di Brescia, dell'Italicus e della stazione di Bologna sono gli stessi del World Trade Center e di Sarajevo. Gente inerme che ha pagato con la vita l'inesistenza dello Stato. Innocenti strappati per sempre all'amore dei propri cari mentre il mondo degli Stati ha continuato imperterrito il suo percorso di opportunismo, annientamento e morte.

Vittima soccorsa dopo l'esplosione in piazza della Loggia (Brescia)

martedì 26 marzo 2024

Croazia ergo basket

Campo da basket a Seline (Croazia© Luca Ferrari
A canestro dall'isola di Ugljan fino a Cres, passando per la Riviera Paklenica e il lungomare delle stelle di Opatja. Viaggio in Croazia tra mare e (tanti) campi da basket

di Luca Ferrari

Mare (spesso) cristallino, fondali profondi e spiagge variegate tra costa rocciosa e distese sabbiose. La Croazia marina è un autentica perla di Madre Natura. A dispetto del recente passaggio dalla kuna all'euro, è ancora una meta economica e più vantaggiosa rispetto al Bel paese. Ma non è solo la voglia di mare, di natura selvaggia e dei servizi gratuiti che si trovano davanti all'acqua, a spronare a varcare gli ex-confini slavi. A dispetto di una viscerale passione per il calcio come per tanti altri Paesi europei, in Croazia così come in gran parte delle Repubbliche slave, Slovenia e Serbia su tutte, a dettare legge è la pallacanestro. Ovunque ci sono campetti, molti dei quali proprio davanti al mare. Una vera manna per gli appassionati di questa disciplina a cui suggerisco, nel momento di fare le valigie per la Repubblica balcanica, di portarsi dietro anche un pallone da basket. Trovare di che allenarsi non sarà per nulla un problema, anzi. E sarà anche l'occasione per giocare in compagnia in qualche rilassante match internazionale.  

Quasi come se fosse un presagio ciò che mi aspetta, nel mio viaggio verso all'isola di Ugljan, faccio una breve tappa in Istria, giusto per un tuffo in acqua e uno spuntino. Parcheggiata la macchina a Opatija, senza saperlo mi ritrovo a passeggiare sul lungomare delle stelle croate, dedicato ad alcuni dei più celebri personaggi sportivi. Tra i presenti, due monumenti della pallacanestro: Kremisir Cosic (1948-1995) e Drazen Petrovic, quest'ultimo capace di tenere testa al leggendario Dream Team alle Olimpiadi di Barcellona '92, e in forza ai New Jersey Nets nel campionato NBA statunitense, prima del tragico incidente che gli costò la vita in Baviera nel 1993. Raggiunta la mia meta insulare, dopo una bucolica passeggiatina tra alberi, fragole/more selvatiche da cogliere e fiori, faccio una prima tappa nel centro abitato di Kukljica. Il tempo di prendere confidenza con il piccolo Studena Market e il pekarna per fare acquisti per la successiva colazione, ed ecco che a ridosso della chiesetta parrocchiale di San Paolo (XVII sec.), un piccolo campo da basket.

Giorno dopo giorno, Ugljan si rivela davvero una piacevolissima scoperta. Spiagge di ogni tipologia e natura selvaggia. Guidando la statale 110, girando verso Dobropoljana, mi appare un gigantesco murale dedicato al già citato Cosic. Una presenza non esattamente casuale. Originario di Zagabria, legò la prima parte della sua carriera al K.K. Zadar (Zara), squadra dell'omonima città, situata proprio davanti all'isola di Ugljan. Con i colori bianco-blu, vinse la YUBA Liga (il campionato di pallacanestro jugoslavo) cinque volte, tre dei quali juniores. Prima di chiudere la carriera a casa, con la Cibona Zagabria, vincendo un campionato, tre coppe di Jugoslavia e la Coppa delle Coppe, il gigante croato (2,09 m.) disputò anche due campionati italiani con la casacca della Virtus Bologna, conquistando in entrambe le annate il campionato nazionale.

Fermatomi a Tkon per una pausa mangereccia a un pekarna locale, trovo delle succulente pite agli spinaci e formaggio, appena sfornate. Senza neanche uno sforzo, il tempo di fare due passi ed ecco un immenso campo da pallacanestro. Complice forse l'orario mattutino da spiaggia e/o lavorativo, non c'è nessuno. Una tentazione davvero irresistibile che si merita il giusto riconoscimento sul campo. E dopo innumerevoli nuotate, non c'è nulla come una buona lettura per concludere una giornata al mare. Trovo il mio piccolo angolo di paradiso in una baia riparata, a Mrljane, con fichi tutt'intorno da cogliere per una merenda open air. Pochissimi turisti, tutti al contrario concentrati dalla parte opposta dove sono presenti bar davanti al mare e l'ennesimo campo da basket. Questa volta però, la pallacanestro non la vivo col sudore, ma tra le placide pagine di uno dei più bei volumi letti fino a ora, L'uomo che raccontava il basket, del giornalista Sergio Tavcar.

Un volume che racconta la Jugoslavia in parallelo all'evoluzione della Nazionale di basket, arrivando alla epica conquista di Europei, Mondiali e Olimpiadi, per poi assistere al disfacimento e alla nascita delle singole Nazioni. Pagina dopo pagina, è difficile non immaginare/fantasticare su cosa sarebbe potuta essere oggi la squadra con tutti questi formidabili giocatori sotto la stessa bandiera: Jokic (serbo, Denver Nuggets), Bogdanovic (croato, New York Knicks), Vucevic (Montenegro, Chicago Bulls), Doncic (sloveno, Dallas Mavericks), giusto per citarne alcuni. Abbandono l'isola di Ugljan con non poca nostalgia, non solo per i luoghi ma anche per la piacevolissima compagnia incontrata. Prima di prendere il traghetto e tornare in terraferma, trovo il tempo di fare un bagno in mezzo alla natura più fresca e incontaminata dalle parti di Jadransko, regalando un omaggio a una delle più mitiche squadre di tutti i tempi: i Detroit Piston all'epoca dei Bad Boys (di cui vi siggerisco vedere l'omonimo documentario disponibile su Disney+).

Premesso che una volta indentificata la mia destinazione, non mi perdo mai in troppe annotazioni pre-partenza, al contrario lasciando il piacere della scoperta direttamente in situ, sulla strada che mi porta sulla riviera di Paklenjca, passo anche per Rovanjska, meta del mio primo viaggio in terra croata. Il tempo di mettere giù le valigie in un appartamento a Seline e attraversare la strada (letteralmente), sono già davanti al mare. Costeggiando il Kamp Jaz e superato l'acquapark Starigrad Paklenica, ho solo l'imbarazzo della scelta di dove piazzarmi. Nell'ampia area di Beach Seline, oltre a tanti attrezzi esercizi ginnici, c'è un ampio campo da basket proprio davanti al mare. E come tirarsi indietro? Raramente l'ho visto libero, divertendomi anche ad assistere ad accese partite con generazioni miste a sfidarsi con non poca destrezza sotto canestro.

I giorni scorrono lungo la costa nella contea di Zara, ma prima di tornare a "calciolandia" (consentitemi questa steccata all'Italia, ndr), mi attende un'ultima meravigliosa esperienza croata, sull'isola di Cres (Cherso), la più grande realtà insulare dell'Adriatico. Mare stupendo, poco affollata e una perla arroccata, il borgo di Lubenjce, che tutti dovrebbero visitare almeno una volta nella vita. Alloggiato nel centro abitato di Cherso, non faccio neanche tempo ad arrivare davanti all'acqua ed ecco sulla destra, l'ennesimo campo da pallacanestro. Così, prima di iniziare una giornata (e finirla), ci scappano sempre due tiri. Passano gli ultimi giorni così, tra gite in barca a vela in un mare degno dei Caraibi, facendo tappe nell'appartata Raka Beach e successivamente un'interessantissima visita al Beli Visitor Centre and Rescue Centre for Griffon Vultures, dove si curano la specie autoctona dei grifoni. Arrivata l'ora del saluto, guardo il tramonto sul mare di Cres. Vedo un bambino spensierato lanciare la palla a canestro. What a wonderful world...

Campo da basket nel centro abitato di Chersoisola di Cres (Croazia) © Luca Ferrari
Lungomare di Opatija (Croazia© Luca Ferrari
Isola di Ugljan (Croazia), centro di Kukljica - campo da basket © Luca Ferrari
Isola di Ugljan (Croazia), il mare cristallino della spiaggia Plaza Luka © Luca Ferrari
Isola di Ugljan (Croazia), si gioca a basket nelle acque di Plaza Luka © Luca Ferrari
Croazia, isola di Ugljan - murales in memoria di Kresimir Cosic © Luca Ferrari
Croazia, isola di Ugljan - murales in memoria di Kresimir Cosic © Luca Ferrari
Isola di Ugljan (Croazia), Tkon - campo da basket © Luca Ferrari
Isola di Ugljan (Croazia), relax sulla baia di Mrljane © Luca Ferrari
Jadransko (Croazia) © Luca Ferrari
Appassionati di basket a Jadransko (Croazia) © Luca Ferrari
Riviera di Paklenjca (Croazia) - campo da basket a Beach Seline © Luca Ferrari
Il mare sull'isola di Cres (Croazia) © Luca Ferrari
Veleggiando sulle acque di Cres (Croazia) © Luca Ferrari
Panoramica sull'isola di Cres (Croazia) © Luca Ferrari
Tramonto sull'isola di Cres (Croazia) © Luca Ferrari