mercoledì 19 settembre 2012

Bressanone, the way of canederli and strudel

Bressanone (Bz), i canederli al Mercato del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Alla scoperta delle specialità del Mercato del pane e dello strudel di Bressanone. Un universo di sapori intenso e soave.

di Luca Ferrari

Il vero succo di mela brumoso. Il pane appena sfornato in piazza Duomo. La soffice particolarità dei canederli al grano saraceno. L'inimitabile profumo della frittata dolce della tradizione tirolese, Kaiserschmarren. Tra pascoli e il gorgoglio di ruscelli montani, alla scoperta dei tipici sapori altoatesini al Mercato del Pane e dello Strudel di Bressanone. Dove ogni boccone diventa un’intensa esplorazione sensitiva.

Bressanone (Bz), l'inimitabile frittala dolce Kaiserschmarren al Mercato del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz), il  succo di mela al Mercato del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz), croccanti pagnotte al Mercato del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz),  si prepara il pane al Mercato del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz), i strudel appena sfornati al Mercato del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre

lunedì 17 settembre 2012

Bressanone, la Festa del pane e dello strudel

Bressanone (Bz) - una fetta di soffice strudel © Stefano Feltre
Il mondo contadino del Mercato del Pane e dello Strudel di Bressanone si rivela. Cultura e palato brindano entusiasti. 

di Luca Ferrari

Bastano pochi minuti di cammino nel centro della cittadina della provincia autonoma di Bolzano che subito il richiamo della saga, sotto forma di variegati odori, ti guidano senza bisogno di chiedere informazioni per la piazza davanti al Duomo. In pochi istanti vengo investito da immagini e sinfonie umane, alcune quasi impercettibili, come la soffice nevicata di farina che cade da un piccolo mulino, altre più tonanti come la cavalcata di una carrozza che porta in giro i turisti. 

La piazza si apre al rito millenario dei battitori del grano, e in uno stand  riesco ad assistere alla preparazione del burro. Tutt’attorno, i balconi traboccano di fiori. I produttori arrivano da tutta la provincia. Il marchio garantisce l’uso di ingredienti naturali, l’assenza di conservanti o altri additivi, di miscele di farine e lieviti pronti, l’uso esclusivo di mele dell’Alto Adige nella preparazione dello strudel, e il rispetto disciplinare grazie a periodici controlli effettuati da un organismo indipendente e accreditato.

“Le nuove generazioni sono sempre più inclini a rilevare le attività dei genitori” spiega la mia guida Thomas Gänsbacher, “Il neo-presidente dell’Associazione dei Panificatori, Benjamin Profanter, ha poco più di trent’anni. I giovani stanno portando avanti l’idealismo dei loro predecessori. Il settore artigianale ha un peso nella società alto-atesina. In ogni comune le piccole attività prosperano”.

Aldilà dell’indubbia qualità di mele, il simbolo della cucina altoatesina restano i canederli, una sorta di gnocchi della cucina contadina. Se col tempo si sono aperti a nuove ricette con gli spinaci, al formaggio o ai fegatini per esempio, quello tradizionale resta a base di pane secco, latte, erba cipollina e speck, senza dimenticarsi le antiche ricette come quella col grano saraceno.

Bressanone (Bz) - Festa del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz) - Festa del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz) - Festa del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz) - Festa del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz) - Festa del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz) - Festa del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz) - Festa del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz) - Festa del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz) - Festa del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre
Bressanone (Bz) - Festa del Pane e dello Strudel © Stefano Feltre

mercoledì 12 settembre 2012

La polenta della tradizione italiana a Seattle

La polenta della San Gennaro Food Inc. © Ilya Moshenskiy
Dal Belpaese al Nordovest americano. Da Sulmona (Aq) a Seattle. Un incredibile viaggio culinaro per gustare la polenta della tradizione italiana.

di Luca Ferrari

Soffice mozzarella fusa, o con spinaci. L’inimitabile e ficcante odore della fontina a dare ancor più aroma. Il delicato sapore dei pomodori sopra a mo’ di bruschetta. E lì sotto, lei. la polenta. No, non sono in qualche malga a ridosso delle Dolomiti. Né in qualche cascina sulle colline lombarde. A gustare la polenta secondo alcune delle antiche ricette italiane, sono nel piccolo comune di Kent poco lontano dalla città di Seattle

Nei primi anni ’90 Jerry Mascio ha fondato la San Gennaro Food Inc., azienda specializzata esclusivamente nella preparazione della polenta preconfezionata.

“Sono nato nel 1952 a Sulmona, in Abruzzo. Lì mio nonno aveva una fabbrica di pasta. Quando questa chiuse nel ’57, mio padre andò a lavorare in un’analoga struttura in Libia” racconta il titolare dalla sua casa immersa nel verde di Seattle in un buon italiano, “due anni dopo, gli venne offerto un lavoro al Majorette Maccaroni e fu così che ci trasferimmo nelgli Stati Uniti, “Aveva con sé una macchina per fare ravioli freschi e iniziò a prepararli in casa. Il successo fu tale che dopo il college divenne un’occupazione a tempo pieno anche per me. Nasce la Mascio’s Italian Specialty. Lavoravamo 24 ore al giorno. Avevamo 130 dipendenti. Poi vendemmo la compagnia nel 1993”.

Ed è allora che Jerry, seguendo in pieno quello spirito d’intraprendenza e iniziativa di una certa cultura d’oltreoceano, si lancia in una nuova sfida. Ma questa volta voleva qualcosa di meno complicato. La polenta, per l’appunto. 

“Personalmente mi è sempre piaciuta, così ho pensato di produrla per mercati locali” racconta ancora Jerry, “Alcuni anni fa ero rimasto colpito dal come in Italia si vendesse la polenta pronta già confezionata. Mi resi subito conto che fosse una grande idea, ma all’epoca pensavo che nessuno negli Stati Uniti sarebbe stato interessato a comprarla”.

In un posto che in pochi nel Belpaese collegherebbero alle antiche tradizioni della propria cucina, l’italo-americano Jerry Mascio dunque parte con il nuovo business. È l’ora della San Gennaro Foods Inc. Il prodotto piace. È immediato, facile da preparare e si può utilizzare per numerose ricette. 

Nel giro di pochi anni esce dal circuito locale, passando a quello dell’intero continente nordamericano, “sconfinando” poi anche in Canada, America Centrale e Caraibi. La madrepatria continua a lasciare il segno, la sorella di Jerry a Georgetown, quartiere di Seattle poco distante dagli stadi di Baseball e Football, produce i classici arancini.

Mr. Mascio, in Italia negli ultimi anni si sono riscoperti i piaceri della cucina tradizionale. Nota che negli Stati Uniti si stia seguendo lo stesso trend? C’è sempre un più ampio movimento rivolto alla consumazione di cibi sani e naturali (vedi anche le campagne della First Lady, Michelle Obama, ndr), e i cibi di un tempo hanno simili requisiti. A ogni modo, piatti come la polenta richiedono molto tempo per essere cucinati, e al giorno d’oggi la gente è sempre più impegnata e raramente riesce a dedicarsi a pietanze elaborate. Abbiamo così pensato di realizzare un prodotto che fosse comodo e facile da preparare.

Ci sono nuovi progetti in cantiere? Cerchiamo sempre di pensare a nuove e stimolanti idee da immettere nel mercato. Abbiamo esportato il nostro modo di cucinare la polenta e lo abbiamo allargato alle granaglie (la polenta Americana) e con la farina d’avena. Con l’aumento della domanda di cibi naturali, sta aumentando la richiesta di quest’ultima. Il nostro obbiettivo comunque non è inventare nulla ma portare cibi sani nel mercato, e in modo conveniente.

Nella più classica delle delicate tradizioni Proustiane, anche per Mr. Mascio la polenta è un’autostrada della memoria. “Ricordo ancora quando mia madre la spalmava su una grossa teglia di legno e tutti la mangiavamo direttamente da lì, con salsa, salsicce, formaggio, cipolle, olive. Fin da allora rimasi colpito dalla sua estrema semplicità, e bontà”. Adesso è il mio turno. E nel mio carnet sensoriale della polenta, da oggi c’è anche la storia di Jerry Mascio lassù, a Seattle.

La polenta della San Gennaro Food Inc. © Ilya Moshenskiy
La polenta della San Gennaro Food Inc. © Ilya Moshenskiy
La polenta della San Gennaro Food Inc. © Ilya Moshenskiy

martedì 11 settembre 2012

Belly Roads – parole di Danza, sentieri d’Oriente

Luca Ferrari e il suo libro di poesie Belly Roads
La poesia più istintiva erede delle lyrics rock si tinge di bellydance. È uscito il libro Belly Roads - parole di danza, sentieri d'oriente (2012, Granviale Editori).


"...ventagli avvicinano le rive a un’esibizione/ 
che ha cambiato la mitologia delle storie  
fin qua tramandate/ ...care sorelle sirene di torrente, 
nel delicato incanto 
di un inconscio tangibile/ 
vi confido che la condivisione dello spazio/ 
ha magicamente accerchiato/ 
ciò che zampilla dalle Vostre iniziali più noir ..."

Dopo articoli e reportage sul mondo della Danza Orientale, l’ispirazione gitana carezza il linguaggio primordiale. Plasmandosi in  parole istintive e immediate, dentro il solco tracciato dalle lyrics rock. È il momento di Belly Roads – parole di Danza, sentieri d’Oriente (Granviale Editori, 2012), il nuovo libro di poesie del giornalista - scrittore veneziano Luca Ferrari.

L'avventura inizia durante il Festival dei Popoli, al Lido di Venezia, in occasione della performance del Gruppo Shams. Una fondamentale intervista con le protagoniste e un attimo dopo è già l'inizio di una nuova Storia (infinita) dove dagli appunti emerge uno stato d’animo che s’immedesima nell’ascolto della musica di sottofondo, assimilando delicatamente i passi e i movimenti del bacino. 

Uno spazio dove la ragazza/donna inizia un percorso di crescita. Prende consapevolezza di ciò che ha dentro. Negli anni successivi ci furono le esperienze dei palchi internazionali del Silk Road Project, il folclore multietnico dell’Heshk Beshk Festival, fino a sbarcare nel cuore globale della città eterna, con il Roma Tribal Meeting. Lì nel mezzo e oltre, un percorso intenso. Inatteso, per certi versi. Un viaggio che ha reso ogni incontro, conversazione. Quel sentiero oggi, è diventato una strada.

Dopo il tema dei viaggi del precedente Latitudini V (2011), al centro dei testi di Belly Roads c'è dunque la Danza Orientale. Un libro di 27 poesie la cui copertina è stata realizzata dalla talentuosa artista siciliana nonché danzatrice Viviana Ammannato, e impreziosito dalla prefazione di una delle pioniere della danza orientale in Italia, Jamila Zaki, direttrice di Zagharid, il primo circolo culturale italiano interamente dedicato all’arte della danza orientale.

L'ispirazione chiede conferma alla visione di ciò che è stato immortalato. Avanti così allora,
“…non fa ancora abbastanza freddo 
per poter dire a gran voce quello che ho provato...
 arrivato a questo punto delle mie suole, 
un medaglione è la sola ninnananna 
pensata per un orto/ 

Adesso ha preso un fiore 
e se l’è posato in equilibrio 
sopra un polpastrello… se proprio 
ne avete bisogno, 
chiamatela transumanza” ... e adesso, danzate ancora una volta. Fino alla fine dei tempi.

l'autore Luca Ferrari e il libro Belly Roads - parole di danza, sentieri d'oriente
Giulia Giamboni (Gruppo Shams), performance al Lido di Venezia © Luca Ferrari
Silk Road Festival 2011, Estelle Chao © Federico Roiter
Silk Road Festival 2011, Valentina Manduchi © Federico Roiter
Roma Tribal Meeting 2011, Ilhaam Isabel de Lorenzo © Luca Ferrari
Roma Tribal Meeting 2011, Rustiqua © Luca Ferrari
Roma Tribal Meeting 2011, Shadì & Carlotta © Luca Ferrari
Eshta show 2012, Gruppo Tribal preparato da Ingrid Zorini © Luca Ferrari
Eshta show 2012, Tribal Fusion di Ingrid Zorini © Luca Ferrari

lunedì 10 settembre 2012

L'unione fa la danza

Eshta show 2012, le giovanissime protagoniste di Gioco Danza © Luca Ferrari

Culture, ispirazioni e generazioni unite, passando anche per l'animazione più innocente, danzano insieme. Un linguaggio universale si snoda e si racconta.

di Luca Ferrari

Mestre (Ve), Centro Culturale Candiani. È di scena il saggio spettacolo dell’Associazione Eshta Centro di Danza Orientale. Si comincia con il gruppo Fanveils, dietro la cui coreografia c’è l’esperta regia di Emanuela Camozzi. Il tepore dell’arancione indossato dalle danzatrici si sposa alla perfezione con i colori più glaciali dei veli. E la sensazione finale, è quella di essere parte un nucleo dall'energia appena agli inizi della sua intera e primaverile esistenza.

Tocca poi all’insegnante e coreografa Emanuela Camozzi. Dopo una prima performance di gruppo e un delicato accompagnamento (che ha intenerito l’anima di tutti i presenti) alle giovanissime generazioni di 4-5 anni, al loro debutto “danzante”, fa il suo ingresso solista.

Come una nuvola di sabbia dorata, vola da un confine all’altro del mondo-palco. Incessante. A scandire i suoi passi e movimenti, musica persiana che come gli accordi del vento, non cede a niente. Il suo folklore schizza come gemme di sole. Le mani battono sul tamburello. Le labbra sorridono. E alla fine, c’è solo il tempo di un ultimo fragoroso inchino.

È il momento del Gruppo Intermedio 1 guidato da Camilla Lombardi. Stile classico, seguendo l’ispirazione della canzone Inta Omri. Farfalle immobili con le ali aperte. Il viso rivolto verso l’ignoto Sale in cattedra l’iride. Le tonalità degli indumenti si rincorrono. Rosso. Rosa. Viola. Bianco. Oro. Codici arcaici si rinnovano ogni volta una danzatrice incrocia un’altra creatura.

La musica irrompe. Gli occhi sono alla ricerca di un nuovo blocco di partenza. I braccialetti lungo le braccia suggeriscono. Le monete accanto al ventre tintinnano sopra l'ombelico. C’è chi si muove scalza. Tutto quello che deve essere detto, è qui. Davanti a noi. Dentro di loro, le interpreti danzanti.

“There comes a time when we need a certain call/ When the world must come together as one – Arriva il momento in cui abbiamo bisogno di una chiamata particolare/ Quando il mondo ha bisogno di diventare una cosa sola” … iniziava così l’immortale We Are the World, scritta nel 1985 da Michael Jackson e Lionel Richie e incisa a scopo benefico dal supergruppo USA for Africa.

Durante la performance/spettacolo dell’Associazione Eshta c’è stato un doppio momento che ha raccontato qualcosa di diverso e dolcemente speciale. Prima e dopo la performance solista dell’insegnante Olga Acerboni e del Gruppo principianti preparato da Emanuela Camozzi, danzante lo stile classico con eleganti veli rosa e lunghe gonne arboree verdeggianti, hanno fatto il loro debutto piccole creature di 4-5 anni. Giocando. Ballando. Sorridendo. Muovendo i piedini sulla pedana come piccoli Bambi.

Attraverso la favola e la colonna sonora del celebre film Disney, Aladdin (1992), un giovanissimo e affiatato gruppo multietnico di bambine e un maschietto, hanno ricreato un percorso di magica fantasia, dando i primi colpi d’anca e facendo tintinnare le prime monetine. Qualche tempo fa però qualcuno, dall’alto della sua impeccabile posizione istituzionale e con tanto di avallo di una stampa evidentemente faziosa e poco documentata, definì la Danza Orientale uno spettacolo “poco adatto alle famiglie”.

E sempre dall’immortale We Are the World, “There's no way we can fall Well, well, well, let's realize/ That one change can only come/ When we stand together as one – Non potremo mai fallire/ Bene bene capiremo/ Che le cose potranno cambiare soltanto/ Quando saremo uniti come se fossimo una cosa sola” … esattamente come quelle bambine laggiù al centro della pedana.

Fanveils group © Luca Ferrari
Fanveils group © Luca Ferrari
Fanveils group - Luisa Galati © Luca Ferrari
Fanveils group © Luca Ferrari
Eshta show 2012, Emanuela Camozzi © Luca Ferrari
Eshta show 2012, Emanuela Camozzi © Luca Ferrari
Eshta show 2012, Emanuela Camozzi © Luca Ferrari
Gruppo Intermedio 1, stile Classico © Luca Ferrari
Gruppo Intermedio 1, stile Classico © Luca Ferrari
Gruppo Intermedio 1, stile Classico -
le monete tintinnano sull'ombelico e il ventre danzante © Luca Ferrari
Gruppo Intermedio 1, stile Classico © Luca Ferrari

Eshta show 2012,  danzatrice del Gruppo Principianti preparato da E. Camozzi © Luca Ferrari
Eshta show 2012, danzatrice del Gruppo Principianti preparato da Emanuela Camozzi © Luca Ferrari

martedì 4 settembre 2012

Venezia, la Regata Storica 2012

Venezia, la Regata Storica 2012 lungo il Canal Grande © Luca Ferrari
Assistere alla Regata Storica di Venezia è sempre uno spettacolo, ovunque ci si trovi.

di Luca Ferrari

Piazzatomi a ridosso del celebre Ponte degli Scalzi, ecco arrivare il corteo storico capeggiato dalla Bucintoro che vira a fine Canal Grande per far rotta verso il Ponte di Ri' Alto, e concludere la propria passeggiata acquea presso la sede universitaria di Ca' Foscari.

Venezia, la Regata Storica 2012 lungo il Canal Grande © Luca Ferrari
Venezia, la Regata Storica 2012 lungo il Canal Grande © Luca Ferrari
Venezia, la Regata Storica 2012 lungo il Canal Grande © Luca Ferrari
Venezia, la Regata Storica 2012 lungo il Canal Grande © Luca Ferrari
Venezia, la Regata Storica 2012 lungo il Canal Grande © Luca Ferrari
Venezia, la Regata Storica 2012 lungo il Canal Grande © Luca Ferrari
Venezia, la Regata Storica 2012 lungo il Canal Grande © Luca Ferrari
Venezia, la Regata Storica 2012 lungo il Canal Grande © Luca Ferrari
Venezia, la Regata Storica 2012 lungo il Canal Grande © Luca Ferrari