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venerdì 8 gennaio 2021

Chester, la (mia) conquista d'Inghilterra

Il centro storico di Chester (Inghilterra - UK) © Luca Ferrari

Viaggio in Inghilterra per migliorare l'inglese nella multietnica e accogliente Chester. Un'esperienza fondamentale che segnò l'inizio della mia svolta lavorativa, e anche umana. 

di Luca Ferrari

Un percorso professionale arenato. Le inevitabili difficoltà nel cercare una nuova direzione in un mercato saturo e molto compromesso da internet. Poi, la decisione. Un mese all'estero in Inghilterra a migliorare l'inglese. Un'incursione totale Oltremanica quando ancora il Regno Unito faceva parte della Unione Europea. La scoperta di una realtà accogliente e incantevole, Chester, capoluogo della contea del Cheshire. Un periodo incredibile. E al ritorno? Tante lacrime, ma anche la ferma volontà di cambiare vita. Di lì a qualche mese sarebbe accaduto e da allora non ho praticamente più smesso di lavorare da remoto, l'odierno smart working. Quel viaggio a Chester fece la differenza nella mia vita e stava iniziando proprio dieci anni fa. Era l'8 gennaio 2011.

Facevo il giornalista da anni ormai. A dispetto di un numero spropositato di esperienze, inclusi reportage internazionali e umanitari (Bosnia, India), alla fine dei conti il saldo economico era a dir poco sconfortante. Ero stufo ma allo stesso tempo bloccato dalla mia passione per la scrittura e la voglia di non buttare via tutto quel che avevo fatto nel campo dei media. Forse ci voleva una pausa. Un qualcosa per ricalibrare le idee, rifiatare e imparare anche qualcosa. Da sempre amante della lingua inglese, pensai fosse arrivato il momento per migliorarlo in situ. Iniziai a fare un po' di ricerche e m'imbattei in una scuola davvero particolare, la English in Chester. I corsi duravano per il tempo desiderato, iniziando quando si desiderasse. Un'opportunità che non mi feci sfuggire.

Fu così che l'8 gennaio 2011 salii a bordo dell'ultimo volo giornaliero della Easyjet da Venezia a Londra, dove sostai una notte, per poi proseguire l'indomani col treno dalla stazione di Central Euston fino a Chester. Nella City c'ero stato altre volte in gioventù e lo ammetto, non mi aveva mai conquistato. Alloggiato nei pressi di Walworth, quartiere dove nacque Charlie Chaplin, l'indomani fui felice di rimettermi in viaggio, attraversare una bella fetta d'Inghilterra rurale e arrivare finalmente a destinazione. L'impatto non fu alla luce del sole, per cui non capii subito dove mi trovassi. Ciò che sapevo era che la mattina seguente mi sarei dovuto presentare e calarmi subito in una nuova realtà insieme a compagni di corso provenienti da ogni dove.

Alla faccia di tutte le parole di facciata che si copiano su curriculum o Linkedin che sia, non mi ritengo (e non sono) una persona che si adatta in un baleno però allo stesso tempo mi basta anche molto poco per sentirmi a mio agio, soprattutto quando sento un clima amichevole attorno a me. Tra i banchi della "English in Chester" è ciò che accadde praticamente subito. Non fu solo la materia a interessarmi, era l'esperienza di questa nuova vita a galvanizzarmi, condivisa oltre tutto con tanti nuovi amici. Mattina dopo mattina, sfruttando anche la mia venezianità nel camminare sempre e comunque, non prendevo mai l'autobus, godendomi una lunga passeggiata prima di arrivare a scuola, e così passando sempre per il centro storico e costeggiando l'imponente Cattedrale della Vergine Maria Purificata

Vivere una città non è come toccarla per una settimana o meno. Vai a fare la spesa. Guardi a sinistra prima di attraversare la strada (se sei in Inghilterra, ndr). Ti immergi nei sapori locali, cosa che in terra d'Albione personalmente apprezzo molto. Entri nella cultura e anche quello che a casa tua non faresti mai, qui assume nuovi contorni, come andare al pub a vedersi una partita di calcio del Liverpool, a Chester tifatissimo, contro i nemici londinesi del Chelsea. Non è questione (banale) dell'erba migliore del vicino, ma per una persona che vuole migliorare la propria lingua, farsi due ore di immersione tra la gente del posto, è quanto di più istruttivo ci possa essere. E pazienza se non ti piace la birra, c'è sempre il sidro con cui gozzovigliare in compagnia, una sorta di succo di mela frizzante così dannatamente British.   

Chester è una realtà abbastanza benestante, e a dispetto di zone più complicate nel Regno Unito dove non sempre una parlata straniera è ben vista, qui al contrario, grazie anche al costante flusso di studenti di ogni età e provenienti da tutto il mondo, la multiculturalità è di casa alla stregua di una Londra con la differenza, fondamentale per il sottoscritto, che la vita è molto meno frenetica. Nei secoli addietro l'Impero Romano arrivò fin quassù, e sono molte le tracce ammirabili a cominciare dalle mura, e potendo anche incontrare un Centurione che ti accompagna nelle visite. La voga all'inglese è un must per la comunità di Chester, potendo "approfittare" del fiume Dee che vi scorre placido e impetuoso. Il tutto ulteriormente impreziosito dal verde tutt'intorno con tanto di scoiattoli negli ampi parchi dove si può passeggiare spensierati.

Chester è situata in un punto molto strategico dell'Inghilterra, a metà strada tra Manchester e Liverpool. Non a caso per arrivarci, ciascuno dei due aeroporti va bene uguale. Se nei primi anni in cui venni a Chester c'era il volo diretto Ryanair da Treviso alla città dei Fab Four che ha intitolato proprio a John Lennon la sua aerostazione, in seguito è stato soppresso, e per ritornare nel Cheshire ho ripiegato sulla tratta Venezia-Manchester, nel complesso più comoda poiché dalla capitale del Brit Pop anni Novanta, c'è il collegamento diretto su rotaia che porta direttamente a Chester. E proprio durante il mio lungo soggiorno di dieci anni fa, una domenica saltai in carrozza per andare alla scoperta della capitale del Merseyside

Le lezioni intano proseguono. Stringo legami in particolare con una simpatica ragazza sudcoreana, una canadese, alcuni ragazzi francesi e una coppia colombiana, che in seguito avrò anche il piacere di ospitare a Venezia. English in Chester non si limita a creare un percorso personalizzato per le proprie esigenze, ma organizza anche uscite collettive per cementare i vincoli tra i vari compagni di classe (che cambiano a seconda delle materie), facendo loro conoscere le città e i dintorni. E così, una domenica mattina, eccomi a bordo di un autobus con studenti da ogni dove, destinazione il Lake District, una delle zone più amate dai sudditi di Sua Maestà. Ancora oggi, quando rivedo il film Miss Potter, storia vera della scrittrice Beatrix Potter (Renèe Zellweger), e ambientato anche nel Lake District, rivedo quel viaggio e quei volti.

Da grande amante della scrittura e del camminare in solitaria, non ci metto molto a trovare qualche angolino dove ritagliarmi momenti di ispirata solitudine. Cresciuto nella cultura del Central Perk della sitcom Friends, una cui copia del locale newyorkese si trova anche a Chester, trovo nel Caffè Nero, lungo la centralissima Eastgate Street, un luogo ideale per scrivere appunti e poesie, pratica questache porto avanti ininterrotta dal lontanissimo 1994. Insieme a una grossa tazza di cappuccino, qualche dolcezza "cioccolatosa" e il mio inseparabile laptop, intingo parole direttamente dalla strada. Alcune di quelle poesie chiuderanno il libro edito Latitudini V - Parole in viaggio (2011, Granviale Editori). Nel calore della vita di Chester, riprendo anche l'antica pratica dello scrivere lettere a mano.

La vita prosegue. Chester mi entra sempre più dentro. Una città a misura d'uomo. Il supermercato Tesco in centro, sempre molto ospitale, mi introduce ai sapori inglesi: dalle apple pie e lo sciroppo d'acero per i pancake già pronti per colazione al burro Country Life grandiosamente pubblicizzato da Mr Johnny Rotten (Sex Pistols), passando per i dolci salati con mele e maiale. Quando posso, vado a mangiare fuori prediligendo sempre l'autoctono fish & chips o hamburger con contorni caserecci come la crema di piselli, come nel rustico Telford Warehouse, lungo il fiume Dee, o il The Brewery Tap, anch'esso molto caratteristico. Già passato durante un reportage all'Estate Farm nella vicina Hawarden in Galles, la permanenza a Chester mi ha ridato la possibilità di immergermi in un clima agreste degno delle fiabe di folletti.

I giorni passano felici, poi arriva l'ultima lezione. La data sul biglietto aereo del ritorno, da Londra, è ormai imminente. Complice l'orario del volo, opto per passare la mia ultima notte nella capitale inglese. Un errore madornale. La metropoli mi stordisce in un nanosecondo. Mi ritrovo così a camminare sul Tower Bridge triste e preoccupato. Non potevo saperlo, ma nel giro di qualche anno sarei tornato su quello stesso percorso in tutt'altro umore, in amichevole compagnia e finalmente sedotto dalla City. Il presente però è diverso e molto sofferto. Solita angoscia da decollo e rieccomi in Italia. Atterro quasi sbattendo a terra tale è la massa di nebbia che sta avvolgendo Venezia, scoprendo in seguito che il mio volo è stato l'ultimo ad aver avuto l'autorizzazione all'atterraggio. 

Sono di nuovo a Venezia, non mi sembra vero, ma qualcosa è cambiato e lo percepisco subito. L'insofferenza per la mia stantia situazione lavorativa monta ogni giorno di più. Nel frattempo il mondo della comunicazione sta cambiando, SEO e i social media si fanno sempre più strada e inizio a interessarmi. Inizio a buttarmi fuori. Sempre di più. Rispondo ad annunci su annunci ma di fronte a me c'è solo un muro appiccicoso di squalificante italianità. Collaboro, sbagliando, anche gratuitamente pur di aumentare l'esperienza. Vacillo, di brutto, ma non crollo. Poi qualcosa accade: ricevo una risposta vera. Professionale. Mi chiedono due articoli tecnici di prova, che mi sarebbero stati retribuiti a prescindere dall'assunzione. La mia interlocutrice era italiana ma l'azienda estera. Passai il test. Di lì a qualche giorno iniziai quella che sarebbe diventata un'esperienza di 22 mesi consecutivi di lavoro da remoto (smart working) full time, dal lunedì al venerdì, sempre in collegamento via Skype

Mi sveglio la mattina. Accendo il computer e alle 7.30 del mattino sono già operativo, alle volte con ancora il cappuccino sul tavolo e il pigiama indosso. Ogni giorno mi vengono dati gli argomenti e le mie dita, già svezzare dalla cronaca e in perfetta sincronia con velocità di analisi e creatività, iniziano a fare il proprio dovere, finalmente e degnamente retribuito. Ogni giorno interagisco con tre persone. C'è sempre rispetto e professionalità. Un giorno la mia capa mi riprende perché il 5 del mese non ho ancora ricevuto lo stipendio e avrei dovuto subito avvisarla. In un'altra occasione, in cui le chiesi di fare 9 ore invece di 8, mi risponde di no poiché non voleva che lavorassi stanco, visto che 8 erano più che sufficienti.

A parte qualche piccola pausa, da allora (10 anni) non ho più smesso di cimentarmi con lo smart working, diversificando non poco le attività e lavorando anche sul fronte della ricettività online, traduzioni dall'inglese all'italiano e in ultima con i social media, di cui mi sono appassionato, studiando e frequentando corsi professionali. Non so cosa mi riserveranno i prossimi dieci anni ed è probabile che molto cambierà ancora ma di sicuro qualcosa non muterà nella mia mente. La certezza che se non avessi deciso di andare in Inghilterra, a Chester, non mi sarei mai sbloccato. Dieci anni fa partii per la Gran Bretagna con poche idee e una forza incrollabile nella ricerca di un futuro migliore. La strada è stata lunga e lo sarà ancora ma qualcosa è accaduto, e dieci anni dopo sono ancora qui a ricordarlo con orgoglio e soprattutto, tanta felicità.

Chester (Inghilterra - UK), la vita quotidiana © Luca Ferrari
Chester (Inghilterra - UK) © Luca Ferrari
Chester (Inghilterra - UK), un canale del fiume Dee © Luca Ferrari
Chester (Inghilterra - UK), un canale collegato al fiume Dee © Luca Ferrari
Il biglietto del treno Chester-Liverpool © Luca Ferrari
Chester (Inghilterra - UK), l'ingresso al supermercato Tesco © Luca Ferrari
Chester (Inghilterra - UK), la pratica dello squash © Luca Ferrari
Chester (Inghilterra - UK), un autobus locale © Luca Ferrari
Chester (Inghilterra - UK), il Caffè Nero © Luca Ferrari
Chester (Inghilterra - UK), campi da tennis gratuiti © Luca Ferrari

Chester (Inghilterra - UK), il pub The Brewey Tap © Luca Ferrari
Chester (Inghilterra - UK), una grassa porzione di fish and chips © Luca Ferrari
L'ingresso all'Estate Farm di Hawarden (Galles) © Luca Ferrari
Il magnifico scenario del Lake District (Inghilterra - UK) © Luca Ferrari
Chester (Inghilterra - UK), davanti allo store ufficiale del Liverpool FC © Luca Ferrari
Chester (Inghilterra - UK), davanti allo store ufficiale del Liverpool FC © Luca Ferrari

mercoledì 13 maggio 2020

Galles, il cuore agreste del Regno Unito

Corwen (Galles), la placida Rug Chapel © Luca Ferrari
Viaggio nel nord-ovest britannico. Dalle le atmosfere agresti di Hawarden al fascino delle ferrovie d’epoca di Llangollen, passando per la quiete cittadina di Corwen.

di Luca Ferrari

Il fumo caldo del treno d’epoca di Llangollen. L’atmosfera Halloweeniana nella campagna di Hawarden. Lo sguardo ferreo e ribelle dell’ultimo autoctono principe di Galles, Owain Glyndwr. Il silenzio agreste poco fuori Corwen, nel Denbigshire, assaporando la spiritualità quasi monastica della Rug Chapel. Sono da poche ore nell’ovest britannico, e vorrei che questo viaggio, vissuto insieme a Il Reporter - raccontare oltre confine, non dovesse finire mai.

Con una guida sotto mano le strade del Galles sono alla portata di mano, anche se noto una certa difficoltà nel leggere i cartelli, molto spesso coperti dalla fitta vegetazione. Sbarcato all’aeroporto John Lennon di Liverpool, indicazioni e piantina non coincidono, e finisce che attraverso tutta la città dei Beatles, per poi trovare la direttrice (Manchester) per il nord-ovest della piccola nazione britannica.

Miglio dopo miglio, il panorama si fa sempre più verde. Ad Hawarden, nel Flintshire, l’atmosfera è già rurale. Una breve sosta alla all’Estate Farm Shop mi dà la possibilità di scoprire un mondo coltivato a zucche e mele, con la vendita di prodotti naturali, mentre poco dietro la fattoria, pecore, pollame e maiali, razzolano e grufolano beati, protetti dalla presenza di un imponente castello nel vicino panorama.

Riprendo l’autoveicolo dove ammetto, la guida col volante a destra si rivela più semplice del previsto, direzione Llangollen (nome che viene dal suo fondatore, il monaco Collen, vissuto nel VII secolo), piccola cittadina del nord-est, nel Denbigshire, attraversata dal fiume Dee e sorta sul bordo delle Berwyn mountains, ma celebre soprattutto per il treno d’epoca che parte dalla stazione. Un Orient Express in miniatura tra boschi e pascoli ovini.

Un breve tour per la città, con tappa davanti ai due adiacenti monumenti per i caduti dei due conflitti mondiali, mi conduce al museo di storia cittadina. Un tuffo nel passato tra foto in bianco e nero delle vecchie locomotive, interessanti ed esplicative schede sugli edifici religiosi della città e nei dintorni, reperti geologici, e perfino un vecchio arcolaio.

Abbandonato Llangollen, continuo sulla strada statale. Sempre più verso ovest, fino ad assaporare l’aria di Corwen, ad appena undici miglia dall’altra cittadina. A troneggiare, la statua in ferro dell’ultimo discendente della casa reale dei Powys, Owain Glyndwr (1359 – 1416), nonché l’ultimo nativo gallese a ricoprire il ruolo di Principe del Galles.

La spada rivolta verso il cielo. La visiera dell’elmo aperta. Uomo e cavallo, entrambi con la bocca aperta. È un grido di rivolta. Fu Owain a guidare alla carica il proprio popolo contro il potere inglese di Enrico IV prima, ed Enrico V poi. Fu questa l’ultima volta che il Galles si ribellò contro la Corona Britannica. A guardarlo troppo, si ha come l’impressione che potrebbe tornare in vita da un momento all’altro una nuova carica.

Imbocco ancora la strada fino a raggiungere, poco fuori Corwen, prima la Llangar Church, e poi la Rug Chapel, quest’ultima costruita nel 1637 dal Colonnello William Salusbury (1580-1660). Il poco traffico gallese è ancora più evanescente in questa zona, tutta alberata. Apro lentamente il cancelletto e le mie scarpe paiono quasi affondare tanto è soffice l’erba. Poi è silenzio. La piccola cappella in pietra con la campana in cima domina il contenuto quadro floreale. Il resto, è quiete di campagna gallese.

Galles, la cittadina di Llangollen © Luca Ferrari
Galles, la cittadina di Llangollen © Luca Ferrari
Galles, il museo di Llangollen © Luca Ferrari
Galles, il museo di Llangollen © Luca Ferrari
Galles, il treno d'epoca di Llangollen © Luca Ferrari
Galles, il treno d'epoca di Llangollen © Luca Ferrari
Corwen, la statua equestre di Owain Glyndwr © Luca Ferrari
Corwen (Galles), attorno alla Rug Chapel © Luca Ferrari
Corwen (Galles), il panorama rurale-ovino attorno la Rug Chapel © Luca Ferrari

venerdì 30 novembre 2018

Londra, il quartiere di Charlie Chaplin

Londra, la casa di Charlie Chaplin a Walworth © Luca Ferrari
Il 16 aprile 1889 a East Street, nel sobborgo londinese di Walworth, nacque uno dei più grandi attori della storia del cinema, Charlie Chaplin.

di Luca Ferrari

La vita di un quartiere inglese. Quasi un mondo a parte dal turismo esasperato del centro città dove è più facile sentir parlare italiano che anglosassone. Tra mercati e piccoli negozi aperti ventiquattrore, viaggio tra i vicoli dove nacque uno dei più grandi attori della storia del cinema. Charles Spencer Chaplin (1889-1977), meglio conosciuto come Charlie Chaplin.

Lo sbarco al Gatwick Airport avviene a mezzanotte. Troppo tardi per iniziare a capire Londra. Salito su un taxi mi limito a rimanere sorpreso nel vedere, nonostante la temperatura non sia ancora estiva per me mediterraneo, ragazzi e ragazze che bevono allegramente fuori dai pub in maniche corte. L’oscurità inglese mi confonde e quando il veicolo si ferma in Westmoreland Road, non ho idea di cosa ci sia là fuori.

Il sapore di un kebab notturno riesce a placarmi gli stimoli della fame lasciati in sospeso ancor prima della partenza. Il sapore della carne con le verdure e lo yogurt sembra la metafora perfetta per dove mi trovi in questo momento. Un mix culturale. E i primi bocconi, assaporati sulla strada in attesa di rientrare in casa, rafforzano questa sensazione.

Non so ancora cosa ci si sia lì vicino. Non è la Londra che mi aspettavo. Il quartiere di Walworth ha più i connotati di un rione dell’Italia meridionale o i lineamenti di un bazar aperto africano. Sembra che tutti si conoscano. I grandi autobus a due piani, sempre pieni, appaiono quasi come corpi estranei.

Arrivato all’East Street Market, un oblò azzurro sulla palazzina adiacente attira il mio sguardo. Avvicinatomi per leggere la scritta interna, leggo: “Charlie Chaplin 1889-1977, Walvorth-born comic genius”. Una scoperta improvvisa. A pochi metri da me, da dove ho dormito questa notte, ha mosso i primi passi l’interprete del Monello (1921), indiscusso capolavoro interpretato e diretto dall’attore inglese, insieme al giovanissimo Jackie Coogan.

Mentre sono ancora fermo sotto l’abitazione del Grande dittatore (1940, altro celebre personaggio interpretato dall’attore, salace satira del nazismo e di Adolf Hitler), mi ritrovo a essere d’impaccio nel traffico umano, così scelgo una bancarella e investo le mie prime sterline

Nella brulicante capitale inglese ci sono ancora quartieri dal sapore mediterraneo e globale. Culture senza distinzioni. Provo ad alleggerire i miei pensieri, convinto di poter parlare una lingua universale. E il mio primo gesto verso una finestra è stata forse la mia miglior comunicazione di questi ultimi giorni.

Londra, Walworth © Luca Ferrari
Londra, Walworth © Luca Ferrari
Londra, Walworth © Luca Ferrari
Londra, Walworth – Westmoreland © Luca Ferrari
Londra, la casa di Charlie Chaplin a Walworth © Luca Ferrari

venerdì 25 marzo 2016

Liverpool by Yellow Submarine

Liverpool (UK), un sottomarino giallo su quattro ruote © Luca Ferrari
Viaggio a Liverpool, la città dei Fab Four. Nel silenzio quasi anomalo del capoluogo del Merseyside, un beatlesiano sottomarino giallo irrompe on the road.

di Luca Ferrari

L’arrivo è di quelli che colpisce. Se in Italia molti dei nostri aeroporti sono dedicati a naviganti/esploratori (Venezia e Firenze, Marco Polo e Amerigo Vespucci), a geniali scienziati (Roma, Leonardo Da Vinci) e in un caso tragico-speciale anche a due giudici (Palermo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino), Liverpool ha dedicato la sua stazione di volo a un musicista. Un uomo che con la sua arte e ideali di pace ha influenzato e continua a influenzare le generazioni del mondo intero. Il suo nome è John Lennon

Non solo l’insegna a caratteri cubitali. All’interno dell’aeroporto una statua ne ricorda le immortali gesta, e appena uscito mentre sto aspettando di essere caricato in macchina, un divertente ed effettivo sottomarino giallo nell’ampio spazio mi mette inevitabilmente in bocca il testo dell’immortale Yellow Submarine.

Raggiunta Chester dove resto qualche giorno, alla prima domenica inglese sono già a bordo di un comodo regionale che in quaranta minuti mi porta a Liverpool, città Capitale della Cultura Europea 2008. Nello sfogliare il quotidiano Guardian scopro con sorpresa che l’omonima e celebre squadra di calcio locale è di scena ad Anfield, lo stadio dove il pubblico non smette di sostenere i propri beniamini, chiamati anche i Reds, al grido d'incitamento You'll Never Walk Alone.

Destino strano quello di Chester e Liverpool. La decadenza della prima spiegò le vele per il boom economico della seconda, quando nel 18° secolo, grazie alla realizzazione del primo bacino acqueo artificiale di tutta l'Inghilterra, la città sviluppatasi sulla foce del fiume Mersey divenne il porto principale della nazione, espandendo poi le proprie rotte commerciali (tratte di schiavi incluse) dall’Europa alle Indie Occidentali.

Senza alcuna dimestichezza delle strade e con una piantina sepolta da chissà quale libro, riesco ad arrivare a uno degli edifici più importanti della città: la chiesa anglicana di Nostra Signora e San Nicola (santo patrono dei marinai), situata vicino al Pier Head, parte del Liverpool Maritime Mercantile City, patrimonio mondiale dell’Unesco

Il suo gotico è reso ancor più minaccioso dall’alta torre. Al suo interno il luogo più importante è la Cappella di Santa Maria del Quay, realizzata nel 1257. Notevole anche una scritta commemorativa, I'll be waiting till Dick docks, riferita a una nave affondata presso la baia della città.

Poco distante entro nella Chinatown locale, la cui comunità è una delle più antiche e grandi d’Europa. L’arco, inaugurato nel 2000 in occasione dei festeggiamenti del Nuovo Anno Cinese, è un trionfo d’arte, tutto realizzato a Shangai, nonché il più grande di tipo cerimoniale realizzato fuori dalla Cina. Prima di arrivare alla Stazione Centrale Loop Line, Liverpool mi regala un’altra grande visione. Senza però mai dimenticarsi che le macchine vengono in senso opposto, dunque...

A Concert Street c’è una scultura. Reconciliation, opera  di Stephen Broadbent, inaugurata il 19 settembre 2000. In principio furono realizzate due statue identiche nelle città di Belfast (Irlanda del Nord) e Glasgow (Scozia). In seguito ne furono forgiate altrettante nel Benin, a Cotonou, e in Virginia (USA), a Richmond

Il valore di queste due ultime città unite a Liverpool è fondamentale, poiché costituisce il triangolo della tratta degli schiavi. Le tre statue vogliono simbolicamente rappresentare dei ponti tra le tre realtà anglo-africane, per superare pregiudizi razziali e separazioni economiche in scuole e comunità.

Il treno per il Cheshire mi aspetta, ma un raggio di sole a più ruote squarcia l’atmosfera nuvolosa. È un autobus turistico dalla caratteristica e unica forma beatlesiana di un sottomarino giallo. Ai turisti a bordo basta vedermi con la macchina fotografica per iniziare a salutarmi, e qualcuno addirittura si prodiga in qualche nota pop un po’ stonata che mi richiama subito alla memoria la storia di “un uomo che navigò il mare/ E mi parlò della sua vita nella terra del sottomarino fino ad imbarcarsi verso il sole [quindi verso est], fino a che ha trovato il mare verde…E abbiamo vissuto al di sotto delle onde in un sottomarino giallo”.

Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK), la chiesa di San Nicola © Luca Ferrari

Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK), l'ingresso a Chinatown © Luca Ferrari
Liverpool (UK), Chinatown © Luca Ferrari
Liverpool (UK), un sottomarini giallo compare © Luca Ferrari
Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK), la scultura Reconciliation © Luca Ferrari
Liverpool (UK), la scultura Reconciliation © Luca Ferrari

martedì 9 dicembre 2014

Sticky Walnut, tu il buon cibo lo conosci

Sticky Walnut, rombo con riso di zucca © Luca Ferrari
Non si vive di solo cheese-burger in Inghilterra. Se si avesse la fortuna poi di "pascolare" in quel di Chester, le specialità dello Sticky Walnut vi attendono.

di Luca Ferrari

“Questo (locale) mi è nuovo, non ci ho mai mangiato prima”. Può sembrare assurdo, ma a dispetto di una frequentazione ormai quinquennale della città di Chester, non mi ero ancora accomodato allo Sticky Walnut. Il contatto finalmente c'è stato, in un freddo sabato sera di dicembre con le luci natalizie di Charles Street ad augurare a tutti un costante Merry Christmas.

Una volta aperta la porta, il calore, in senso proprio letterale, è subito avvolgente. Da maglione e cappotto si resta in banalissima camicia (bagno escluso). Il locale è a due piani ma i coperti sono limitati, esattamente come le portate del menù, direttamente proporzionali alla bontà delle suddette. Spazi ristretti in cui le giovani cameriere saettano instancabili.

Ricette elaborate ma non per questo tronfie. Si spazia tra pesce e carne con scelte interessanti anche tra gli antipasti, preceduti da una soffice e oliata focaccia al rosmarino. Consigliabile il rombo (roasted brill) con riso di zucca, tanto gustoso quanto delicato. Un posto da farci ritorno. Magari in un'occasione speciale come un compleanno, comunque in compagnia. Cheers!

Sticky Walnut (Chester),  il pesce haibut © Luca Ferrari
Charles Street (Chester),  addobbata per natale © Luca Ferrari