giovedì 12 dicembre 2013

Veneto, in viaggio verso i Parchi Naturali

Lago del Mis (Bl), Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
Dalle Dolomiti agli ambienti collinari fino alle zone pianeggianti e lagunari. Oggi le autostrade venete promuovono l’ampio panorama naturalistico protetto della Regione.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Dolomiti, upupa © N. Martino
Fossili di decine di milioni di anni fa. Cime di oltre 3000 metri. Specie botaniche e di fauna. Dall’inestimabile tesoro naturalistico d’Italia la regione del Veneto può a ragione dire la sua, proponendo una varietà paesaggistica non comune a tutte le colleghe della penisola. E in questo micro-universo hanno trovato spazio ampie aree protette.

“I Parchi naturali del Veneto sono un valore per il territorio regionale e le comunità locali. Dobbiamo farli conoscere e valorizzarli” ha sottolineato Franco Manzato, Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto “Non possono e non devono rimanere un’ottima meta solo per gli appassionati, ma diventare patrimonio di tutti”.

In Veneto si trovano cinque Parchi Regionali e un Parco Nazionale.

Sul sentiero della promozione, ecco l’idea. Lungo le tre autostrade che attraversano il Veneto (l’A4, l’A13 e l’A27) sono stati installati cartelloni (4x2 m) con immagini delle principali aree verdi. E lì resteranno per almeno due anni.


Nelle zone dolomitiche tutt’attorno Cortina d’Ampezzo si spazia tra la meraviglia di celebri colossi montuosi quali il Gruppo del Cristallo, dove l’omonimo monte raggiunge i 3221 m s.l.m. Sempre oltre i tremila metri il massiccio delle Tofane. Protagonisti animali delle suddette zone, alcuni dei simboli delle Dolomiti quali caprioli e camosci.

Molto particolare anche l’area euganea, caratterizzata da un paesaggio collinare di natura vulcanica, per lasciare occhi e anima sull’ampio delta del fiume Po dove nidificano oltre 400 specie di uccelli e si possono osservare oltre 1.000 specie di piante.

“Chi visita i parchi, entra in ambienti unici” ha concluso Manzato, “sintesi di natura e in alcuni casi millenaria presenza dell’uomo, dove si possono vedere fianco a fianco natura, storia antica e storia moderna, nonché  godere di straordinaria ospitalità e gustosa enogastronomia”.

Ninfee all'Oasi di Cervara - Parco del Fiume Sile (Tv)
Parchi Regionali e Nazionale in Veneto

sabato 7 dicembre 2013

A lezione dal Settecento Veneziano

 Il Settecento veneziano. La pittura (2012)
Decadenza politica e supremazia artistica. È il Settecento Veneziano con la sua straordinaria e multiforme stagione pittorica tra Canaletto, Tiepolo e altri grandi artisti. 

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Venerdì 13 dicembre (h. 20) presso l'hotel Novotel di Mestre (Ve) si terrà la quinta lezione della Scuola di Formazione Politica sul libro Il Settecento veneziano. La pittura (di Francesco Pedrocco - 2012, Corbo e Fiore Editori).

Un evento questi organizzato dall'associazione culturale Il Circolo Veneto e che vedrà timonieri del viaggio artistico il dott. Marco Ladiana, coordinatore culturale del Circolo e la prof.ssa Michela Urban, architetto e docente di Disegno all’Università degli Studi di Trieste.

La stagione felice della pittura veneziana del Settecento si sviluppò in un contesto di crisi politica senza precedenti per la Repubblica Veneziana. Con la fine della committenza pubblica e le casse dello Stato ormai svuotate, i grandi ordini religiosi e i cosiddetti “nuovi nobili" ne presero il posto.

Il libro analizza la pittura di paesaggio, il vedutismo (anche nei cosiddetti minori, se così può definirsi tale un pittore come Michele Marieschi) con la punta estrema di Canaletto e poi di Bellotto, fino alla pittura di costume di Longhi, a quella satirica di Giandomenico Tiepolo e l’ultimo visionario del secolo, Francesco Guardi.

Il canal Grande verso Rialto (1723 circa, di Canaletto)

martedì 3 dicembre 2013

Civitella Alfedena, a spasso con Bambi

Civitella Alfedena (AQ), cervi a zonzo © Pietro Santucci
Nell’atmosfera fiabesca dell’Abruzzo montano, a Civitella Alfedena (1123 m s.l.m.) passeggiando per le viuzze del centro, si può perfino incontrare Bambi.

di Anna Maria Colonna, annamaria9683@libero.it
giornalista fondatrice del web magazine Terre Nomadi

il fiume Jannanghera
© Comune Civitella Alfedena
Civitella Alfedena (Aq) si specchia nella goccia d’acqua di Barrea. I fiocchi cadono sul lago ghiacciato mostrando in silenzio il volto invernale dell’Abruzzo.

Il cielo è bianco. Bianco il paesaggio. Sembra che qualcuno abbia steso una coperta di lana su alberi, vette e borghi abbracciati ai pendii. Il tappeto colorato dell’autunno è un ricordo sfumato da qualche foglia in bilico.

Dai comignoli delle case il fumo fa capriole nell’aria, lasciando il segno sul profumo bruciacchiato dei cappotti e dei cappelli. Nei camini, qualche castagna scoppietta ancora, accompagnata dal sapore degli arrosticini e dei formaggi arrostiti.

Il Montepulciano arrossisce al brindisi di un gruppo di amici. Il Trebbiano impallidisce per il freddo. La trattoria è già addobbata per il Natale e le luminarie strizzano l’occhio ad una coppietta, che si tiene la mano in attesa del piatto appena ordinato.

Trecento abitanti nel cuore del Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. Civitella Alfedena rientra nella Comunità Montana dell’Alto Sangro e dell’altopiano delle Cinque Miglia, insieme a Pescocostanzo, Rivisondoli, Roccaraso, Pescasseroli, le maggiori località sciistiche del centro Italia. Paesi dal fascino senza tempo.

I pensieri restano sospesi sulle case asserragliate attorno al cuore di questo piccolo borgo appenninico. Nel Medioevo difesa contro i nemici, oggi abbraccio di pietra e di cemento contro il gelo della stagione che transita.

il magico Abruzzo © Comune di Civitella Alfedena
L’atmosfera richiama quella di una fiaba. Il centro storico si stringe alla torre cilindrica quattrocentesca ancora abitata, in piazza Pagliara, balcone di stalle e di vecchi fienili. Saliamo verso la fonte, nella parte più alta del paesotto.

Un parcheggio ha preso il posto della «calcara», luogo in cui si lavorava la calce cuocendo le pietre locali in grosse buche scavate nel terreno. Dalla Saettera, costruzione cinquecentesca che serviva a difendersi dai briganti con le saette, si può vedere tutta la valle. Immensità.

Diversi sentieri conducono nelle arterie dei monti. Dal centro storico si arriva alla Val di Rose, rifugio dei camosci, tra fitte faggete e abbondanti cespugli di rosa canina. Sempre partendo dalla parte vecchia, si può raggiungere Valle Jannanghera, nome dialettale con cui veniva chiamata la strega. Regno incantato e magico, è scavato da rivoli d’acqua e cascatelle.

In lontananza i monti della Camosciara fanno da sfondo insieme alla schiena incurvata di colle Pizzuto.

Un anziano del posto ci porta alla taverna. Racconta che in questa piazzetta c’era una vecchia locanda dove si giocava a carte, riscaldandosi con il vino. La vicina e attuale via Roma aveva il nome di «mandrelle». Qui venivano radunate le capre che ogni famiglia possedeva per mandarle tutte insieme al pascolo.

Il latte prodotto al momento della mungitura si versava in contenitori uguali. A turno ogni famiglia poteva avere del formaggio che, altrimenti, non avrebbe mai ottenuto con il solo latte della propria capra.

Civitella Alfedena (AQ), cervi © Pietro Santucci
Mentre ascoltiamo le parole dell’uomo, un gruppo di bambini suggerisce di affacciarci sulla stradina parallela per assistere alla magia. Un cervo con il suo cucciolo passeggia tranquillo e indisturbato tra le viuzze del borgo antico. Qualche abitante non ci fa caso. Noi restiamo a bocca aperta.

Sembra davvero una fiaba ma per l’Abruzzo è quotidianità. «Saranno venuti giù dal Monte Sterpidalto (1966 m, ndr), dove è facile vedere branchi di cervi al pascolo», aggiunge un passante, notando la nostra sfacciata curiosità.

Prendo appunti per il prossimo viaggio. L’Abruzzo si svela, restando un affascinante mistero.

I colori di Civitella Alfedena (AQ) © Comune di Civitella Alfedena

giovedì 21 novembre 2013

I sapori in alta quota della Val Gardena


Strudel, speck, grappe e perfino il pesce. Viaggio tra i sapori da gustare in alta quota in Val Gardena (BZ) tra una sciata e una discesa in slittino.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer 

Un mix di bellezza, servizi e cucina. È la Val Gardena, tra le prime dieci località turistiche scelte dai viaggiatori di Tripadvisor e prima tra le mete montane. Nell’Alto Adige, tra una sciata e al’altra è possibile rifocillarsi con succulenti piatti direttamente sulle piste da sci (oltre 100) di ristoranti e rifugi.

Fragole e panna in quota (BZ)
Scegliendo la pista che porta al Rifugio Emilio Comici (2154 m s.l.m.) per esempio, noto anche per i suoi aperitivi e le Special Nights che si concludono con lunghe discese notturne in slittino o con gli sci ai piedi, in piena stagione invernale è possibile mangiare pesce fresco.

Direttamente sulle piste da sci della Baita Daniel (2240 m s.l.m.) invece, oltre a un’ottima cucina tradizionale tirolese, si possono provare anche grappe e distillati di frutta. Per i palati più esigenti inoltre, le acquavite Cognac e Armagnac in missione nel Vostro corpo per scaldare e rinvigorire in particolare modo quando il termometro lì fuori si ferma sotto lo zero.

In fatto di calde bevande rinvigorenti, non ha nulla da invidiare il Rifugio Troier (2500 m s.l.m.) con la celeberrima Nonna bollente. La Baita Sofie (2410 m s.l.m.) si è specializzata in piatti realizzati con ingredienti BIO, ma non solo. Ogni giovedì  propone degustazioni di vino guidata con speck e formaggi.

Infine, per gli amanti dei dolci, nei pressi del Dantercëpies a Selva di Val Gardena si trova Villa Frainela dove è possibile gustare le torte e i dolci fatti in casa dalla proprietaria Daniela Comploj, accompagnati da infusi provenienti da tutto il mondo. A Villa Frainela è fatto artigianalmente anche il gelato, con prodotti genuini e di alta qualità.

Val Gardena (BZ), soffici gnocchi al formaggio in quota
Ortisei (BZ), i dolci della Costamula
Val Gardena (BZ), l'inimitabile strudel altoatesino

martedì 19 novembre 2013

Remiera Cannaregio, regata in mascareta

Laguna veneziana, regata in mascareta © Luca Ferrari
Dalla Bucintoro alla sfida in famiglia tra le vogatrici della Remiera Canottieri Cannaregio. Oggi le eredi di Casanova spingono su mascareta.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – content writer

La tradizione si lega al mare. Il remo affonda nello spazio lagunare. Anche una semplice regata fra i soci di una remiera fa salire l’adrenalina e lo fa diventare evento. Alcune di loro si lanciano messaggi (scherzosi) di sfida. Di sicuro trionfo. Giovani e più mature sono lì. Pronte e in posizione. A coppie. Sulla loro mascareta.

Sono le donne della Remiera Canottieri Cannaregio, storica società sportiva nata nell’estate del 1978 e situata poco distante dalla chiesa di S. Alvise e il Teatro Groggia. Loro sono già entrate nella storia di Venezia. In occasione della Regata Storica 2008, sono state il primo equipaggio tutto al femminile a guidare la celeberrima Bucintoro.

Si “corre” in una delle zone più belle e meno trafficate della laguna. Nello specchio d’acqua fra Venezia e l’isola di San Michele (poco lotre si vede l’isola di Murano). Pochi battelli di linea. Neanche un confronto con il sempre più intasato Canal Grande. Le protagoniste  vogano su mascareta.

Questa barca è un sandolo (tipica imbarcazione veneziana) leggero, con una lunghezza che può variare tra i sei e gli otto metri. Si narra che in tempi lontani la mascareta fosse usata soprattutto dalle donne, in versione amanti, quando si recavano dal proprio bello di turno. Nel salire in barca, per non farsi riconoscere dal gondoliere, portavano una maschera. Da qui il nome.

Ed eccole dunque. Le gagliarde eredi di Giacomo Casanova, l’imitabile latin-lover veneziano. Sono pronte a darsi battaglia. Tutte vestite di nero/verde (i colori della Remiera Cannaregio). A viso scoperto. Su mascareta. I loro mariti, ragazzi o amanti che siano, le seguono incitandole.

L’aria è frizzante. Il sole si sposa sulle sirene d’acqua salata. I remi sono ben piantati nella forcola. Prima di partire, qualche colpo di martello per non rischiare che si stacchino. Le vogatrici sono come frecce di un arco, pronte a far pattinare la mascareta sul tessuto acqueo. Pronti. Partenza. Via.

C’è chi passa subito al comando. Chi prosegue più lentamente. Chi perde terreno. Il gruppo di undici barche inizia a scomporsi. Si arriva al momento fatidico del giro di boa. La provina (quella che voga davanti) deve fare il lavoro maggiore. Poi, insieme alla spinta della poppiere, inizia il ritorno. Bisogna dare il massimo.

Sudore e salso vanno incontro alla brezza. La sfidano. Festeggiano le prime con la classica alzata di remo. Via via arrivano le altre. Donne su mascareta. Ecco il loro biglietto da visita. La laguna si fa specchio di sorrisi, smorfie, stanchezza e abbracci. In pieno giorno. Il tempo si plasma nella nuova leggenda.

Venezia, le regatanti della Remiera Canottieri Cannaregio in azione © Luca Ferrari
Venezia, le regatanti della Remiera Canottieri Cannaregio in azione © Luca Ferrari
Venezia, le regatanti della Remiera Canottieri Cannaregio in azione © Luca Ferrari
Venezia, le regatanti della Remiera Canottieri Cannaregio al giro di boa © Luca Ferrari
Venezia, le regatanti della Remiera Canottieri Cannaregio in azione © Luca Ferrari
Venezia, le regatanti della Remiera Canottieri Cannaregio in azione © Luca Ferrari
Venezia, le vincitrici della Remiera Canottieri Cannaregio © Luca Ferrari
Venezia, le regatanti della Remiera Canottieri Cannaregio in azione © Luca Ferrari

Venezia, le regatanti della Remiera Canottieri Cannaregio tornano a casa © Luca Ferrari
Venezia, le vincitrici della Remiera Canottieri Cannaregio © Luca Ferrari
Venezia, la Remiera Canottieri Cannaregio © Luca Ferrari
...alla prossima! © Luca Ferrari

venerdì 15 novembre 2013

In ricordo di Maria Grazia Cutuli (1962-2001)

la giornalista siciliana Maria Grazia Cutuli
Il 19 novembre 2001 venne uccisa in Afghanistan l'inviata del Corriere della Sera, Maria Grazia Cutuli. Prima di quel giorno, mai avrei immaginato che avrei fatto il giornalista

di Luca Ferrari

"Tu, corri nella notte…non 
ricordo bene del perché 
avessi scelto la tua storia, 
forse perché avrebbe potuto 
somigliarmi" … Iniziava così TU…LUCI…CULTI, poesia che partorii a cavallo del 22 e 23 novembre 2001, qualche giorno dopo aver appreso la tragica notizia dell'uccisione della giornalista siciliana Maria Grazia Cutuli.

Approdata al Corriere della Sera a metà anni Novanta, prima di partire alla volta dell'Afghanistan, aveva già maturato esperienze internazionali in Liberia, Angola, Costa d’Avorio, Bosnia, Cambogia e Pakistan. La sua storia professionale raccontava anche di alcuni mesi vissuti nella martoriata Ruanda come osservatrice della Commissione ONU per i Diritti Umani. Arrivò infine l’11 settembre 2001. Due aerei di linea dirottati si schiantano sulle Torri Gemelle di New York. La risposta del presidente George W. Bush è immediata. Stati Uniti & alleati partono per rovesciare il regime talebano in Afghanistan.

Maria Grazia Cutuli viene inviata come reporter. Non passano neanche due mesi e la sua vita si ferma per sempre. Il 19 novembre 2001, nei pressi di Sarobi, sulla strada che collega Jalalabad, capoluogo della provincia afgana di Nangarhar, alla capitale irachena Kabul, cade vittima di un agguato. Insieme a lei vengono assassinati l'inviato del quotidiano El Mundo, il giornalista spagnolo Julio Fuentesi colleghi Harry Burton, australiano, e Azizullah Haidari, afgano, entrambi corrispondenti dell’agenzia di stampa Reuters.

Mestiere duro quello degli inviati al fronte, in particolar modo per coloro che non si nascondono dietro i comunicati stampa degli eserciti e governi. Maria Grazia Cutuli era una giornalista capace e determinata, come la sua collega Monica Maggioni ebbe modo di accennarmi durante un'intervista per la presentazione del suo documentario Out of Tehran alla 68° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia .

Quando appresi della tragica notizia ricordo ancora che la immaginai così: la solitudine di una camera d’albergo. Il puzzle di parole sul laptop. La frenesia di una corsa per un servizio da realizzare tra esplosioni e sangue. Una persona, un testimone, un informatore da incontrare. E poi un diario di viaggio che iniziava a riempirsi sempre di più. La sua foto in chador viola dal giornale. Io m’innamoro una volta ogni dieci anni, disse. Chissà a che punto era in quei giorni di dodici anni fa. 

Chissà se la mattina si concedeva qualche minuto in più per mimetizzare i timori prima di cominciare a raccontare le guerre. Poi però finì tutto in una qualche nuvola di spietata polvere da sparo. Ciao Maria Grazia Cutuli (1962-2001), oggi è uno di quei giorni da illusioni ridotte in miniatura dove libertà e fede non sono che termometri dell’austerità della terra. Ciao Maria Grazia, nella libreria dei massacri dovrò accettare anche la fine del tuo coraggioso cuore. Una creatura donata in maniera ingiusta e troppo precoce alle tende dell’orizzonte.

la giornalista siciliana Maria Grazia Cutuli
...orizzonte sconfinato © Luca Ferrari

venerdì 1 novembre 2013

Articoli, contenuti SEO, Web marketing



Vorresti
salire di rank su Google? Vorresti aumentare la visibilità sulla rete e sui social network? Vorresti contenuti unici per la tua attività commerciale, la tua azienda, il tuo giornale?

Mi chiamo Luca Ferrari (Venezia, ‘76). Lavoro nel settore dei media (cartaceo e online) da più di 20 anni. Sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti Pubblicisti del Veneto. Su segnalazione della sezione italiana di Amnesty International nel 2008, ho ricevuto a Roma il Free Lance International Press Premio Italia – Diritti Umani.

A partire dal 2011 ho lavorato con la società estera Webpals Marketing Systems LTD, cimentandomi con la scrittura SEO, campo questo ulteriormente implementato e studiato anche grazie a corsi professionali organizzati dallo Studio Samo di Bologna sulle tematiche:
  • Web Marketing
  • Social Media & Digital PR
  • Visual Storytelling

Nel corso degli anni ho collaborato con più testate fra cui:
  • Corriere Veneto
  • il reporter (reportage internazionali di viaggi)
  • Banca & Finanza
  • Granviale.it
  • La Vetrina di Venezia
  • Carta Est-Nord
  • Spiagge d’Italia
  • LoSport
  • Toscana News, Chianti News
  • La Nuova Venezia
  • Gazzettino di Venezia

Sono unico autore e realizzatore dei seguenti magazine specialistici con annesse pagine Facebook
  • Cinelukil cinema come non lo avete mai letto
  • Viaggi del mondo - Diari di passi, Storie di viaggi, Reportage di una vita
  • Live on Two Hands (musica internazionale)

Scrivetemi, sarete subito contattati

Luca Ferrari:  giornalista/fotoreporter – web writer
e-mail: thelucaferrari@gmail.com - T
Facebook/Twitter: cineluk
skype: tamambukraina