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lunedì 1 giugno 2020

Il dolce privilegio della quarantena

Padre e figlio in quarantena 
Sono un privilegiato. Durante la quarantena da covid-19 il mio lavoro è continuato. Tutti i miei cari e amici hanno goduto di buona salute e sono sempre stato accanto a mio figlio.

di Luca Ferrari

Italia, 1 giugno 2020. A parte qualche inevitabile limitazione, si può ricominciare a camminare senza mascherina. Le attività sono riaperte. Il mondo ha ripreso a uscire. Tutti felici per la fine delle tante limitazioni? Non proprio. A livello puramente personale a me la quarantena non è dispiaciuta, anzi, ma solo perché sono un privilegiato. La mia professione da anni ormai è quasi esclusivamente in smart working e durante questo periodo non si è mai interrotta. Gli anni di cronaca giornalistica al Corriere del Veneto mi hanno insegnato a essere veloce e operativo in qualsiasi situazione. Tutto ciò mi è tornato utilissimo da quando sono diventato padre.

Sono passati tre mesi ormai dall'inizio della quarantena e ne mancano altrettanti prima della ripresa delle scuole. Così, mentre la stragrande maggioranza dei genitori non vede l'ora che ciò avvenga (ovviamente) per ragioni pratico-lavorative, auspicando inoltre che in questi giorni riaprano anche i nidi/materne, il sottoscritto da oggi si sente un po' più triste perché sa già che tra novanta giorni il suo pulcino lo dovrà lasciare e questa casa sembrerà così vuota senza di lui. In questi mesi di quarantena siamo esistiti solo noi tre: io, mia moglie e nostro figlio.

No, non mi è proprio pesato l'isolamento. Forse la mancanza del grande schermo e qualche corsetta mattutina, ma neanche così tanto. Aldilà di questo, la solitudine mi è sempre stata abbastanza congeniale. Certo ormai non posso più parlare di codesta da quando incontrai una persona straordinaria e ancor di più da quando, pochi anni fa, una creaturina è entrata nelle nostre vite. In questi mesi la mia dolce metà ha sempre continuato ad andare al lavoro uscendo la mattina, così è toccato a me stare vicino al piccolo e in parallelo lavorare. Nulla di nuovo, ma comunque molto differente rispetto a quando aveva un anno scarso.

La mia quarantena da coronavirus non ha limitato la mia operatività. La sola differenza è stata una presenza costante in casa. Il lavoro da remoto ha preso in contropiede migliaia di lavoratori, non il sottoscritto. Ci sono momenti in cui si può fare tutto e altri in cui necessitano di specifica attenzione. Ho appena vissuto tre intensi mesi durante i quali ho potuto insegnare a mio figlio cose che avrebbe imparato altrove. Tre mesi durante i quali ho potuto meravigliarmi ogni giorno di quante nuove parole abbia imparato a pronunciare. Tre mesi durante i quali mi sono sempre disteso accanto a lui prima che si abbandonasse alla "nanna" pomeridiana.

So benissimo che in questo periodo il mondo è stato messo sottosopra, non ho certo vissuto nel regno delle fiabe (semmai gliene ho lette parecchie). Tanta gente è morta e sta continuando a morire. Le conseguenze sul piano economico a livello familiare non sono ancora del tutto calcolabili nella loro drammaticità. Non mi beo certo di tutto questo. Io sono stato fortunato. Ho passato tre mesi sempre accanto a mio figlio. Un tempo che pensavo non avrei più avuto la fortuna di trascorrere in età così piccola. È stato un lusso. Un privilegio. E ora sono già un po' triste all'idea che fra tre mesi lo dovrò lasciare andare alla scuola materna ma questa è la vita. Questa è la sua vita che lo reclama.

Tra 15 anni circa mio figlio si starà avviando (presumo) all'esame di maturità. Chissà quante sfide avrà e avremo già dovuto affrontare insieme. Chissà se il mondo avrà davvero fatto qualche passo in avanti. Chissà se una parola come “diritti” sarà uscita da slogan e post, prendendo in modo deciso il sentiero della concretezza. Presto mio figlio sceglierà la sua strada e ci dovremo separare. La mia speranza e ambizione di padre è che dovunque voglia andare, ci sia tanta felicità ad attenderlo. Ci saranno tanti momenti duri, lo so, e forse è (anche) per questo che la quarantena da covid-19 io la ricorderò sempre con un periodo di tanto e ricambiato amore.

mercoledì 11 marzo 2020

Emergenza coronavirus, Easyjet impara da Ryanair

Passeggeri salgono a bordo di un volo Ryanair © Luca Ferrari
In piena emergenza da coronavirus dove l'Italia intera è stata dichiarata zona rossa, ci sono compagnie aeree che operano con intelligenza, altre che fanno quasi finta di niente.

di Luca Ferrari

"Poiché gli aeroporti sono operativi, i nostri termini e condizioni generici rimangono invariati, il che significa che le nostre tariffe sono non rimborsabili. Se cancella, perde, o non prende il suo volo, purtroppo non potremo offrirle un rimborso totale." Sono queste le scarne parole che a oggi, mercoledì 11 marzo, la compagnia aerea Easyjet si è limitata a pubblicare sul proprio sito come se niente di "eccezionale" stesse accadendo in Italia e nel resto del mondo. In altre parole, se il mio Governo mi impedisce di spostarmi, sono affari miei e loro non ci possono fare niente. Legittimo e legale sia chiaro, ma molto poco lungimirante.

Una linea comune per le compagnie low-cost? Non esattamente. La diretta rivale più nota e spesso anche più criticata, l'irlandese Ryanair, sta tenendo un comportamento del tutto differente, a cominciare dal proprio sito internet, letteralmente rivoluzionato proprio pr fare fronte a una situazione che non ha precedenti in Europa. Come si può vedere dagli screenshot pubblicati in questa pagina, si offrono tutte le informazioni del caso ma soprattutto sezioni specifiche per spostare il proprio volo e/o chiedere il rimborso. Qualcosa di cui al momento non v'è traccia sul sito della compagnia britannica.

Sebbene non sia un cuore impavido quando si tratti di stare sopra le nuvole, nella mia vita ho preso aerei su aerei, per lavoro e piacere. Dal mercato ittico norvegese di Bergen ai colori (autentici) del Holi Festival a Bangalore, in India, passando per il nordovest americano in quel di Seattle con tappa nella vicina Vancouver (British Columbia - Canada), per poi toccare mete più calde come la Grecia sull'isola di Creta e la verdissima Cuba. Ancora nord del mondo con viaggi meravigliosi in Finlandia, terra generosa e di rara bellezza, e un incredibile reportage nel Canada orientale fino a raggiungere la bellissima Prince Edward Island. Non dico di essere come il George Clooney di Tra le nuvole, ma di miglia in cielo ne ho consumate assai.

All'11 marzo 2020 non sappiamo ancora quanto ancora andrà avanti l'emergenza da COVID-19 e nemmeno quando noi passeggeri riprenderemo confidenza con i voli e le prenotazioni. In questa situazione, invece di far aspettare, aspettare e aspettare ancora con scarsa assistenza, negando addirittura rimborsi nonostante l'assicurazione stipulata preveda la quarantena (ma solo se prescritta da medico e non dal proprio Governo), si potrebbero studiare soluzioni alternative e più intelligenti per il proprio business. Così agendo invece, Easyjet si sta comportando da ottusa burocrate. Un modus operandi che gli farà perdere di sicuro molti clienti, a cominciare dal sottoscritto.

La scarna comunicazione di Easyjet aggiornata all'11 marzo 2020 
La scarna comunicazione di Easyjet aggiornata all'11 marzo 2020 
Il sito modificato di Ryanair in seguito alla diffusione del coronavirus

Il sito modificato di Ryanair in seguito alla diffusione del coronavirus
Il sito modificato di Ryanair in seguito alla diffusione del coronavirus
Lassù nel cielo... © Luca Ferrari