Danza del ventre.Tango argentino. Danza indiana. Danza polinesiana. Percussioni afro. Tribal bellydance e Tribal fusion. Ognuno di questi stili ha preso forma, cuore e movimento venerdì 19 giugno per celebrare la terza edizione di Belly Charity – Dance for Refugees, evento benefico con protagonista il variegato mondo delle danze orientali, tornato on stage in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato2015. Uno spettacolo arricchito quest’anno anche dalle danza afgane che ha visto scendere in pedana danzatrici singole e gruppi con grande e calorosa partecipazione del pubblico.
Mondo, 2015. Sono in fuga dalla guerra. Sono in fuga da spietate dittature dove il dissenso è punito col carcere e tortura. Centinaia di migliaia di esseri umani si mettono in viaggio dando tutto quello che hanno e se riescono ad arrivare vivi aldilà del Mediterraneo, cosa trovano? Insofferenza. Populismo. Odio razzista. Mercificazione. Mai come nel 2015 la Giornata Mondiale del Rifugiato ha rappresentato un importante momento di riflessione e confronto. Un terreno dove anche la danza orientale ha voluto dare il proprio contributo.
Organizzatrice di Belly Charity – Dance for Refugees vol. III, l'ensemble milanese Tribal Troubles di cui fa parte Virginia Danese. Danzatrice si, ma non solo come lei stessa ha avuto modo di spiegare. Un'edizione questa che alla luce dei sempre più numerosi sbarchi sulle coste italiane accolti spesso da frasi oltraggiose e atteggiamenti inqualificabili anche da una certa classe politica, la giornata è risultata ancor più decisiva per lanciare messaggi precisi.
“Come mediatrice culturale, lavorando con i rifugiati politici da tanti anni, non posso che essere indignata con l'atteggiamento che si è sviluppato attorno al tema dell'asilo politico e che peggiora anno dopo anno” ha analizzato Virginia, “Quando si parla di profughi si parla solo di numeri. Si è persa l'umanità. Non ci si ferma neanche un secondo a pensare che ciò che spinge una persona verso una morte quasi certa è proprio quella probabilità di sopravvivenza”.
Come le due edizioni precedenti, anche Belly Charity: Dance for the Refugees vol. III è stato realizzato per raccogliere fondi la cui intera somma è stata poi devoluta all'Associazione Sviluppo e Promozione Onlus a supporto della gestione del Centro Welcome, centro diurno per rifugiati politici (uomini e donne) e richiedenti asilo con caratteristiche di vulnerabilità. Così, mentre la politica sbraita e la UE sonnecchia facendo finta di non vedere, la danza orientale agisce.
“Ogni anno cerchiamo di offrire al pubblico uno spettacolo di danze di diversa provenienza”, prosegue Virginia, “Crediamo sia un mezzo utile per far avvicinare anche i più scettici o anche i meno esperti alla ricchezza che ogni cultura ha dentro di sé e riesce a esprimere anche attraverso la danza. Personalmente, avere avuto tra il pubblico anche alcuni dei ragazzi rifugiati che frequentano il Centro Welcome, di cui alcuno erano anche Ramadam, mi ha dato un'emozione indescrivibile”.
Mentre c'è chi approfitta della sciagura umanitaria per fare becera propaganda elettorale, l'altra faccia di Milano è quella multietnica del Teatro Edi Barrio's con famiglie, ragazzi e ragazze delle etnie più disparate che applaudono e assistono alle performance delle numerose danzatrici intervenute. Tra le varie artiste che hanno calcato il palco, Jamila Zaki, quest'ultima pioniera della danza orientale in Italia, nonché direttrice di Zagharid, il primo circolo culturale italiano interamente dedicato all’arte della Danza Orientale.
A raccontare i colori e la storia millenaria della danza indiana, ci ha pensato invece Daria Mascotto: antropologa, danzatrice, danzeducatrice e insegnante. “A Belly charity ho portato il lavoro di alcune mie allieve” ha spiegato l'artista, “Una danza che è un'offerta di fiori e di sé, come sincera espressione artistica della gioia di donare, e un brano che ho danzato da sola, dedicato al Dio bambino Krishna, archetipo dell'amore incondizionato per la vita”.
“In un contesto di solidarietà come quello di Belly charity”, ha poi proseguito Daria, da dieci anni ormai attiva sul fronte della danza indiana, “ho voluto portare un messaggio di gioia e umiltà, di vicinanza all'essere umano e al divino che lo abita. É stata una serata dalla splendida atmosfera, ricca di artiste generose. Davvero un piacere collaborare con tante danzatrici sapendo che la propria passione può aiutare a sostenere una giusta causa”.
Lo spettacolo, aperto da una performance di Indian fusion delle padrone di casa, le Tribal Troubles, si è poi chiuso con una performance corale interpretata dal suddetto gruppo, Jamila Zaki e le allieve di Virginia, quest'ultima seduta a suonare le percussioni lasciando alle due colleghe Nicole e Nausicaa la guida della coreografia. Un pezzo questo mai provato prima, del tutto improvvisato. Un nugolo di donne guidate dall'istinto. Quello stesso, ma di sopravvivenza, che spinge ogni giorno migliaia persone a cercare l'impossibile per ricominciare a vivere. E oggi, almeno oggi, illinguaggio universale della danza orientale li ha accolti con amore.
Nella Giornata Mondiale del Rifugiato l'UNHCR ha comunicato che per la prima volta dalla II Guerra Mondiale, sono oltre 50 milioni le persone in fuga nel mondo.
Lo sguardo di un bambino perso nel vuoto. Un foglio scarabocchiato su di un modulo. La biancheria secca stesa in un campo profughi. Il corpo stremato di milioni di creature. Intere esistenze in fuga, alla ricerca di una nuova casa. Oggi più che mai, 20 giugno 2014, nella Giornata Mondiale del Rifugiato, c'è bisogno di una nuova coscienza collettiva per mettere l'Essere Umano al centro dell'agenda della Comunità Internazionale.
Xenofobia in aumento. Partiti politici di stampo razzista in aumento. Emarginazione, violenze e guerre di costante attualità. Secondo un rapporto pubblicato oggi dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il numero di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni in tutto il mondo ha superato il livello di 50 milioni di persone.
Il rapporto annuale dell'UNHCR Global Trends, che si basa su dati raccolti da governi, organizzazioni non governative partner dell’Agenzia e dallo stesso Alto Commissariato, rivela che alla fine del 2013 si contavano 51,2 milioni di migranti forzati, ben sei milioni in più rispetto ai 45,2 milioni del 2012.
Questo massiccio incremento è principalmente dovuto alla guerra in Siria che alla fine dello scorso anno aveva già costretto 2,5 milioni di persone a diventare rifugiati e altri 6,5 milioni sfollati interni. Anche in Africa si è assistito a nuovi casi gravi di esodo forzato, in particolare nella Repubblica Centrafricana e, verso la fine del 2013, anche in Sud Sudan.
“Siamo testimoni dei costi immensi che derivano da guerre interminabili, dal fatto di non riuscire a risolvere o prevenire i conflitti", ha dichiarato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, António Guterres, “la pace è oggi pericolosamente difficile da raggiungere. Il personale umanitario può costituire un palliativo, ma le soluzioni politiche sono di vitale importanza. Senza di queste, i livelli preoccupanti raggiunti dai conflitti e le sofferenze di massa, che si riflettono in queste cifre, sono destinati a continuare".
Complessivamente gli afgani, i siriani e i somali, che insieme rappresentano oltre la metà del totale dei rifugiati a livello mondiale, costituiscono le nazionalità maggiormente rappresentate tra le persone di cui l'UNHCR si prende cura. Intanto paesi come il Pakistan, l’Iran e il Libano hanno ospitato un maggior numero di rifugiati rispetto ad altri Stati. Se si guarda alle diverse regioni, l'Asia e il Pacifico hanno ospitato il maggior numero di rifugiati, complessivamente 3,5 milioni di persone. L’Africa sub-sahariana ha accolto 2,9 milioni di persone, mentre il Medio Oriente e il Nord Africa hanno visto arrivare sui loro territori 2,6 milioni di migranti forzati.
Oltre ai rifugiati, il 2013 ha visto 1,1 milioni di persone presentare domanda di asilo, la maggior parte dei quali nei paesi sviluppati (nel 2013 la Germania è diventato il paese con il più elevato numero di nuove domande di asilo). Un numero record di 25.300 domande di asilo sono state presentate da minori (bambini che sono stati separati dai genitori o minori stranieri non accompagnati).
“La comunità internazionale deve superare le proprie divergenze e
trovare soluzioni ai conflitti che colpiscono oggi il Sud Sudan, la
Siria, la Repubblica Centrafricana e altri paesi” ha poi aggiunto
Guterres, “È necessario che donatori non tradizionali si affianchino con
maggiore impegno ai donatori di lungo corso. Questo perché oggi il
numero di persone costrette alla fuga equivale alla popolazione di
interi paesi di medie e grandi dimensioni, come la Colombia o la Spagna,
il Sud Africa o la Corea del Sud”.
Il totale di 51,2 milioni di migranti forzati a livello mondiale costituisce un enorme numero di persone bisognose di aiuto con implicazioni che si ripercuotono sia sull’entità degli aiuti internazionali dei paesi donatori, sia sulle possibilità di assorbimento e la capacità di accoglienza dei paesi più prossimi alle aree di crisi dei rifugiati.
"Vorrei raccontarvi una storia, una delle più tragiche dei nostri tempi", inizia così il messaggio della cantautrice romana Giorgia, testimonial UNHCR per la Giornata Mondiale del Rifugiato 2014 "Di milioni di famiglie costretta a fuggire. Troppo spesso è una storia di orrore, paura e perdita..."
Il messaggio della cantante Giorgia per la Giornata Mondiale del Rifugiato
La danza orientale per l'Umanità. Venerdì 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, è di scena Belly Charity: Dance for the Refugees.
Anime in fermento. Stimoli universalmente culturali. Parti coreografici. L’arte si fonde con le contaminazioni dell’esperienza quotidiana. Una nuova energia sempre diversa irrompe nella mutevole esistenza umana. È appena cominciata una nuova performance di danza orientale. Danza orientale nel nome degli Esseri Umani. Danze orientali per tutte quelle migliaia di vite in fuga da violenze, abusi e guerre. Danze orientali per accogliere persone in difficoltà regalando loro quel sentimento di unione e fratellanza in una nuova casa.
Istituita dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato.
“Credo che la danza orientale sia potenzialmente in grado di favorire un processo di unione tra i popoli nel momento in cui accoglie in sé elementi di altre culture. Non può però farlo da sola” sottolinea Virginia Danese, mediatrice culturale con gli immigrati e rifugiati politici nonché membro del gruppo milanese Tribal Troubles che si esibirà in occasione della Giornata del Rifugiato 2014, “È necessario che la danzatrice abbia una certa apertura mentale che la spinga ad approfondire altre danze e culture. Una volta accolti i loro elementi nella danza orientale, sarà più semplice favorire la diffusione e la conoscenza di una cultura condivisa capace di eliminare tutti i confini”.
Venerdì 20 giugno dunque, a partire dalle 21.30 presso il Teatro Edi Barrio's di Milano (via Boffalora ang. via Barona), è di scena Belly Charity: Dance for the Refugees. Nel corso della serata si esibiranno le Tribal Troubles, Virginia Danese, Valeria Huraiva, Nicole Curti, Nausicaa Jennifer Tudisca, Jamila Zaki, Valeria Guatta e le Monedas al Agua, Dark 'n White, Industrial Tribe, Gruppo Percussioni Zagharid, Gaia Dunya Rai, Sabrina Sartori, Gruppo di Danza Classica Persiana, Percussioni Afro con Associazione Karamogo, Danza Afro con Afro Girls, Danza Indiana Bharata Natyam con le allieve di Daria Mascotto, infine le allieve delle già citate TT Virginia e Valeria.
Con un biglietto d’ingresso di 5 euro, l'intero ricavato sarà devoluto all'Associazione Casa di Betania Onlus che gestisce da 26 anni un centro di accoglienza per rifugiati politici e richiedenti asilo. Attualmente la struttura ospita 20 persone provenienti per la maggior parte dall’Africa Sub Sahariana, Costa d'Avorio e ultimamente molti dal Mali, oltre a qualche afghano e pakistano.
Sebbene ancora troppo vista come danza di seduzione, anno dopo anno la danza orientale avanza sempre più spedita nella cultura italiana decisa a imporsi per il significato con cui realmente è nata e viene sempre più praticata. Artefici di questa affermazione ovviamente loro, le danzatrici e insegnanti.
“Ho avuto la fortuna di studiare con la grande maestra Jamila Zaki che mi ha trasmesso il rispetto per questa danza, senza limitarsi alla sola tecnica ma approfondendo le sue origini culturali, le tradizioni di folklore in cui s’inserisce, la musica e i ritmi che la accompagnano” continua Virginia, “Mi ha insegnato a insegnarla in questo modo, senza farla diventare mai competitiva ma rendendola il mezzo con cui ogni donna riesce a sentirsi Donna nel proprio corpo, imparando a conoscerlo e accettarlo con le imperfezioni che tutte abbiamo”.
Formatesi nell'inverno 2011, le Tribal Troubles sono già alla seconda esibizione nella Giornata Mondiale del Rifugiato. Nel percorso umano di ciascuna delle quattro protagoniste, prima ancora di quello artistico, si trovano singole esperienze nel sociale. Una sensibilità dunque di base poi sviluppata ulteriormente con la danza orientale e messa a disposizione di una causa umanitaria.
“Per noi è molto importante iniziare a sensibilizzare i giovani sui temi del volontariato sociale e, in questo caso specifico, sull’asilo politico” conclude Virginia, “Iniziative come Belly Charity sono da incoraggiare e incentivare. In questo modo si riuscirà anche a dare un contributo importante per una nuova visione della danza orientale. L’asilo politico è un tema ancora troppo sconosciuto e la maggior parte ignora la differenza tra un immigrato cosiddetto economico, che per scelta ha deciso di emigrare, e un rifugiato politico, che è stato costretto a farlo a causa di persecuzioni per i motivi più svariati, non solo necessariamente politici, ma religiosi, di genere, di pensiero”.
Tribal Troubles live nella Giornata del Rifugiato 2013