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venerdì 6 marzo 2015

Bangalore, i colori del festival di Holi

Bangalore, festival Holi © Federico Roiter
Viaggio nei colori di strada a sud dell'India, nella capitala dell'hi tech Bangalore. Nel mezzo del cammin della festa di Holi.
Un volo sconfinato da un continente (Europa) all'altro (Asia) fino a sbarcare a Bangalore, capitale dello stato del Karnataka, in India. Un lungo viaggio intriso di parole, impegno umanitario ed emozioni. Un lungo viaggio intrapreso per documentare il mondo dell’associazione CWC – The Concerned for Working Children, realtà che supporta il movimento locale Bhima Shanga dei “Bambini e Adolescenti Lavoratori”. Un viaggio che fu il mio primo reportage internazionale a Bangalore.

E tra un incontro e un altro, fu allora che mi ritrovai in mezzo all'esplosione colorata della festa induista di Holi. Restammo lì, in strada. A disegnar nuove stelle. "L’onda umana fa della notte un villaggio splendente che condensa in primavere tutta la nostra forza/... Ve lo spiego senza pezzi molli di ghiaccio in una parete di carta/…mi credereste ancora se sapeste che leggo le stesse storie che ricordavo già da bambino?" l.f

Lì per lì nemmeno sapevo cosa stesse per piovermi addosso, poi un indizio. Un sorriso. Un lancio, e la festa ha inizio. Chi sono io? Chi sono loro? No ha più importanza. Siamo tutti là. Viola. Rossi. Verdi. I colori si fondono. Si mescolano nelle espressioni facciali. Camminiamo e corriamo. Ci avviciniamo e ci abbracciamo. Nessuna porta ha la maniglia né lucchetto. Qui, per le strade colorate di Bangalore, sento più vere che mai certe sfrofe di John Lennon:

"You may say I'm a dreamer/ But I'm not the only one
I hope someday you will join us/ And the world will be as one... " Imagine

Bangalore, festival Holi © Federico Roiter
Bangalore, festival Holi © Federico Roiter

Bangalore, festival Holi © Federico Roiter
Bangalore, festival Holi © Federico Roiter

Bangalore, festival Holi © Federico Roiter
Bangalore, festival Holi © Federico Roiter

Bangalore, festival Holi © Federico Roiter
Bangalore, festival Holi © Federico Roiter
Bangalore, festival Holi © Federico Roiter
Bangalore, festival Holi © Federico Roiter

venerdì 16 gennaio 2015

Lassù qualcuno ti sta vicino

...in volo da un continente all'altro © Luca Ferrari
Da Venezia a Bangalore, il primo reportage non si scorda mai. Ancor di più se sui “cieli del ritorno” c'è qualcuno con un gentile occhio di riguardo per te.

di Luca Ferrari

Dalle calli dell'antica Repubblica Marinara alle camminate senza fine dento e fuori la capitale dell'high tech indiano, Bangalore. Lì nel mezzo, uno scalo a Parigi e più di mezza giornata passata nel cielo all'andata così come al ritorno. Lassù, sfrecciando dentro una scatola d’acciaio sopra le nuvole, scoprendo secondo dopo secondo una valanga di scintillanti pepite in quella sconfinata miniera fatta di sensazioni.

10 marzo 2006, l'alba dei miei reportage internazionali. Dopo mesi di preparazione fra contatti, ricerca voli, pianificazione programma, etc. il gran giorno è arrivato, destinazione India meridionale, Bangalore, la capitale dello stato federato del Karnataka. Con alle spalle un solo e vacanziero volo intercontinentale negli Stati Uniti, questa volta è lo spirito dell'avventura al servizio dell'informazione a chiamare.

Niente Lufthansa come accadde per lo sbarco negli USA al New York Newark ma Air France. E niente incursione solitaria ma in compagnia. Al mio fianco c'è un amico nonché valente fotografo, il veneziano Federico Roiter, con cui negli anni a venire divideremo ancora molte esperienze reportagistiche tra cui un'epica incursione a Brescello (Re), il paese Guareschiano di Don Camillo e Peppone, e non di meno innumerevoli edizioni della Regata Storica, del Carnevale e della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Pur andando verso un caldo pesante (non calcolato alla partenza così soffocante), partiamo in una giornata davvero lupina. Il pezzo di strada che separa l’approdo dell’Alilaguna (battello che collega direttamente il Lido di Venezia con l’aeroporto Marco Polo di Tessera) dall'ingresso delle Departures, lo facciamo sotto una fredda pioggia autunnale.

Smaltite le pratiche da check-in, cinture allacciate e via. Per esperienza personale so bene che i voli di poche ore sono quelli più “ballerini”. Il tratto Venezia-Parigi non è da meno. Dopo aver interpretato un po’ di “ballo di San Vito” in fase di salita, qualche vuoto d’aria mi offre gratuitamente una lezione di samba post-moderna. Un vero spasso per le mie coronarie mal tolleranti verso simili esercizi.

Atterrato in terra transalpina nell'imponente aeroporto Charles de Gaulle, nel prendere la navetta che ci conduce al “coperto”, mi accorgo di quanto la parentela tra noi e i cuginetti francesi sia ben meritata. Anche oltralpe il clima non è in vena di tiepide carezze, ma punta deciso verso un gelido schiaffo. Ha inizio così il momento più stressante per il sottoscritto. L’attesa prima d'imbarcarsi in nove e più ore di volo. Mangio qualcosa. Penso veloce. Dalla sala d’aspetto osservo decine e decine di aerei alzarsi in volo e atterrare.

Arriva il momento. Medito tra me e me che la prossima volta che toccherò terra sarò in un altro continente. Poco lontano dall’equatore. Mi sembra incredibile. Il tempo di elucubrare e sono di nuovo in cielo. Saluto le creste innevate delle Alpi. Attraverso l’Europa e gran parte dell’Asia. Seguo il tragitto sullo schermo davanti al mio sedile, poi finalmente arrivo nel cuore della notte in India.

Rimaniamo nel subcontinente tre settimane, alternandoci fra la città di Bangalore e i villaggi di Kundapur e Balkur (a nove ore di macchina dalla prima), riuscendo a vivere anch il colorato festival di Holi. Siamo arrivati per documentare l'azione dell'associazione umanitaria Concerned for Working Children, dove ai bambini più poveri viene insegnato un mestiere in modo che non rimangano ai margini della società e possano contribuire al precario sostentamento familiare.

Nei piani ci sarebbe stata anche un’altra tappa (ChennaiMadras) per andare a scoprire il Teatro degli Oppressi ma il clima umido mescolato a un fisico (il mio) molto poco resistente all'epoca, mi lasciano a pezzi con febbri costanti e addio a 5 kg. abbondanti (se qualcuno/a fosse interessato, spiego volentieri come si fa). Di materiale reportagistico comunque ce n'è in abbondanza.

Il volo del ritorno parte all'una di notte. Una volta salito a bordo, dall'innocua t-shirt indossata in taxi, mi ritrovo ad aggiungere in rapida sequenza una camicia a maniche lunghe, felpa, foulard e giacca jeans. Sono almeno due giorni che mi sazio a base di succo di limone caldo e un club sandwich di verdura. Sono abbastanza debilitato. Così, quando prendiamo quota e ci viene offerto uno yogurt, lo ammetto, sono quasi imbarazzato. Essendomi cibato in India di pietanze esclusivamente locali, quel sapore occidentale che scivola nel mio organismo un po' alterato mi fa quasi il solletico.

Il volo sulla compagnia francese prosegue tranquillo. Dopo più di qualche ora ci viene servita la colazione. Boccone dopo boccone sento salire sempre di più una fame a dir poco atavica. Così, con tutto il mio sguardo più innocente (e al naturale spossato), chiedo se fosse possibile averne un'altra. La hostess mi guarda quasi con tenerezza e leggendo nei miei occhi un notevole bisogno alimentare, me ne porta altre due, chiedendomi a più riprese se stia bene. Lo ammetto. Senza volerlo, mi vengono le lacrime agli occhi. Forse il gesto gentile. Forse la sensazione di avercela fatta nonostante le tante ammaccature prese.

Saziato il “pancino” riesco perfino a rilassarmi fra le nuvole, giocando con le forme degli ammassi nebulosi e lasciando (s)correre lungo le praterie celesti ogni possibile emozione. Lo stress d'aria mi è ormai definitivamente passato. Questo viaggio è stato una sorta di iniziazione. Una tappa obbligata. In quelle ore di volo ho cominciato a pensare alla mete future. Ce ne sono state parecchie da allora a oggi tra cui reportage in Svezia, Lituania, Grecia, Croazia, Stati Uniti, etc. Ce ne saranno ancora molte in futuro.

In volo da Venezia a Parigi © Luca Ferrari
Parigi, l'aeroporto Charles de Gaulle  © Luca Ferrari
In volo da Parigi a Bangalore © Luca Ferrari
Bangalore (India), il giornalista Luca Ferrari davanti alla sede del
Concerned for Working Children © Federico Roiter
Bangalore (India), il fotografo Federico Roiter © Luca Ferrari
India, l'alba a Kundapur © Luca Ferrari
Da qualche parte nel cielo tra Asia ed Europa © Luca Ferrari
di ritorno dalla Francia verso l'Italia © Luca Ferrari
Venezia vista dall'aereo © Luca Ferrari

sabato 13 dicembre 2014

Volo, me la faccio sotto e atterro

In volo da Londra a Venezia, sopra le Alpi © Luca Ferrari
Ho volato e volerò ancora. Nel mio bagaglio a mano però, lei non manca mai: la cosiddetta “cacarella”. Storia di un anomalo trasvolatore.

di Luca Ferrari

Lo stress della partenza. Le prime curve nel cielo. I classici vuoti d'aria più o meno forti in fase di atterraggio. Volare non è per tutti. Per la maggioranza non è nulla di diverso dal prendere un autobus, per altri è uno sforzo immane.  Io appartengo alla terra di mezzo. Volo, e tanto anche, ma sono sempre alquanto agitato. A ridosso del natale 2003 m'imbarcai all'aeroporto Amerigo Vespucci di Firenze destinazione New York Newark. Neanche tre anni dopo me ne andai dalla parte opposta del mondo, a Bangalore in India. Passa qualche anno durante i quali scorrazzo su e giù per l'Europa a fare reportage di viaggi ed eccomi di ritorno negli States, raggiungendo questa volta l'amata Seattle. Quindi pochi mesi fa riprendo il largo dei cieli, sbarcando sull'isola di Cuba. Liberi di non credermi, ma io non amo “particolarmente” volare. Anzi, ogni volta che parto sono alquanto nervoso.

La mia attività di trasvolatore dei cieli è iniziata nel giugno 1992, atterrando nell'allora aeroporto Punta Raisi di di Palermo, oggi dedicato ai giudici assassinati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Già, Falcone. Arrivai in Sicilia neanche un mese dopo la sua barbara esecuzione di stampo mafiosa. Un viaggio che non potrò mai dimenticare, così come la partenza per la quale rischiai lo svenimento da paura quando il velivolo di Alitalia prese possesso dello spazio sconfinato. Quello fu l'inizio della mia "frequentazione celeste". In fede però posso confidarvi che nei voli successivi non ebbi lo stesso reverenziale timore del vuoto, anzi. Di nuovo Sicilia, Parigi e la mia prima calata londinese furono ordinaria amministrazione. Quel viaggio in terra britannica (cui ne seguirono negli anni altri dieci fino a oggi), settembre 1997, fu molto sereno. Prima volta che viaggiavo da solo in aereo in sola compagnia del mio fidato walkman e una marea di cassette.

Passano cinque anni e ritorno nella City ma qualcosa s'è alterato. Volare inizia a prendere nuovi significati. E se qualcosa dovesse andar male? Ho solo 26 anni ma di vita e posso dire che non tutto è andato come avrei voluto. Stesso pensiero che provo ancora oggi. Ogni volta che parto, sono sempre (troppo) a pensare a tutto quello che non ho ancora fatto. Non che i viaggi in macchina non siano scevri di sudate ma è la sensazione dell'alto che talvolta  mi manda nel panico (idem in seggiovia). E poi c'è la partenza. Quella è la parte peggiore. Quando il velivolo è ormai lanciato sul rettilineo, sono sempre a ripetermi nella mente: e tira su questa carabattola! Poi a un certo punto sento che i miei piedi non hanno più la percezione della terra e allora, con lo sguardo dalla parte opposta al finestrino, rimango in costante stato di stress fino a quando il mezzo non si piazza orizzontale e le hostess iniziano a servire la “merenda”, il che significa che è tutto tranquillo. Più o meno. Apro il pc. Mi guardo qualcosa, scrivo.

Non solo certo l'unico a vivere simili momenti "in aria", ma che si può fare? Nulla. Ormai si è in ballo. Mai affidatomi ad aiutini alcolico-sanitari, col tempo ho elaborato tecniche personali per affrontare questi momenti, a cominciare da canzoni di una certa potenza, ma non solo. Rock e anche spezzoni di film "mp3izzati" per darmi la giusta carica. A dispetto della tensione, anche una risata può fare la sua parte, su tutte le gag dei due trasvolatori Bud Spencer e Terence Hill alle prese con lo spiritosone di turno che li sbeffeggia per essere precipitati vivi nel Maranhão (rif. Più forte ragazzi). Ovviamente non manca il classico: Se tutto va bene, prometto che cambierò... sapendo benissimo che ciò non accadrà. Il mio personale capolavoro antistress da aereo però, è il pensare-immaginare una persona che mi parli a fianco. Una persona che m'ispira fiducia e a fianco della quale mai potrebbe succedermi nulla. Chi è? L'ex-allenatore di calcio Fabio Capello.

Non sono un tifoso di calcio, non seguo questo sport e personalmente non ho mai incontrato questo signore. So che ha vinto molto e ogni volta che l'ho visto intervistato, mi ha sempre ispirato fiducia e sicurezza. Così un giorno, durante il decollo, me lo sono immaginato accanto, come se stessimo andando a fare una trasferta. Capello, un cui articolo trovai sul giornale proprio il giorno che partii per un reportage nel Canada orientale. Viaggiare in aereo ti porta a scoprire il mondo e non è certo una cosa cui intendo rinunciare solo perché "me la faccio sotto". Continuerò a farlo, e anche se fremo ogni volta che inizio anche solo a pensare alle ore che passerò sopra le nuvole, non voglio certo lasciare alle mie paure il gusto di impedirmi di muovermi. Perché poi, una volta atterrato e con in bocca quella fantastica sigaretta post-stress, dicasi la cicca della vecchia, mi rendo sempre conto che ne è valsa davvero la pena... e già inizio a pianificare il prossimo volo. 

Più forte ragazzi, a ripensarci in volo ci si rilassa...

Una lettura "adrenalinica" prime del decollo © Luca Ferrari
Venezia, aeroporto Marco Polo - in partenza per Monaco © Luca Ferrari
Il velivolo sta già correndo verso Monaco © Luca Ferrari
A bordo nei cieli © Luca Ferrari
Partito da Milano, inizia a vedersi la Danimarca © Luca Ferrari
Partito da Copenaghen, inizia a vedersi la Svezia © Luca Ferrari
Partito da Copenaghen, ormai sono sopra la visibile Italia © Luca Ferrari
Partito da Milano, si vedono le pale eoliche della Danimarca © Luca Ferrari
Partito da Londra-Gatwick, sto sorvolando le Alpi © Luca Ferrari
Partito da Londra-Gatwick, sto sorvolando le Alpi © Luca Ferrari
Partito da Londra-Gatwick, sto sorvolando le Alpi © Luca Ferrari
Partito da Bergamo, l'aereo sta frenando all'aeroporto di Goteborg © Luca Ferrari
Partito da Londra-Gatwick, eccomi atterrato a Venezia © Luca Ferrari