lunedì 23 marzo 2026

Emma Giacchetti, migliorarsi sempre

Emma Giacchetti (Magnolia Campobasso) © Maurizio Silla

Migliorarsi, ogni giorno e sempre di più. Emma Giacchetti si racconta. Dall'esordio a 15 anni in A1 ai playoff 2026, tra studio, gl'imminenti Europei U20 e il sogno olimpico.  

di Luca Ferrari

La passione per il basket sbocciata quando "si rotolava sopra la palla". Il primo canestro in A1 ad appena 15 anni contro la Reyer, a Venezia. Una giovanissima forza della natura scoperta da Magnolia Campobasso con cui ha già vinto quattro titoli juniores, oltre a un bronzo agli Europei U16. A poche ore dall'esordio nei playoff 2026, Emma Giacchetti si racconta a Viaggi del mondo sez. Mondo BASKET tra presente e uno sguardo lucido sul mondo del basket femminile. 19 anni appena compiuti (il 18 marzo scorso, auguri!), la piccola stella marchigiana è pronta a sfidare il dominio dei colossi veneti e in estate chissà, portare l'Italia U20 sul tetto d'Europa. Emma Giacchetti guarda al futuro giorno per giorno, annata per annata. Un'atleta la cui partita migliore deve ancora arrivare. Una ragazza che studia e impara sul campo, a tu per tu con le migliori playmaker d'Italia e d'Europa. Dice sè: "Il mio obiettivo è quello di migliorare sempre e di più, soprattutto mentalmente e cercare di fare sempre meglio".

Emma Giacchetti è una giovane donna molto talentuosa e allo stesso tempo "fortunata". Fortunata perché la pallacanestro le è stata dolcemente recapitata dalla sua mamma, iniziando a respirare quel sound fin dalla tenerissima età. "Il basket femminile non è il primo sport che da piccola ti viene proposto. Io ovviamente ho iniziato perché mia madre giocava, quindi per me è stato proprio il punto di partenza di tutto però ricordo che quando ero piccola e giocavo a Civitanova, non conoscevo niente di quello che succedeva fuori dalla mia realtà, di quello che era il mondo della Serie A1 e delle giocatrici, a parte le più famose come Cecilia Zandalasini o Giorgia Sottana. Il caso ha voluto che l'anno in cui la mia squadra arrivò alle finali nazionali Under-17, queste si svolgessero a Campobasso. Poco dopo disputai il Trofeo dell’Amicizia con l'Italia U15 a Melilla (dove fu anche inserita nel quintetto ideale, ndr). Fu allora che il coach di Magnolia, Domenico "Mimmo" Sabatelli, contattò i miei genitori e mi propose un bellissimo progetto. Da lì in poi ho iniziato ad avere una conoscenza sempre maggiore di quello che era il mondo del basket femminile".

Già, il basket femminile. Sono ancora troppe le differenze rispetto al corrispettivo maschile, a cominciare proprio dallo status delle giocatrici, considerate ufficialmente semi-professioniste e non professioniste come i colleghi. I risultati dimostrano che è un movimento in costante ascesa, cosa evidenziata anche dai risultati ma il vero punto di forza/svolta deve essere la base. "Bisogna puntare sulle giovanissime e avere più società possibili che s'impegnino a reclutare bambine-ragazzine che hanno voglia di giocare e quindi portare avanti il basket femminile. Anche i risultati, ovviamente, sono importanti e possono contribuire a un miglioramento generale. Se la Nazionale maschile avesse ottenuto i risultati che la squadra di Capobianco sta ottenendo, l'attenzione mediatica sarebbe stata ancora più ampia. Da un paio d'anni hanno iniziato a trasmettere qualche partita in chiaro su RaiSport e questo è un buon segnale. Speriamo che la strada intrapresa continui su tutti i livelli".

Cresciuta a pane e palla a spicchi, Emma Giacchetti non ha mai avuto chissà quale modello né tanto meno il classico idolo di cui ci si attacca il poster in camera. Ad alimentare la sua voglia di crescere, una fame di pallacanestro che l'ha portata fin da giovane a guardare questo sport ogni volta che potesse, che si trattasse di basket femminile o maschile, campionato italiano o quant'altro. "Cerco di rubare un po' con gli occhi da tutti i playmaker che mi trovo davanti, a cominciare dalla nazionale italiana. Ho già affrontato diverse volte Mariella Santucci (Reyer Venezia) e Costanza Verona (Famila Schio). Sono due grandissime atlete ed è sempre un'esperienza molto preziosa giocare contro di loro. Un'altra giocatrice che stimo moltissimo è Giorgia Sottana (Famila Schio). Ogni volta che l’ho affrontata, ho imparato qualcosa di prezioso. Fuori dall'Italia invece, la belga Julie Vanloo è una delle giocatrici da cui prendo molta ispirazione, soprattutto per la fiducia che ha nel modo di giocare in campo".

Se i pronostici verranno rispettati, Giacchetti e Santucci si ritroveranno l'una di fronte all'altra nella semifinale scudetto 2025-26. In una recente intervista pubblicata sul magazine d'oltreoceano L'Italo-Americano, Mariella indicò proprio la giovane cestista marchigiana come sua possibile erede. Nella sfida di campionato dello scorso dicembre, pochi giorni dopo Natale, Magnolia venne in trasferta in laguna, cogliendo un'importantissima vittoria e di fatto interrompendo l'imbattibilità casalinga della squadra veneziana che durava (addirittura) dal 16 gennaio 2025, quando le orogranata vennero superate dal Saragozza in EuroLeague. Tra le protagoniste di quella partita, anche Emma Giacchetti che senza alcun timore reverenziale, sfidò Santucci in ogni parte del campo.

Palasport Taliercio (Ve), Emma Giacchetti si oppone a Mariella Santucci © Luca Ferrari

"Mariella Santucci è una persona fantastica" sottolinea la cestista di Magnolia, "Ogni volta che ci incontriamo, che vinca o perda, mi dà sempre qualche consiglio. È carinissima con me e le voglio un sacco di bene".

Reyer vs Magnolia è diventata un po' una classica sfida dei playoff. Si potrebbero incrociare nel penultimo atto del campionato LBF per il terzo anno consecutivo. L'anno scorso le leonesse oro-granata vinsero 3-1 nonostante avessero perso il vantaggio del fattore campo. Furono quattro sfide molto tirate. Dopo aver centrato la prima storica qualificazione di EuroLeague, la Reyer è in overdose di fiducia, senza dimenticare l'adrenalina post pre-Mondiale delle sue giocatrici migliori. "Per avere meglio della Reyer, servirà tanta forza, anche mentale" analizza Emma. "Dovremo cercare di interrompere un po' il loro gioco e il loro entusiasmo. Sono giocatrici per certi versi imprevedibili. Difficile capire chi brillerà più delle altre in una singola partita. Dovremo essere brave a restare agganciate al risultato fino alle ultime fasi del match. Per quanto mi riguarda, cercherò di portare maggiore intensità, tirando bene e trovando diverse soluzioni".

Emma GiacchettiVenezia, una storia di ricordi dolce-amari. A parte qualche sconfitta, l'antica Serenissima ha un posto speciale nel cuore della giovanissima. È proprio al Taliercio che il 6 ottobre 2022 Giacchetti fece il suo debutto in A1, segnando anche 1 punto. "Fu davvero inaspettato" ricorda, "Io venivo dalla A2 e la differenza con la massima serie è notevole, soprattutto sul fronte dell'intensità e del ritmo, molto più alto. Eravamo un po' scariche e stavamo subendo. A quel punto, verso la metà secondo quarto, il coach mi ha chiamata per dirmi che sarei entrata. Obiettivo, dare una scossa e portare intensità. Mi sono fatta 4-5 minuti segnando anche un tiro libero su due. Un'emozione grandissima anche perché giocavo contro delle ragazze che fino a quel momento avevo solo visto in televisione".

E a proposito della realtà dove gioca Emma, parlare solamente di società sarebbe riduttivo. "Quando sono arrivata, io venivo da una piccola società di A2, la Feba Civitanova Marche, quindi non è stato facile per me ma ho trovato una società davvero accogliente. Magnolia Campobasso è una grande famiglia: dagli allenatori alla Presidente Antonella Palmieri, tutti quanti sono a disposizione per aiutarti. Per me, che ero piccolissima e alla mia prima esperienza fuori casa, trovare una società così è stato fondamentale per la mia crescita". A pensarla così, non solo Emma, ma anche la capitana della squadra, Stefania Trimboli, in congedo per maternità. Tra le più forti giocatrici del roster, Maria Miccoli, cresciuta a Trieste insieme a quest'ultima e poi ritrovatesi Molise con la stessa casacca e ovviamente Sara Madera, colonna delle Azzurre, appena rientrata dopo il brillante torneo di Porto Rico che ha sancito la qualificazione dell'Italia ai Mondiali di Berlino 2026.

Come la maggior parte delle sue colleghe, anche Emma Giacchetti porta avanti lo studio oltre alla carriera sportiva, sebbene non siano due strade facilmente percorribili insieme in Italia. In parallelo ai playoff infatti, quest'anno Emma dovrà affrontare un altro grande impegno, quello degli esami di maturità. "Dopo mi piacerebbe fare l'università. Sto pensando alla facoltà di Scienze Motorie, per rimanere nell'ambito, e poi magari anche una magistrale direzione Management o qualcosa di simile. Ci sto ancora pensando". E a proposito di studio, un talento come il suo non è certo passato inosservato ai college d'oltreoceano dai quali le sono piovute svariate proposte. "Mi ha fatto molto piacere però diciamo che non è il mio primo pensiero anche se, ovviamente, le tengo in considerazione".

L'estate si avvicina e nel caso di Emma Giacchetti, prima del meritato break dal parquet, ci sarà quasi sicuramente un altro importantissimo impegno da affrontare al massimo delle sue forze: gli Europei U20 in Lituania (Alytus e Klaipeda, 4-12 luglio). Al suo fianco, tra le altre, un gruppo davvero super: Francesca BaldassarreOlivia Ostoni, Isabella Hassan, Emma D’Este, Elena Ciuffoli, Martina Crippa, Francesca Grande. "Le squadre più temibili sono sempre loro, Francia e Spagna. Anche noi potremo fare un buon torneo. Solo due anni fa, nel 2024, ai Campionati Europei U18 a Matosinhos (Portogallo) abbiamo vinto 5 partite su 7, arrivando però solo 9°. La squadra è molto simile. Abbiamo un collettivo molto affiatato e potremo toglierci qualche soddisfazione. Una medaglia, chissà...".

Emma Giacchetti con le altre Azzurre U16 ©Italbasket

E a proposito di Nazionale, Emma, essendo appena 19enne, avrà anche il 2027 per giocare da U20, dopodiché sarà eleggibile per la Nazionale maggiore, giusto in tempo per le Olimpiadi di Los Angeles 2028. "Un pensierino ovviamente ce lo faccio, sarebbe davvero una grandissima soddisfazione parteciparci. È sicuramente uno dei miei obiettivi. Vedremo".

Il futuro è una strada lunga da scrivere. Forse è presto per parlare di partite o momenti memorabili nella sua carriera, eppure, la ragazza ha le idee molto chiare. "Eravamo a Sassari e non stavamo giocando molto bene. Nonostante ciò io ero riuscita a tirar fuori un po' di intensità e segnare alcuni punti nei momenti decisivi, così l'allenatore mi ha lasciato in campo. Sono piccole soddisfazioni che mi fanno dire: ok, ho giocato questa partita con maturità e costanza". Emma Giacchetti crescerà e migliorerà. Nei suoi occhi si scorgono la serenità della giovinezza, oltre a una precoce maturità insieme a una determinazione da Mamba Mentality. Negli anni '80, molto prima che Emma nascesse, l'NBA era dominata dai Boston Celtics e dai Los Angeles Lakers. Poi a un certo punto, arrivò una piccola realtà emergente a scombinare i loro piani, i Detroit Pistons, una squadra che era quasi una famiglia. A guidarli, un playmaker "piccolino" di nome Isiah Thomas (185 cm). Chissà, magari nel percorso di Magnolia Campobasso ci sarà lo stesso destino. Dopotutto, anche tra le fila della squadra molisana c'è una play "piccolina" che di nome fa Emma Giacchetti.

Emma Giacchetti in azione con Magnolia Campobasso

Emma Giacchetti con le altre Azzurre U16 ©Italbasket
Emma Giacchetti in azione (Magnolia Campobasso) © Maurizio Silla
Sara Madera ed Emma Giacchetti © Maurizio Silla
Emma Giacchetti (Magnolia Campobasso) nella sfida contro Logiman Broni © Maurizio Silla
Emma Giacchetti (Magnolia Campobasso) nella sfida contro Logiman Broni © Maurizio Silla
Emma Giacchetti (Magnolia Campobasso) contro Battipaglia © Maurizio Silla
Emma Giacchetti (Magnolia Campobasso) contro Battipaglia © Maurizio Silla

mercoledì 18 marzo 2026

Pre-Mondiale, la storia siete VOI

L'Italia del basket femminile in trionfo ©Italbasket

Dopo il bronzo europeo, le Azzurre staccano il pass per i Mondiali di Berlino. "C’è tanto entusiasmo intorno a questa squadra. Queste ragazze lo meritano!” Andrea Capobianco.
 
di Luca Ferrari

Missione compiuta, l'Italia ce l'ha fatta. "Bellissimo, bellissimo staccare il biglietto per Berlino giocando una partita del genere, di una qualità immensa dal punto di vista mentale. Una gioia immensa, per me, per la Federazione, per il presidente Petrucci, per tutte queste ragazze, per un movimento intero che ha creduto in queste ragazze che hanno fatto qualcosa di straordinario e si meritano tanto. Sapevamo che da un punto di vista tecnico e tattico non saremmo mai potute essere perfette ma volevamo esserlo con la presenza, il cuore, l’energia". È un fiume in piena (di gioia) coach Andrea Capobianco, subito dopo la vittoria contro la Spagna vice-campione d’Europa nella penultima sfida del pre-Mondiale di San Juan, un successo che ha permesso all'Italia di qualificarsi ai Mondiali di Berlino (4-13 settembre 2026). Un traguardo che è solo una tappa di un percorso iniziato parecchio tempo fa e che affonda le sue più solide radici nelle società che continuano a investire nel basket femminile.

L'Italia era arrivata alla partenza per Porto Rico serena e decisa. L'esordio nascondeva qualche insidia, ancor di più perché le Azzurre avrebbero affrontato le padrone di casa con appena cinque giorni di allenamento in Centro America. Una volta scese in campo però, i dubbi sono stati subito spazzati via già dopo pochi minuti del primo quarto. Oltre a una Costanza Verona letteralmente indemoniata, la capitana Laura Spreafico ha lasciato il segno con due triple a inizio terzo quarto da cineteca. Altra magia, il passaggio da dietro di Jasmine Keys per l'accorrente Lorela Cubaj.

Lorela Cubaj nella sfida Italia vs Porto Rico ©Italbasket
Ed è stata proprio il centro oro-granata della Reyer Venezia a salire in cattedra nella partita successiva contro la Nuova Zelanda, nonostante una flessione a cui la squadra ha saputo reagire con forza. “Nel momento di difficoltà siamo rimaste lì, con orgoglio" ha sottolineato, "L’abbiamo vinta con la difesa, che rimane sempre il nostro marchio di fabbrica e ci dà la possibilità di giocare più serene in attacco. Sono orgoglioso di questa squadra e di come abbia saputo compattarsi quando le cose si stavano complicando”.

Terzo step dell'avventura pre-Mondiale, gli Stati Uniti. Nonostante fosse una squadra all'inizio di un nuovo ciclo, scrivere i nomi e cognomi del roster faceva impressione (Bueckers, Burrell, Ckark, Gray, Plum, Reese, Young). Una partita "impossibile" contro una squadra invincibile. Una match fondamentale per fare esperienza e confrontarsi contro le più forti. Una squadra da affrontare a viso aperto e ribattere colpo su colpo. Così è stato. Gli USA hanno vinto grazie soprattutto a una velocità pazzesca e una notevole precisione sotto canestro. L'Italia non è stata a guardare. Come aveva auspicato Capobianco, le Azzurre hanno cercato di fare il proprio gioco, dimostrando tutto il loro valore. Emblematica all'inizio del quarto tempo, l'azione corale sull'asse Santucci - Andrè - Pasa - Madera, il cui canestro da tre di quest'ultima ha letteralmente mandato in visibilio panchina e pubblico.

Con due vittorie e una sconfitta, l'Italia si presentava alla partita decisiva contro la Spagna vice-campione d'Europa. Il traguardo era lì, a un passo. Pur potendo contare su un'eventuale ultima sfida contro il Senegal, questa squadra non aveva nessuna intenzione di "giocare al risparmio" e l'antifona si è capita subito. L'Italia vince 68-56. Il sogno si è avverato. "Adesso ci godiamo questa qualificazione, poi penseremo subito ad affrontare il Mondiale e ci prepareremo al meglio" ci ha raccontato a caldo Mariella Santucci, raggiunta online direttamente a Porto Rico. 

Mariella Santucci in azione contro la Spagna ©Italbasket

"L'obiettivo è fare il meglio possibile e perché no, vincere anche una medaglia" ha poi proseguito l'instancabile playmaker bolognese in forza alla compagine lagunare (per la prima volta nella sua storia alle Final Six di EuroLeague). "Abbiamo capito che ce la possiamo giocare con tutti. La vittoria contro la Spagna è uno di quei ricordi che mi porterò sempre dentro. Non solo non la battevamo in una competizione da tantissimo tempo ma è stata anche la vittoria che ci ha dato la matematica certezza di qualificarci ai FIBA WWC. Questo pre-Mondiale è stato bello dall'inizio alla fine. Tutti i giorni, tutti gli allenamenti, i giorni passati insieme".

Marchio di fabbrica dell'Italia di Capobianco, il collettivo. Ed è proprio dentro questo dinamico e adrenalinico equilibrio che il talento di Cecilia Zandalasini sa emergere come riferimento offensivo, senza mai snaturare l’identità di squadra. Sorvegliata speciale nella sfida contro le americane contro le quali ha saputo ritagliarsi un ruolo di assist-woman, ha poi strabordato nella sfida decisiva contro le iberiche, mettendo a referto 22 punti e facendosi così il più bel regalo di compleanno possibile con un giorno di anticipo. "Pensare di rappresentare il mio Paese al Mondiale, a cui manchiamo da 32 anni, è un’emozione che non riesco a spiegare. Sono felice, siamo felici. Anche oggi abbiamo tirato fuori il meglio quando le cose si stavano complicando. È questo il marchio di fabbrica di un gruppo che non vuole smettere di stupire".

Finito? Assolutamente no! L'Italia ha un ultimo impegno da onorare e in palio non c'è solo il prestigio di una nuova vittoria, ma anche la possibilità di chiudere il girone al 2° posto. Le Azzurre entrano in campo determinate contro il Senegal, dominando dall'inizio alla fine. Uno scroscio di tiri da 3, roba da partita WNBA, dove a prendersi la scena è Martina Kacerik, autrice di 11 punti. Una partita questa che ha visto anche altre Azzurre andare in doppia cifra, a cominciare dalla MVP della sfida odierna Sara Madera (16), quindi Zandalasini (13), Francesca Pasa (11), Mariella Santucci (10) e la capitana Laura Spreafico che ha orgogliosamente rimarcato: "Il comportamento della squadra è stato perfetto. Sono molto orgogliosa di questo gruppo e della qualificazione al Mondiale. Non ci vogliamo fermare. Vogliamo continuare a lavorare per migliorare".

Il discorso di coach Capobianco all'inizio del pre-Mondiale

Le Azzurre © Italbasket
Andrea Capobianco e le Azzurre © Italbasket
Costanza Verona vola a canestro contro Porto Rico ©Italbasket
Lo sguardo deciso di Jasmine Keys ©Italbasket
La grinta di Sara Madera ©Italbasket
La grinta di Cecilia Zandalasini ©Italbasket
Le Azzurre concentrate e... vittoriose ©Italbasket
La gioia della capitana delle Azzurre, Laura Spreafico ©Italbasket

giovedì 12 marzo 2026

Roma, il fascino del Campidoglio

Roma, la statua equestre di Marco Aurelio (Campidoglio) © Luca Ferrari

Viaggio a Roma. Salendo per la cordonata capitolina, faccio il mio ingresso in cima alla città imperiale, nel Campidoglio, scrutato dai dioscuri Castore e Polluce. 

di Luca Ferrari

Roma, basta questo nome per provare forti emozioni. Sentire meraviglia di fronte a quello che questa città seppe realizzare e conquistare. Non esiste libro di storia o di arte in cui non si parli di lei e dei suoi protagonisti. Adesso tocca a me attraversarla. Viverla. Sfidarla se necessario. Dopo una piacevole passeggiata archeologica dentro l’isola Tiberina, ritorno in “superficie”, avviandomi verso una nuova destinazione: il Campidoglio. Prima però, vengo sopraffatto dal desiderio di salire fino in cima all’Altare della Patria, poco distante. Inizio la scalinata dagli ampi gradoni. Sono quasi arrivato in cima, quand'ecco stagliarsi dinnanzi a me le due possenti statue di Castore e Polluce: i figli gemelli di Zeus, avuti dalla mortale Leda. La mitologia narra che per fecondare la giovane, il padre degli dei si trasformò in un cigno.

Troppo forte le reminiscenze con il film La storia infinita (1984, di Wolfgan Petersen) dove gli occhi chiusi delle due Sfingi, poste prima delle due porte sulla strada che conduce all’Oracolo, si aprivano colpendo a morte il malcapitato che non avesse fiducia in se stesso. Come il buon Atreju, faccio un balzo in avanti ma nessun raggio mortale sbuca alle mie spalle. Sono in cima su uno dei colli di Roma. Davanti a me c’è la statua bronzea di Marco Aurelio. Scatta la seconda reminiscenza cinematografica. Marco Aurelio, l’imperatore assassinato dal figlio Comodo perché voleva affidare Roma al buon generale Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe), poi divenuto Il gladiatore (2000).

La statua è una copia. Quella originale si trova dentro Palazzo Nuovo, uno degli edifici del Campidoglio. Oltre a questi infatti, è presente il Palazzo dei Conservatori con il quale costituiscono le sedi espositive dei Musei Capitolini, e di fronte alla scalinata d’ingresso, il Palazzo Senatorio. A realizzare tutto questo imponente complesso fu un genio toscano, messer Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564). Il lavoro, commissionatogli da Papa Paolo III, ebbe la particolarità di far rivolgere la piazza verso quello che stava diventando sempre di più il centro della città, Piazza San Pietro.

Peggio di un grillo, cambio continuamente prospettiva fino ad arrivare da lei, la mia dea preferita: Pallade Atena o Minerva armata. Lei è là, al centro della fontana davanti al Palazzo Senatorio, in abito lapideo rosso porpora. Al suo fianco due colossi rappresentanti i fiumi Nilo e Tevere. Subito dietro, una torre campanaria.  Torno indietro. Guardo Marco Aurelio. Vorrei sussurragli qualcosa ma sono sprovvisto di trampoli. Mi sporgo davanti alla scalinata. Sotto di me, il traffico metropolitano e le orde turistiche. Perché scendere? Voglio restare ancora un po' qua a ripetizione di lezioni di genialità artistica e di grandezza. 

venerdì 6 marzo 2026

Azzurre in viaggio verso i Mondiali 2026

Le Azzurre in partenza per Porto Rico © Italbasket

In missione per la storia del basket italiano. La Nazionale Femminile di pallacanestro è pronta ad affrontare il torneo pre-Mondiale (Porto Rico, 11-17 marzo). 

di Luca Ferrari

Decisa. Combattiva, e soprattutto, consapevole della propria innegabile forza. La Nazionale Femminile di basket è pronta a staccare il pass per i FIBA Women’s World Cup 2026 (Berlino, 4-13 settembre). C'è ottimismo nella squadra azzurra, e come potrebbe non essere altrimenti? A suonare la carica, lo stesso Presidente FIP Gianni Petrucci, "Affrontiamo un girone difficile ma ho piena fiducia in voi e nelle vostre possibilità" ha detto, "Ad Atene avete fatto qualcosa di grande e ora dobbiamo provare a dare continuità allo splendido risultato all’ultimo Europeo. Vogliamo tornare al Mondiale dopo 32 anni, abbiamo la possibilità di poterlo fare”. Al momento di pubblicare questo articolo, le Azzurre sono già sbarcate a Madrid e si accingono ad attraversare l'oceano. In serata poi, il primo allenamento caraibico in attesa dell'esordio contro le padrone di casa di Porto Rico.

Nei giorni successivi poi, le Azzurre incroceranno la palla a spicchi contro la Nuova Zelanda, i temibili Stati Uniti (già qualificati), le vice-campioni europee della Spagna e infine il Senegal. "Siamo pronte ad affrontare questa avventura" ha sottolineato una decisa Sara Madera, "Prima di partire ci siamo allenate per ritrovare energia e ricompattarci come gruppo. Siamo concentrate e mentalizzate per centrare questo importante traguardo. A Porto Rico ci aspettano quattro giorni di allenamento e poi si comincia. L’obiettivo è arrivare esattamente dove sappiamo di voler arrivare. Ci metteremo tutte noi stesse per centrarlo. Gli Stati Uniti hanno una squadra di grande qualità. L'avversario, credo, più tosto sarà la Spagna (sconfitta in amichevole dalle Azzurre nello scorso torneo di La Línea, ndr) ma inevitabilmente tutte le squadre arrivate al pre-Mondiale non sono qui per caso. Già la prima contro il Porto Rico sarà una bella battaglia. Giocano in casa, però dai, daremo il nostro meglio".

Il basket femminile italiano sta vivendo un grande momento. Appena una settimana fa, Famila Schio e Reyer Venezia si sono sfidate in un play-in memorabile e "sororicida" con in palio le Final Six di EuroLeague; la vittoria è andata alla compagine lagunare, ma a trionfare è stata in primis la pallacanestro. In campo c'erano tre quarti della squadra che ha vinto la medaglia di bronzo a Euro2025, le stesse che saranno protagoniste anche al pre-Mondiale: Cecilia Zandalasini, Costanza Verona, Jasmine Keys e Olbis Futo Andrè (parte scledense); Lorela Cubaj, Mariella Santucci, Martina Fassina, Francesca Pan e Francesca Pasa (parte lagunare). Chiudono il fortissimo roster azzurro Martina Kacerik (GEAS), la già citata Sara Madera (Magnolia Campobasso) e ovviamente Laura Spreafico; la capitana sarà l'ultima ad arrivare per la concomitanza di impegni nel campionato spagnolo dove milita, nell'Avenida.

L'unica assenza tra le medagliate sarà Stefania Trimboli (Magnolia Campobasso), impegnata a vivere la dolcezza della maternità. La giocatrice triestina ci ha comunque tenuto a far sentire tutto il suo appoggio alle compagne di Nazionale, come ha raccontato proprio sulle pagine online di Viaggi del Mondo/ Mondo BASKET.

Questo il calendario dettagliato delle Azzurre nel torneo pre-Mondiale:

  • mercoledì 11 marzo Italia-Porto Rico (ore 20.00, ore 1.00 del 12 marzo in Italia)
  • giovedì 12 marzo Nuova Zelanda-Italia (ore 17.00, le 22.00 in Italia) 
  • sabato 14 marzo Stati Uniti-Italia (ore 17.00, le 22.00 in Italia) 
  • domenica 15 marzo Italia-Spagna (ore 17.00, le 22.00 in Italia) 
  • martedì 17 marzo Senegal-Italia (ore 14.00, le 19.00 in Italia)
Le partite saranno trasmesse su Sky e su Rai Sport, dunque tutti potranno seguire le imprese delle Azzurre.

Prima della partenza per Porto Rico, è stato organizzato un incontro con i media al Bar del Tennis (Roma). Insieme alla squadra c'era ovviamente il coach Andrea Capobianco e l'ex-capitano della squadra maschile Gigi D'Atome, e oggi Capo Delegazione. Insieme a loro e al presidente federale, Laura Ausiello, in rappresentanza della Komen Italia, da anni sostenuta dalla FIP. Per l'occasione le Azzurre hanno indossato il ribbon rosa, simbolo internazionale della prevenzione del tumore del seno. Komen Italia è promotore della Race for the Cure, la più grande manifestazione al mondo dedicata alla lotta ai tumori del seno, che si svolge a Roma, al Circo Massimo (7-10 maggio), sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, e in altre sei città italiane: Bari, Bologna, Brescia, Matera, Napoli e Pescara. Protagoniste della Race for the Cure, le Donne in Rosa, ossia le donne che stanno affrontando o hanno affrontato il tumore del seno.

Il tempo vola, l'aereo aspetta e l'attesa cresce. La giornata si conclude con l'ultimo allenamento italiano e le scelte definitive del coach. Professionalmente parlando, il mio avvicinamento alla pallacanestro è coinciso con l’inizio dell'attività di mio figlio nel minibasket. Da lì è nato un percorso di crescita sportiva e culturale che ci ha portati a seguire con sempre maggior interesse soprattutto il basket femminile e le sue principali competizioni. Per questo motivo il "piccolo cestista" ha voluto realizzare un disegno dedicato alle Azzurre, che ho avuto poi il piacere di consegnare a Martina Kacerik e a Cecilia Zandalasini, le quali lo hanno accolto con grande disponibilità e spontanea naturalezza. Un gesto semplice e ben augurante che rimanda al DNA di questa squadra: talento individuale di altissimo livello, unito a una forte dimensione collettiva.

sabato 28 febbraio 2026

Stefania Trimboli, il basket è famiglia

Stefania Trimboli in azione con Magnolia Campobasso © Maurizio Silla

Il viaggio umano-cestistico di Stefania Trimboli, capitana di Magnolia Campobasso. Dagli esordi triestini alla conquista azzurra del bronzo europeo e la recente maternità.

di Luca Ferrari

“Ci sono partite che non si giocano sul parquet. Per la prima volta mi fermo. Sta arrivando una nuova tifosa. Sto per iniziare una nuova avventura della mia vita. Mi prendo una piccola pausa. La famiglia Magnolia cresce” Stefania Trimboli. È questo il delicato video-messaggio che la società molisana ha postato su Instagram alla notizia della dolce attesa della loro capitana.

Stefania Trimboli, una vita passata sui campi da basket. Formatasi nella natia Trieste, ha iniziato la sua carriera nel mondo professionistico proprio con la Società Ginnastica Triestina, guadagnando la promozione in A1 nella stagione 2013-14. 

Per Stefania Trimboli, pallacanestro e famiglia sono due battiti di uno stesso universo. La passione per la palla a spicchi è nata fra le mura domestiche. "Siamo tre sorelle e siamo tutte cresciute col basket grazie a mio papà. Col tempo poi, anche la mamma si è appassionata. Mio padre avrebbe potuto puntare alla carriera professionistica ma fece una scelta d’amore, e devo dire che è andata molto bene. Papà è sempre stato un po' il mio idolo da seguire. Insieme a lui ho guardato le partite dell'NBA che registrava con i vari Jordan, Bird, Ray Allen. Io e le mie sorelle abbiamo giocato tutte e tre nella stessa società e spesso era lui ad allenarci perché seguiva più gruppi. La più grande aveva la maglia numero 7, la mia gemella l’8 e io il 9. Da allora, quando ho potuto, ho sempre preso il 9 a parte nella Nazionale, già occupato da Cecilia Zandalasini, così in Azzurro ho scelto il 99”.

Dopo quattro stagioni in Friuli, Stefania ha fatto il grande salto, spostandosi in Campania e accasandosi a PB63 Battipaglia (2015-19). Una stagione a Empoli, poi una a Schio dove vince la Coppa Italia, quindi nel 2021 diventa la playmaker della Magnolia Campobasso. A partire dalla stagione scorsa, Stefania ha ritrovato Maria Miccoli, triestina anch’essa. “È stato bellissimo" ricorda. "Non giocavamo insieme da dieci anni. Abbiamo condiviso moltissimo insieme, inclusa la promozione nella massima serie. Quegli anni vissuti fianco a fianco sono stati un periodo magico e sicuramente decisivo per il mio futuro cestistico, anche se la passione è cresciuta e si è alimentata giorno dopo giorno". In parallelo all’attività cestistica, Stefania si è laureata nel 2019 in Scienze Motorie. “Dal 2021 mi sono iscritta alla magistrale in Management dello sport e delle attività motorie. In un futuro mi piacerebbe entrare un po' nel mondo della scuola e insegnare ai bambini, comunque restando in ambito sportivo".

La storia di Stefania Trimboli s'intreccia con i valori della famiglia. Una scelta che l’ha guidata nel corso della sua vita professionale e umana. “Già il passaggio a Battipaglia non fu facile, specie per mia mamma che mi accompagnò a prendere il treno in lacrime. Due settimane dopo ricevetti una telefonata di un college americano per sondare la mia disponibilità. Ho pensato che non fosse il caso. Sono molto legata alla mia famiglia e alle mie sorelle e già questo lavoro ti porta lontano. Andare negli USA sarebbe stato troppo per me. Anche se non ho mai fatto questo passo (per ora), mi sarebbe piaciuto fare un anno all'estero, in particolare in Spagna. Hanno un modo di vivere più leggero e penso che potrei trovarmi bene. Vedremo in futuro".

Stefania Trimboli in campo nella Giornata contro la violenza sulle donne © Maurizio Silla

Il presente intanto guarda già alle imminenti sfide per la conquista del titolo di regina del campionato LBF 2025-26. A parte sorprese dell'ultim'ora, quasi sicuramente Magnolia incontrerà in semifinale la Reyer Venezia per il terzo anno consecutivo. Nell’annata scorsa la squadra orogranata vinse 3-1, perdendo una partita in casa, ma ogni vittoria lagunare fu molto sofferta. Quest’anno la Reyer ha vinto a Campobasso mentre Magnolia ha avuto la meglio a Venezia: “La Reyer è una squadra di altissimo livello e molto ostica da affrontare. A noi forse è mancata un po’ di esperienza, che abbiamo iniziato a farci con la partecipazione all’EruroCup. Quest'anno secondo me possiamo dare del filo da torcere a tutti”.

Il modo di giocare di Stefania rispecchia la sua anima più autentica. In campo sembra quasi non esserci ma c’è, eccome se c’è. Non è una giocatrice appariscente. Non cerca le luci della ribalta. Al contrario, è una regista silenziosa e instancabile che sa far brillare chi le sta accanto. Una forza trainante concentrata sull'obiettivo da raggiungere e da conquistare. Nella sfida natalizia contro la Reyer, ad esempio, Campobasso interruppe l'imbattibilità casalinga della squadra lagunare. A dirigere le operazioni c’era ovviamente lei, Stefania Trimboli, autrice anche di 5 punti. 

Reyer - Cambpobasso, Francesca Pan ostacola Stefania Trimboli a canestro © Maurizio Silla

“Conosco le caratteristiche delle mie compagne e cerco di mettermi al loro servizio. Cerco di fare ciò che serve per la squadra. Poi, certo, è bello fare canestro ma è importante anche avere un'ottima difesa” sottolinea la cestista friulana.

Stefania Trimboli è sinonimo anche delle più gloriose e recenti imprese della Nazionale Italiana. Classe 1996, il suo esordio in maglia azzurra è avvenuto nella vittoria casalinga a Faenza contro la Germania nel febbraio scorso, durante la gara di qualificazione per gli Europei. “Un’emozione fortissima. Quasi tremavo. Mi è solo dispiaciuto che i miei genitori non potessero venire perché fu una convocazione all'ultimo minuto”. Di lì in poi fu sempre presente, alle amichevoli pre-rassegna continentale e quindi la scelta di coach Andrea Capobianco di includerla nelle 12 che avrebbero giocato l’Europeo, conquistando poi una storica medaglia di bronzo. “Il coach mi ha detto: sei qui perché te lo meriti. Non pensare, vai e gioca! Ha una capacità incredibile di mettere le giocatrici in fiducia. Nel corso dell’Europeo è riuscito a valorizzarci tutte. Chi ha giocato di più e chi ha giocato di meno, si è sempre sentita molto utile e questo è un merito di Andrea Capobianco. Ci ha dato la giusta mentalità per puntare allo stesso obiettivo. Ogni giocatrice è sempre riuscita a dare il massimo".

Un successo non si costruisce solo con i grandi nomi. Deve scattare una speciale alchimia tra le giocatrici ed è quello che è avvenuto durante il ritiro pre-europeo. “Siamo state insieme 40 giorni” racconta Trimboli, “C’erano giocatrici come Francesca Pan che conoscevo solo da avversaria, e tutte abbiamo imparato a essere a disposizione l’una per l’altra. Giorno dopo giorno, il gruppo si è unito sempre di più, cosa resa possibile anche grazie all'incredibile lavoro dello staff azzurro: oltre a Capobianco, i vice-allenatori, i fisioterapisti, il preparatore fisici, tutti sempre molto disponibili e con grande professionalità. Sembrava come di stare in una famiglia allargata. Nel corso del raduno poi, oltre a Sara (Madera, sua compagna di squadra a Campobasso, ndr), ero sempre insieme a Martina Kacerik e la capitana Laura Spreafico.

Adesso c’è il pre-Mondiale e, inevitabilmente Stefania Trimboli non parteciperà alla missione azzurra a Porto Rico. In attesa che l’Italia torni a disputare la massima competizione cestistica per Nazioni dopo oltre trent’anni, è inevitabile una riflessione sul basket femminile italiano. "Sono tempi - strani - per la nostra pallacanestro. La popolarità avuta agli Europei è sicuramente di buon auspicio per una maggior visibilità dell'intero movimento. Anche le performance europee di Schio e Reyer stanno contribuendo a rilanciare l’immagine del basket femminile italiano". C’è ancora molta disparità rispetto al basket maschile. La serie A1 femminile infatti, è ancora considerata semiprofessionistica. Ricevono compensi ma non sono riconosciute dal CONI né dalla FIP - Federazione Italiana Pallacanestro con il ruolo giuridico di atlete professioniste con tutti gli onori e oneri (fiscali).

La sfida è ardua ma non impossibile. Per imporsi in una cultura popolare ancora troppo orientata agli uomini, il basket femminile italiano dovrà continuare a crescere su due binari: le società, a partire già dal minibasket, e i risultati. Un caso su tutti è quello dell'australiana Lauren Jackson, bi-campionessa WNBA con le Seattle Storm, nonché la prima straniera a vincere il premio di MVP della lega. La cestista originaria di Abury (1981, Nuovo Galles del Sud) ha letteralmente cambiato la percezione del basket australiano, aumentando l’interesse nei giovani, nei media e negli sponsor, vincendo infine il Campionato del Mondo con la propria nazionale nel 2006. Nei prossimi due anni il basket femminile italiano potrebbe essere a una svolta epocale. Se le società continueranno a crescere, le squadre italiane a farsi sempre più valere in Europa e l’Italia saprà lasciare il segno ai Mondiali di Berlino 2026 e alle prossime Olimpiadi di Los Angeles 2028, la percezione di questa disciplina potrebbe davvero cambiare per sempre.

Il tempo stringe. Il piccolo cestista di casa intanto, artefice della mia neonata passione per la palla a spicchi, è a scuola. Sapendo dell'imminente impegno giornalistico, non solo ha voluto omaggiare Trimboli con un disegno di tutta la sua squadra, ma mi ha anche chiesto di farle un paio di domande per suo conto. Procediamo...


 
La prima curiosità riguarda il basket triestino. “A Trieste c'è una cultura molto radicata nella pallacanestro” risponde gentilissima Stefania Trimboli, “è un basket che seguo molto volentieri perché un triestino in campo, dà tutto. Penso a Michele Ruzzier (triestino in forza alla Pallacanestro Trieste 2004, ndr). Anche lui è un giocatore molto silenzioso ma si butta su ogni pallone, è un combattente. Mi piace molto questo modo di giocare. Sono cresciuta così, col basket dove si lotta sempre”. Più volte spettatore di partite di EuroLeague e campionato, l’ultima domanda riguarda le rivalità, se senta più quella con la Reyer Venezia o con il Famila Schio. “Entrambe direi. A prescindere dai risultati, sono squadre contro cui vuoi giocare a tutti costi e speri di vincere. Da quando sono a Campobasso, ho vinto una sola volta contro Schio ai playoff".


Stefania si congeda, poi ecco la dolce notizia. Stefania è incinta. Per la prima volta nella sua vita si prenderà una pausa dal campo. Una gioia immensa. Inevitabilmente sull’aereo per Portorico non ci sarà. Alle sue compagne azzurre però, ha qualcosa da dire: “Ciao ragazze! Come avrete saputo, quest’anno non potrò essere dei vostri. Una nuova tifosa azzurra sta arrivando! Pensare alla Nazionale mi mette un po’ di malinconia, lo ammetto ma anche se mi toccherà fare il tifo dal divano, il mio cuore sarà lì in campo con voi! Forza azzurre, portateci al Mondiale ”. Mi permetto di aggiungere: Per Stefania Trimboli e la sua meravigliosa creatura in arrivo, con il cuore alla vittoria!

Stefania Trimboli in Azzurro durante gli Europei 2025 © Italbasket
Il giornalista Luca Ferrari intervista Stefania Trimboli
Stefania Trimboli in azione con Magnolia Campobasso © Maurizio Silla
Stefania Trimboli in azione con Magnolia Campobasso © Maurizio Silla
Stefania Trimboli e le Azzurre dopo la conquista della medaglia di bronzo
agli Europei 2025 © Italbasket

venerdì 27 febbraio 2026

L'assedio di Sarajevo è finito...

Sarajevo (Bosnia Erzegovina), funerale di civili - Ph. Mikhail Evstafiev

Ci avevate chiesto di non lasciarvi morire ma ci siamo girati tutti dall'altra parte e ovviamente vi hanno ammazzati. Il 29 febbraio 1996 intanto, finiva l'assedio di Sarajevo...

di Luca Ferrari

Sarajevo, la nostra "sorella" Sarajevo è sotto attacco. È stata assediata per più di tre anni. Sotto gli spari dei cecchini serbo-bosniaci, la gente comune è stata ammazzata. Uomini, donne, bambini. Gente uccisa lungo le strade. Il sangue rossastro finito nei tombini. Ambulanze improvvisate. Sarajevo ha provato a difendersi. Sarajevo ha provato a urlare il suo dolore. Sarajevo ha provato a dire al mondo che non sarebbe stata divisa. Prima che la guerra di Balcani imboccasse la strada del non ritorno, un cordone di pace attraversò i luoghi simbolo delle quattro principali comunità religiose: la moschea di Gazi Husrev-beg (Islam bosgnacco), la Vecchia Chiesa Ortodossa (Sveti Arhanđeli Mihailo i Gavrilo), la Cattedrale del Sacro Cuore, sede dell'arcidiocesi di Vrhbosna e la sinagoga ebraica. L'appello di Sarajevo rimase inascoltato. L'appello di Sarajevo venne soffocato nella pozza del suo sangue per più di tre anni e mezzo. L'assedio di Sarajevo è il più lungo di una capitale della storia bellica moderna del XX secolo. Cosa è rimasto di quel mondo? Una data, la ricorrenza di una tragedia. Poi un giorno, il 29 febbraio 1996 gli spari s'interruppero...

Il 14 dicembre 1995 a Parigi vennero siglati gli accordi di Dayton, firmati dagli allora presidenti della Bosnia Erzegovina, Alija Izetbegović, della Croazia, Franjo Tuđman e della Serbia, Slobodan Milošević. Il documento fu ratificato alla presenza dell'inquilino della Casa Bianca, Bill Clinton, e di altri 50 leader mondiali, sancendo così l’inizio della fine del conflitto nell'ex-repubblica jugoslava durato tre anni e mezzo. Una catastrofe umanitaria che lasciò un'eredità di 100mila morti e 2 milioni di profughi. L'inizio, sì, perché a Sarajevo, e non solo, la scia di morte continuò implacabile. Ci sarebbero voluti ancora due mesi e più perché la polvere da sparo smettesse definitivamente di echeggiare tra gli edifici sventrati della capitale bosniaca. Una città, Sarajevo, che durante l'assedio divenne meta turistica di squallidi mercenari, italiani inclusi, che pagavano per uccidere i civili assediati. Un fatto su cui sta attualmente indagando la procura di Milano grazie (anche) al contributo del documentario Sarajevo Safari, 2025, del regista sloveno Miran Zupanič, disponibile in streaming sulla piattaforma OpenDDB.

Ciao Sarajevo, ti immagino come un'amica di penna che non ho mai potuto incontrare di persona. Ci sono tante che vorrei sapere di te. Fino a oggi ne ho solo lette, molte delle quali superficiali e senza anima. Ciao Sarajevo, trent'anni or sono finalmente qualcuno poteva scrivere nei libri di storia che l'assedio era finito l'assedio. Adesso i burocrati e la comunità internazionale si potevano rilassare e congratularsi l'un l'altro. Tu invece, come ti sei sentita? Come stai oggi? Quanti ci hai messo a "ricominciare" a prendere confidenza con la quotidianità? A cosa pensavi nel rivedere i tuoi impianti sciistici delle Olimpiadi invernali (1984), utilizzate dagli aguzzini per addestrarsi a uccidere? Ciao amica Sarajevo, la tua gente chiese all'Europa di non lasciarvi morire e a nessuno è importato, tanto voi eravate quelli là, gli zingari, gli slavi, i comunisti di Tito, ecc. A trent'anni dalla fine dell'assedio di Sarajevo sei ancora il paese più ignorato d'Europa.

Sarajevo, l'assedio è finito. In questi trent'anni un muro di silenzio ha circondato il cuore dei Balcani. Giusto qualche news bosniaca per rievocare il neo-ponte di Mostar e poco altro. Per il resto, una morsa politico-burocratica ha indebolito sempre di più una Nazione allo stremo e abbandonata a se stessa. A differenza di Slovenia e Croazia che fecero il loro ingresso nell'Unione Europea, rispettivamente nel 2004 e nel 2013, "quella lì" è rimasta alla periferia del vecchio continente, sfiancata da un recente e dolorosissimo passato, per di più alle prese con sferzanti venti secessionisti della Repubblica Srpska, una delle due entità amministrative in cui è stata divisa la Bosnia Erzegovina in virtù degli accordi di pace (...), il tutto con un appoggio dell'ingombrante vicino serbo. Una divisione, per assurdo, non così lontana dall'idea di un certo Radovan Karadžić, criminale di guerra condannato all'ergastolo per crimini contro l'umanità. Ma tutto questo non ha importanza.

Nei libri di storia si legge che il 29 febbraio 1996 finiva l'assedio di Sarajevo. Rallegramenti! Potete studiarlo. Tutto quello che è successo nei trent'anni successivi non conta. Oggi, 27 febbraio 2026, la Bosnia-Erzegovina e Sarajevo sono ancora sotto assedio... Un assedio fatto di indifferenza e silenzio.

Passengers Miss Sarajevo

Sarajevo sotto assedio (1992-1996)

martedì 10 febbraio 2026

Laura Spreafico, leadership e cuore azzurro

La capitana della Nazionale, Laura Spreafico © Italbasket 

Personalità, grinta e determinazione. Le sfide euro-spagnole con l’Avenida, la vigilia del pre-Mondiale con l'Italia. La capitana azzurra Laura Spreafico si racconta.

di Luca Ferrari

Instancabile, decisa e già focalizzata sui prossimi cruciali obiettivi della sua vita. Laura Spreafico, capitana della Nazionale di pallacanestro, è pronta per conquistare il pass per i Mondiali 2026 di Berlino. Mercoledì 11 marzo l’Italia farà il suo debutto a Porto Rico, proprio contro le padrone di casa, 13° nel ranking FIBA appena sopra l’Italia di una posizione. “La prima partita è sempre un po' un'incognita. Meglio affrontare La Isla del Encanto all'inizio, piuttosto che l’ultima di una gara in cui è in palio tutto giochi tutto e con, inevitabilmente, gran parte del pubblico contro. A prescindere dall’avversario, dovremo essere brave a ritrovare l'alchimia - europea - nel minor tempo possibile, concentrarci e giocare al meglio. Tutte le partite saranno fondamentali, quindi non bisogna fare calcoli” dice Laura.

Dopo una prima esperienza all’estero al Gernika (2022-23), Laura Spreafico è tornata in Spagna a partire dalla stagione attualmente in corso, accasandosi questa volta all’Avenida. Raggiunta via Zoom in terra iberica e dopo aver superato qualche imprevisto tecnologico (..), Laura si racconta, reduce da un tour de force cestistico che l’ha vista giocare e vincere 71-65 in terra ellenica, nella gara di andata dei quarti di finale di Eurocup contro l’Athinaikos. Neanche due giorni dopo, eccola di nuovo in campo nella sfida di campionato contro l’A.E. Sadis Basquet, anch’essa conclusa come meglio non si potrebbe, 70-69, attestandosi così in quinta posizione.

“È stato un periodo bello tosto. Due trasferte consecutive ti stancano fisicamente e mentalmente. Il campionato spagnolo è molto combattuto e competitivo. Di recente il Valencia ha perso a Estepona, terzultima in classifica. Nessuna sfida è mai troppo scontata perché il livello è mediamente alto; proprio questa è stata un po' la motivazione che mi ha spinto a tornare in Spagna. Siamo molto contente dei risultati ottenuti. L'ultima vittoria in campionato ci ha dato due punti molto importanti. Siamo state brave anche se la partita non è stata bellissima. Qui a Salamanca poi, ho ritrovato Anna Montañana, la stessa allenatrice che avevo al Guernica. La sua presenza alla guida dell’Avenida è stata sicuramente uno stimolo in più per tornare. Mi piacerebbe davvero alzare un trofeo con questa squadra a fine stagione”.

 Laura Spreafico in allenamento con l'Alvenida © Club Baloncesto Perfumerías Avenida

"Se continueremo a vincere, anche i prossimi saranno mesi molto impegnativi" prosegue la cestista comasca. "A marzo poi, subito dopo aver terminato le gare di qualificazione con l’Italia, dovremo affronteremo l'Uni Girona in Copa de la Reina. L’incrocio non è stato dei migliori ma la storia più recente della competizione ha dimostrato che anche le piccole possono vincere. Nell’ultima edizione la non favorita Jairis ha superato Valencia e Girona, per poi vincere la finale proprio contro l’Avenida. Stiamo ancora cercando un equilibrio definitivo ma siamo pronte a tutto. Lavoriamo ogni giorno e siamo ambiziose. Non ci spaventano le avversarie".

Marzo sarà davvero uno snodo cruciale nella vita professionale di Laura Spreafico e delle sue compagne "azzurre". Cinque partite per portare l’Italia ai FIBA Women’s Basketball World Cup 2026. Nel dettaglio:

  • 11 marzo ore 20.00, Italia-Porto Rico (le 2.00 in Italia)
  • 12 marzo ore 17.00, Nuova Zelanda-Italia (le 23.00 in Italia)
  • 14 marzo ore 17.00, Stati Uniti-Italia (le 23.00 in Italia) 
  • 15 marzo ore 17.00, Italia-Spagna (le 23.00 in Italia) 
  • 17 marzo ore 14.00, Senegal-Italia (le 20.00 in Italia)
“Tra compagne di Nazionale ci sentiamo ogni tanto, purtroppo gli impegni con i club sono tanti e quando hai così tante partite all’interno della stagione, finché non arrivi al raduno, è difficile concentrare le energie mentali in quella specifica direzione" analizza Spreafico, "Ognuna di noi lavora duramente per essere pronta al 100% per il club e per la Nazionale. Senegal e Nuova Zelanda le conosco poco. Gli Stati Uniti li abbiamo incontrati l’ultima volta molti anni fa. L’unica squadra che conosciamo effettivamente è la Spagna. Anche se in amichevole (La Linea, 14–15 novembre), averla finalmente battuta dopo più di 24 anni, mi ha fatto molto piacere anche perché io giocavo un po' in casa, e gli occhi degli spagnoli erano puntati soprattutto su di me”. E chi sarà mai stata l’MVP azzurra nella partita contro la nazionale iberica? Ovviamente lei, Laura Spreafico, che ha messo a referto 18 punti (di cui 3 su 4 da tre).

                                                           
Torneo "La Linea", Italia-Spagna 77-61: gli highlights

Già, l’Italia. Tutti gli appassionati di pallacanestro hanno ancora negli occhi (e nell'anima) la straordinaria medaglia di bronzo conquistata ai FIBA EuroBasket Women 2025. “Se ci ripenso, il primo pensiero/emozione che sento è la felicità” racconta con vivida sincerità Laura. “L'immagine che ho nella mente sono gli abbracci dopo la vittoria contro la Francia nella finale per il terzo e quarto posto. Fin dai primi giorni del raduno abbiamo lavorato molto, convinte di poter ottenere un risultato importante. Dopo la delusione all’Europeo 2023, c'era la consapevolezza che potevamo fare molto di più. Abbiamo raggiunto questo traguardo e non vogliamo certo fermarci qui".

Nella più recente edizione continentale l’Italia ha giocato un basket incredibile, perdendo l’appuntamento con i due gradini più alti del podio solo per una questione di “ferrei” centimetri. Un gruppo solido, come la stessa Spreafico ha giustamente rimarcato: “La nostra più grande qualità è il collettivo. Molte squadre si affidano a due o tre giocatrici, la nostra forza invece è la possibilità di affrontare ogni partita potendo contare su tutte le giocatrici del roster”. Ed è esattamente ciò che si è visto agli Europei 2025. André, Cubaj, Fassina, Keys, Madera, Pan, Pasa, Santucci, Trimboli, Verona Zandalasini e ovviamente Laura Spreafico, tutte sono state protagoniste. Quando sono state chiamate in campo, ciascuna ha dato il massimo, lasciando il segno.

“La partita con la Turchia è stata emblematica sotto tanti punti di vista, ma soprattutto ha messo in evidenza una volta per tutte che cosa significa essere una squadra. Negli anni questa squadra si era presa qualche batosta, quindi il fatto di essersi compattate ancora di più nel momento di maggiore difficoltà, ha dimostrato tutto il nostro carattere e la consapevolezza di poter contare l'una sull'altra. Quando scenderemo in campo a Porto Rico per giocarci le nostre chance di arrivare al Mondiale, lo faremo con la certezza che il nostro essere gruppo sia l’arma più potente”. Dopo il bronzo europeo, le Azzurre si sono ritrovate dal Presidente Mattarella per un appuntamento a dir poco speciale e poco tempo dopo, in occasione del torneo franco-spagnolo. “Non vediamo l’ora di ritrovarci. Più che gli USA però, già qualificati, attendo con ansia di incontrare la Spagna”.

Laura Spreafico e il Presidente Sergio Mattarella - ph. @quirinale.it
Laura Spreafico, una raminga della palla a spicchi. Classe 1991, Guardia/ Ala di 181 cm, ha esordito in A1 nella stagione 2006/2007 con la Comense, passando poi a Lucca e quindi a Schio dove ha vinto 2  edizioni del Campionato e altrettante della Supercoppa e della Coppa Italia. Nel 2016 ha giocato a Parma, poi a Ragusa e nel 2018 ha firmato per Broni, quindi una parentesi a Lucca e al Costa Masnaga. Nel 2022-2023 è passata al Gernika Bizkaia, in Spagna, quindi altre due stagioni in Italia al Passalacqua Ragusa prima e al Geas Sesto San Giovanni poi, infine, nell'estate 2025 il passaggio a Salamanca.

“Rispetto a quando ho iniziato, c’erano più squadre nel campionato italiano (16, ndr) e forse un maggiore equilibrio. Adesso c’è una spaccatura più netta tra le prime quattro-cinque squadre e il resto del gruppo. In Spagna, dove si continua a investire molto sullo sport femminile, ho trovato un basket molto più seguito. Ogni settimana abbiamo tra le 3.000 e le 3.500 persone sugli spalti a seguire le partite. Purtroppo non è lo stesso in Italia. Adesso forse siamo a un punto di svolta. La Federazione ha pianificato budget importanti per la promozione e lo sviluppo del basket femminile e la nostra medaglia ha contribuito a una maggior popolarità. Mi auguro che i risultati dei prossimi mesi possano dare una spinta decisiva al nostro movimento”. 

Il tempo scorre inesorabile: online, sul parquet e nella vita. Quali sono i desideri di Laura Spreafico per il futuro? “A livello sportivo, mi piacerebbe affrontare la Cina ai Mondiali, il cui vice-allenatore è il papà del mio compagno. Sarebbe come un derby per me e oltre tutto non ci ho mai giocato contro.  Quando smetterò di giocare a basket invece, mi piacerebbe lavorare con i bambini in ambiti diversi dallo sport. Durante la laurea triennale ho svolto un tirocinio in una casa mamma-bambino, scoprendo quanto mi piaccia lavorare con i più piccoli, in particolare durante la fase evolutiva, quando ancora non parlano perfettamente ma comunicano efficacemente attraverso il corpo. Attualmente immagino il mio percorso professionale futuro al di fuori del basket. Adesso sono iscritta a una laurea magistrale. Sono una persona curiosa e motivata. Mi entusiasma l’idea di approfondire nuovi ambiti della vita, valorizzando anche le esperienze accumulate nei miei 20 anni di carriera cestistica”.

Il presente chiama. Giovedì 12 febbraio Laura Spreafico sarà nuovamente in campo con l'Avenida per conquistare la semifinale di Eurocup. Viaggi del mondoMondo BASKET sarà ovviamente in prima fila davanti al canale YouTube (gratuito) della FIBA per seguire il match e sostenere la "nostra" Capitana. Forza Laura, guida le Azzurre verso una storica prima medaglia mondiale a Berlino!

  Laura Spreafico (Italia) in trionfo a Euro 2025 ph. @Italbasket
  Laura Spreafico (Italia) in azione contro la Spagna ph. @Italbasket
 Laura Spreafico in allenameno con l'Alvenida © Club Baloncesto Perfumerías Avenida
 Laura Spreafico in allenamento con l'Alvenida © Club Baloncesto Perfumerías Avenida
 Laura Spreafico in azione con l'Alvenida © Club Baloncesto Perfumerías Avenida
Il giornalista Luca Ferrari e la cestista Laura Spreafico durante l'intervista