lunedì 29 maggio 2023

Vogalonga, il grande amore di Venezia

Venezia, la 47. Vogalonga © Luca Ferrari

Tradizioni e amore per l'ambiente. Sale in cattedra la voga alla veneta. Si susseguono i "remi" da tutto il mondo. Benvenuti alla 47° edizione della Vogalonga di Venezia.

di Luca Venezia

C'è stato un tempo in cui la voga non m'interessava. C'è stato un tempo in cui la città di Venezia era il contorno nella mia vita. Quel tempo per fortuna è molto lontano. Venezia oggi sempre più è protagonista della sua esistenza, e chi meglio della sua flotta a remi può raccontare meglio questa storia? Domenica 28 maggio 2023 è scattata l'ora della 47° edizione della Vogalonga, manifestazione non competitiva nata negli anni ‘70 per combattere il moto ondoso, ripristinare le tradizioni veneziane e contribuire a diffondere attenzione per l’ambiente e la natura. Sandoli, gondole, caorline, mascarete e pupparini dialogano con kayak, canoe, catamarani e dragon boat. Tutti insieme. Quasi 2.000 imbarcazioni con oltre 7300 partecipanti provenienti da 40 diversi Paesi del mondo, hanno vogato in lungo e in largo attraverso la laguna, con un solo obiettivo: vivere, rispettare e preservare Venezia.

La Vogalonga non è proprio una "passeggiata". Per farsi tutti i 30 km del percorso, ci vuole allenamento. Si comincia in Bacino San Marco. Si prosegue costeggiando tutta la Riva degli Schiavoni fino a Sant’Elena, lì si vira, e dopo una bella vogata, ecco le isole delle Vignole, di Sant’Erasmo e di San Francesco del Deserto, fino a Burano. Sull'isola celebre per la tradizione dei merletti (e dei succulenti dolci bussolà), c'è chi accosta e si riposa. Negli ultimi anni la Vogalonga è sempre coincisa con calure non propriamente gentili. Quest'anno è andata abbastanza bene. Dopo essersi ripresi, via verso le isole di Mazzorbo, Madonna del Monte e San Giacomo in Paludo, quindi Murano. E' il momento di raccogliere i primi meritatissimi applausi lungo il suo Canal Grande. Il bello però, deve ancora venire.

Lasciata l'isola del "vetro", la bussola punta nuovamente su Venezia. Qui, dopo aver costeggiato la placida Baia del Re, ecco il momento che ogni regatante della Vogalonga attende con ansia, ancor di più della medaglia e attestato di partecipazione. La passerella lungo il canale di Cannaregio. Nonostante gl'ingorghi marini all'imbocco di quest'ultimo e ancor di più sotto il ponte dei Tre Archi, tutti gli equipaggi si dilettano con l'alzata dei remi ricevendo urla di giubilo e tantissimi applausi. L'ultimo flash lo lascio a due mamme. Arrivate di gran lena, ecco caricare ciascuna la propria "piccola creatura" per la passerella acquea finale. In fin dei conti il senso della Vogalonga è proprio questo: l'amore sconfinato di generazione in generazione.

Venezia, la 47. Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, la 47. Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, la 47. Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, la 47. Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, la 47. Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, la 47. Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, la 47. Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, la 47. Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, la 47. Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, la 47. Vogalonga © Luca Ferrari

giovedì 5 gennaio 2023

Mojstrana, il Regno di Ghiaccio

Mojstrana (Slovenia), Ledeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari

Ghiaccio e luce. Luce e ghiaccio. Viaggio "Frozeniano" nel Regno di Ghiaccio (Ledeno Kraljestvo) a Mojstrana, nella regione sciistica dell'Alta Carniola, in Slovenia.

di Luca Ferrari

Scaglie d'infinito condensate in una direzione condivisa. Gemme di luce sopraffatte da una solidità improvvisa, voluta e inaspettatamente gelata. Una costante sensazione di essere noi stessi, questa volta, la fiaba che stiamo raccontando e vivendo. Anfiteatro della magia, una Slovenia dolcemente immacolata. Kransjka gora e le sue sconfinate piste sono poco lontane. Una meraviglia per chiunque voglia sciare. Ad appena 20 minuti di macchina, nel placido insediamento di Mojstrana, c'è qualcosa di unico ad attenderci, purché le temperature lo consentano. Un mondo a parte. Una dimensione temporanea. Ledeno Kraljestvo, il Regno di Ghiaccio (The Ice Kingdom).

Arrivato col favore dell'oscurità, l'ampia area per le macchine è ottimamente controllata dal personale che indica, gentile, dove parcheggiare. L'ingresso è lì, poco distante. Giusto pochi secondi per fare il biglietto e si comincia. Non servono calzature speciali. Certo, siamo in inverno e siamo in un microcosmo di ghiaccio e neve, le snickers dunque possono restare a casa. Si comincia con un sentiero lungo, poi ecco apparire ai lati stalattiti e delle luci blu e verde, quest'ultima riportandomi alla memoria la Fortezza della Solitudine di Superman, dov'era custodita la kriptonite.

Step successivo, un trono di ghiaccio dove immancabile chiunque si siede divertito per una epica fotografia. Il giro prosegue passando anche sotto un piccolo tunnel e sbucando in una delle aree più poetiche di questo Regno ghiacciato. Una casetta, un igloo, pupazzi di neve e un presepio. Quasi ci fosse una cascata di ghiaccio, c'è un'altalena dove potersi riposare un attimo, e ovviamente lanciarsi nell'ennesima e spregiudicata sessione fotografica. Alberi ghiacciati, una rassegna di mini presepi sotto vetro e un coinvolgente cuore viola, illuminano ulteriormente il percorso.

C'è anche un gioco per bambini dove bisogna collocare una pallina da tennis, legata a una canna da pesca, dentro una scatola. Se il bianco e il freddo sono i connotati per eccellenza dell'inverno, questi è a sua volta il simbolo del natale. Poteva dunque mancare un albero di natale? No, e infatti eccolo, sul finire del percorso. Altra domanda: poteva mancare in un simile mondo, un personaggio amatissimo a tutte le latitudini e narrato dalla Disney? Stiamo, ovviamente, parlando di Elsa, direttamente dal cult animato Frozen, e infatti, quasi a voler salutare i visitatori c'è una sua sagoma cui poco distante segue una piccola lanterna bianca, sospesa davanti a un ulteriore piccolo mondo ghiacciato.

Se c'è una cosa di cui la Slovenia non sembra peccare, come il paesaggio, è la fantasia. Ci sono località come il lago di Bohinj e la rinomata località di Bled che parlano da sole, o piccole realtà come Lesce, che hanno saputo ingegnarsi creando delle vere attrazioni come il divertente e istruttivo Dino Park, per un tuffo nel mondo preistorico a tu per tu con riproduzioni "animalesche" anche di notevoli dimensioni, delle mostruose creature di un tempo. Lì, nella regione dell'Alta Carniola, c'è anche Mojstrana. "Solo un atto di vero amore può sciogliere un cuore di ghiaccio" si diceva in Frozen. Oggi invece, qui nel Ledeno Kraljestvo in Slovenia diciamo: "Solo un regno di ghiaccio può innalzare il vero amore".

MojstranaLedeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari
MojstranaLedeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari
MojstranaLedeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari
MojstranaLedeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari
MojstranaLedeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari
MojstranaLedeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari
MojstranaLedeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari
MojstranaLedeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari
MojstranaLedeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari
MojstranaLedeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari
MojstranaLedeno Kraljestvo - il Regno di Ghiaccio © Luca Ferrari

mercoledì 28 dicembre 2022

Lubiana, i mercatini di natale

Lubiana (Slovenia), luminarie di natale © Luca Ferrari

A natale la capitale della Slovenia si tinge di magia. Lungo la riva del fiume Ljubljanica, a Brag Petkovškovo nabrežje, Lubiana è un trionfo di arte, modernità e calore umano.

di Luca Ferrari

Il natale è arrivato anche in Slovenia e la capitale Lubiana si tinge di un'incredibile e genuina atmosfera. Bastano pochi passi lungo il fiume Ljubljanica per venire totalmente risucchiati in un festante vortice cosmopolita fatto di artigianato autoctono, locali, arte antica e quel fascino parigino da lungo-Senna e i suoi tipici bateau mouches. Camminando fino a Piazza Prešeren, passando per i ponti Šuštarski most, il Fishmarket Foobdridge (Ribja brv) e il Tromostovjev (ponte triplo), Lubiana si rivela come una bomboniera. Da lassù intanto, il castello (Ljubljanski grad), maestoso e fiero, osserva come un padre felice i suoi figli che vivono la città.

Abbandonata l'atmosfera innevata del placido sobborgo di Podkoren, a pochi minuti da Kranjska Gora, mi concedo un'esperienza davvero unica: trascorrere la seconda parte del 25 dicembre proprio a Lubiana, nei suoi famosi mercatini, a Petkovškovo nabrežje e a Brag. Superata anche la sempre incantevole Bled, arrivo facilmente nella capitale, trovando un comodo parcheggio proprio a ridosso del fiume. Bastano pochi passi ed eccomi parte pulsante di un connubio linguistico che avanza, si ferma, fotografa e si meraviglia dinnanzi alle luminarie della capitale. C'è grazia negli addobbi. Niente di esagerato. Luci semplici. Luci che accompagnano a scoprire e ispirano a stare bene (volersi bene).

Un presepe con Sacra Famiglia, re magi e pastori interamente realizzato in paglia, mi accoglie accompagnandomi via via, verso la bellissima Piazza Prešeren, con tanto di maestoso albero di natale a fianco del celebre Triplo Ponte, e dedicata a France Prešeren, uno dei maggiori poeti romantici sloveni. E l'atmosfera è proprio quella descritta dai versi del suddetto, con coppie d'innamorati, giovani famiglie, teenager e più grandicelli che si riversano chi per gustarsi delle croccanti caldarroste, chi per scaldarsi con una corroborante cioccolata calda o chi, solo per godersi l'inimitabile panorama. Prima volta nella capitale, e la sensazione è quella di una città accogliente, capace di raccontare storie umane dal sapore sincero.

Lubiana (Slovenia), luminarie © Luca Ferrari
Lubiana (Slovenia), mercatini di natale © Luca Ferrari
Lubiana (Slovenia), presepe di paglia © Luca Ferrari
Lubiana (Slovenia), piazza Preseren © Luca Ferrari
Il castello di Lubiana (Slovenia) © Luca Ferrari
Lubiana (Slovenia), il ponte triplo sopra il fiume © Luca Ferrari
Lubiana (Slovenia), i mercatini di natale lungo il fiume Ljubljanic© Luca Ferrari
Il castello di Lubiana (Slovenia) © Luca Ferrari

mercoledì 16 novembre 2022

Perché l'Italia rimpiange il fascismo?

Ghetto ebraico di Venezia, lapide commemorativa © Luca Ferrari

Il fascismo è stato uno dei peggiori abomini nella storia dell'umanità eppure in Italia viene ancora ricordato con nostalgia. Ma come è possibile? 

di Luca Ferrari

Com’è possibile? Com'è possibile che l’Italia appaia ancora divisa sul giudizio storico del fascismo? Il fascismo è stato un abominio umano, senza se e senza ma. E se fino a una ventina d'anni fa (quasi) ci si vergognava a sbandierare pubblicamente la propria simpatia per le camice nere, il vento adesso è decisamente cambiato (e non fischia quasi più, ndr). Sì, il fascismo, proprio quello. Un movimento politico brutale che riversò la sua feroce violenza contro chiunque la pensasse diversamente. Il fascismo, sì, quello delle leggi razziali e dell’alleanza (voluta) con Adolf Hitler e il nazismo. Il fascismo, sì, quello della spietata aggressione all'Etiopia e dei campi di sterminio nell'ex-Jugoslavia

All'Ateneo Veneto intanto, la più antica istituzione culturale di Venezia in attività, martedì 22 novembre (Sala Lettura, ore 18.00) si svolge la presentazione del volume L’ombra lunga del fascismo. Perché l’Italia è ancora ferma a Mussolini, di Sergio Rizzo e Alessandro Campi (Milano, Solferino 2022). "Ci si può stupire se nel 2022, a un secolo dall’avvento del fascismo, c’è una ditta che produce e vende su e-Bay magliette celebrative della Marcia su Roma, o se torna di moda il saluto romano, dalle curve degli stadi ai consigli comunali?" si legge. "Perché alla fine della guerra molti fascisti sono rimasti al loro posto; perché sono tutt’ora in vigore 249 leggi, decreti, regolamenti in cui compare la parola - razza -".

Anche la città di Venezia ha conosciuto le angherie nere. Il ghetto ebraico di Venezia è un museo a cielo aperto della memoria, tra cui la lapide dedicata al presidente della comunità ebraica veneziana, Giuseppe Jona, che pur di non consegnare la lista degli ebrei presenti, si suicidò. Uomini, donne e bambini, in particolare tra il 1943 e il 1944, furono strappati alle loro case e deportati nei lager dell'annientamento. Furono 246 in tutto gli ebrei veneziani catturati e mandati a morire. Tra questi, anche l'anziano rabbino Adolfo Ottolenghi insieme agli altri ospiti della Casa di Ricovero Israelitica. Una lapide ricorda i loro nomi in Campo del Ghetto Nuovo, insieme al monumento che lo scultore Blatas ha dedicato alla Shoà. Anno dopo anno si aggiungono nuove pietre d'inciampo con i nomi di tutti i deportati. Mi chiedo: anche di queste "scorribande" i neo-fascisti hanno nostalgia?

Venezia, pietre d'inciampo © Luca Ferrari

In prima linea sul fronte nostalgico, la Destra politica italiana che non smette di ricordarci quanto bravo sia stato Mussolini (e non solo lui), dimenticandosi però di menzionare tutto l'orrore che sparse in Italia e in altre parti del mondo. In mezzo a quell'inferno ci finì anche una bambina, tal Liliana Segre, miracolosamente scampata al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, e oggi Senatrice a vita della Repubblica Italiana. Lei, superstite e testimone vivente della Shoah, oggi collega dell'on. Ignazio La Russa, Presidente del Senato, e sempre nostalgico dei "bei tempi delle camice nere". Chissà  se l'on. La Russa avrà mai il coraggio di guardare negli occhi Liliana spiegandole cosa rimpiange di quel "nobile ventennio".

Erede (furba) della cultura fascista, anche l'attuale Presidente del Consiglio, On. Giorgia Meloni, tra i fondatori del partito Fratelli d'Italia, erede diretto dell'MSI - Movimento Sociale Italiano, partito d'ispirazione neofascista (diciamo così), sorto all'indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, e il cui simbolo della fiamma tricolore è stato ripreso da FI. Tra i fondatori di quest'ultimo, Giorgio Almirante, cui il nostro Premier gli dedicò un generoso tweet un paio di anni fa. Ma chi era Giorgio Almirante? Leggiamo con attenzione il suo tributo:

Il tweet di Giorgia Meloni dedicato a Giorgio Almirante

Per quanti non lo sapessero, Giorgio Almirante fu uno strenuo sostenitore di Benito Mussolini, Segretario e tra le prime firme del periodico italiano "La difesa della razza" dove fu pubblicato il vergognoso Manifesto della RazzaUn uomo che non dimenticheremo mai, ha twittato l'on. Meloni. Immagino che le migliaia di vittime dei rastrellamenti fascisti concorderanno con lei: non  dimenticheranno mai quell'uomo, complice e sostenitore incallito di quell'abominio umano che è stato e sempre sarà il fascismo.

Da giornalista, ma ancor di più da essere umano, mi piacerebbe chiedere alla Presidente Meloni quale sia stata la grandezza di quest'uomo, e magari lo spiegasse anche a tutti quelle persone che hanno perso parenti nei forni crematori nazi-fascisti e(o sono state torturate dai loro aguzzini. Ma perché sorprendersi di questo italico attaccamento al duce? Se un politico può esprimere simili opinioni in barba alla Legge Scelba (1952), riuscendo a ricoprire anche una delle massime cariche dello Stato, c'è ben poco da rispondere. Sulla carta, l'apologia di fascismo è reato, nella pratica non lo è. Mai. E l'agonizzante erede della Sinistra sa al massimo attaccare in modo sterile solo quando c'è odore di elezioni.

Fascisti macellai, in casa e fuori dai patri confini. Ed è proprio oltre quest'ultimi che si continua a fare propaganda portando avanti una delle più grosse bugie storiche: il mito degli italiani brava gente, con la Destra che nel tempo è stata furbissima "ad accaparrarsi" la memoria della tragedia delle foibe causata da Tito e i partigiani slavi, facendo passare l'Italia come unica vittima, senza che in tutto questo il fascismo non avesse alcuna responsabilità. Prima e durante la II Guerra Mondiale l'Italia di Mussolini si macchiò di orrendi crimini contro l'umanità, incluso l'uso di gas nervino ai danni della popolazione africana in barba al protocollo di Ginevra (1925) e la creazione, fra i tanti, di campi di concentramento nei territori dell'ex-Jugoslavia.

L'Italia uscì sconfitta dalla guerra, sì, ma allo stesso tempo fu riabilitata agli occhi dell'opinione pubblica dai partigiani e venne presa sotto l'ala protettrice degli Alleati. Com'è tipico della cultura italiana, il problema non fu affrontato ma nascosto. Il fascismo fu incautamente messo in naftalina, senza alcun processo pubblico né confronto con le vittime. Al contrario l'intera Germania si è dovuta confrontare con i crimini del nazismo, e tutt'oggi è ancora costretta a farlo. L'Italia di Mussolini, no. Perché? Ce lo chiediamo ancora e sempre di più oggi, a più di 75 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ce lo chiediamo mentre la politica scherza con gli spettri dell'orrore nero per guadagnare consensi nella melma dell'ignoranza. Se lo chiedono quelle bambine e bambini, strappati alle loro famiglie e mandati a morire nel nome di non si sa bene quale ideologia superiore.

Perché l'italia rimpiange Mussolini? Ce lo chiediamo in parecchi e più di tutti, i diretti discendenti di quegli innocenti trucidati dal fascismo.

Manifestazione del 25 aprile, la festa della Liberazione © Luca Ferrari

giovedì 20 ottobre 2022

Il mostruoso Dino Park

Welcome to Dino Park... © Luca Ferrari

Viaggio "preistorico" alla scoperta del Dino Park, a Lesce, in Slovenia, poco distante dal lago di Bled. Un mondo popolato di T-rex, triceratopi, velociraptor e tanti altri dinosauri.

di Luca Ferrari

Famelici velociraptor. Un gigantesco brachiosauro, un minaccioso tirannosauro e un più placido triceratopo. Insieme a loro, altre simpatiche creature che paiono uscite da un viaggio nel tempo di milioni di anni fa o al massimo... dal set Spielberghiano di Jurassic Park. Niente di così complicato né di così lontano. Mi trovo "semplicemente nelle vicinanze del lago di Bled, in Slovenia, nel paesino di Lesce alle cui porte sorge il Dino Park, affascinante parco-divertimenti per bambini con animalesche riproduzioni. La prima volta che ci ero passato, quasi non ci avevo fatto caso. Ad attirare la mia curiosità, subito dopo una rotonda con al centro una enorme palla da golf sulla strada principale, delle enormi corna e dei "musi scheletrici".

L'ingresso del Dino Park © Luca Ferrari

Sfruttando al meglio i vantaggi del roaming europeo, inizio subito una veloce ricerca ed ecco scoprire questo parco che, sia ben chiaro, nulla ha a che fare con la presenza di animali preistorici in questo spicchio d'Europa. Secondo gli orari attualmente pubblicati, il parco è aperto nei fine settimana e festivi nei mesi di ottobre e aprile, quindi da maggio fino a fine settembre tutti. Per i dettagli, meglio visualizzare il sito; attenzione è solo in sloveno, ma scegliendo l'opzione automatica di traduzione in italiano, si accede alle info basilari. In alternativa si può consultare la struttura inviando un messaggio ai sempre attivi canali social di Facebook (DinoParkBled) e Instagram (dino_park_bled).

Arrivati direttamente dall'Italia via Lubiana e fatto il fondamentale bollino (e-vignetta) per circolare in autostrada, comodamente dal mio smartphone a ridosso del confine, poco dopo Gorizia,  superiamo anche la capitale Lubiana, puntando verso Bled ed eccoci arrivati. Poche macchine parcheggiate e comincia l'avventura, subito accolti da un gigantesco brachiosauro, quello che comunemente viene chiamato dinosauro. Il parco è abbastanza grande, senza chissà quale cura con aiuole e simili, ma dentro di me penso: se mi trovassi dinnanzi a questi giganti preistorici, non sarebbe più realistico un'atmosfera selvaggia? Così è! Procediamo allora!

Tra feroci predatori e più placidi erbivori, c'è anche la mano dell'uomo per ricordare alcune delle più epiche ed emblematiche costruzioni dei Tempi Antichi, come le piramidi e Stonehenge.

Dino Park, riproduzione di Stonehenge © Luca Ferrari

Ogni creatura ha la propria scheda didattica, in sloveno e in inglese. Arrivato dinnanzi a un enorme triceratopo, mi tornano in mente le parole meravigliate del prof. Alan Grant (Sam Neill) alla vista di uno di questi esemplari, vivi, durante la sua visita al Jurassic Park (1993, di Steven Spielberg). Ad attirare la mia attenzione, complice anche una sorta di cresta, il pachicefalosauro (vedi ultima foto), con un'espressione simpatica e rassicurante (non è un caso che scopro non cibarsi di carne umana). Tutt'altro sentimento invece, quando sulla mia strada si presentano i letali Velociraptor o il mastodontico T-rex, il Tirannosauro, completo di audio (e non solo lui).

Il Dino Park (Slovenia) © Luca Ferrari

Non riesco a resistere e anche io entro la gola di un vorace, liberando tutta la fantasia, lottando contro i suoi denti aguzzi per una indimenticabile session fotografica. Sfuggito "all'essere uno spuntino preistorico", mi accomodo dentro il guscio aperto di un uovo, dove questa volta sono io a calarmi nei panni di un essere preistorico.

Uova di dinosauro © Luca Ferrari

Prima di uscire, difficile se non impossibile rinunciare a una capatina al negozio di souvenir, dove al di là di qualche scontato peluche, puzzle o simili, trovo molto interessante un kit da paleontologo che avrebbe fatto la gioia del dott. Ross Geller (David Schwimmer), per un tuffo nell'epica della sitcom Friends. In una scatoletta si nasconde un blocco e con una piccola spatolina, si gratta via il superfluo fino a trovare lo scheletro di un dinosauro. Simpatico e molto istruttivo!

Arrivati alla fine, la cucina del vicino Dino Grill è una tentazione davvero troppo verace per lasciar scorrere. Piatti tipici della cucina slovena, carne in particolare, con possibilità di assaggiare anche un succulento maialino (se disponibile) cucinato direttamente allo spiedo. Spinto anche dal mio piccolo compagno di viaggio, ci concentriamo sul T-Rex Burger e una porzione maxi di cevapcici, le tipiche salsicce all'aglio balcaniche, il tutto servito su piatti a forma di uovo di dinosauro. Sopra di noi, all'interno del locale, un grosso scheletro animalesco. Complice la bella giornata però, ci accomodiamo fuori, direttamente dentro il Dino Park.

Dino Grill, cevapcici © Luca Ferrari

Una scelta quanto mai azzeccata, e davvero gustosa. Così, mentre affondo le mie fameliche fauci in cotanta prelibatezza, il figliolo ricomincia un altro giro a tu per tu col mondo preistorico del Dino Park, a Lesce, in Slovenia.


Dentro il Dino Park

L'ingresso del Dino Park (Slovenia© Luca Ferrari
Dino Park, il brachiosauro © Luca Ferrari
Il Dino Park (Slovenia) © Luca Ferrari
Il Dino Park (Slovenia) © Luca Ferrari
Il Dino Park (Slovenia) © Luca Ferrari
Il Dino Park (Slovenia) © Luca Ferrari
Il Dino Park (Slovenia) © Luca Ferrari
La spietata legge della Preistoria al Dino Park © Luca Ferrari
Creature poco raccomandabili al Dino Park © Luca Ferrari
Triceratopo al Dino Park (Slovenia© Luca Ferrari
Pterodattilo al Dino Park (Slovenia© Luca Ferrari
Il brachiocefalosauro al Dino Park (Slovenia© Luca Ferrari