giovedì 22 gennaio 2026

Scuola a modulo, insieme e meglio

Venezia - compagni di classe di scuola a modulo © Luca Ferrari
La scuola a modulo è una risorsa preziosa per i bambini e le famiglie, offrendo un ambiente stimolante che favorisce l’apprendimento e la gioia di crescere insieme.
di Luca Ferrari Scuola a modulo, un’opportunità per imparare insieme e meglio. “La scuola a modulo è una scelta educativa che porta all’indipendenza del bambino e alla consapevolezza del genitore. Penso che non sia solo una questione di chi - può permettersi - il modulo per questioni di tempo libero, ma di chi lo SCEGLIE per mettersi in gioco assieme al proprio figlio”. Inizia così il racconto sincero di Nicole Vio, un figlio in 3° elementare alla Scuola Primaria Diedo di Venezia e una figlioletta a cui spera di far seguire le orme scolastico-fraterne tra qualche anno. Scuola a modulo, un modello che rende l’apprendimento più efficace tra condivisione, crescita collettiva e una progressiva autonomia nello svolgimento dei compiti. Scuola a modulo è anche tempo prezioso vissuto insieme. Genitori coi figli, ma anche tra compagni di classe al di fuori dell’edificio scolastico. La scuola a modulo è una tipologia sempre più rara nel sistema scolastico italiano: nel solo centro storico della città lagunare, per esempio, ci sono soltanto due plessi che la offrono: la già citata Diedo e la Bernardo Canal. La scuola a modulo è una forma di organizzazione didattica della scuola primaria che prevede la permanenza degli scolari fino alle 16.00 con servizio di mensa incluso, distribuita su due o massimo tre pomeriggi settimanali. Una modalità certamente non per tutti, che deve inevitabilmente sposarsi con gli impegni lavorativi delle famiglie. A dispetto della sempre minore disponibilità e un trend ormai consolidato nelle 27 ore invece che 30, in molti continuano a sceglierla per più ragioni, prima fra tutte, il benessere dei diretti interessati. “Oggi sono venuta a prendere mio figlio dopo pranzo” racconta ancora Nicole “Ho respirato la - ricreazione lunga - per alcuni minuti. C’era un clima di gioco in un giardino meraviglioso, dove i bambini si divertivano: chi rincorrendosi e chi sull’altalena. Alcuni chiacchieravano, altri ridevano. Un’aura di spensieratezza che mi ha ricordato i miei anni migliori, proprio alle elementari.  Appena uscita, mia figlia di 4 anni mi ha detto: hai capito mamma perché voglio andare alla Diedo? Lì sono felici! Scelgo la scuola a modulo Diedo anche per mia figlia piccola perché è felicità e famiglia, oltre all’educazione e all’insegnamento”. Venezia, anno scolastico 2025-26. È da poco passata l’ora di pranzo in un giorno infrasettimanale e dal salotto di alcune case veneziane si ode uno schiamazzo tanto gioioso quanto irrefrenabile. È la voce di bambini che stanno giocando. Sono compagni di classe. No, non hanno “marinato” la scuola. Oggi sono qui, la prossima settimana saranno altrove, a seconda della disponibilità dei “grandi”. La vita scorre così nella scuola a modulo. Per due giorni alla settimana ci si organizza per regalare l’esperienza del crescere insieme, gettando anche le radici di quelle che chissà, magari diventeranno amicizie per tutta la vita. Giocano insieme. Fanno i compiti insieme. Imparano a studiare insieme. Si confidano insieme. Maturano insieme. Fanno, ovviamente, chiasso insieme… se no, che bambini sarebbero? Alle volte è faticoso ma è sufficiente guardarli per capire quanto stiano bene. Vivono pomeriggi differenti dalla stragrande maggioranza dei loro coetanei. Gli alunni delle scuole a modulo imparano molto anche quando sono “semplicemente” a casa dei loro compagni di classe. “Per la mia esperienza sono molto favorevole a scegliere il tempo a modulo per i nostri figli”, analizza Elena Benevento, professione logopedista e mamma di 11 bambini, la maggioranza dei quali iscritti a questa tipologia di scuola. “Non tutti i bambini sono pronti per rimanere 8 ore al giorno a scuola per l'intera settimana e può capitare che l'insegnante o la classe stessa non siano l’ambiente in cui il bimbo si trovi al meglio. Pertanto, avere 2 o 3 pomeriggi no-scuola, può fare la differenza. Inoltre ci sono quelli che hanno difficoltà di apprendimento (come la dislessia o difficoltà di attenzione) e in questi casi, avere la possibilità di pomeriggi in cui inserire interventi riabilitativi o poter lavorare ad hoc con il diretto interessato, può fare la differenza, senza fargli saltare delle ore in orario scolastico che poi vanno recuperate. Chiaramente ogni famiglia fa le proprie considerazioni e sceglie ciò che ritiene più confacente alle proprie necessità organizzative, ma, potendo scegliere, ci sono molte ragioni per scegliere la scuola a modulo”. Venezia è una città molto particolare. Lo spopolamento continua inesorabile. Ci sono sempre meno famiglie e quindi anche meno bambini. Ogni anno gli open day diventano snodi cruciali per la sopravvivenza di molti istituti. A differenza delle ultime due annate che hanno potuto beneficiare del terzo pomeriggio, la nuova “numerosa” I elementare della Diedo avrà garantiti soltanto due pomeriggi, con il peso del terzo e fondamentale che è ricaduto sui genitori, costretti a organizzarsi con un doposcuola a proprie spese. Sebbene il modulo base sia ormai quello delle 27 ore, ci possono essere eccezioni purché si riescano a equilibrare le ore interne tra i plessi del medesimo istituto. Non è facile, ma garantire un terzo pomeriggio può fare davvero la differenza. Nel caso specifico, è bastato far sapere alle famiglie indecise che ci sarebbe stato il terzo pomeriggio (e pure a pagamento) perché la classe raddoppiasse gli iscritti in pochi giorni.  “La nostra è una scuola a misura di bambino, dove nessuno viene lasciato indietro e dove ogni giorno tutti entrano sereni” conclude Laura Aletti. “La scuola a modulo è una scelta che i bambini amano moltissimo, inclusi i miei due figli. Riescono ad avere più tempo per sport, musica o altre attività extrascolastiche. In parallelo si sviluppano anche i rapporti tra le famiglie. La nostra esperienza è quella di una rete fatta di persone che si aiutano reciprocamente, anche nel seguire i bambini nei compiti, un impegno che portano avanti fin dalla I elementare, durante la settimana e nei weekend. Dalla III, poi, la scuola li incentiva ulteriormente a organizzarsi con lo studio, uno stimolo che siamo sicuri sarà molto utile quando poi passeranno alla scuola media”. Quale futuro attende dunque la scuola a modulo? Verranno fagocitate in un inesorabile "dittatura a tempo pieno" o le dirigenze scolastiche e le amministrazioni comunali si attiveranno in sinergia e sempre meglio per sostenere e promuovere questa tipologia di scuola primaria che funziona alla grande ed è molto apprezzata dai diretti interessati?... Mi sembra ieri quando io e mia moglie eravamo combattuti sulla scelta tra scuola a modulo e a tempo pieno. Sono passati già tre anni da quei giorni travagliati ma li ricordo come se li avessimo appena vissuti. Alla fine decidemmo per il modulo. A darci la spinta decisiva, una maestra di un altro istituto, con esperienza su entrambi i fronti. Mi parlò dei molti aspetti a favore della scuola a modulo ma fu uno in particolare a farmi capire che cosa dovevamo fare: il tempo in più che avremmo condiviso con nostro figlio, anche se ciò avrebbe significato fare qualche sacrificio. Ogni volta che mio figlio esce da scuola, siamo lì. O io o mia moglie. Rispetto alla scuola a tempo pieno, in cinque anni di elementari resterà più di 1.000 ore fuori dall’edificio scolastico, una parte delle quali insieme a noi. Magari giocherà. Magari farà compiti con i suoi amici e nelle loro case, ma noi ci saremo. So di essere molto fortunato a poter vivere molto più tempo insieme a mio figlio: vederlo di più, sorridergli, fargli una carezza semplicemente per fargli sentire che gli voglio bene. Tutto questo è stato possibile grazie alla scuola a modulo. 

“Love is the answer, 

and you know that for sureJohn Lennon (Mind Games)

Compagne/i di classe corrono spensierati verso un nuovo pomeriggio "a modulo" © Luca Ferrari
Si pranza in compagnia "a modulo" © Luca Ferrari
Pomeriggio "a modulo" - compiti insieme © Luca Ferrari
Pomeriggio "a modulo" - popcorn casalingo © Luca Ferrari
Si studia e ci si diverte nei pomeriggi a modulo con Paxi © Luca Ferrari

mercoledì 21 gennaio 2026

Reyer Venezia... alla vittoria!

La Reyer Venezia è pronta per una nuova epica sfida 

Per raggiungere grandi traguardi, bisogna battere le migliori. Per la Reyer Venezia è arrivato quel 300esco momento. Appuntamento in EuroLeague contro il fortissimo Fenerbahce Opet. 

di Luca Ferrari

Il destino è una sfida da guardare diritta nell'anima. La storia è un campo da calcare. Non esistono sfide impossibili, ma imprese che attendono di essere vissute e tramandate. La Reyer Venezia è arrivata a un punto critico della sua stagione. Deve alzare ancor di più l'asticella della sua indubbia qualità. La Reyer è pronta per lanciare un messaggio a tutte le sue avversarie, e quale miglior ostacolo del temibile Fenerbahce, trionfatore in EuroLeague solo due anni or sono e capace di raggiungere la semifinale nel 2024-25? All'andata fu una disfatta per la squadra veneziana, subendo un terribile parziale di 96-48. Questa sarà un'altra partita. Matilde Villa è ancora out. La capitana Francesca Pan si sta riprendendo da un infortunio ma è pronta a dare battaglia. Per ottenere i successi più grandi, bisogna confrontarsi con i più grandi e la Reyer Venezia è pronta.

Recente sconfitta a parte, la Reyer è finita KO contro gli "angeli gialli" (Sarı Melekler
anche negli altri due precedenti incontri. Un tabù da sfatare dunque e nulla come un Taliercio notturno con un "branco di leonesse" pronte alla battaglia, può scatenare la fame di una grande vittoria. "Ci presentiamo davanti al Fenerbahce con impressa nella mente la partita di andata" ha sottolineato Ivana Dojkic, indomabile croata arrivata quest'anno in laguna, e di sicuro una delle giocatrici più temibili. "L'orgoglio personale, unito allo spirito di squadra, dovranno guidarci davanti al nostro pubblico. Sappiamo il loro valore, ma penso e spero che anche loro dovranno confrontarsi con il nostro e con una squadra pronta a combattere su ogni pallone".

La Reyer Venezia non ha avuto una stagione lineare come Schio. Un po' frenata da qualche infortunio, ha comunque dimostrato di avere grinta e presenza, vincento partite con un senso di indomabile caparbietà. Emblema di tutto ciò, l'ultima sfida di campionato contro Derthona. Proprio lei, dalla quale era stata sconfitta piuttosto nettamente nella semifinale di Coppa Italia. La Reyer era arrivata a questa rivincita dopo aver chiuso il 2025 con l'amaro in bocca causa sconfitta casalinga contro la terza forza del campionato, Magnolia Campobasso. Insomma, c'erano tutte le basi perché fosse una partita complessa e invece non è stato così. Non è mai stato così fin dal fischio dell'arbitro. La squadra veneziana ha dimostrato una concentrazione invidiabile e ha vinto meritatamente. 

"Nel corso di una stagione capitano inevitabili momenti di flessione. Ora affrontiamo quella che è, tra virgolette, la squadra più forte al mondo: sarà un grandissimo test" la precisa analisi di
coach Mazzon. "Loro arrivano dalla sconfitta contro Landes, che ha disputato una grande gara tirando con il 50% da tre, quindi non potranno permettersi un secondo passo falso e arriveranno al Taliercio con enormi motivazioni. Per le nostre ragazze sarà una sfida contro le giocatrici più forti del pianeta: sono una squadra di livello assoluto, se giocassero in WNBA potrebbero competere per l'anello. Questo fa capire il livello della compagine che incontriamo. Speriamo di avere un buon seguito di pubblico perché per noi il supporto dei tifosi è molto importante".

Dal basket al cinema, passando per il destino. Nell'ultima sfida di campionato,
Giuditta Nicolodi ha tagliato il traguardo delle 300 partite disputate in A1. Ripensando al finale del cult cinematografico 300 di Zack Snyder, riesco a vedere la cestista trentina che spronando la squadra, riprende il discorso finale di Delio prima della decisiva battaglia a Platea, dicendo... "
I numeri parlano chiaro e raccontano un passato difficile. Ma la storia, si sa, non scende mai in campo. Ora le avversarie varcano la soglia di questo palazzetto, fissando lo sguardo su un’arena che ribolle, su un pubblico pronto a spingere ogni azione, su una squadra più  affamata e più determinata che mai. Le statistiche non contano più nulla. Adesso contano solo il cuore, il sudore e la voglia di ribaltare ogni pronostico. È il momento di lottare su ogni pallone, trasformando ogni difesa in un urlo e ogni canestro in una scintilla. Alla vittoria!".

Giuditta Nicolodi in azione contro il Fenerbahce © Reyer Venezia
Giuditta Nicolodi in azione contro il Fenerbahce © Reyer Venezia
Una sfida di EuroLeague al Taliercio (Ve) © Luca Ferrari

venerdì 2 gennaio 2026

Insieme in viaggio

In viaggio verso la Slovenia © Luca Ferrari

Le vacanze non sono scontate. Stare insieme a chi ami non è mai scontato. Sono in viaggio insieme a mia moglie e a nostro figlio. Non potrei essere più felice!

di Luca Ferrari

Il giorno della partenza con quel "pizzico" di confusione e parecchia adrenalina. La meraviglia di un momento unico e insostituibile. Il 2026 inizia del segno del viaggio in uno dei posti che più amo al mondo, la Slovenia di Kranjska Gora. Ci rimarrò qualche giorno insieme a mia moglie e a nostro figlio. A differenza di quei patetici trend culturali che vedono nelle vacanze una coabitazione forzata di tensioni e quant'altro, anno dopo anno, in particolare da quando è nato mio figlio, ho sempre sentito il piacere di vivere al meglio questi momenti perché, lo so bene, a ben guardare non ce ne saranno così tanti e spensierati. L'adolescenza arriva sempre prima e in un amen ci sentiremo dire quanto vorrebbe andare in vacanza con i suoi amici invece che con i "vecchietti". È la vita. Succede a tutti e proprio per questa ragione voglio regalarmi questo articolo. Nel 2026 Viaggi del mondo continuerà il suo feeling con il mondo della pallacanestro ma oggi faccio tappa alla vecchia scuola. Quest'oggi ci si mette in viaggio col freddo che graffia le mani, lasciando trasparire un'immagine della serenità più rilassante. A dispetto di una certa dose di "esterofilia", viaggiare oltre confine ha sempre il suo fascino, a cominciare dalla lingua: la gente, i cartelli stradali, una cena fuori. È tutto diverso.

Venezia, 2 gennaio 2026. Un viaggio nel viaggio. Partire da Venezia ha sempre il suo carico di difficoltà e possibili imprevisti. Noi veneziani non abbiamo la macchina sotto casa e a dispetto di quanto si pensi, la maggior parte dei residenti non possiede una barca/ barchino ormeggiato nei pressi della propria abitazione. Qualunque mezzo si utilizzi, bisogna comunque raggiungere o la stazione dei treni o piazzale Roma, da dove partono gli autobus e di lì raggiungere un eventuale servizio di autonoleggio o direttamente l'aeroporto, quest'ultimo collegato anche via acqua non solo via taxi ma anche con i battelli di Alilaguna. Nel mio caso, l'iter prevede pochi passi (per fortuna) per raggiungere la fermata del vaporetto, quindi autobus con possibilità di scendere giusto davanti a un rental car e quindi finalmente ci si può mettere in marcia su quattro ruote. Un'oretta, forse anche di più, solo per schiacciare la frizione. Può sembrare semplice ma una giornata di nebbia come spesso avviene in questo periodo dell'anno, può "concedere l'onore" di doversi scarrozzare pesanti valigioni su e giù per i ponti, visto che alcune tratte saltano quando vien xo' il caigo!

"Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono... per questo si chiama presente" Maestro Oogway (Kung Fu Panda).

Via, si parte!

Aeroporto di Venezia, noleggio auto © Luca Ferrari
On the road in Slovenia © Luca Ferrari
Il centro di Kranjska Gora (Slovenia) © Luca Ferrari