martedì 25 novembre 2014

Flamenco arabo, l'emozione del fuoco

la danzatrice Gemma Marti © Mireia Rodriguez Marin
Bella foto. Bella danza. Ispira. Presente, distanze e passato. Ad amalgamare il tutto, il flamenco arabo nella cui anima tonante si muovono i passi di Gemma.

di Luca Ferrari

“Quando ballo la danza orientale mi sento libera. Tutto il mio essere viene rapito da una sensazione di libertà totale che mi fa semplicemente levitare e volare” irrompe così la danzatrice spagnola Gemma Marti, membro della Nefershu Lotus Company “sento come sbocciare ogni piccola particella femminile che c’è in me. La musica, la danza libera delle mie gambe e del mio girovita mi ipnotizzano in un istante ed è allora che tocco il cielo con un dito”.

L'ispirazione è qualcosa di strano. Basta un “mi piace” facebookiano su di una immagine e d'improvviso l'assenza totale si fa pressante dichiarazione di comunicazione e condivisione.  E per esperienza posso dirvi che nulla come la spontaneità delle parole può diventare il “la” per qualcosa di incredibilmente magico. Era l'inverno del 1999 (febbraio) quando un'amica, rispondendo a un messaggio su fogli riciclati iniziò dicendo: Bel foglio... bella carta... ispira. E quelle parole divennero il titolo di una poesia, esattamente com'è stato con l'illuminante commento di Emma Sanchez Casanueva, collega di Gemma “¡¡ Ole ole y ole la gracia, la alegría y el salero !!!”. Così sia allora.

Non solo danza orientale ma anche le contaminazioni della propria realtà. “Quando ballo il flamenco arabo posso sentire il sangue ribollirmi nelle vene, come i miei piedi cercano di attraversare la terra” si racconta a cuore aperto Gemma, “mentre le mie mani accarezzano e sfiorano ogni istante, accompagnando la mia anima a rivivere vite passate. Il mio sguardo discreto si converte in fuoco puro che ripercorre fino all’ultima goccia di emozione nell’universo”.

Negli assurdi sentieri della vita è curioso prendere atto di come, rientrato senza troppe ammaccature dal mio primo concerto di Marilyn Manson in un lontano dicembre '98 a Milano, l'indomani mi ritrovai ad accompagnare due amiche alla loro prima lezione di flamenco. E fu impossibile non farsi contagiare. Ne nacque infatti “un'ode alla vera natura femminile”. Un'ode che si ritrovò ad aprire il mio secondo libro di poesie, Ho scelto il blu per colorare l'anima (2000). Un'ode dove il tuono volteggiava con i piedi e le nacchere gorgogliavano tra i polsi di un movimento imperituro.

E anche se oggi non sono lì davanti, il flamenco è ancora qui. A scrivere attraverso me:

LA GRACIA, LA ALEGRÍA Y EL SALERO!

resta la notte da ampliare...
un innocuo spettro passeggero
ha trasformato in suggestioni
un sorriso tramutato
in un nuovo spostamento
...e il tambureggiare della sue ali
si è fatto ondulata discesa di liane,
dove il rosa d'ogni pensiero
si è consegnato sensibile ostaggio
alle impronte digitali del vento

cerchi bianchi si fanno sempre
meno ampi... non so cosa se ne farà
la Terra di tutta questa
fantasia conservata... bofonchiando
in una comunicazione classica,
darei carta libera
a ciò che una radice è in grado di fare
sopra un essere del mondo

solo un alternato rintocco mattutino
...
Che cosa sarà mai apparso
nell'estetica più profonda
della grazia di una donna?
L'ardore dell'allegria
è quanto di più incantato
possa esplodere nelle definizioni naturali
di una creatura...la mente
vola lì...replicando appena
alle indicazioni di un contatto
universalmente sfiorato...
                                                                                (Venezia, 24-25 Novembre '14)

la danzatrice Gemma Marti
la danzatrice Gemma Marti
la danzatrice Gemma Marti
la danzatrice Gemma Marti
la danzatrice Gemma Marti
Gemma Marti impegnata in performance di bellydance fantasy
Gemma Marti impegnata in performance di danza orientale e flamenco arabo

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