giovedì 28 maggio 2026

Dugi Otok, intima Croazia selvaggia

L'isola di Dugi Otok (Croazia) © Luca Ferrari

Nella Croazia insulare, sull'isola di Dugi Otok, la natura domina incontrastata. Luoghi esotici e mare cristallino dove ogni angolo si trasforma in un bagno di cultura e vegetazione incontaminata.

di Luca Ferrari

Dalmazia settentrionale, Croazia. Il sole picchia forte ma l’afa italiana è solo un ricordo. Si salpa da Zara (da cui partono anche i battelli per Ancona). La coda è lunga ma il ferry boat ha un ventre ampio e si riesce a salire. A quel punto non resta che salire in cima e godersi l’immenso panorama acqueo, corredato da una fresca brezza marina. Rispetto al lungo viaggio per le isole Kornak (più di tre ore), il tragitto dura un’ora e mezza precisa. Arrivato a Brbinj, sono a Dugi Otok, l’antica Tilagus (isola de tre laghi), dove spiagge ciottolose si alternano a quelle sabbiose, quasi cristalline che rimandano a lontani panorami esotici. Attracco e via. Le macchine schizzano come saette alla ricerca di rilassanti angoli di mare.  

Ci sarebbero molte cose da vedere ma il tempo è sempre avaro. La prima meta del viaggio è la celebre spiaggia di Sakarun, sulla strada per Veli Rat, all’estremità dell’isola. Dalla parte opposta domina la scena il Parco Naturale di Telascica, autonomo dal 1988, con il suo caratteristico Lago salato (Jesero Mir), situato in cima a una scogliera. Presa una piccola strada sterrata e fatto qualche metro a piedi in mezzo alla boscaglia, vengo letteralmente avvolto da una luce abbagliante che mi spalanca le porte di una spiaggia tinta da un mare verde chiaro/ bluastro, sabbia bianca al centro e sassi ai lati della baia. Lì davanti, ormeggiati a debita distanza dai natanti, e separati da una barriera di boe, canotti, barche a motore e qualche yacht. 

Nonostante siano le ore più intense, basta mettersi all’ombra di uno dei tanti alberi e si può godere dell’estate senza rischiare di subire il caldo più intenso. Intingo i piedi nell'acqua. Provo come l’ebbrezza di sbriciolare soffici granuli che, come per magia, dopo ogni mio passo, subito, si ricompongono. Qualche ampia bracciata e nella mia strada subacquea c’è anche qualche ahia nel calpestare (senza le scarpine da mare) i pezzi ciottolosi.  Esco dall’acqua e mi rimetto al volante. Pochi minuti e sono a ridosso di Veli Rat, dove svetta maestoso il faro di oltre 40 metri, costruito dagli austriaci. Lì a fianco una piccola cappella e un paio di altalene per far divertire grandi e piccini. L’attore principale però è sempre lui, il mare.

Le lancette corrono e purtroppo l’ultimo battello per Zara (Zadar) è alle 18.45. Pur arrivando con quasi un’ora di anticipo, la coda è lunga. Non salgo. Dovrò restare lì la notte. Prima di reclinare il sedile e dire buona notte al cielo stellato, riprendo la strada maestra. Terminata una sosta panoramica con vista puntato sulle Isole Incoronate, mi dirigo a Savar. Il cielo comincia a tinteggiarsi di riflessi rossastri. Il paese è piccolo ma non meno incantevole. Alla sua estremità, su un isolotto collegato alla terraferma da una diga, ha trovato un’antichissima cappella pre-romanica del IX secolo, S. Pelegrina. Lì intorno, ancora la selvaggia bellezza croata e un piccolo cimitero.

L’acqua del mare è incredibile. Profondissima da un lato subito, ciottolosa e graduale dall’altra. Non c’è ormai più nessuno. Aspetto che quel superbo pittore del tramonto faccia il suo lavoro, poi mi confondo nell’oscurità. Passo la notte in macchina, in attesa del primo ferry del giorno. Non sono neanche le 6 del mattino e sono di nuovo a bordo insieme ai primi colori del mondo. Dietro di me, il paradiso selvaggio di Dugi Otok. Davanti a me, una nuova fetta d’orizzonte di Croazia da conquistare e da cui farmi ammaliare per sempre. Lascio Dugi Otok con un'avventura da tramandare. Un imprevisto si è trasformato in intima emozione una danza notturna nel silenzio più verde. 

mercoledì 20 maggio 2026

Sto con i bambini della Diedo di Venezia

La comunità della Diedo è in fermento. Dopo le proteste, la mostra fotografica. "Continueremo a lottare e a far crescere questa scuola per il futuro dei nostri figli".

di Luca Ferrari

Scuola, una parola semplice ma che per tutti noi significa molto di più: crescita, amicizia, futuro, comunità. E proprio per questo non possiamo restare in silenzio davanti all’idea che tutto questo possa scomparire. Non possiamo lasciare che una realtà costruita negli anni venga cancellata senza far sentire la nostra voce. Oggi siamo qui, uniti dal desiderio comune di difendere un luogo che appartiene ai nostri figli, alle famiglie, al quartiere, ai ricordi di intere generazioni. Questi giorni non saranno ricordati come quelli in cui abbiamo passivamente assistito alla chiusura della Scuola Elementare Diedo, ma come un tempo in cui genitori, insegnanti e bambini hanno deciso di reagire, lottando, perché questa non è solo una scuola. È un punto di riferimento. È vita quotidiana. È il posto in cui s'impara a studiare ma anche a diventare gli adulti del domani". La voce unanime della Diedo si è levata.

La Diedo è l'unica scuola a modulo di Cannaregio, una realtà cioè che prevede 2 o al massimo 3 giorni a tempo pieno. Una delle pochissime realtà di tutta l'area lagunare con questa struttura didattica. A pochi giorni dalla fine dell'anno scolastico, il destino del plesso è ancora incerto. Tutto può accadere. Le proprietarie dell’immobile, le Suore della Riparazione di Milano, rivogliono l'edificio per venderlo, e a tal proposito hanno già provveduto a notificare lo sfratto. Di diverso avviso il Comune di Venezia che starebbe valutando anche l’ipotesi dell’esproprio per pubblica utilità, lo strumento cioè con cui un ente pubblico può acquisire un immobile privato ritenuto di interesse collettivo (e riconoscendo un indennizzo ai proprietari, ndr). Al fianco delle famiglie è sceso pubblicamente anche il Patriarcato di Venezia, che ha giudicato la vendita incompatibile con il lascito testamentario ottocentesco.

E nel frattempo, come si stanno muovendo le famiglie degli alunni della Diedo? Da quando hanno cominciato a serpeggiare notizie poco rassicuranti sul destino della scuola, è iniziata una grossa mobilitazione, ricollegandosi idealmente alle proteste del 1989, quando anche allora la scuola rischiò di chiudere. Ultima azione in ordine temporale, la mostra fotografica - Sto con i bambini della Diedo di Venezia (18-19 maggio 2026) -, allestita nel Circolo virtuoso Ca' Rapace, uno spazio non casuale, nato proprio dall'impegno di quella cittadinanza attiva che non si rassegna a una "Venezia mordi-e-fuggi turistica". In poco tempo Ca' Rapace, adiacente l'ampio parco Groggia, è diventato un luogo fondamentale per le famiglie del sestiere di Cannaregio per organizzare feste di compleanno, attività di doposcuola e anche eventi pubblici, come appunto la suddetta mostra alla cui inaugurazione zione hanno partecipato numerosi cittadini, associazioni e anche esponenti politici.

L’esposizione racconta visivamente una scuola che è molto più di un edificio: è un luogo di crescita, identità e comunità. Il percorso prende avvio dal giorno dell’inaugurazione della Diedo a Palazzo Marovich, un momento carico di entusiasmo e aspettative, in cui tutto sembrava possibile e il futuro prendeva forma tra nuove aule, corridoi pieni di vita e un grande giardino, spazio aperto di incontro, gioco e scoperta. Le fotografie raccolte restituiscono frammenti della vita della scuola nel corso degli anni, segnati dal passaggio di generazioni di studenti, ciascuna con le proprie storie, sogni e trasformazioni. Tra sorrisi, attività quotidiane e momenti di vita scolastica - dentro le aule come all'aperto, tra alberi, stagioni e ricreazioni condivise - emerge il legame profondo tra le persone e questo luogo, che negli anni è diventato punto di riferimento per intere generazioni.

Tra le foto più recenti e significative, il gigantesco striscione fuori dall'edificio scolastico appeso (ormai) da mesi e un pannello realizzato sul momento dai piccoli inquilini della scuola Diedo, che con matite e pennarelli hanno voluto lanciare il proprio messaggio-appello perché nessuno gli porti via la loro amata scuola, scrivendo con la semplicità della loro infanzia. "Forza, la Diedo è dei bambini di Cannaregio. Non molliamo" hanno anche scritto.

La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"

A sostegno della scuola sono scesi anche numerosi personaggi della cultura e del mondo sportivo che hanno messo la loro fama e la loro faccia, a cominciare dal duo comico Carlo & Giorgio. Insieme a loro anche il cantante Sir Oliver Skardy, il giornalista Luca Serafini, gli attori Francesco Arca e Mattia Berto, l'ex-calciatore Fabio Galante, gli scrittori Alberto Toso Fei, Luigi Garlando, Alberto Fiorin, Carlo Montanaro, la storica Tiziana Plebani, il dj veneziano Spiller e la campionessa mondiale di karate Sara Cardin.

La scuola primaria Antonio Diedo si trova al n. 2385 di Fondamenta Grimani. Venendo dalla stazione/piazzale Roma, la strada più "romantica" per raggiungerla è camminare lungo Fondamenta della Misericordia, costeggiando l'omonimo canale. Superato il ponte dell'Aseo, la "via veneziana" si fa più larga. Dopo pochi metri, ecco un non ben definito edificio lasciare spazio a un'imponente muratura, come se fosse un piccolo castello. La cinta muraria prosegue fino a "girare a destra", arrivando in Fondamenta Grimani. Nessuno potrebbe immaginare che oltre quel muro si trovi una scuola e un immenso giardino. Lì dentro c'è la Diedo.

Venezia, fondamenta Grimani.. lì dietro c'è la scuola elementare Diedo!

Se vi troverete a passeggiare lì, nei paraggi, a ridosso dell'orario di ricreazione e/o di fine lezioni, provate a tendere l'orecchio: sentirete un inequivocabile e intenso vociare fanciullesco. Una vera pioggia di contagiosa allegria. Quanto sarebbe triste se passando non si udisse più nulla...

Il futuro della scuola elementare Diedo è incerto ma la speranza è ben lungi dal cedere il passo alla rassegnazione. E allora oggi, con una sola voce, la comunità della Diedo ha un messaggio forte e chiaro: "Non ce ne andremo in silenzio.
Non accetteremo tutto questo senza lottare.
Noi continueremo a difendere questa scuola, il suo valore e il futuro dei nostri figli."

La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
La mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
Ca' Rapace, l'inaugurazione della mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"
Ca' Rapace, l'inaugurazione della mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"/ scorci della scuola Diedo (giardino e giochi)
Ca' Rapace, l'inaugurazione della mostra fotografica "Sto con i bambini della Diedo di Venezia"

mercoledì 6 maggio 2026

Monteriggioni, fascino di Toscana

Panoramica d Monteriggioni ph. WikiRomaWiki 
Viaggio in Toscana, a Monteriggioni (Si), dentro l’antico borgo fortificato senese che domina la via Franchigena e le valli dell'Elsa e dello Staggia.

di Luca Ferrari

Rumore di sandali sulla pietra. Il cielo confinato in uno spazio preciso. Toscana rurale fra le mura di un set cinematografico naturale. Sono dentro il borgo di Monteriggioni fra arte, giardini e orti. antico bastione difensivo. Dal monte Ala, nel senese, oltre ogni punto cardinale. Lì dentro, nel borgo di Monteriggioni, 

Vado a piano sulla Chiantigiana. Il verde sovrasta. Creo un po’ di coda. Tutte le autovetture mi superano senza problemi. Ho volutamente allungato il mio tragitto. Una sosta al mercato di Greve in Chianti, quindi a Panzano e infine giù, fino a Castellina, nel cuore della fertile campagna senese. Seguo le indicazioni un po' a casaccio fino a raggiungere il Castello di Monteriggioni. Avevo letto qualcosa. Non abbastanza per essere preparato a ciò che mi si staglia davanti. Una cinta muraria in cima al Monte Ala. Abbandono il veicolo e finalmente procedo.

La mezza salita è impegnativa. Sarà il sole che batte o l’emozione di entrare in un simile luogo. Molto turistico, sia chiaro (l’ampiezza del parcheggio lo dimostra), ma non per questo meno incantato. Entro nella città per una delle due porte e subito la piazza mi dà il benvenuto. Qualche goccia di sangue guerriero si risveglia dentro di me. Invece che dall’architettura della chiesa di Santa Maria Assunta, vengo attirato da un’armatura-souvenir.

Sembra di stare in un’isoletta dove tutti si conoscono e gli anziani passano le giornate con la porta sempre aperta, scrutandoti in un mix di curiosità e diffidenza. Qualcuno ti saluta. A pagamento si può fare il giro sulla cinta muraria.

Passeggio per le stradine di questo antico borgo fortificato fino a quando una di esse mi conduce fuori dalla cinta muraria. Guardo la valle dall’alto. È una strana sensazione di atmosfere passate. Nell’infinita guerra fra Fiorentini e Senesi, questi ultimi costruirono il Castello di Monteriggioni tra il 1214 e il 1219 per ordinanza del podestà Guelfo da Porcari, proprio per scopi difensivi. La posizione privilegiata infatti, consentiva di sorvegliare la via Francigena e le valli dell'Elsa e dello Staggia.

Visito altri luoghi, poi riprendo la strada che mi conduce all’uscita.

Rivedo stemmi, gonfaloni. Sbandieratori e trombe che annunciano l’arrivo di una personalità dopo un lungo viaggio. Il miagolio di un gatto in cerca di coccole mi riporta al presente. Esco dalle mura, inghiottito dalla campagna senese.