martedì 10 dicembre 2019

Le candele lidensi dei Diritti Umani

Lido di Venezia, i diritti umani illuminano il mondo © Luca Ferrari
Le candele accese. Noi lì. Chi per lavoro. Chi per puro spirito di partecipazione. Chi per studio. Comunque lì, insieme a scandire i Diritti Umani durante la Giornata Internazionale.

di Luca Ferrari

Lido di Venezia, 10 dicembre 2008. Una serata indimenticabile vissuta in prima persona insieme agli studenti del Global Campus of Human Rights e raccontata l'indomani sul giornale Granviale.it, poi pubblicata nel libro in prosa "La fabbrica dei giorni". Quella era l'epoca da inviato al Lido per il Corriere Veneto e la Granviale Editori dell'allora direttore Giacomo Baresi. Quello era il tempo della Municipalità Lido-Pellestina con presidente Giovanni Gusso e il suo Consiglio con i vari Angelo Ghezzo, Giannandrea Mencini, Stefano Stipitivich, Sergio Torcinovich. Quella era la Municipalità dell'ufficio cultura di Anna Grandi.

Il 10 dicembre è la Giornata Internazionale dei Diritti Umani e oggi lo è ancora. Si parla poco dei diritti umani. Se ne parla quasi ed esclusivamente quando vengono violati nel modo peggiore e solo per alcune categorie (nazioni). Le costanti violazioni dei diritti umani da parte di governi filo-occidentali come Arabia Saudita e Yemen interessano molto meno dell'Iran che anche al minimo starnuto viene visto come minaccia per la sicurezza del mondo intero. Non parliamo poi della Cina che praticamente nessuno osa criticare rischiando il taglio degli accordi commerciali.

Ma senza andare a scomodare mondi (non così) lontani, in questi ultimi mesi (anni) abbiamo assistito a una vergognosa crociata europea di indifferenza verso i cosiddetti "immigrati", clandestini o migranti, etc. appellativi che non fanno altro che spogliarli della loro identità perché queste persone hanno un nome, un cognome e una famiglia. E pensate, c'è perfino chi crede siano loro i responsabili del nostro mal-tutto. Si, avete capito bene. Gente in fuga da realtà difficili vengono incolpati di decenni di corruzione italiana, poteri mafiosi e interessi. Per loro quasi nessuno smuove la parola "diritti umani." Si condannano le deportazioni naziste ma queste persone valgono meno di zero.

Come ogni minimo pezzo del nostro ecosistema, nel 2019 anche i diritti umani sono diventati opinioni, e dunque risentono di interessi e ristrettezza mentale. Quella sera nel 2008, al Lido di Venezia soffiava una gelida bora ma il calore che si sprigionò fu qualcosa di indescrivibile. C'erano le istituzioni locali. Avrebbero anche potuto fare a meno di venire, ma vennero. C'era gente del posto. C'erano studenti venuti da ogni parte del mondo. C'era anche l'informazione, lì, per raccontare qualcosa di davvero prezioso. Non era facile tenere accese le candele, esattamente come lottare per i diritti umani, ma ci riuscimmo.

Nella placida isola del Lido di Venezia furono letti gli articoli in lingue differenti e quella gelida brezza, molto poeticamente sembrava essere lì per una ragione. Portarli ovunque, e così è stato.

Lido di Venezia, i diritti umani illuminano il mondo © Luca Ferrari
La Fabbrica dei Giorni, libro edito dalla Granviale Editori
La Fabbrica dei Giorni, il racconto della Giornata Internazionale dei Diritti Umani al Lido di Venezia
Lido di Venezia, tutti insieme per i diritti umani © Luca Ferrari

martedì 26 novembre 2019

Uia Venezia, i nuovi corsi di Tecnico del Restauro

Una giovane tecnico del restauro durante un cantiere didattico dell'UIA
Anche per l'anno formativo 2019-20 i corsi dell’Università Internazionale dell’Arte di Venezia di Tecnico del Restauro di Beni Culturali saranno totalmente gratuiti.

di Luca Ferrari

"L'affresco viene ripreso e ritoccato due giorni/una settimana dopo con tempere ausiliarie. La decorazione murale che viene fatta su pittura a calce sull'intonaco asciutto e altre elaborazioni che vengono condotte in un'unica stesura (corrispondenti al la pontata medievale) e poi vengono riprese con un legante organico a tempera". A parlare/spiegare così, è Nadia Cristina Grandin, docente di laboratorio di tecniche artistiche (2° anno) del corso triennale di Tecnico del Restauro di Beni Culturali all'Università Internazionale dell'arte di Venezia.

Affresco. Pontata. Calce. Ma che termini sono? Questa è l'epoca delle parole come young adult, millennials, youtuber, e questi che ci fanno? Beh, gli studenti che escono da codesta scuola si  prenderanno cura del nostro immenso patrimonio artistico. Dagli anni Sessanta ormai, l'Uia ha iniziato un'autentica missione nel nome della salvaguardia dei beni artistici. Oltre ad aver formato centinaia di esperti in tutta Italia, sono moltissimi gli edifici storici che la scuola ha contribuito a restaurare a Venezia e in Veneto, e non solo.

Interamente finanziato da Regione Veneto e Fondo Sociale Europeo, il corso dell’Università Internazionale dell’Arte è articolato in tre settori (uno per anno con relativo cantiere didattico): restauro delle sculture lignee policrome, conservazione dei materiali lapidei e conservazione delle superfici decorate dell’Architettura. Al termine del triennio lo studente svolgerà lo stage aziendale in Italia e/o all’estero, in base alla disponibilità. L’attestato di qualifica professionale rilasciato, è valido e riconosciuto in tutta l’Unione Europea.

La scorsa estate gli studenti dell'ultimo anno hanno svolto lo stage aziendale in svariate località in tutto il territorio nazionale, a cominciare dall'Aquila terremotata, quindi gli scavi archeologici di Ercolano, villa Giovannelli Colonna a Noventa Padovana, Pordenone, Roma, Genova e ovviamente Venezia. Nell'antica Repubblica Mariana si sono divisi tra Palazzo DucaleFondazione Giorgio Cini, i Giardini Papadopoli e museo di Ca' Rezzonico dove l'oggetto dello stage è stato una gondola settecentesca.

Studenti ma non solo. Nei giorni scorsi l'Uia ha di recente ha attirato la curiosità del simpatico Federico Blumer che ha portato Il viaggio di scoperta per la prima volta sull'isola della Giudecca, proprio a villa Heriot alla scoperta del mondo dell'Uia e realizzando così un video di 12-13 minuti tutto da gustare. L'impegno e il lavoro dell'Uia non sono passati inosservati nemmeno all'Associazione culturale Un amico a Venezia la cui Assemblea dei Soci ha deliberato di contribuire nel biennio 2019-21 alla realizzazione di due progetti promossi da due Eccellenze Veneziane, uno dei quali è proprio dell'Università Internazionale dell’Arte, per il restauro conservativo facciata lapidea del Buora in Fondazione Cini. 

Uia sempre più conosciuta anche oltre confine. Da 35 anni ormai è attiva una florida collaborazione tra l'istituzione veneziana il Pratt Institue di New York, che ha dato vita al progetto Pratt in Venice portando ogni estate studenti dalla Grande Mela alla laguna per studiare arte a Venezia e di lì partire alla scoperta del meraviglioso patrimonio artistico italiano. Uno scambio reciproco di conoscenze. Uno scambio che ha permesso alle giovani mente d'oltreoceano di scoprire anche i restauri condotti dai loro coetanei italiani.

Adesso però è tempo di guardare ancora più avanti. Un nuovo impegnativo anno sta per cominciare.  Giovedì 28 novembre (ore 10.30) si svolgerà la prova di selezione per l'ammissione al primo anno del Corso superiore triennale professionale di "Tecnico del Restauro di Beni Culturali" 2019-20 che anche quest’anno sarà totalmente gratuito. I tre progetti annuali, presentati in base alle disposizioni della DGR 1117 del 30 luglio 2019, sono stati infatti approvati didatticamente e finanziariamente dalla Regione Veneto-Direzione Formazione e Istruzione con DDR 1255 del 22 ottobre 2019.

Il test, che avrà luogo nella sede dell'Ente a villa Hériot, Calle Michelangelo n. 54/P (isola della Giudecca, fermata Zitelle), consta in una prima prova grafica lineare al tratto a matita, una seconda di colore con acquerelli; a seguire un colloquio motivazionale e sulle conoscenze della storia dell'arte, con particolare riferimento ai grandi pittori e scultori dell'Antichità e ai siti storico-artistici di maggior interesse presenti nella città di Venezia.

C'è di più. Corso gratuito ma non solo. Per i futuri iscritti al corso di 1° anno sono previsti buoni pasto di 7 euro e un'indennità di frequenza di 3 euro l'ora. Tale indennità sarà pari a 6 euro in caso in cui il destinatario presenti una attestazione ISEE pari o inferiore a 20mila euro. L’indennità di partecipazione sarà riconosciuta solo per le ore effettivamente svolte, e se lo studente avrà conseguito almeno la frequenza del 75 per cento dell’intera attività formativa.

Smontato all'ultima (o prima) fermata dell'isola della Giudecca, arrivo a villa Heriot, come ha scritto l'esperta blogger-social media Manager Monica Cesarato nel suo reportage sulla scuola, "più un castello toscano che non una villa veneta". Attraversato l'ampia giardino con invidiabile vista su una porzione di laguna non attraversato dai vaporetti, eccomi catapultato nel laboratorio ligneo dove sono ancora operative le entusiaste studentesse del 1° anno. Gli attrezzi da lavoro. La tavolozza dei colori. I grandi candelabri lignei arrivati dalla vicina Fondazione Giorgio Cini per essere "curati."

Un passaggio alla vicinissima isola di San Giorgio e poi un salto fino al sestiere di Santa Croce, nella chiesa di San Nicola da Tolentino (conosciuta anche come i Tolentini) dove è iniziato un complesso lavoro di restauro che va avanti da anni e che nel 2018 è stato presentato alla cittadinanza durante le Giornate Europee del Patrimonio insieme ai funzionari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. Edificio questo, che con molta probabilità vedrà anche nel 2020 operativi gli studenti del 3° anno per un nuovo cantiere didattico sulle superfici decorate dell'architettura.

Sono dentro. L'ingresso in chiesa. Le impervie scalette. Piano dopo piano, fino in cima al ponteggio dove si domina gran parte dell'arte ecclesiastica dei Tolentini. Sono qui insieme agli studenti del 3° anno del corso triennale UIA di Tecnico del Restauro di Beni Culturali. Sono attenti. Prendono appunti. Provano. Collaborano. Il gruppo si cambia di posto nei pochi metri quadri a disposizione per potere eseguire a turno le operazioni. Sono giovani e decisi. Hanno voglia d'imparare e applicarsi. Si sono presi una grandissima (e grandiosa) responsabilità. Preservare l'arte per tutte le generazioni a venire.

Chiesa dei Tolentini (Venezia), il cantiere didattico dell'UIA

Villa Heriot (isola della Giudecca - Venezia), sede dell'Università Internazionale dell'Arte
Villa Heriot (isola della Giudecca - Venezia), sede dell'Università Internazionale dell'Arte
Chiesa dei Tolentini (Venezia), cantiere didattico UIA 3° anno - studenti operativi
Chiesa dei Tolentini (Venezia), cantiere didattico UIA 3° anno - studenti operativi
Villa Heriot, sede UIA (Giudecca Venezia), laboratorio ligneo 1° anno
Villa Heriot, sede UIA (Giudecca Venezia), laboratorio lavorazione pietre & marmo (2° anno)
Studentessa in attività nel laboratorio di tecniche artistiche  a villa Heriot, sede dell'Uia di Venezia
Villa Heriot, sede UIA (Giudecca Venezia), laboratorio ligneo 1° anno
Villa Heriot, sede UIA (Giudecca Venezia), laboratorio tecniche artistiche (2° anno)
Villa Heriot, sede UIA (Giudecca Venezia), laboratorio tecniche artistiche (2° anno)
Fondazione Giorgio Cini, cantiere didattico lapideo 2° anno

venerdì 15 novembre 2019

Un aiuto subito per Pellestrina

Uno scorcio lagunare sull'isola di Pellestrina (Ve) © Luca Ferrari
Venezia in ginocchio per l'acqua alta. Il mondo guarda e si mobilita. All'isola di Pellestrina è andata anche (e molto) peggio. È tempo di agire in modo concreto e istantaneo.

di Luca Ferrari

Martedì 12 novembre a Venezia è stata raggiunta una marea di 187 cm. Era dal 1966 che non si verificava una disastro simile. La notizia fa il giro del mondo. Venezia e il suo immenso patrimonio artistico guadagnano le prime pagine su tutte le principali testate, nazionali e internazionali. A pagare il prezzo di promesse mai mantenute, opere inutili e costose, anche e soprattutto la placida isola di Pellestrina, che insieme al Lido di Venezia protegge la Serenissima dagli umori del Mare Adriatico.

D'improvviso le case e le famiglie di Pellestrina si ritrovano in primo piano. Come per altre tragedie la domanda è inevitabile: poteva essere evitata? Non c'è tempo per riflettere e arrabbiarsi. Uomini, donne e bambino hanno bisogno di tutto. L'isola meno note alle masse dell'arcipelago lagunare, non riceve le attenzioni delle varie Murano e Burano. Qui, a Pellestrina, i milioni di turisti che affollano Venezia, non ci arrivano mai e ciò in particolare perché nonostante le incessanti richieste della popolazione da decenni, a oggi non esiste una linea di navigazione diretta che colleghi Pellestrina a Venezia.

Adesso più che mai il turismo può diventare la leva per ricominciare ma senza questo tipo di collegamento, non si potrà nemmeno incominciare a ragionarci. Pellestrina, isola di rara bellezza, è facilmente raggiungibile da Chioggia, con la differenza che il turismo che arriva dalla suddetta località non è neanche paragonabile a quello dell'antica Repubblica Marinara. A oggi per andare da Pellestrina a Venezia, una persona qualunque deve fare un autentico tour:
  • Autobus di linea per attraversare l'isola
  • Ferry boat per raggiungere l'isola del Lido
  • Attraversare tutto il Lido in autobus (9-10 km circa): il pontile per Venezia è al capo opposto
  • Prendere il vaporetto e dunque raggiungere le fermate varie di Venezia. Per arrivare in terraferma, siamo a più di un'ora e mezza di sola andata così come dalle varie fermate Tronchetto - Piazzale Roma - Stazione
Quale turista che sta due-tre giorni di media a Venezia si ritaglierebbe una giornata intera per andare a Pellestrina? Nessuno.

L'impegno del Governo, a quanto pare, si è tradotto in un conguaglio di cinquemila euro che le famiglie potranno ricevere tra due anni. Se fosse vero, sarebbe una scelta al limite della barzelletta di cattivo gusto. Le famiglie di Pellestrina hanno bisogno di un aiuto concreto, ora e subito. Qualcuno intanto ha cominciato a muoversi, chiamando a raccolta l'intera popolazione e chiunque voglia contribuire per risollevare uomini, donne e bambini. Salvare le opere d'arte dall'acqua alta è un dovere, aiutare le persone è un obbligo civico e morale.

Sabato 16 novembre (ore 9-13) intanto, la Proloco del Lido Pellestrina allestisce un gazebo in Gran Viale, nell'area pedonale d'inizio Piazzetta Lepanto (a neanche 5 minuti a piedi dall'imbarcadero di Santa Maria Elisabetta) dove si effettuerà raccolta di alcuni beni come elettrodomestici per aiutare le famiglie di Pellestrina. Si raccoglieranno anche donazioni e diverse attività commerciali forniranno prodotti dolciari da poter acquistar, con offerta per poter colmare un po' di spese che le famiglie colpite sono costrette ad affrontare. In particolare, si richiedono:
  • elettrodomestici (priorità)
  • mobilio
  • donazioni
  • offerta libera per acquisto prodotti dolciari
Anche l'informazione è scesa in campo in modo concreto. Promosso dal suo stesso direttore Enrico Mentana, il TgLa7 in collaborazione con il quotidiano Corriere della Sera, ha lanciato una raccolta fondi proprio per aiutare le persone colpite da questa mareggiata. "Per quanto riguarda la sottoscrizione Un aiuto subito per Venezia, mi faccio personalmente garante di ogni euro raccolto" ha sottolineato il giornalista. Questi i dettagli per chi voglia contribuire:

  • IBAN: IT23G0306909606100000169236  
  • c/c n. 1000/169236 presso IntesaSanpaolo, Filiale Terzo Settore Milano Città 
  • In alternativa è possibile usare un «codice semplificato» che va inserito nel campo «beneficiario» per versamenti e bonifici senza commissioni esclusivamente da Intesa Sanpaolo: 09754.
  • Per le donazioni dall’estero vale lo stesso Iban con il codice Bic BCITITMM.
Ora vi voglio invitare a guardare tutte le foto di Pellestrina. Molti di questi scenari non si vedono più. È tempo di agire subito. Nuove mareggiare sono in arrivo. È tempo di agire adesso.

Un aiuto per Venezia
Venezia e Palazzo Ducale sommerse dall'acqua alta
Il lungo murazzo sull'isola di Pellestrina (Ve) © Luca Ferrari
La placida vita sull'isola di Pellestrina (Ve) prima del disastro © Luca Ferrari
Il lungomare Pellestrina (Ve) © Luca Ferrari
Pellestrina (Ve) © Luca Ferrari
Pellestrina (Ve) © Luca Ferrari
Pellestrina (Ve) © Luca Ferrari

venerdì 1 novembre 2019

Venezia, il ponte dei Morti

Venezia, il ponte galleggiante che collega le Fondamente Nove all'isola-cimitero di San Michele 
Dopo 70 anni si rinnova un'antica tradizione a Venezia. In occasione della celebrazione dei Defunti, il ponte galleggiante tra Fondamente Nove e il cimitero di San Michele in Isola.

di Luca Ferrari

Una tradizione interrotta nel 1950 si rinnova a Venezia dopo quasi 70 anni. In occasione della Commemorazione dei Santi e dei Defunti giovedì 31 ottobre è stato inaugurato il ponte galleggiante di barche (peate) che unisce le Fondamente Nove al portale monumentale del cimitero di San Michele, consentendo così a veneziani e turisti di arrivarvi a piedi. La struttura sarà transitabile fino alle 15.30 di domenica 10 novembre (l'utilizzo del ponte sarà riservato ai soli residenti o possessori della tessera Venezia Unica fino a domenica 3 novembre incluso).

La passerella, realizzata da Insula, lunga 407 metri e larga 3,60 metri, si compone di 20 moduli di 20 metri lineari ciascuno, costituiti da una struttura in telaio d'acciaio con piano di calpestio in doghe di legno. Lungo il corrimano sono predisposte lampade per l'illuminazione. Al centro del ponte è stato previsto un varco alto 3,5 metri e largo 10 per il transito dei natanti. Ci vogliono circa cinque minuti di cammino per attraversare il ponte e raggiungere il luogo del ricordo e della preghiera.

Venezia, il ponte galleggiante che collega le Fondamente Nove all'isola-cimitero di San Michele  © Luca Ferrari
Venezia, il ponte galleggiante che collega le Fondamente Nove al cimitero di San Michele  © Luca Ferrari
Venezia, il ponte galleggiante che collega le Fondamente Nove all'isola-cimitero di San Michele 
Venezia, l'inaugurazione del ponte galleggiante (sullo sfondo le Fondamente Nove)
Venezia più di 70 anni fa, il ponte galleggiante di barche (sullo sfondo il cimitero di San Michele)
Venezia più di 70 anni fa, il ponte galleggiante di barche (sullo sfondo il cimitero di San Michele)

lunedì 28 ottobre 2019

Artisti in fuga da Hitler

Ateneo Veneto (Venezia), la presentazione del libro Artisti in fuga da Hitler © Luca Ferrari
Ieri e oggi la libertà di espressione è sotto attacco. È stato presentato a Venezia il libro Artisti in fuga da Hitler: L'esilio americano delle avanguardie europee di Maria Passaro.


"Quello che mi ha spinta a scrivere questo libro era di capire questi artisti, obbligati a lasciare la loro patria. La creatività si interrompe? Prosegue? C'è stata una frattura. Non hanno iniziato un nuovo linguaggio. Si è evoluto. Hanno sperimentano nuovi percorsi" Maria Passaro, autrice del volume Artisti in fuga da Hitler: l’esilio americano delle avanguardie europee (Bologna, il Mulino 2018), durante la presentazione all'Ateneo Veneto di Venezia.

L'ideologia degenerata del nazismo. La politica violenta. L'odio razziale. La pianificazione dell'annientamento totale, umano e artistico. Nell'incendiario clima tedesco degli anni Trenta, molti artisti delle avanguardie del Novecento furono bollati come residuo sociale perverso e irrecuperabile. Per tutti loro c'era un solo tragico destino all'orizzonte. Fu così che in molti decisero di abbandonare l'Europa, trovando rifugio negli Stati Uniti e iniziando così una nuova vita oltreoceano, senza rimpianti né nostalgie. E fu così che prese vita una nuova stagione artistica.

Martedì 29 ottobre all'Ateneo Veneto di Venezia è stato presentato il libro Artisti in fuga da Hitler. L'esilio americano delle avanguardie europee di Maria Passaro. Prima che l'autrice prendesse la parola e dopo i saluti del Presidente della secolare istituzione veneziana, Gianpaolo Scarante, si sono alternate al microfono Elisabetta Barisoni, responsabile Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' PesaroMarita Liebermann, direttrice del Centro Tedesco di Studi Veneziani Karole Vail,direttrice The Peggy Guggenheim Collection Venezia. A coordinare gli interventi, la giornalista Lidia Panzeri.

"Oggi parliamo del nazismo ed è indubbio sia stato il Male ma ci sono regimi anche contemporanei dove gli artisti non sono liberi di esprimersi" ha introdotto Scarante, "Quando ciò si verifica , c'è qualcosa che non va e dobbiamo stare attenti". Smentendo una rappresentazione dell’esilio come perdita, il libro mostra come per molti di quei transfughi (da Josef Albers a Piet Mondrian, da Max Ernst e Wassily Kandinsky), l’esperienza americana coincise con una stagione ricca di creatività, apportando straordinari innesti artistici. Fu così per per artisti del calibro 

"La fuga può anche portare con sé un potenziale creativo e intellettuale. Allo stesso tempo è un'esperienza molto violenta ed estrema per chi la subisce" ha sottolineato Marita Liebermann, Direttrice Centro Tedesco di Studi Veneziani nel corso del suo intervento. "La scrittrice il, consentitemi il termine, - grande dono - che abbiamo fatto all'America" analizza Elisabetta Barisoni, responsabile della Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro, "la Germania ha perduto la sua arte, mal'ha anche distrutta, cosa che avviene anche ai giorni nostri."

La recente distruzione del patrimonio artistico da parte di una falange armata di invasati è sotto gli occhi (e il disprezzo) di tutti ma non è certo il solo caso. Nei secoli addietro fazioni politiche e religiose hanno fatto di tutto per cancellare ciò che altri avevano tramandato. Nel 2019 l'arte spaventa ancora lo status quo e i regimi. L'arte è immediata e arriva ovunque. Nel terzo millennio di internet (auguri per i suoi 50 anni compiuti proprio il 29 ottobre, ndr) così come nell'Antichità e nel Medioevo fino al tempo dei regimi totalitari, l'arte è ancora in grado di mettere in discussione le catene con la sua stessa esistenza.

Arte come espressione del pensiero umano. Arte come termometro della libertà di una società. Quanti sono gli artisti che al giorno d'oggi non si possono esprimere liberamente pena il carcere o peggio, tortura e morte? Realtà come Cina, TurchiaIran Arabia Saudita sono fra le peggiori e le più violente. Loro sono le più evidenti ma anche nelle nostre comode realtà occidentali non tutto va come dovrebbe. Artisti in fuga da Hitler. L'esilio americano delle avanguardie europee di Maria Passaro. Un libro dal passato per riflettere e spingerci ad agire verso un futuro diverso e soprattutto più libero.

Ateneo Veneto (Venezia), la presentazione del libro Artisti in fuga da Hitler: (da sx) Gianpaolo Scarante,
Presidente Ateneo Veneto; Karole Vail (Peggy Guggenheim Collection); 
Marita Liebermann (Centro Tedesco Studi Veneziani); la giornalista Lidia Panzieri ed Elisabetta Barisoni (Ca' Pesaro) © Luca Ferrari
Ateneo Veneto (Venezia), la presentazione del libro Artisti in fuga da Hitler: al centro,
l'autrice Maria Passaro © Luca Ferrari

mercoledì 16 ottobre 2019

Bio-testamento, le volontà del malato sono legge

Come si scrive un testamento biologico?
Bio-testamento. Testamento biologico. Una realtà che è doveroso conoscere. Se ne parla con esperti lunedì 21 ottobre all'Ateneo Veneto di Venezia. Ingresso libero.

di Luca Ferrari

Il mondo cambia. Le leggi cambiano. Cambia la vita. Cambia perfino la morte e non sempre tutto è chiaro. A maggior ragione oggi, sempre di più, è necessario conoscere in modo approfondito ciò che un giorno, purtroppo, potremmo doverci trovare ad affrontare per noi stessi o per un nostro caro. Cosa succederebbe dunque se si presentasse la necessità e/o possibilità di ricevere delle cure non potendo essere noi a decidere? La questione è alquanto delicata e bisogna essere al corrente di ciò che si può, si deve o non si può fare. Oggi, nel terzo millennio, l'ignoranza può condizionarci ancora di più che nei secoli addietro.

Ma come si scrive un testamento biologico (bio-testamento)? A chi si deve consegnare e chi si deve far carico di conservarlo perché sia utilizzabile nel momento del bisogno? E la legge oggi è applicata? Queste e altre domande sono all’ordine del giorno e per affrontare l’argomento in maniera rigorosa, l’Ateneo Veneto di Venezia ha organizzato un incontro pubblico dal titolo “Il bio-testamento oggi: le volontà del malato sono legge”, che si svolgerà lunedì 21 ottobre in Aula Magna a partire dalle ore 17.30. Ingresso libero.

Promotrice dell'evento, Maria Luisa Semi, già componente del Consiglio Accademico dell’Ateneo Veneto, che per ragioni professionali, quale notaio, si è interessata al testamento biologico ben prima che l’argomento venisse normato e sarà presente all'incontro, sul palco, come coordinatrice. A parlare del delicato argomento ci sono:
  • Lorenza Carlassare: giurista e professoressa emerita di diritto costituzionale all'Università degli Studi di Padova, che tratterà proprio dei "principi costituzionali in materia di cure"
  • Manuela Mantovani: professoressa ordinaria di diritto privato all'Università degli Studi di Padova, che illustrerà la legge 219/2017 e i suoi problemi applicativi 
  • Andrea Bonanome: medico e Direttore Unità Operativa Medicina Interna dell’Ospedale SS. Giovanni e Paolo di Venezia, che analizzerà le problematiche relative al testamento biologico e ai DAT dal punto di vista medico
Dal 31 gennaio 2018 è entrata in vigore in Italia la legge sul cosiddetto Testamento Biologico (n. 219/2017), più correttamente sulle DAT, le Disposizioni Anticipate di Trattamento. In previsione di una eventuale incapacità di autodeterminarsi, la legge prevede che ogni persona maggiorenne e pienamente capace di intendere e volere possa esprimere, dopo avere acquisito tutte le informazioni mediche necessarie, le proprie scelte sui trattamenti sanitari cui vorrà, o non vorrà, essere sottoposto e sulle future scelte terapeutiche.

Il bio-testamento: oggi le volontà del malato sono legge. Incontro pubblico lunedì 21 ottobre 2019 – Aula Magna, ore 17.30, Ateneo Veneto (campo san Fantin 1897), Venezia. Ingresso libero.

domenica 6 ottobre 2019

Donne che fanno l'Europa

Le autrici del volume Europee. Dieci donne che fanno l'Europa
Dieci donne che ogni giorno lavorano e vivono nell'Europa,si raccontano in un libro. La presentazione, lunedì 7 ottobre a Venezia.

di Luca Ferrari

"Il mio entusiasmo per questa opera collettiva e per le sue magnifiche autrici non è un peloso
atto di piaggeria maschilista nei confronti di donne colte, impegnate, autorevoli e indipendenti, ma una constatazione che il loro essere convinte sostenitrici dell’Europa, come imprescindibile prospettiva della democrazia di ciascuno dei nostri paesi, non si fonda su un’adesione acritica o su un facile entusiasmo bensì, al contrario, sull’attraversamento consapevole di tutti i disincanti, le delusioni, i fallimenti, i mediocri compromessi, i limiti burocratici che tuttavia non possono distruggere le conquiste, i valori e le realizzazioni, le inedite possibilità." Dalla prefazione di Moni Ovadia del libro Europee. Dieci donne che fanno l'Europa (Textus Edizioni 2018).

Sono donne poliglotte. Cosmopolite, allegre e divertenti. Si contrappongono a quell’idea di una Bruxelles grigia e inutile che prevale nella propaganda euroscettica. Uguaglianza, ambiente, immigrazione media sono i temi cruciali che quotidianamente affrontano con spirito combattivo e pragmatico. Dieci donne che lavorano e fanno l'Europa, ogni giorno. Silvia Bartolini, Antonia Battaglia, Giovannella D'Andrea, Monica Frassoni, Annalisa Gadaleta, Isabella Lenarduzzi, Marina Marchetti, Elly Schlein, Francesca Venturi, Daniela Vincenti. Dieci donne, “sostenitrici dell’Europa, come imprescindibile prospettiva della democrazia di ciascuno dei nostri paesi”.

Trent’anni fa cadeva il muro di Berlino. Trent'anni fa finiva la spietata dittatura rumena di Nicolae Ceausescu (1918-1989). Trent'anni fa aveva fine la Guerra Fredda e il vecchio Continente, prima con la nascita della CEE (1957) e più tardi con quella della UE allargata anche alle nazioni dell'Est, trovava una unità fino a qualche decennio prima neanche lontanamente immaginabile. Oggi sempre di più si parla di Europa e Unità in modo distorto e senza la minima conoscenza di essa tra bugie elettorali, fake news e tanta (troppa) disinformazione. Europa come unica responsabile di tutta la povertà imperante nelle nazioni.

Lunedì 7 ottobre all'Ateneo Veneto (sala Tommaseo, ore 17.30) a Venezia, si svolge la presentazione del volume Europee. Dieci donne che fanno l'Europa. Il sociologo Gianfranco Bettin conversa con quattro delle autrici: Monica Frassoni (Presidente Partito Verde Europeo)Giovannella D’Andrea, Isabella Lenarduzzi e Francesca Venturi. Ingresso libero.